Visualizzazione post con etichetta live report. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta live report. Mostra tutti i post

Svetlanas, Nick Oliveri Death Electric e Dwarves Live al Freakout di Bologna (21 Febbraio 2018)

Arrivo al Freakout intorno alle 21.30, quando Olga mi ha detto che avrebbero iniziato a suonare gli Svetlanas, ed il locale è desolatamente vuoto.
Le poche persone presenti attendono in disparte sbirciando il proprio smartphone, e sono assalito dalla sensazione di imminente serata-disastro.
Poi però Olga e c. salgono on stage, e chissà da dove cominciano a radunarsi sotto il palco un bel numero di persone, catalizzate dalla presenza scenica degli Svetlanas che, capitanati da Olga, dimostrano di saper davvero tenere benissimo la scena, tanto da sembrare una band USA.
Ed è bello vedere come Nick Olivier, ex bassista di Kyuss e Queens of the Stone Age, aiuta i suoi compari Milanesi; quando al secondo brano si rompe il microfono di Olga è lui che prende quello del chitarrista e
supporta la front woman con la sua incredibile voce, e poi sale sul palco in più di una occasione per cantare con lei.
Anche se Olga ce la mette tutta il pogo non parte, ma il pubblico apprezza molto la performance della band, e partecipa comunque molto nei momenti topici, tipo “Tell Me Why”, “This Is Moskow Not LA” e “Vodka’n’Roll”.
Poco più di mezz’ora (ma che mezz’ora!) e dopo un breve break sale sul palco Nick Oliveri con i suoi Death Electric. Come direbbero gli Americani, “not my cup of coffee”, ed infatti mi defilo per fare due chiacchere con gli amici fuori, nonostante pioggia e freddo pungente. Del set segnalo sicuramente la gran cover di “Endless Vacation” dei Ramones, e soprattutto la voce DEVASTANTE di Nick che non si sa da dove riesca a tirare fuori la forza per cantare così per tre concerti consecutivi (dopo Svetlanas e Death Electric canterà anche coi Dwarves), ma spesso l’efetto Kyuss è troppo marcato per i miei gusti e non riesco a scaldarmi.
Pochi minuti di pausa e Nick veste i panni di Rex Everything e torna coi Dwarves.
Li avevo visti suonare nel 92 a San Francisco, e ricordavo uno show devastante. Visto che da allora è passato un quarto di secolo, avrei dato per scontato un naturale rilassamento, e se non fosse stato per Olga
Svetlana, che in una intervista su Ribelli A Vita di qualche tempo fa (la trovate qua) mi aveva detto che il loro live set continua ad essere fenomenale, forse non mi sarei fermato ad aspettarli e avrei ripreso la strada di casa.
Ed invece, proprio come previsto da Olga, i Dwarves continuano a spaccare, come si addice alla band più politicamente scorretta di oltreoceano. Un gran numero di pezzi punk’n’roll sciorinati ad alta velocità (ma il cantante Blag Dahlia sembra non accorgersene neppure, tanto riesce a cantare con calma
in quel marasma, ottimamente coadiuvato da Nick che presta le corde vocali anche qua), e pochissime soste tra un pezzo e l’altro. Difficile scegliere i momenti migliori del concerto, anche se senza dubbio con “Let’s fuck”, “Forget Me Not” e “Astro Boy” sono tra questi.

Insomma, una gran bella serata e tre gran bands.

(Riki Signorini)






RAW POWER LIVE AL CBGB & OMFUG, AGOSTO 2005

In questi giorni ricorre il quarantesimo compleanno del primo concerto di una band straniera (i Damned) al CBGB, lo storico locale di New York situato al numero 315 di Bowery Street.
Colgo l’occasione di questo anniversario per pubblicare un report che nel lontano 2005 mi inviò Mauro Codeluppi dei Raw Power, report che doveva essere pubblicato su Flash ma per qualche motivo non vide mai la luce.
Il CBGB & OMFUG, locale dal nome pressoché impronunciabile che dal 1973 al 2006,quando ha chiuso, ha rappresentato uno spazio unico per la creatività artistica e musicale Newyorkese e non solo, ha negli anni ospitato i concerti di un po’ tutti i i grandi del rock e dintorni (Ramones, Blondie, B52s, Talking Heads, e Police per citarne alcuni).
Poco prima della chiusura del locale, nell’ambito di una campagna di sensibilizzazione chiamata “Save CBGB”, dall’Italia furono infatti invitati a suonare i nostri Raw Power, autentico mito Hardcore negli States.
Quello che segue è il racconto fatto da Mauro Codeluppi di questa singolare esperienza,



Il 13 Agosto siamo partiti da Bologna alle 6.45, destinazione finale New York con tappa a Bruxelles. Una volta arrivati, dopo aver passato abbastanza facilmente la dogana che dopo l’11 Settembre è diventata quasi impossibile, riusciamo ad uscire dal JFK per trovarci sotto un sole e un caldo insopportabile. Non ci resta che fermare un taxi e saltare su, destinazione Hotel 31 sulla trentunesima strada. Se all’aeroporto l’afa era da paura qui in midtown è insopportabile, perciò non ci resta che fiondarci in hotel e beccarci la nostra prima razione di aria condizionata a palla.
Qui chiaramente è il contrario dell’esterno: temperatura polare. Il CBGB ha prenotato 3 camere, 2 doppie e una singola; chiaramente il più vecchio (io) si prende la singola.
Pochi minuti per rinfrescarsi e si parte alla scoperta del vicinato, spedizione che si ferma a poche centinaia di metri, nel primo pub (o tavern) che incontriamo. Come sempre una birra tira l’altra e usciamo dal locale tre ore più tardi. A questo punto per smaltire quello che è l’inizio di una bella sbornia non ci resta che continuare la nostra esplorazione, ma evidentemente oggi non è giornata e dopo poche centinaia di metri la tentazione di farci un'altra birra è troppa.

Verso le otto riusciamo ad arrivare al CBGB dove questa sera si esibiscono alcuni gruppi del VANS Warped tour. Dopo aver salutato un po’ di vecchi amici c’è giusto il tempo di fermarci al CBGB Gallery per un paio di birre ed iniziare la camminata di rientro, non prima però di esserci fermati per un fetta di buonissima pizza Newyorkese.
Raggiungiamo il 31 a pezzi e come dei bravi bambini ci fiondiamo a letto presto. La mattina della domenica dopo una colazione a base di uova, pancetta, prosciutto, pankcakes e porcherie varie, il tutto innaffiato da una broda nera che qui chiamano coffee, entriamo in metropolitana, destinazione Coney Island.
Visita al parco divertimenti, che ha visto tempi migliori (almeno 30 anni fa), camminata lungo la passeggiata interminabile del lungo mare, e poi inizia nel quartiere russo la ricerca di un posto dove bagnarci la gola, cosa che dopo mezz’ora di ricerca sembra impossibile.
Finalmente riusciamo a trovare un ristorante dal nome francese, Paris, ma che di francese non ha niente a partire dal personale che parla solo russo. A fatica riusciamo a fargli capire cosa vogliamo e dopo una attesa lunghissima si presenta uno dei mattacchioni dei camerieri con una borsa di birre di vari tipi comperate al liquor store un isolato più indietro. Inutile dire che la birra ci costa come Champagne.
Ormai si sono fatte le due e non ci resta che tornare a Manhattan, riprendiamo il treno e dopo 40 minuti scendiamo a Chinatown per un po’ di shopping e cazzeggiare un po’.
La sera ci presentiamo al CBGB con l’intento di vedere i grandi Gorilla Biscuits ma ci viene detto che non si sa per quale motivo il concerto della sera non ci sarà, l’unica loro performance è stata quella del pomeriggio, porca….. cosa dobbiamo fare a questo punto??
Entriamo nel bar e anneghiamo i dispiaceri, un paio d’ore più tardi il Ronko ed io, la vecchia guardia, ci dirigiamo verso l’albergo mentre i giovani rimangono fuori a tentare la fortuna.
Sono le 11 di lunedì quando Lupus e Fabio riescono ad alzarsi dal letto con un leggero mal di testa. Questa mattina la destinazione è l’Empire State Building, 2 o 3 blocchi di distanza da noi,. Finalmente dopo una fila di un’ora riusciamo a salire sul primo ascensore che ci porta all’80esimo piano, e un secondo ascensore ci accompagna per gli ultimi 6 piani. Come sempre la vista dall’alto è mozzafiato; peccato che la cappa grigia che copre New York non ci permetta di vedere lontano, ma lo spettacolo è pur sempre unico.
Cominciamo ad avere fame e sete, scendiamo questa volta velocissimi ed entriamo da Foley’s, un famoso pub irlandese, dove presto facciamo amicizia con June, la simpatica barista che ci racconta di avere origini irlandesi e che due ore dopo, dopo averci spennato per bene ci promette che questa sera verrà a vederci.

Rientro in albergo per una pennichella veloce ed è tempo di andare al CBGB, finalmente si suona!. Prima sorpresa appena arrivati è che mentre facciamo il check un tipo dal volto famigliare mi si avvicina, e dopo esserci scambiati complimenti a vicenda riesco finalmente a capire che è Phil Anselmo (Pantera), che è qui per suonare la chitarra con i suoi amici Eye Hate God.
Più tardi nel back stage, dove scopro che lui è di discendenza italiana, mi dice che questa è la sua prima uscita in 8 mesi, parliamo di musica, politica un po’ di tutto, si fanno le solite foto, insomma un ragazzo davvero simpatico e per niente la rock star che magari uno si immagina. Un tipo che non ti fa pesare i dischi d’ora e platino che ha in soggiorno, solo uno che questa sera è qui come tutti gli altri per suonare e divertirsi.
Il concerto inizia con un gruppo a sorpresa di cui non conosco il nome.
Poi vanno sul palco gli Uppercut, non male ma niente di esaltante. Finalmente dopo di loro è la volta degli EHG, e qui la musica cambia; pezzi pesanti con una chiara influenza alla Pantera, momenti veloci che si alternano a pezzi lenti, si capisce subito che
Phil non è un chitarrista provetto ma lui per primo e poi il pubblico e tutti noi sembra fregarsene, si vede chiaramente che lui si sta divertendo e la gente si diverte al solo vederlo lì ancora tra di loro, è un momento molto bello e speciale.
Sono le 11 quando finalmente tocca a noi. I ragazzi presenti si accalcano davanti al palco e quando iniziamo con “Power” scoppia il finimondo, succede di tutto davanti al palco. Qui lo stage diving è proibito ma alcuni temerari decidono di sfidare i bouncers del locale e si buttano, una figata! I pezzi passano uno dopo l’altro velocissimi, Fabio il nuovo batterista sta andando da Dio, non sbaglia un colpo, Lupus con la Les Paul e Ronko con un bellissimo Fender Precision (tutti gli strumenti sono stati noleggiati per la serata) continuano a macinare senza sosta, 40 minuti passano in un secondo e siamo già a bis, “Mine to kill”, “Factory”, “Fuck Authority”, ma è quando inizia il primo accordo di “State Oppression” che tutti i presenti, anche quelli che un minuto prima sembravano sfiniti, iniziano a saltare e pogare, c’è persino chi urla il nome Giuseppe, il capo o The Chief come dicono qui, vorremmo non finisse mai, ma purtroppo due minuti passano velocissimi, così veloci che decidiamo di fare ancora tre pezzi, da
paura.
60 minuti, non di più, ma ci guardiamo tutti con un sorriso stampato in faccia come se 
fossimo dei bambini piccoli, valeva la pena farsi questa tirata per un solo concerto, tornare qui dopo quasi 10 anni. Peccato non esserci tutti, ma sicuramente chi non è qui con noi ci
ha guardati e suonato anche lui con noi.
E’ ormai l’una quando usciamo dal CBGB, prendiamo un taxi e andiamo ad una festa a Brooklyn, sono quasi le 5 quando rientriamo in albergo, ormai è quasi ora do tornare a casa. Il martedì è una giornata triste, si torna a casa. Ci alziamo verso mezzogiorno, alcuni di noi vanno a vedere Ground Zero altri rimangono in zona, poi alle 3 il taxi viene e ci riporta all’aeroporto, L’aereo della American Airline parte preciso alle 18.45, arriviamo dopo esserci fermati di nuovo a Bruxelles, alle 11,00 di mercoledì, siamo distrutti, ma sappiamo tutti benissimo che saremmo disposti a rifarlo subito. Grande, un Ferragosto indimenticabile.    


(Riki Signorini e Mauro Codeluppi)



SIEGE STOMPERS - COSA NOSTRA - COLONNA INFAME LIVE AL VECCHIO SON DI BOLOGNA, 27 SETTEMBRE 2016

Gran serata al Vecchio Son, la sala prove Bolognese gestita da Steno, storico leader dei Nabat. Un locale dalla capienza limitata, che sfiora il tutto esaurito per uno show che sin dalla locandina si preannunciava come un massacro.

 Ad aprire le danze, se così si può dire, sono i Siege Stompers. Il loro è un Hardcore molto Old School, tra SSD, Slapshot e Minor Threat, che ai suoi tempi mi avrebbe fatto fare dei gran salti. Pochi brani ma intensi, che iniziano a riscaldare i presenti.






Seguono sul bassissimo palco (ad appena 10 cm da terra!) i Cosa Nostra. In giro dall’inizio di questo millennio, i cinque Bolognesi (ma presto saranno in sei) hanno recentemente fatto uscire un album (“Cani Scioli” – vedi qua la recensione) di cover dei Nabat, e sono la ragione principale della mia presenza al  concerto di stasera. Una dozzina di brani, tra i quali, oltre alle attesissime cover dei Nabat, spiccano anche un paio di nuovissimi pezzi originali, oltre a “Mass Media” degli Indigesti ed una fulminante “Nato Per essere Veloce” dei Crash Box. Questo brano, insieme a “Kill Khomeini”, conquista il gradino più alto del mio personale podio. Il pubblico risponde assai bene alla esplosiva carica di questi veterani, che hanno anche il tempo di cambiare chitarrista e bassista per gli ultimi pezzi. Peccato che alla fine Steno sia sparito e non abbia accompagnato le due voci dei Cosa Nostra per gli ultimi prezzi come inizialmente previsto dalla scaletta. Chiudono la serata i Colonna Infame Skinhead, autentica attrazione della serata, che non a caso portano al Vecchio Son un gran numero di teste rasate.

Paolo Petralia, il cantante, esordisce dicendo che non provano da un paio di mesi, e che probabilmente avrebbero suonato di merda. E invece nisba, neppure dopo due mesi di inattività i Capitolini riescono a deludere la platea. Street Core Oi! Potente, con cori “da paura” ed una partecipazione chiassosa da parte delle prime file, con molte teste rasate che provano a fare crowd surfing nel pochissimo spazio tra le teste del pubblico ed il soffitto. Alla fine tutti distrutti ma felici per una serata che è stata un massacro, ma che spero possa ripetersi presto.
Intanto, in attesa di pubblicare qualche video della serata, ringrazio Marco Pasini per le bellissime foto.










CONTATTI all'inizio degli anni 2000 da membri di Summer League, Ivory Cage, Sumo, Ageing e The Guilt show, COSA NOSTRA dall'inizio ha avuto una missione: suonare brani di gruppi hardcore e punk anni 80 come Crash box, Wretched, Rappresaglia, Raw Power, Nerorgasmo, Negazione, Nabat, Blue Vomit, Ghetto 84, Contrazione e Indigesti. Nelle sue varie incarnazioni i membri di COSA NOSTRA hanno suonato sempre mascherati. Dopo aver registrato nel 2002 Nichilistaggio dei Nabat per una compilation edita da Rumble Fish, fatta eccezione per un concerto nel 2012 insieme a Nabat e Colonna infame, COSA NOSTRA è finita nel dimenticatoio Oggi, COSA NOSTRA, celebra i Nabat, il più grande gruppo bolognese, con un disco composto da 8 pezzi a loro dedicati. Poi forse calerà di nuovo il silenzio all'inizio degli anni 2000 da membri di Summer League, Ivory Cage, Sumo, Ageing e The Guilt show, COSA NOSTRA dall'inizio ha avuto una missione: suonare brani di gruppi hardcore e punk anni 80 come Crash box, Wretched, Rappresaglia, Raw Power, Nerorgasmo, Negazione, Nabat, Blue Vomit, Ghetto 84, Contrazione e Indigesti. Nelle sue varie incarnazioni i membri di COSA NOSTRA hanno suonato sempre mascherati. Dopo aver registrato nel 2002 Nichilistaggio dei Nabat per una compilation edita da Rumble Fish, fatta eccezione per un concerto nel 2012 insieme a Nabat e Colonna infame, COSA NOSTRA è finita nel dimenticatoio Oggi, COSA NOSTRA, celebra i Nabat, il più grande gruppo bolognese, con un disco composto da 8 pezzi a loro dedicati. Poi forse calerà di nuovo il silenzio all'inizio degli anni 2000 da membri di Summer League, Ivory Cage, Sumo, Ageing e The Guilt show, COSA NOSTRA dall'inizio ha avuto una missione: suonare brani di gruppi hardcore e punk anni 80 come Crash box, Wretched, Rappresaglia, Raw Power, Nerorgasmo, Negazione, Nabat, Blue Vomit, Ghetto 84, Contrazione e Indigesti. Nelle sue varie incarnazioni i membri di COSA NOSTRA hanno suonato sempre mascherati. Dopo aver registrato nel 2002 Nichilistaggio dei Nabat per una compilation edita da Rumble Fish, fatta eccezione per un concerto nel 2012 insieme a Nabat e Colonna infame, COSA NOSTRA è finita nel dimenticatoio Oggi, COSA NOSTRA, celebra i Nabat, il più grande gruppo bolognese, con un disco composto da 8 pezzi a loro dedicati. Poi forse calerà di nuovo il silenzio