Questo fatto mi ha spinto ad ascoltare “Erase You” benpredisposto, ma la mia predisposizione non è stata sufficiente a farmi arrivare in fondo al disco senza provare un senso di stanchezza.
(Riki Signorini)
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1
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Give Me More
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2
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Sometimes
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3
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Strange World
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Satellites
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5
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The Right Side
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6
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Why Can't We Do
It Again
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7
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I Wanted To See
You
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8
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Wild Life
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9
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Nothing Ever Lasts
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10
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Going Steady
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11
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You're Still The Same
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12
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Don't You Want Me
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13
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Bats
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I Reazione Kimica vengono da Chiavari, ed apparentemente
sembrano ruotare intorno alla figura di Donatella, giovanissima chitarrista che
tra le altre cose ha pubblicato "All'area di servizio fra bombe carramba e
rock'n'roll", una raccolta di racconti, edita dal gruppo Albatros e
distribuita presso le librerie Mursia e nei punti vendita online. Questo
“Reazione Kimica” è il primo lavoro del duo Ligure, e colpisce subito fin dalle
primissime note per una voce così stonata e sfasata che di più non si può. Il
buon Francesco in pratica, non sembra azzeccare una nota che sia una, tanto che
viene obbligatoriamente spontaneo pensare che sia una cosa voluta. E sicuramente
questa assoluta mancanza di senso del ritmo, e questa piatta monotonia del
cantare, sono cercati e voluti… La domanda che sorge spontanea, però, è: “perché?”. A che scopo torturarci con una nenia straziante così? A poco vale la
considerazione che, sì, qua e là si trova anche qualcosa di buono ed
interessante. Troppo poco per compensare lo strazio del cantato, penalizzato
anche da una registrazione casereccia che non giova ai due.
Ep di esordio per i Livornesi Damp Box, band nata da pochissimo tempo alle prese con quattro pezzi di HC melodico troppo monocorde e monotono, che ricorda troppo da vicino i Green Day per affascinarmi anche solo minimamente. I nostri cantano in Inglese e curano molto la grafica (il disco non è affatto male, da quel punto di vista), ma non c’è un brano che mi sconfinferi davvero. Preferisco la title track anche se c’è qualche assolo (metal) di troppo per i miei gusti. Lo potete comunque scaricare qua da Punk4free per farvi un’idea da soli.
I BRANI
1. First Question
2. Monday Morning
3. Flying Monkeys Assault Team
4. Time To Forget
CONTATTI
www.myspace.com/dampbox

Uno dei pochi vantaggi del CD rispetto al vinile è la possibilità di saltare velocemente da un pezzo al seguente utilizzando il tasto “skip”. Bene, ascoltando “Sino al Sole”, più di una volta il tasto in questione mi è tornato utile, perché sono veramente pochi i pezzi che sono riuscito ad ascoltare senza annoiarmi. Che dire? Punk rock classico e diretto, oserei dire trito e ritrito, cantato in Italiano con una voce che non mi convince, che a volte si tira dietro la chitarra facendola stonare. Dieci pezzi, normalmente mid tempo, senza la brillantezza e la spigliatezza che non dovrebbero mancare suonando ‘sta musica. Mi piacciono un po’ di più quando come in “Devi Brillare” o in “Verità” pigiano un po’ di più sull’acceleratore. Non manca (e come potrebbe essere altrimenti) un pezzo ska (-core) (“Ballo Sballo”), che se magari è musicalmente sopra la media, non brilla certo per il testo. e senza fronzoli, con testi banali e semplici. Mi dispiace dare addosso ad un gruppo di giovanissimi come questi sardi, perché ricordo benissimo cosa si prova quando ci si sbatte e poi ci si trova ad attendere il parere altrui sulle proprie fatiche. D’altra parte è inutile nascondersi dietro un dito. Se un gruppo non c’è, o corre ai ripari (ed a questo devono servire le critiche), o lascia perdere. O magari spera che la critica negativa sia dovuta ad una cattiva registrazione perché sanno di spaccare dal vivo. Io spero che una recensione negativa come questa li sproni a migliorarsi, ma devo dire che, ascoltando la conclusiva “Apri Gli Occhi”, registrata dal vivo, lascia sperare poco... Una cosa però voglio salvarla, “Tra Paesi e Città”, e soprattutto il “la la la” iniziale. Giovanotti, se c’è una strada su cui dovete provare a insistere, è questa…
I Brani
1. Ombra Perenne
2. Inarrestabile
3. Lontano Dalla Tua Realtà
4. Devi Brillare!
5. Estate
6. Ballo Sballo
7. Verità
8. Sino Al Sole
9. Tra Paesi E Città
10. Apri Gli Occhi (live bonus track)
CONTATTI
Un disco che si ascolta bene, e si lascia ascoltare fluidamente trascinandosi veloce, allegro ed orecchiabile. Tutto questo se però non si fa’ troppo caso ai testi, che vogliono essere ironici ma non sempre lo sono, ed anzi, in casi come quello di “Tattoo Song”, sono volgari e grevi, al limite del demente. Non ho nulla contro chi ha voglia di divertirsi e sparare due cazzate nelle sue canzoni, tanto è vero che sono stato entusiasta estimatore dei Tossic; tuttavia a tutto ci deve essere un limite, ed un po’ di classe non guasta mai.Tra pop punk melodico e Ramones, tra Blink 182 e Nofx, come dicevo il disco scorre via bene, ma sono pochi i pezzi che arrivano diritti al cuore. Tra questi sicuramente “L.C.S. Punk”, il brano che preferisco (tanto che inviterei questi paladini della battuta pesante a seguire quanto più possibile questa strada), “Miki Lovesong”, “Il Fan dei Padrini” e la conclusiva “Tarantooledoo”, interessante esperimento di Crossover rap-core. L’album è disponibile sul catalogo snatchrecords.com e anche su Itunes e interpunk.com.Riki Signorini (ribelliavita@myspace.com)
I BRANI:
Altra recensione, altra stroncatura… Lo dico subito, così mi tolgo il pensiero, e me ne dispiaccio, perché si dice che a Natale tutti sono più buoni, ed io invece faccio lo stronzetto….. Ma tant’è, questo è il terzo demo per i Peacebreakers, ed io purtroppo non lo digerisco perché è così piatto che più piatto non si può, e registrato in modo se possibile ancora più piatto. La voce è moscia e non c’è grinta, pop puro senza molto punk, che magari avrà successo nel circuito mainstream, circuito al quale si addice più che a quello punk. Nel grigiore generale spicca lo ska di “Ready To Go”, che emerge come farebbe un orbo in una moltitudine di ciechi (nel senso che nel piattume generale anche una collinetta può sembrare una Cima Coppi a chi non conosce le montagne vere). I Napoletani sono comunque giovanissimi, per cui posso augurare loro di tutto cuore di maturare prontamente.
no accattivante, già il brano seguente smarona scadendo nel banale ska-core trito e ritrito, e da lì in poi non c’è nulla che possa aggiungere qualcosa alla mia piuttosto nutrita collezione musicale. Tutto già ascoltato, e meglio. E pensare che l’ONDES (dal dialetto reggiano/modenese) è, della dozzina d’uova, quello malconcio o troppo acerbo o venuto male e che comunque non si deve buttare mai via… tanto un utilizzo glielo si trova! In questo caso, invece, io un’utilità a questo demo stenterei a trovarla, e oltre alla opening track salverei solo la conclusiva “Coppa Samurai”. La hidden track, cover de “Gli anni” degli 883, è francamente improponibile. Trattandosi di un demo, c’è spazio per migliorare. Io glielo auguro, perché così non c’è motivo di continuare. Sorry guys; i dischi si mandano a recensire anche prevedendo stroncature e si devono accettare i consigli. Non ve la prendete….. E considerate che per me c'è l'aggravante che l'ondes nasce dalle ceneri dei Dolceuchessina, che a me piacevano parecchio….
I Camp Hours sono un altro di quei gruppi a cui in questo periodo sta dedicando molta attenzione la Vacation House, etichetta del mio amico Rudy Medea (ex Indigesti) solitamente dedita a sonorità assai più hardcore punk. Nascono nel 2007 come progetto di Carlo Di Buono, autore dei testi e delle musiche, insieme al bassista Francesco Amendola ed al batterista Francesco Filardo. Di loro, il buon Rudy dice (tagliando ed incollando dal sito della sua etichetta): “Intrigantemente interessante il taglio del traguardo nel debut album dei The Camp Hours. Un super brillante e raffinato cristallino incrocio tra Indie rock di matrice americana (Radiohead, Pixies, Pavement), british alternative pop (The Smiths, Verve, Blur ecc.) e influenze Sixties (Pink Floyd e Beatles). Un delizioso full lenght album che si snoda elegantemente su 10 tracce di accattivante e avvolgente melodia e che in quanto a sincerità e passione risulta impeccabile”. La mia versione dei fatti è, però, completamente diversa. Per me è un disco inutile, il peggiore che mi sia mai capitato di recensire, che poco o nulla ha da spartire con le sonorità che mi piacciono. Per me questo è prog rock e come tale, pur se ben suonato, inutile e pretenzioso, proprio il genere di musica elefantiaco e innamorato di se stesso contestato dai primi punk rockers negli anni 70. Sorry Rudy, sai che ti voglio bene e stimo la tua etichetta, ma questo è un passo falso.
Sei giovani Liguri, infatuati del punk rock melodico e della California, che di quel genere è un po’ la madre patria, nel 2001 decidono di mettersi a suonare e danno vita ai Temple Rents. Dopo svariati cambi di formazione, che li porta a quella attuale, fatta di sei elementi, i giovanotti in questione riescono ad entrare nel circuito “giusto” ed a contribuire alla colonna sonora di due spot televisivi ("Bullshit" per Tribe By Breil e "Messenger” per Vodafone). Forti di queste credenziali, i ragazzacci entrano in studio per registrare il loro debut album, prodotto da Darian Rundall (Pennywise, US Bombs, Yellowcard, Dufresne e Vanilla Sky) al Red House Recordings di Senigallia, a cui fa subito seguito il video di "Welcome To Felicity", diretto da Tak Kuroha (già regista per Nike, Vodafone, Siemens, No More Dolls & Morgan….), ed ultimato nel 2008 grazie all'inserimento delle animazioni di Mauro Gatti di MTV (il video è visualizzabile all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=29o9BgFrEtg&feature=channel_page). Tutto questo a dimostrazione di come i nostri abbiano del potenziale, ed infatti, nello stesso periodo, sempre "Welcome To Felicity" viene utilizzata come colonna sonora dello spot "Vodafone Live" in onda sia in tv che in radio. Purtroppo, però, il punk rock è davvero un’altra cosa, ed i temple Rents sono davvero troppo puliti e perfettini per piacermi, e manca la grinta necessaria per dare un senso al disco. Dieci brani (tra i quali salvo soltanto "Welcome To Felicity", e “Bullshit”), cantati in Inglese e da ascoltare in auto, senza pretese, magari al fianco del(la) partner in vena romantica, con qualche riff anche troppo metallico che magari piacerebbe al mio amico Klaus Byron. Una ballad come “Postcards to heaven”, in particolare, mi smarona all’inverosimile (lasciamo ‘sta roba ai Guns’n’Roses!), per cui, anche se, è innegabile, i Temple Rents hanno una grande perizia tecnica, e questo li porterà assai probabilmente a firmare ancora più contratti di sponsorizzazione, a me ridatemi i Negazione!!!!! I brani
1. Hold on
2. Welcome to felicity
3. Ignition
4. Out of here
5. Messenger
6. Waiting
7. Bullshit
8. Better of alone
9. Unforgivable sinner (Lene Marlin cover)
10. Postcards to heaven
Contatti
Del primo album delle Cattive Abitudini, ex Peter Punk, mi ero già occupato a suo tempo su Punkster numero 6. La mia recensione mi causò un attacco da parte del loro manager, che minacciò di passare alle vie legali (!!!) per quanto da me scritto. Seguì un cordiale scambio di opinioni tra me ed Ettore, che appianò i dissapori. Ecco cosa scrissi al tempo: