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RECENSIONE ACREDINE “IN DISPARTE + RAW & UNRELEASED” (LP, 2025, ROCKA TAPES, 4/5)

Prima ancora di parlarvi del disco – che è a nome Acredine, ma fu pubblicato a suo tempo come se fosse degli Indigesti, e a buon diritto – lasciatemi raccontare un aneddoto sul mio legame, più sentimentale che musicale, con la band di Rudy Medea.

Era il tempo del leggendario split 7” tra Indigesti e Wretched. Rudy me lo spedì per posta. Io abitavo in campagna, e il buon postino pensò bene di lasciarlo sul muretto davanti a casa. Blitz, il mio cane, lo trovò prima di me. Rosicchiò il pacco e riuscì a intaccare proprio i primi due pezzi del disco: quelli non li ho mai sentiti dalla mia copia, e ancora me li sogno.

Flashforward: sono passati più di quarant’anni, è un’estate rovente, e succede la stessa scena. Il nuovo disco (di nuovo Rudy, di nuovo quel suono) viene lasciato su un altro maledetto muretto.

E stavolta non è Blitz, ma un acquazzone torrenziale a rovinarlo: copertina danneggiata, vinile imbarcato.

Ma – almeno! – stavolta il disco è ascoltabile nella sua interezza. E ne vale la pena.

Perché In Disparte è un disco degli Indigesti a nome Acredine, o degli Acredine che suonano da Indigesti. Comunque lo si voglia leggere, il risultato non cambia: è una gemma nascosta dell’hardcore punk italiano, 22 tracce per 45 minuti di rabbia, velocità e consapevolezza.

Su vinile per la prima volta, con audio rimasterizzato e una fulminea cover di "Blind Justice" degli Agnostic Front che sembra sputata fuori dal cuore della Torino-Vercelli anni ’80.

C’è Rudy Medea alla voce e ai testi – inconfondibile, ruvido, lucido. Con lui Enrico degli Indigesti , Mungo del Declino (che suona il basso in quasi tutti i brani, la chitarra solista in un paio e canta nei cori dove presenti), Xlaidox (già in Right In Sight e Indigesti, nonché grafico per Vacation House Records e Blu Bus Dischi) e Tino, anche lui proveniente dalla scena hardcore piemontese.

Una vera superband nata nel ’97 come prosecuzione naturale e matura degli Indigesti, a nome Acredine.

Il disco uscì solo in CD, e fu accreditato anche agli Indigesti: oggi quelle copie sono da collezione.

Questa nuova edizione su LP rende finalmente giustizia a un capitolo fondamentale – anche se spesso dimenticato – dell’hardcore nostrano.

Il lato A del vinile ripropone integralmente i brani originali del CD, con pezzi come “In Disparte”, “Opaco Istinto Inutile”, “Cancella Elimina” o “Esistere – Resistere”, che riportano immediatamente a quel suono nervoso, compatto, abrasivo, ma allo stesso tempo carico di una tensione esistenziale che è marchio di fabbrica di Rudy. Non è solo energia: è uno sguardo critico e poetico sul vivere, sul resistere, sul senso stesso dell’essere "contro".

Poi c’è il lato B, la sorpresa di questa ristampa: una collezione di tracce rare e inedite, tra cui spicca “Blind Justice” rifatta “alla Indigesti”, e varie versioni alternative o strumentali dei brani del lato A. C’è anche una chicca come “Mezzalama” e una seconda versione di “Oltre il Confine”, che aggiunge profondità al concept e al suono dell’intero album. Le versioni strumentali, lungi dall’essere dei semplici riempitivi, permettono di apprezzare meglio l’intreccio chitarristico, la potenza della sezione ritmica e l’intenzione compositiva che c’è dietro ogni pezzo. È come ascoltare l’anima cruda del disco, nuda, senza filtri.

Chiude il cerchio un’intervista inedita a Rudy Medea, firmata da Luca Frazzi, inserita nella busta interna: un racconto sincero, senza filtri, di uno dei padri fondatori del punk hardcore italiano.

Non sarà il loro disco migliore, ma è uno di quelli che non devono mancare. Per chi c’era, per chi è arrivato dopo, per chi pensa che l’hardcore sia solo una questione di volume: ascoltate questo disco. È ancora, orgogliosamente, una questione di cuore.


(Riki Signorini)

I brani

LATO A 

1.   Intro  

2.   In Disparte  

3.   Opaco Istinto Inutile  

4.   Cancella / Elimina  

5.   Dare  

6.   Innaturale  

7.   Esistere - Resistere  

8.   Confine  

9.   Anomalia  

10.  Outro  

LATO B

1.   Blind Justice  

2.   Respiro  

3.   In Disparte

4.   Esistere-Resistere

5.   Mezzalama

6.   Innaturale

7.   Oltre Il Confine

8.   Anomalia

9.   Cancella-Elimina

10.  Oltre Il Confine [strumentale]

11.  Inutile [strumentale]

12.  outro

I contatti

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RECENSIONE ANGELI “ANGELI” (CD, 2022, AREA PIRATA, 4/5)

Degli Angeli ci siamo già occupati, in termini più che lusinghieri, parlando del loro secondo, stupendo album (“Voglio di più”) QUA.

Stavolta torniamo a parlarne perché Area Pirata ha ristampato anche il loro primo, omonimo, album.

Originariamente pubblicato da Free Land Records solo in formato CD, infatti, oggi la sempre più attiva label Pisana ristampa, a distanza di 25 anni, questo grandissimo disco anche in vinile, sempre con la possibilità di ascoltarlo e scaricarlo digitalmente da Bandcamp.

Nati dopo lo scioglimento dei Negazione per volontà di Roberto Tax Farano (5° Braccio, Negazione, Declino, Mgz, Fluxus) e Massimo Ferrusi (Stinky Rats, Indigesti, Negazione, Persiana Jones), con l’aggiunta di Luca Marzello al basso, i tre nell'agosto 1996 registrarono queste 15 tracce in Francia, sotto la sapiente guida del produttore Ian Burgees (Big Black, Ministry, per citare solo un paio delle band a lui legate...).

Un disco che raccoglie musicalmente l'eredità dei Negazione (con la chitarra di Tax è inevitabile), mentre le liriche sono influenzate dal movimento di Seattle, in quel periodo al top, ed i riff a volte citano una band che al tempo stava scrivendo un capitolo importante del (post) punk europeo, i Jingo De Lunch.

E mentre nel secondo disco tutti i brani erano in Italiano tranne uno, qua i pezzi sono tutti cantati in inglese a parte “E’ un angelo”, forse quello che spacca di più.

Menzione speciale, comunque, per la opener “Hallucination”, il pezzo più metal, e “Wild Youth”, il più vicino al sound di Seattle.

In poche parole, un disco da comprare al volo.

(Riki Signorini)

I brani

LATO A

1.   Hallucination

2.   Johnny

3.   Yourself

4.   E’ Un Angelo

5.   One-Two

6.   Seven

7.   I Don’t Know

8.   The Outland

LATO B

1.   Maybe

2.   Unless

3.   Wild Youth

4.   Break It Down

5.   Son Of Earth

6.   I Like The Way

7.   Maria

I contatti

areapiratarec.bandcamp.com

https://www.facebook.com/groups/136192685132

RECENSIONE ANGELI “VOGLIO DI PIU'” (CD, 2021, AREA PIRATA, 4/5)

Per un motivo o per l'altro (stavolta è il lavoro) a volte mi capita di entrare in periodi di letargo più o meno lunghi.

In genere ne esco per occasioni speciali, legati a dischi o band che hanno un significato particolare per me.

Stavolta tocca agli Angeli, ed in particolare ad un album, “Voglio di più”, che ho amato sin dalla sua prima uscita (1999).

Purtroppo non ho mai avuto modo di vedere gli Angeli dal vivo perché negli anni in cui calcavano i palchi Italiani (96-98 o giù di lì) io ero all'estero, ma ricordo che quando per la prima volta sentii la title track me ne innamorai immediatamente.

Con Tax (ex 5° Braccio,Negazione, Declino, Mgz, Fluxus) come chitarra e voce e Massimino Ferrusi (ex Stinky Rats, Indigesti, Negazione, Persiana Jones) alla batteria, è impossibile non pensare ai Negazione (e scusate se è poco), con l'aggiunta di qualche sfumatura melodica in più, e qualche tocco Grunge.

Album potente, registrato nel ‘98 al Black Box studio in Francia, nello studio del produttore e loro grande amico Iain Burgess, l'inventore del Chicago Sound (quello, per intendersi, di Naked Raygun, Ministry, Pegboy e molti altri), al suo interno troverete 11 pezzi, tutti in Italiano tranne uno (“Breakfast in hell”), che fa bene Area Pirata a riproporre dopo tanti anni, per la prima volta in vinile (500 copie, di cui 200 rosso sangue), arricchendolo di una copertina pieghevole e un coupon digitale.

E, mi raccomando, fate come me, ascoltatelo sempre a volume massimo, non vi deluderà.

(Riki Signorini)

I brani 

1.          Voglio di più 

2.          Niente per me 

3.          Vivo 

4.          Non contate su di me 

5.          Facce sconosciute 

6.          Capirai 

7.          Il mondo nuovo 

8.          Con le mie scuse 

9.          Breakfast in hell  

10.       Rock'n'roll 

11.       Cazzi miei 

 

 

 I contatti

areapiratarec.bandcamp.com

www.facebook.com

INTERVISTA A STEFANO BETTINI E GABRIELE BRAMANTE PER L’USCITA DI "CRONACHE DEL VIDEOTOPO” DEGLI I REFUSE IT!

È di questi giorni la notizia che, al termine di un percorso durato oltre un anno, finalmente Spittle Records ha fatto uscire il doppio LP retrospettivo “Cronache del Videotopo” che raccoglie pressoché tutta la discografia degli I Refuse It!, senza dubbio una delle più importanti e innovative band del movimento punk hardcore italiano (anche se definire hardcore gli I Refuse It! è qualcosa di quantomeno riduttivo).
Visto che essere anziani porta anche delle piacevoli conseguenze, io ho avuto l’onore di vedere gli IRI dal vivo, e di conoscere il loro frontman, l’eclettico e iperattivo Stefano Bettini, oggi noto come “Il Generale”, che oggi intervisto assieme a Gabriele Bramante, tra le altre cose fondatore di Wide Records, che ha curato la raccolta.

D: Stefano, dì la verità: come diavolo vi venne in mente, in un periodo in cui l’hardcore Italiano nasceva perlopiù su binari iperveloci e politicizzati, di tirar su una band che suonava come gli IRI? E a proposito, come suonavano gli IRI?

Stefano: Ah, mi stai chiedendo perché eravamo così diversi dagli altri gruppi hardcore, e forse addirittura diversi dall'HC? Beh, a parte che c'era una scelta precisa di non essere banali (non per dire che l'HC era banale - essenziale si però, … - ma che era banale farlo nel modo in cui più o meno lo facevano tutti …), ma, al di là di questo, il punto è che eravamo tutti con qualche anno in più rispetto alla maggioranza dei membri dei gruppi italiani (e anche stranieri se è per questo) …
Se tieni presente che era l'82, anche solo 3 o 4 anni facevano una notevole differenza (ad esempio una cosa è se nel '77 avevi 16/17 anni, un'altra se ne avevi 12/13 …) … oltre che di esperienze anche di gusti …
Io arrivai nel gruppo da ultimo, ma Sandro, Pino e Walter suonavano insieme già da un paio di anni o giù di lì … e oltre che dal punk (a dire il vero più quello di Germs o Dead Kennedys che l'hardcore) erano ispirati da tutta la new wave più radicale: Pop Group, Pere Ubu, PIL, Chrome, Fall, … tanto per fare alcuni nomi.
Anche dopo l'arrivo di Lapo e il mio, i riferimenti restavano più gruppi come Flipper o Meat Puppets
Mi ricordo che alle prove venivano scartati tutti i i giri e tutte le melodie che venivano bollate come “autoindulgenti”, mentre veniva più volte sottolineato come il risultato finale di un pezzo dovesse essere “teso e nervoso” …
A pensarci: “Chocu Umeret” fu una mia proposta, e rischiò di essere bocciato per via delle ragioni suddette, anche se poi diventò uno dei cavalli di battaglia …

D: Tutto questo avveniva nella vostra sala prove in Borgo Pinti, un punto di ritrovo per la scena del GDHC, con una intensa attività politica e di controinformazione. Ce ne puoi parlare?

Il punto è che si provava anche 4/5 volte la settimana e se una sera passavi e mancava qualcuno nascevano session con i presenti e miriadi di formazioni inedite. Alcune di queste anche se hanno suonato insieme solo 1 o due volte alle prove si sono pure date un nome... come i Mayonese Boys o i mitici Brood con Walter alla batteria che aveva messo il nome alla band ispirato da Cronenberg e, alla voce, a volte Syd dei CCM, a volte Picchio della Stazione Suicida, a volte nessuno … Di loro resta la registrazione di una strepitosa serata live al Discipline
Fai conto che oltre a noi cinque nella cantina di Borgo Pinti transitavano decine di individui/e, la maggior parte dei quali non vedeva l'ora di suonare qualcosa e la maggior parte dei quali, secondo i canoni, rientrava nelle categorie “strano” e “molto strano”. Ti poteva capitare di trovarti in una session tipo Slits del gruppo tutto femminile con Antonella alla batteria, o in una session delirante dei Rich Fish in Hand con Ninnì al sax e Bibo (che ci ha lasciati nel '92) che sproloquiava “avvenire atrofizzato … cosa c'era scritto sui rotocalchi?”
In questo panorama patafisico ancor prima che anarchico gli IRI erano la faccia strutturata …
La struttura consisteva in serate in cantina sul pezzo: musica tesa, nervosa e non autoindulgente.
Le cose cambiarono un po' dopo la famosa storia del muro (non mi va di riraccontarla qui, leggetevi “Lumi di punk” …) quando la presenza in cantina si espanse … e la cantina stessa divenne punto di riferimento non solo degli IRI e dei loro amici ma di tutti (o, almeno, parecchi) punk e punx di Firenze e dintorni (e anche di Pisa, Lucca, Poggibonsi, Livorno, ecc...)… Il tutto naturalmente sotto l'egida GDHC. Da lì partì anche la Belfagor, la fanzine Nuove dal Fronte, ecc ecc

D: Quanti concerti avete fatto?

Nonostante le innumerevoli prove e le serate aperte in cantina (pressoché sempre!) concerti propriamente detti se ne sono fatti relativamente pochi. A braccio non si arriva a 40 … forse a malapena a 30 …
Un po' per la solita attitudine di cui sopra (lì no perché sono degli stronzi, lì no perché fanno pagare troppo il biglietto, lì no perché sono di questo o di quello, alle feste de l'Unità ovviamente no)…
Le possibilità erano limitate anche perché poi s'era di quelli che alla parte tecnica ci tenevano … per cui leva da una parte tutti i locali fichetti, tutti i posti troppo del “sistema”, tutti quelli troppo new wave fiorentina da bere … e togli dall'altra tutti quei covi di punk tipo Tuwat (dove l'unica volta che s'è suonato ci hanno fatto trovare una batteria fatta con i fustini di Dash … per non dire delle amplificazioni ridicole …) privi di cose fondamentali per un concerto …
Le situazioni che restavano erano poche… e non è che s'aveva la puzza sotto il naso, ma le idee chiare si: “o come si dice noi o nada”...
Da un certo punto in poi ci fu il Victor Charlie … posto punk sì, ma dove la musica si sentiva di molto bene… 
Ma prima …. s'è suonato al Discipline, che in precedenza era stato il Banana Moon … e rimaneva un posto parecchio underground … s'è suonato il mitico “Last White Xmas” nella chiesa sconsacrata di San Zeno a Pisa … e poi di qua e di là … 
A Bologna un paio di volte organizzato dai Raf Punk (una volta senza tastiere per motivi tecnici con Lapo che sclerava …), persino all'Università di Roma ….
La seconda formazione ha fatto un tour inglese che dire sgangherato è poco… si ruppe il pulmino (a dirla così sembra una cosa che accade, in realtà si trattò di un'epopea fatta di spingere all'alba sotto la pioggia in una non ben precisata località del Galles questo pulmino arcaico che sembrava tirato fuori da un film del free cinema inglese con Vipera che chiedeva un pound per la birra e gli inglesi che sentenziavano che l'artista doveva arrivare sul luogo dell'esibizione a costo della propria vita senza un minimo di coscienza della realtà … risultato finale: scortati dalla polizia fino a prendere un carro attrezzi che ci riportasse a  Londra) … però penso che chi ha partecipato a quei pochi concerti rimase colpito … e anche positivamente ...

D: due band che per me erano molto legate agli IRI erano CCM e Putrid Fever. Quale delle due porteresti con te sulla fatidica isola deserta? E quale dei vostri dischi?

No dai, queste dinamiche “scegline uno anziché un altro” non mi garbano! A me piacerebbe casomai portare sull'isola il clima generale che c'era nel GDHC … ma sai bene che sono quelle cose che accadono segnano un periodo e non si ripetono.

D: i vostri dischi sono stati ristampati, agli inizi, da due etichette in qualche modo famose nella scena underground del tempo: Children Of The Revolution e Bad Compilation Tapes. Quale delle due ricordi meglio?

BCT la ricordo meglio per il semplice fatto che Chris, il “boss” della label, ha ospitato me e Giovanna vari giorni a casa sua a San Diego, e al ritorno dal Messico mi ha dato la medicina che mi ha fatto guarire dalla Montezuma Revenge dopo giorni che continuavo a digiunare, defecare e vomitare senza sosta … e con una specie di galla enorme in pieno petto dovuta a una super ustione solare … credo che Chris lo ricordi ancora!

D: Poi, improvviso, ci fu il passaggio al Ragga de Il Generale; perché?

Mica tanto all'improvviso… Lapo e Walter si staccarono dagli I Refuse it per suonare musica etnica e reggae … il disco che Ludus ha fatto per la Wide, “Village Criers”, si chiama come il gruppo che tirarono su con dei musicisti africani che stavano a Firenze, fra cui Smail Aissa Kouider, che in Algeria era una star del rai (Walter andò a suonare con lui ad Algeri e racconta di migliaia di persone), e con il quale nel '90 si suonava insieme dal vivo (il Generale e lui con quella che poi sarebbe stata la Ludus Dub Band ma che ancora si chiamava appunto Village Criers) …
Io cominciai a suonare alle prime dancehall artigianali nel 1985 ...era una “attività” parallela che poi prese il sopravvento dal punto di vista musicale quando gli IRI si sciolsero in maniera brutale e definitiva (ci sono vari pezzi inediti che avrebbero dovuto far parte di un nuovo disco, ma solo quello che c'è nel disco, “TeleUrna 9000”, è quasi ascoltabile, sebbene moooolto low fi!)

D: Tu ormai da anni ti muovi nel mondo Ragga; cosa conosci del mondo HC Punk? Hai ancora contatti?

Contatti recenti no, con quelli della vecchia scena si.
Legami indissolubili direi. 
E poi ho collaborato con Tax come Generale, ho recentemente pubblicato un libro (“Grande realtà immaginaria. Storie segrete dal multiverso dei comic”) per l'Agenzia X di Philopat, libro che ho presentato a volte insieme al Cecchi che presentava il suo “No More Pain” (qua la recensione).
Se vado a Torino vado di solito a dormire dal Bernelli (Silvio, ex di Declino e Indigesti, NdRiki), e ogni tanto scambio qualche messaggio facebook con Helena o altri della vecchia scena …
Per quanto ognuno abbia preso una sua strada c'è qualcosa che continua a unire chi ha fatto parte di quella scena … …

D: E della scena Ragga – Hip Hop - Rap cosa pensi? Io ad esempio amo gli Assalti Frontali, e li trovo la risposta rap al punk dei nostri tempi.

No, dai che palle! Sono anni che mi chiedono questa cosa. Sono arrivato alla conclusione che i generi in genere sono una stronzata. Il genere va bene quando c'è un movimento dietro (sia esso il flower power o il punk), ma ora c'è solo inquadramento senza movimento e il genere corrisponde a un
ghetto, più o meno …
Per questo di recente mi garbano sempre meno anche quelli che seguono il reggae e credono che sia la musica di chi si fa le canne ed è per questo alternativo …
L'underground purtroppo è finito, I movimenti pure … ma mi piacerebbe tanto che saltasse fuori qualcosa che mi smentisse ...

D: adesso un paio di domande per Gabriele. Visto che anche tu sei abbastanza vecchio da poter dire “io c’ero”, cosa ricordi di IRI?

Mi colpì l'originalità.
Il loro era hardcore punk evoluto, non mancavano riferimenti no wave e jazz, ma erano fondamentalmente originali e piuttosto fedeli allo spirito del tempo e del luogo da cui vennero fuori.
C'era quel male di vivere tipico della provincia, quell'angst di chi non vive nel conflitto metropolitano ma nondimeno sente il disagio dell'epoca. C'erano anche molta ironia e della sperimentazione linguistica nei testi, secondo me di gran spessore, di Stefano Bettini. 
Gli arrangiamenti erano eclettici e bizzarri, ma arrivano diretti. Dal vivo li vidi due o tre volte, mi piacquero sempre, pensavo fossero notevoli e, al tempo stesso, inafferrabili.
Per anni ascoltai la cassetta “Permanent Scar” a metà con i leggendari CCM.
Essendo arrivato all'hardcore dopo aver ascoltato e assorbito molte altre cose, gli I Refuse It!, mi davano l'impressione di essere tra i più completi esempi di come l'attitudine punk potesse sposarsi con un discorso artistico indipendente, non allineato.
Mi ricordavano sia l'articolata claustrofobia di Pere Ubu e Pop Group, sia la meravigliosa stagione della SST di Meat Puppets e Minutemen: ritrovavo quindi l'elemento art con l'urgenza hardcore.
Credo che riascoltati oggi questi brani non abbiano perso molta della linfa dell'epoca e questa è, al di là di tutto, prerogativa delle cose di qualità.

D: Gabriele, tu hai partecipato alla realizzazione di entrambe le raccolte dedicate agli IRI, questa e la “cronache del videotopo” curata nel 2005 dalla Wide Records e da me recensita qua. Perché
questo amore per la band fiorentina?

Oltre a piacermi molto per i motivi appena detti, sono legato ad alcuni membri della band da lunghi rapporti di amicizia e lavoro.
Nel 1988 con Sandro Favilli (bassista di I Refuse It!) fondai la Wide Records, che esordì producendo “Mind The Gap” e proseguì con i primi dischi de Il Generale (Stefano Bettini, voce di I Refuse It!). Aggiungiamo poi che all'epoca suonavo la batteria e partecipai ad alcune session in cantina con alcuni di loro.

D: Gabriele, cosa pensi delle due raccolte?

Entrambe le raccolte sono state da me curate e fortemente volute così come le potete vedere e ascoltare.
La versione in CD (uscita per Wide Records nel 2005) rispecchiava il medium leader dell'epoca e fu scelta deliberata azzerare molto del pregresso bagaglio grafico per creare una compilation quasi omni-comprensiva per la prima volta in CD recuperando, in una nuova veste, il gap dei dischi fuori catalogo da molti anni.
La nuova versione in doppio LP vuole riportare tutto a casa, ovvero creare l'opera omnia divisa in quattro capitoli, ognuno dei quali rappresentante i dischi originali, assemblata secondo un rigore filologico e arricchita da interessanti materiali extra. In questa versione tutte le grafiche originali sono state riprodotte, tutte le versioni dei brani mai pubblicati sono state riproposte in ordine cronologico. Ho trovato belle foto inedite che sono state assemblate nell'ottica di aggiungere con rispetto. È stato un lavoro piuttosto impegnativo che mi ha visto impegnato per quasi un anno, con molte difficoltà pratiche e limiti di budget. Mi pare che il risultato finale sia abbastanza vicino a quanto avevo sperato all'inizio del lavoro.

D: Stefano, torniamo a te. Oltre che di musica, tu sei famoso per un amore viscerale per i telefilm anni 70 (se non sbaglio) e per i fumetti. Hai anche scritto un libro di recente. Ce ne vuoi parlare?

Mmmh no ora no … Comunque il libro si chiama “Grande realtà immaginaria: storie segrete dal multiverso dei comic” … se siete curiosi dategli un occhio

D: Finiamo con una “domandona”. Se tu potessi tornare al 1982, cosa non rifaresti? E cosa rifaresti assolutamente nello stesso modo?

Se potessi andare indietro nel tempo preferirei andare in tempi in cui non sono mai stato …


Onestamente, come darti torto? Beh, Stefano e Gabriele, grazie della disponibilità e a presto!!!!

(Riki Signorini)

RECENSIONE GLI INUTILI “L’UNIVERSITARIO DI BOLOGNA” (CD, 2017, INDIE BOX, 4/5)

A pochi giorni di distanza dal disco degli Inarrestabili, torno occuparmi di Indie Box, perché per la stessa etichetta esce anche questo disco degli Inutili, che, lo dico subito, mi ha sorpreso parecchio.
Infatti quando mi avvicino per la prima volta ad un gruppo sconosciuto, se possibile cerco di farlo senza saperne nulla prima di iniziare, in modo da non essere influenzato da preconcetti.
Quando mi è arrivato tra le mani questo disco degli Inutili per qualche motivo (forse il nome della band?) ho pensato di trovarmi di fronte ad un gruppo in stile Ramones, Queers, Impossibili eccetera eccetera; metterlo nel lettore e scoprire l'errore è stato una cosa davvero piacevole.
Si tratta infatti di eccellente old school Italico e cantato in Italiano, impreziosito dal fatto che ormai siamo ben dentro il nuovo millennio.
E non è un caso che della band facciano parte Ivan, frontman degli Skruigners e Mattia Lovatti al basso (Skruigners, Yokoano), a cui vanno ad aggiungersi, completando la formazione, Lorenzo alla chitarra (Eva's Milk, Meanatons) e Mattia alla batteria (Rotten Ponies).
Punk rock senza fronzoli, frutto delle esperienze passate dei quattro, per quattordici brani (più una bella ghost track), con testi cattivi e non banali, ben innestati su un tappeto sonoro di impatto notevole.
Non tutti i pezzi sono allo stesso livello (ad esempio “29816” è un po’ sottotono), ma mi piacciono veramente molto “Tutti In Fila” (cliccando qua potete vedere il video), e soprattutto “Nel Declino”, brano nevrotico e sincopato che cita la Torino degli anni 80 nel titolo e soprattutto nel suono.
Insomma, un disco sul quale potete investire qualche eurozzo racimolato per Natale…
(Riki Signorini)

I brani
3.    Me ne sbatto
4.    Gocce di sale
6.    Figli di..
7.    La gabbia
8.    29816
9.    Tutti in fila


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