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RECENSIONE BLEEKER “ERASE YOU” (CD, 2017, FIVE SEVEN RECORDS, 1/5)

I Canadesi Bleeker fanno Rock'n'Roll, e stanno avendo un gran successo dalle loro parti soprattutto grazie al singolo Highway” (che potete ascoltare qui), primo estratto dall’album d'esordio Erase Youpubblicato negli States lo scorso ottobre e dal 10 febbraio nel resto del mondo.  
Come dicevamo il singolo ha ottenuto consensi unanimi, arrivando al #1 most added track at US Active Rock Radio, e raggiungendo il primo posto nella Canadian Active Rock Charts.
Questo fatto mi ha spinto ad ascoltare “Erase You” benpredisposto, ma la mia predisposizione non è stata sufficiente a farmi arrivare in fondo al disco senza provare un senso di stanchezza.
Per cui, anche se la opening track, “Highway”, è davvero molto rock (tra Rolling Stones e Pretty Reckless), con qualche sprazzo di elettronica ed una bella voce maschile, e se anche la successiva “Free” non mi dispiace (r’n’r sincopato), di lì in poi faccio fatica a trovare qualcosa di interessante.
Un disco piatto e moscio, che raggiunge il suo apice negativo con I’m Not Laughing Now”, un pezzo decisamente troppo pop e melenso per i miei gusti. Molto meglio il pop-punk di “Radio Radio”, ma, in generale, servirebbe una maggiore decisione su che cosa fare musicalmente, senza passare dal glam di "Where's Your Money" alla malinconica semi-ballad "Close My Eyes", passando per "Emergency", con accenni al sound del nuovo millennio in stile Papa Roach.

(Riki Signorini)

I brani

1.        Highway
2.        Free
3.        Getting Out
4.        Erase You
5.        I’m Not Laughing Now
6.        Still Got Love
7.        Radio Radio
8.        Where’s Your Money 
9.        Emergency
10.     Close My Eyes Every Time You Call

I contatti



RECENSIONE TSOL “THE TRIGGER COMPLEX” (CD, RISE RECORDS, 1/5)

Per chi (spero pochi) non conoscono i T.S.O.L., una piccola, doverosa, introduzione.
Si formano in California nel 1979, ed i primi membri della band sono Jack Grisham (vocals), Ron Emory (guitar), Mike Roche (bass) e Todd Barnes (drums).
Il loro primo 12” (“T.S.O.L.”) è un capolavoro: Hardcore punk veloce e politicizzato, che influenzerà un’infinità di band nei decenni successivi.
Il successivo LP di esordio, “Dance With Me”, segna già un cambio di sound, più virato verso il dark, sia nei testi che nella musica, tanto che si inizia a parlare di Death Rock.
A partire dall’anno seguente (1982), si aggiunge alla band il tastierista Greg Kuehn, ed il successivo album “Beneath the Shadows” segna il passaggio ad un suono decisamente pop, e poco punk.
Per me i TSOL finiscono qua, anche se nei successivi 35 anni non smettono mai di suonare.
Addirittura l’anno scorso la loro partecipazione al Distruggi La Bassa 2016 venne apertamente elogiata da Heintz Zaccagnini (QUA).
Ecco perché quando vedo che esce un loro nuovo discocedo e lo metto nel lettore, anche se dai tempi di “Beneath The Shadows” avevo volutamente ignorato la band Californiana.
Errore madornale. Forse (ma lo scopro solo dopo) perché il tastierista Greg Kuehn è tornato ad avere un ruolo importante nella stesura dei testi, come ai tempi del disco che mi aveva spinto ad abbandonare i T.S.O.L.
E così, se “Give Me More”, la prima canzone di questo nuovo album dei TSOL, mi lascia ben sperare, poi però si arriva ad episodi come “Strange World” che sono veramente deprimenti. Anche se un paio di pezzi si lasciano ascoltare (penso a “The right side”, che insieme all’opening track ed a “Wildlife” è uno dei prezzi più rock e validi del lotto), per il resto ci troviamo di fronte ad un Indie Pop indisponente e melenso senza alcun motivo di esistere. Se penso che questa band è una discendente diretta di quella che 36 anni fa compose “True Sounds Of Liberty” e “Dance With Me”, mi prende male.


(Riki Signorini)


I brani
1
Give Me More
2
Sometimes
3
Strange World
4
Satellites
5
The Right Side
6
Why Can't We Do It Again
7
I Wanted To See You
8
Wild Life
9
Nothing Ever Lasts
10
Going Steady
11
You're Still The Same
12
Don't You Want Me
13
Bats

I contatti

RECENSIONE GANG GREEN “I FEAR/THE OTHER PLACE” (7”, 2011 TAANG! 201, 1/5)

Uhmmmmm… che brutta roba questa qui…
La title track è una lagna hardrockettara che sa tanto di alternative rock primi anni ’90.
Il lato B è decisamente meglio, molto più veloce ed aggressivo, hc a tratti, ma poi nella seconda parte si involve in un’inutile produzione strumentale sempre hard rock.
Nessun inserto. Vinile nero.
I don’t like.
Gianni Bandini (gianni@ngi.it) 

I brani:
     1) I Fear
     2) The Other Place

I Contatti:

RECENSIONE COFFEE SHOCK “REAZIONE KIMICA” (AUTOPRODUZIONE, 2011, voto 1/5)


I Reazione Kimica vengono da Chiavari, ed apparentemente sembrano ruotare intorno alla figura di Donatella, giovanissima chitarrista che tra le altre cose ha pubblicato "All'area di servizio fra bombe carramba e rock'n'roll", una raccolta di racconti, edita dal gruppo Albatros e distribuita presso le librerie Mursia e nei punti vendita online. Questo “Reazione Kimica” è il primo lavoro del duo Ligure, e colpisce subito fin dalle primissime note per una voce così stonata e sfasata che di più non si può. Il buon Francesco in pratica, non sembra azzeccare una nota che sia una, tanto che viene obbligatoriamente spontaneo pensare che sia una cosa voluta. E sicuramente questa assoluta mancanza di senso del ritmo, e questa piatta monotonia del cantare, sono cercati e voluti… La domanda che sorge spontanea, però, è: “perché?”. A che scopo torturarci con una nenia straziante così? A poco vale la considerazione che, sì, qua e là si trova anche qualcosa di buono ed interessante. Troppo poco per compensare lo strazio del cantato, penalizzato anche da una registrazione casereccia che non giova ai due.
Ragazzi, se proprio volete riprovarci, cercate di essere più diretti e puntare diritti contro il bersaglio, cattivi e decisi…

I Brani
01 - Marta Dammi Molto Affetto
02 - Grido
03 - Sono Dipendente
04 - Pubblico Ufficiale
05 - Dr. Hofmann
06 - Questa Sostanza
07 - Fukushima
08 - Alien Intro
09 - Mondo Giusto

I Contatti

RECENSIONE DAMP BOX “FLYING MONKEYS ASSAULT TEAM” (EP, AUTOPRODUZIONE, 2010)

Ep di esordio per i Livornesi Damp Box, band nata da pochissimo tempo alle prese con quattro pezzi di HC melodico troppo monocorde e monotono, che ricorda troppo da vicino i Green Day per affascinarmi anche solo minimamente. I nostri cantano in Inglese e curano molto la grafica (il disco non è affatto male, da quel punto di vista), ma non c’è un brano che mi sconfinferi davvero. Preferisco la title track anche se c’è qualche assolo (metal) di troppo per i miei gusti. Lo potete comunque scaricare qua da Punk4free per farvi un’idea da soli.

(ribelliavita@myspace.com)


I BRANI


1. First Question

2. Monday Morning

3. Flying Monkeys Assault Team

4. Time To Forget


CONTATTI
www.myspace.com/dampbox

RECENSIONE INARRESTABILI – SINO AL SOLE (SG RECORDS 2010)

Uno dei pochi vantaggi del CD rispetto al vinile è la possibilità di saltare velocemente da un pezzo al seguente utilizzando il tasto “skip”. Bene, ascoltando “Sino al Sole”, più di una volta il tasto in questione mi è tornato utile, perché sono veramente pochi i pezzi che sono riuscito ad ascoltare senza annoiarmi. Che dire? Punk rock classico e diretto, oserei dire trito e ritrito, cantato in Italiano con una voce che non mi convince, che a volte si tira dietro la chitarra facendola stonare. Dieci pezzi, normalmente mid tempo, senza la brillantezza e la spigliatezza che non dovrebbero mancare suonando ‘sta musica. Mi piacciono un po’ di più quando come in “Devi Brillare” o in “Verità” pigiano un po’ di più sull’acceleratore. Non manca (e come potrebbe essere altrimenti) un pezzo ska (-core) (“Ballo Sballo”), che se magari è musicalmente sopra la media, non brilla certo per il testo. e senza fronzoli, con testi banali e semplici. Mi dispiace dare addosso ad un gruppo di giovanissimi come questi sardi, perché ricordo benissimo cosa si prova quando ci si sbatte e poi ci si trova ad attendere il parere altrui sulle proprie fatiche. D’altra parte è inutile nascondersi dietro un dito. Se un gruppo non c’è, o corre ai ripari (ed a questo devono servire le critiche), o lascia perdere. O magari spera che la critica negativa sia dovuta ad una cattiva registrazione perché sanno di spaccare dal vivo. Io spero che una recensione negativa come questa li sproni a migliorarsi, ma devo dire che, ascoltando la conclusiva “Apri Gli Occhi”, registrata dal vivo, lascia sperare poco... Una cosa però voglio salvarla, “Tra Paesi e Città”, e soprattutto il “la la la” iniziale. Giovanotti, se c’è una strada su cui dovete provare a insistere, è questa…

I Brani

1. Ombra Perenne

2. Inarrestabile

3. Lontano Dalla Tua Realtà

4. Devi Brillare!

5. Estate

6. Ballo Sballo

7. Verità

8. Sino Al Sole

9. Tra Paesi E Città

10. Apri Gli Occhi (live bonus track)

CONTATTI

www.myspace.com/inarrestabili

RECENSIONE PADRINI “STAR WARS” (SNATCH RECORDS, 2009)

Un disco che si ascolta bene, e si lascia ascoltare fluidamente trascinandosi veloce, allegro ed orecchiabile. Tutto questo se però non si fa’ troppo caso ai testi, che vogliono essere ironici ma non sempre lo sono, ed anzi, in casi come quello di “Tattoo Song”, sono volgari e grevi, al limite del demente. Non ho nulla contro chi ha voglia di divertirsi e sparare due cazzate nelle sue canzoni, tanto è vero che sono stato entusiasta estimatore dei Tossic; tuttavia a tutto ci deve essere un limite, ed un po’ di classe non guasta mai.Tra pop punk melodico e Ramones, tra Blink 182 e Nofx, come dicevo il disco scorre via bene, ma sono pochi i pezzi che arrivano diritti al cuore. Tra questi sicuramente “L.C.S. Punk”, il brano che preferisco (tanto che inviterei questi paladini della battuta pesante a seguire quanto più possibile questa strada), “Miki Lovesong”, “Il Fan dei Padrini” e la conclusiva “Tarantooledoo”, interessante esperimento di Crossover rap-core. L’album è disponibile sul catalogo snatchrecords.com e anche su Itunes e interpunk.com.

Riki Signorini (ribelliavita@myspace.com)

I BRANI:

  • Tattoo Song
  • Basalto
  • L.C.S. Punk
  • Scooter
  • Instabile
  • MIki Lovesong
  • Riga Storta
  • Spank (Scacciano)
  • La Mia Ragazza
  • Where is My Mind
  • Il Fan dei Padrini
  • Tarantooledoo

CONTATTI:

www.myspace.com/padrinistarwars

RECENSIONE PEACEBREAKERS “READY TO GO” (AUTOPRODUZIONE, 2009)

Altra recensione, altra stroncatura… Lo dico subito, così mi tolgo il pensiero, e me ne dispiaccio, perché si dice che a Natale tutti sono più buoni, ed io invece faccio lo stronzetto….. Ma tant’è, questo è il terzo demo per i Peacebreakers, ed io purtroppo non lo digerisco perché è così piatto che più piatto non si può, e registrato in modo se possibile ancora più piatto. La voce è moscia e non c’è grinta, pop puro senza molto punk, che magari avrà successo nel circuito mainstream, circuito al quale si addice più che a quello punk. Nel grigiore generale spicca lo ska di “Ready To Go”, che emerge come farebbe un orbo in una moltitudine di ciechi (nel senso che nel piattume generale anche una collinetta può sembrare una Cima Coppi a chi non conosce le montagne vere). I Napoletani sono comunque giovanissimi, per cui posso augurare loro di tutto cuore di maturare prontamente.

I BRANI

01 - Forse

02 - Scegliere

03 - Ready To Go

04 - Rabbia

05 - M'Immergo


CONTATTI


RECENSIONE L'ONDES "TOT I DE''" (AUTOPRODUZIONE 2009)

Un altro disco di quelli che, purtroppo, mi piacciono al primo ascolto del primo pezzo, e poi mi vengono rapidamente a noia. Così, se “Le parole per farla piangere” è un brano accattivante, già il brano seguente smarona scadendo nel banale ska-core trito e ritrito, e da lì in poi non c’è nulla che possa aggiungere qualcosa alla mia piuttosto nutrita collezione musicale. Tutto già ascoltato, e meglio. E pensare che l’ONDES (dal dialetto reggiano/modenese) è, della dozzina d’uova, quello malconcio o troppo acerbo o venuto male e che comunque non si deve buttare mai via… tanto un utilizzo glielo si trova! In questo caso, invece, io un’utilità a questo demo stenterei a trovarla, e oltre alla opening track salverei solo la conclusiva “Coppa Samurai”. La hidden track, cover de “Gli anni” degli 883, è francamente improponibile. Trattandosi di un demo, c’è spazio per migliorare. Io glielo auguro, perché così non c’è motivo di continuare. Sorry guys; i dischi si mandano a recensire anche prevedendo stroncature e si devono accettare i consigli. Non ve la prendete….. E considerate che per me c'è l'aggravante che l'ondes nasce dalle ceneri dei Dolceuchessina, che a me piacevano parecchio….

I brani
  1. Le parole per farla piangere
  2. Antimilitarista (shocked guys)
  3. Cade
  4. L'ordine del gino
  5. Coppa samurai

Contatti
www.myspace.com/gliondes

Recensione Camp Hours “Wise as a Tree” (Vacation House, 2009)

I Camp Hours sono un altro di quei gruppi a cui in questo periodo sta dedicando molta attenzione la Vacation House, etichetta del mio amico Rudy Medea (ex Indigesti) solitamente dedita a sonorità assai più hardcore punk. Nascono nel 2007 come progetto di Carlo Di Buono, autore dei testi e delle musiche, insieme al bassista Francesco Amendola ed al batterista Francesco Filardo. Di loro, il buon Rudy dice (tagliando ed incollando dal sito della sua etichetta): “Intrigantemente interessante il taglio del traguardo nel debut album dei The Camp Hours. Un super brillante e raffinato cristallino incrocio tra Indie rock di matrice americana (Radiohead, Pixies, Pavement), british alternative pop (The Smiths, Verve, Blur ecc.) e influenze Sixties (Pink Floyd e Beatles). Un delizioso full lenght album che si snoda elegantemente su 10 tracce di accattivante e avvolgente melodia e che in quanto a sincerità e passione risulta impeccabile”. La mia versione dei fatti è, però, completamente diversa. Per me è un disco inutile, il peggiore che mi sia mai capitato di recensire, che poco o nulla ha da spartire con le sonorità che mi piacciono. Per me questo è prog rock e come tale, pur se ben suonato, inutile e pretenzioso, proprio il genere di musica elefantiaco e innamorato di se stesso contestato dai primi punk rockers negli anni 70. Sorry Rudy, sai che ti voglio bene e stimo la tua etichetta, ma questo è un passo falso.

I brani

1. A Liquid Sky
2. The Road To London
3. Wise As A Tree
4. Pills For Ordinary Secrets
5. Sunday Meet
6. Someway
7. The Worth
8. Falling Down
9. You’re Singing For Me
10. Ice Bold

Contatti
www.myspace.com/thecamphours
vacationhouse@tin.it

Recensione Unavoidable “Wrecked, Wasted and still don’t give a Fuck” (Indiebox)

Indie Box stavolta, e per la prima volta, pesca all’estero, in Austria, e ci presenta gli Unavoidable, semi-sconosciuto combo di maniaci spacca strumenti che ci offre 15 brani a cavallo tra S.O.I.A., Unsane e ultimi Agnostic Front. Un CD, lo dico subito, decisamente non adatto agli amanti del melodicore, né a chi, come il sottoscritto, ha visto e sentito troppe bands simili a questa nella sua vita, ed ora non riesce ad essere attratto da chi fa di voce urlata e batteria martellante il suo biglietto da visita. Per di più ‘sti Austriaci hanno il brutto vizio di far durare ogni brano un po’ più del necessario, ed alla fine ci propinano oltre 40 minuti di “solita zuppa” assai difficile da digerire. L’unica cosa da salvare è la grafica, con ua confezione digipack niente male. Per il resto, meglio stendere un velo pietoso ed attendere che Indie Box torni a pescare sul suolo Italico dove si è sempre mossa meglio.

I Brani


Economy

Parasites
S.O.M.D.
Contradiction
My Own Rules
Broken Bones
Mayhen
On My Own
Porn Star
One Of Them
Pull The Switch
Invincible
Hellborn
No Way Out
Determination

Recensione Temple Rents “Welcome to Felicity” (Indie Box)

Sei giovani Liguri, infatuati del punk rock melodico e della California, che di quel genere è un po’ la madre patria, nel 2001 decidono di mettersi a suonare e danno vita ai Temple Rents. Dopo svariati cambi di formazione, che li porta a quella attuale, fatta di sei elementi, i giovanotti in questione riescono ad entrare nel circuito “giusto” ed a contribuire alla colonna sonora di due spot televisivi ("Bullshit" per Tribe By Breil e "Messenger” per Vodafone). Forti di queste credenziali, i ragazzacci entrano in studio per registrare il loro debut album, prodotto da Darian Rundall (Pennywise, US Bombs, Yellowcard, Dufresne e Vanilla Sky) al Red House Recordings di Senigallia, a cui fa subito seguito il video di "Welcome To Felicity", diretto da Tak Kuroha (già regista per Nike, Vodafone, Siemens, No More Dolls & Morgan….), ed ultimato nel 2008 grazie all'inserimento delle animazioni di Mauro Gatti di MTV (il video è visualizzabile all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=29o9BgFrEtg&feature=channel_page). Tutto questo a dimostrazione di come i nostri abbiano del potenziale, ed infatti, nello stesso periodo, sempre "Welcome To Felicity" viene utilizzata come colonna sonora dello spot "Vodafone Live" in onda sia in tv che in radio. Purtroppo, però, il punk rock è davvero un’altra cosa, ed i temple Rents sono davvero troppo puliti e perfettini per piacermi, e manca la grinta necessaria per dare un senso al disco. Dieci brani (tra i quali salvo soltanto "Welcome To Felicity", e “Bullshit”), cantati in Inglese e da ascoltare in auto, senza pretese, magari al fianco del(la) partner in vena romantica, con qualche riff anche troppo metallico che magari piacerebbe al mio amico Klaus Byron. Una ballad come “Postcards to heaven”, in particolare, mi smarona all’inverosimile (lasciamo ‘sta roba ai Guns’n’Roses!), per cui, anche se, è innegabile, i Temple Rents hanno una grande perizia tecnica, e questo li porterà assai probabilmente a firmare ancora più contratti di sponsorizzazione, a me ridatemi i Negazione!!!!!

I brani

1. Hold on

2. Welcome to felicity

3. Ignition

4. Out of here

5. Messenger

6. Waiting

7. Bullshit

8. Better of alone

9. Unforgivable sinner (Lene Marlin cover)

10. Postcards to heaven

Contatti

www.myspace.com/templerents

http://www.indiebox.org/

Recensione CATTIVE ABITUDINI “Tutto Fa Parte Di Noi” (Linfa Records/Le Parc Music)

Del primo album delle Cattive Abitudini, ex Peter Punk, mi ero già occupato a suo tempo su Punkster numero 6. La mia recensione mi causò un attacco da parte del loro manager, che minacciò di passare alle vie legali (!!!) per quanto da me scritto. Seguì un cordiale scambio di opinioni tra me ed Ettore, che appianò i dissapori. Ecco cosa scrissi al tempo:
Le Cattive Abitudini nascono dalle ceneri dei Peter Punk, e sentono il bisogno di urlarcelo già nella copertina del CD, dove si dichiarano “ex Peter Punk”. Al che la domanda sorge spontanea: a noi che minchia ce ne frega? O sei i Peter Punk, e allora continui a chiamarti così, o, se decidi di cambiare nome, taglia col passato. Oltretutto questi Trevigiani hanno pure il brutto vizio di richiamarsi ai loro illustri predecessori anche nella musica, scimmiottandola pedantemente, e la cosa è ancora più grave. Semmai i nuovi si differenziano dai vecchi per un’attitudine più scanzonata, e testi adolescenziali che talvolta sfiorano il ridicolo, altre divertono per i riferimenti sessuali contenuti (Mi riferisco a “MIMF” e “Superman”). In poche parole: melodia a palla, chitarre distorte, testi ingenui per chi amava i Peter Punk più per la musica che per i contenuti…..

I Brani

1. Voglio Andare

2. Quello Vero

3. Coffi Sciop

4. Superman

5. L'Occhio Del Ciclone

6. Resta Con Me

7. Magico

8. Lettera A Dio

9. Quando Il Sogno Muore

10. MIMF

11. La Grande Fuga

12. Giudy Rum

13. Vola

14. Viva La Sincerità

15. Ogni Volta

16. Tutto Fa Parte Di Noi

17. La Solita Scusa

Contatti


www.myspace.com/cattiveabitudini