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RECENSIONE FUGAZI “13 SONGS” (LP, 1989, DISCHORD RECORDS, 5/5)

Se ha senso usare l’aggettivo “fondamentale” nella recensione di un disco, allora “13 Songs” dei Fugazi è uno di quei casi in cui l’aggettivo è speso benissimo.

Io amo i Fugazi dalla prima volta che li vidi al Macchia Nera, durante il loro primo tour europeo, prima ancora che esistesse un loro disco ufficiale (l’EP omonimo, incluso in questa raccolta, uscì proprio in quell’occasione). Andai a vederli perché c’erano Ian e Jeff dei Minor Threat e Guy e Brendan dei Rites of Spring. Ma quando li ascoltai mi trovai davanti a qualcosa di completamente diverso: un suono che non aveva nulla a che vedere con le band hardcore di Washington DC, ma che era nuovo, potente, killer. Non solo una lezione, ma l’apertura di una vera e propria università del suono nuovo.

“13 Songs” raccoglie i due EP iniziali (Fugazi e Margin Walker) e rimane, a distanza di decenni, un debutto assoluto e imprescindibile: voci intrecciate, chitarre affilate, una sezione ritmica solidissima e un approccio che ha ridefinito i confini del post-hardcore. Un disco che ha fatto scuola, ispirando intere generazioni, e che resta un manifesto dell’etica DIY, della coerenza artistica e della possibilità di fare musica indipendente senza compromessi.

E poi ci sono le canzoni. Ogni pezzo ha una sua personalità e contribuisce a comporre un mosaico sonoro unico:

Fugazi (EP, 1988)

  1. Waiting Room – Un intro storico: basso in levare, groove inarrestabile, esplosione controllata. Manifesto di una nuova era.
  2. Bulldog Front – Diretto e serrato, un attacco frontale che mostra il lato più militante della band.
  3. Bad Mouth – Rabbia pura, ma con una struttura che già esce dagli schemi hardcore.
  4. Burning – Atmosfera quasi ossessiva, ritmo ipnotico che cresce fino a esplodere.
  5. Give Me the Cure – Voce e chitarra in dialogo, alternanza di calma e tempesta.
  6. Suggestion – Un testo potente contro sessismo e molestie, ancora oggi attualissimo.
  7. Glue Man – Cupo, allungato, quasi sludge: una chiusura lenta e corrosiva, piena di tensione.

Margin Walker (EP, 1989)

  1. Margin Walker – Urgente e diretto, due minuti e mezzo di energia compressa.
  2. And the Same – Visionaria e sperimentale, con cambi di tempo che disorientano e affascinano.
  3. Burning Too – Linee melodiche intrecciate, uno dei brani più accessibili senza perdere intensità.
  4. Provisional – Teso, nervoso, con chitarre affilate come rasoi.
  5. Lockdown – Sezione ritmica granitica e groove claustrofobico.
  6. Promises – Lunga, ipnotica, dolente: una sorta di manifesto lirico e sonoro della band.

“13 Songs” non racconta solo un’epoca: suona ancora urgente, necessario e, appunto, fondamentale. Un disco che dimostra come la musica possa essere innovativa, politicamente consapevole e indipendente senza compromessi.


(Riki Signorini)

RECENSIONE MINOR THREAT “OUT OF STEP OUTTAKES” (EP, 2023, DISCHORD RECORDS, 5/5)

A distanza di 40 anni tornano i Minor Threat con tre outtakes della sessione di registrazione di “Out of Step”, il loro dodici pollici che senza ombra di dubbio è uno dei dischi più belli e fondamentali della musica che io adoro, l’hardcore.

Si tratta di tre pezzi che furono registrati negli Inner Ear Studios di Don Zientara e mai usati, ritrovati quasi per caso e rimixati da Don e Ian per festeggiare il quarantennale del disco.

Per la precisione, sono versioni inedite di "In My Eyes" e "Filler", che registrarono per sentire come avrebbero suonato con due chitarre, ed un pezzo, "Addams Family", che finì per essere utilizzato come coda di "Cashing In".

Ascoltandoli, mi vengono in mente solo tre cose:

1)  Quanto cazzo erano grandi i Minor Threat!!!!

2)  Se anche li avessero pubblicati in questa forma, e non in quella che conosciamo, ‘sti brani avrebbero spaccato alla grandissima!!!

3)  Ma quanto erano professionali alla Dischord per registrare così bene nello stesso periodo in cui nel resto del mondo gran parte dei dischi HC sembravano registrati nei cessi della metropolitana?

A seguire, cosa scrivono Ian e c. dell’EP sul loro Bandcamp: 

Nel gennaio 1983, i Minor Threat entrarono per la prima volta negli Inner Ear Studio nella formazione a cinque elementi (Brian Baker è passato dal basso alla seconda chitarra e Steve Hansgen suona il basso).

Avevano sei nuove canzoni per quello che divenne l'EP “Out of Step 12".

La band decise anche di riregistrare la canzone "Out of Step" con un po’ di testo in più per cercare di chiarire il contenuto, così come "Cashing In", una canzone ironica sulla scena punk di Washington che avevano suonato dal vivo solo una volta.

Dopo molte discussioni, "Cashing In" fu aggiunta come traccia nascosta nella versione originale del vinile, anche se non riportata sulla copertina o sull'etichetta.

C'era ancora del nastro vuoto sulla bobina, così decisero di registrare uno strumentale con il titolo provvisorio "Addams Family" e poi registrarono nuove versioni di "In My Eyes" e "Filler" per sentire come suonavano con due chitarre. "Addams Family" finì per essere utilizzata come coda di "Cashing In", ma le altre due canzoni non furono mai mixate e vennero in gran parte dimenticate per oltre 35 anni, fino a quando i nastri multitraccia furono portati in studio per essere digitalizzati nel 2021.

Sorpresi dalla scoperta, Ian e Don Zientara hanno mixato le due canzoni insieme alla take completa di "Addams Family". Questi outtakes vengono ora pubblicati su un 7" in occasione del 40° anniversario dell'uscita di Out of Step.


(Riki Signorini)

 

I brani

 

1.   In My Eyes (Out Of Step Outtake)

2.   Filler (Out Of Step Outtake)

3.   Addams family (Out Of Step Outtake)

 

I contatti

https://www.facebook.com/dischordrecords/

https://minorthreat.bandcamp.com/album/out-of-step-outtakes

RECENSIONE ANTI-FLAG “LIES THEY TELL OUR CHILDREN” (CD, 2023, SPINEFARM RECORDS, 3/5)

 

È passato molto tempo dall'ultima volta che ho ascoltato gli Anti-Flag, una band dalla produzione sterminata sulla strada da oltre trent’anni.

Se non sbaglio questo è il loro tredicesimo album, inframezzato da una serie infinita di compilation, EP e via discorrendo.

Li ho lasciati liricamente agguerriti e musicalmente incazzati, li ritrovo sempre agguerriti nei testi ma musicalmente addolciti, con una produzione anche troppo mainstream per i miei gusti.

La band definisce il disco un concept album, e come sempre i testi sono molto politici ed affrontano temi come capitalismo, disinformazione e guerra, con la consueta massiccia dose di linee melodiche su base punk rock veloce.

Stavolta i quattro di Pittsburgh si fanno accompagnare in studio da un sacco di musicisti eccellenti, come Brian Baker, chitarrista di Minor Threat e Bad Religion e Tim McIlrath dei Rise Against.

A me piace molto “The Fight of Our Lives”, con linee melodiche straordinarie, e “Victory Or Death (We Gave ‘Em Hell)”. Per il resto bene, ma non benissimo.


(Riki Signorini)

I brani

1. Sold Everything

2. Modern Meta Medicine (feat. Jesse Leach)

3. Laugh. Cry. Smile. Die. (feat. Shane Told)

4. The Fight Of Our Lives (feat. Tim Mcilrath e Brian Baker)

5. Imperialism (feat. Ashrita Kumar)

6. Victory Or Death (We Gave ‘Em Hell)” (feat. Campino)

7. The Hazardous

8. Shallow Graves (feat. Tré Burt)

9. Work & Struggle

10. Nvrevr (feat. Stacey Dee)

11. Only In My Head

I contatti

ANTI-FLAG

DAI MIEI POLVEROSI ARCHIVI: INTERVISTA AI RAW POWER DEL 2002

È di questi giorni l’uscita del nuovo disco dei Raw Power, “Inferno”.
Ed allora colgo l’occasione di rispolverare una intervista fatta 15 anni fa esatti a Mauro, che al tempo celebrava già venti anni di vita della sua band.
Ecco l’intervista che fu pubblicata su Flash:
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Parlare dei Raw Power, un pezzo di storia dell’hardcore Italiano e non solo, non è facile. Dopo venti anni sulla strada, migliaia di concerti in Europa e negli Stati Uniti, dopo che hanno condiviso le scene con praticamente ogni gruppo di rilievo nel mondo punk-metal, dopo avere avuto una volta per gruppo di supporto una band allora sconosciuta che si  chiamava Guns and Roses, dopo una valanga di dischi realizzati e venduti in ogni angolo del globo, dopo che negli USA è nata una band dedicata a fare covers dei Raw Power, un po’ come di solito succede  per gente tipo Beatles e U2, beh, dopo tutto questo, non è davvero facile parlare della band emiliana.
Soprattutto per chi i Raw Power li conosce da sempre, o meglio conosce Giuseppe dai tempi del primo demo e del mitico concerto Last White Christmas di Pisa datato fine 1982 o giù di lì. E la cosa è ancora più difficile oggi che Giuseppe non c’è più, stroncato da un infarto il 6 Ottobre 2002 mentre, alla soglia dei quarant’anni, si divertiva come sempre a giocare a calcio.
Oggi dei Raw Power originali è rimasto solo l’altro Codeluppi, il fratello Mauro, protagonista di questa intervista. E adesso bando alle ciance e via alle domande:

1.            Mauro, puoi tracciare una breve storia dei RP?
Siamo in giro dall’81, fino a qualche mese fa eravamo rimasti in due della formazione originale, mio fratello Giuseppe ed io. Ora sono io l’unico rimasto… Abbiamo all’attivo circa 14 album senza contare innumerevoli compilation, bootlegs, collaborazioni varie. Sin dall’inizio la formazione è sempre stata di 5 elementi, quella classica con basso, batteria, due chitarre e una voce. E sempre sin dall’inizio il problema principale del gruppo è stato quello di mantenere una formazione stabile per un periodo abbastanza lungo, questo per vari motivi, il principale penso sia dovuto al fattore soldi (l’inesistenza appunto di soldi), poi chiaramente al fatto che le persone cambiano, vogliono cose diverse da quelle che il resto del gruppo vuole perciò decidono di cambiare e chiaramente a volte è capitato di avere anche litigato, ma molto raramente.

2.            Pensi che Giuseppe apprezzerebbe la vostra scelta di portare avanti i Raw Power senza di lui?
Spero proprio di si, quando Giuseppe è morto la mia prima reazione è stata quella di
piantare tutto e non avere più niente a che fare con la musica. Pensavo che i Raw Power senza di lui non avessero senso di esistere. Poi una sera dopo circa dieci giorni dalla sua scomparsa sono stato ad un concerto e lì ho capito che non sarei riuscito a stare lontano dal palco, non adesso, non ancora. Penso che fino a quando Giuseppe era nella band, lui era la band, era quello che aveva i contatti, che decideva un po’ tutto per noi, e a me stava troppo bene così. Fino ad allora io ero sempre stato quello che se ne sbatteva all’interno dei Raw Power; nel momento invece che lui è mancato mi sono messo a fare tutto quello che prima, quando Giuseppe era vivo, rifiutavo di fare dicendo che non mi interessava. Ora, però, sono io che tengo i contatti, che organizzo le date, e faccio tutto quello che lui aveva sempre fatto sin dall’81. Ultimamente abbiamo suonato parecchio, in Italia con una decina di date (anche da spalla a Dead Kennedys e Anthrax). Siamo appena stati in Spagna, in Francia, pare che avremo ancora una quindicina di date da qui a fine maggio, e ti dirò che ovunque siamo stati siamo piaciuti, la gente ha sempre risposto positivamente ai concerti. E’ chiaro che non è più come prima, purtroppo non lo sarà mai più, ma quello che stiamo cercando di fare è di impegnarci sempre di più per cercare se non altro quello che è sempre stato un certo standard all’interno dei Raw Power, e cioè di andare sul palco non importa se piccolo o grande, con poca gente o tantissima, ma sempre intenzionati a spaccare il culo e divertire il più possibile. Fino a quando riusciremo a coinvolgere il pubblico e divertirci si va avanti, e spero tanto che sia con la benedizione di mio fratello.

3.            Hai vissuto 20 anni di questa storia; un giudizio sull'evoluzione della scena punk hardcore in Italia e fuori dai nostri confini
Penso che in generale sia in Italia che all’estero ci sia un ritorno a quello che erano stati i “bei” tempi dell’hardcore (ti parlo dalla metà degli anni 80 all’inizio dei 90). Dal 92/93 in generale penso che la situazione fosse diventata pessima;  la gente non andava ai concerti o se ci andava non partecipava, rimaneva lì immobile sembrava non ascoltasse nemmeno quello che stavi facendo, poi appena finito il concerto si dileguava senza dire niente. Negli ultimi anni penso che invece la situazione sia migliorata parecchio; i ragazzi partecipano, si fanno coinvolgere,si è tornati dopo il concerto a venire circondati da gante che ti vuole conoscere, vuole sapere, fa domande, insomma un po’ lo spirito che c’era quando abbiamo iniziato. Perciò, riassumendo, al momento sono molto felice che i Raw Power facciano ancora parte nel loro piccolissimo della scena Hardcore.

4.            Parlaci della serata al Maffia del 27 Dicembre scorso, la data che sarebbe stata quella del compleanno di Giuseppe. Si narrano cose grandiose....
Penso il che il 27 sia stata una serata magica, tutto è funzionato alla perfezione, non trattandosi di un normale concerto temevamo che prima di tutto la gente non venisse (fortunatamente ci siamo sbagliati dato che il Maffia era pieno zeppo), temevamo di avere grossi problemi sul palco visto il numero di “musicisti” interessati, (5 batteristi, 4 bassisti, 4 chitarristi ed io), con cambi di line up ogni 4/5 pezzi e così via. E invece tutto è funzionato alla perfezione, sul palco non ci sono stati problemi, tutto è andato liscio (grazie anche all’aiuto di Daniele, stage manager della serata, e dei due fonici, Andrea in sala e Matteo sul palco). Come dicevo il locale era pieno e penso che tutti quelli che erano lì sapessero che non era una serata qualsiasi, che non era solo un concerto dei Raw Power, che eravamo tutti lì per ricordare Giuseppe, per dirci che nonostante tutto lui non verrà mai dimenticato. Ripeto, una serata magica e indimenticabile per noi ma penso per tutti i presenti.

5.            Come ci si sente a fare parte di una band che nel 1999 Flipside ha definito come "una delle ultime leggende Hardcore ancora in circolazione"?
Lusingati, contenti, e ancora più contenti per il fatto di essere ancora in circolazione dopo tutti questi anni. E il bello è che sembra che la cosa sia destinata ad andare avanti, stiamo ricevendo più offerte per suonare in Italia e all’estero che mai (per assurdo, la settimana scorsa mi sono stati offerti 30 giorni con 25 concerti tra Canada e Stati Uniti pagati il doppio di quello che abbiamo sempre preso, con pullman e backline tutto a carico dell’organizzatore, una cosa mai successa prima d’ora, cose da fantascienza!) perciò se veramente Giuseppe ha costruito una leggenda, ben venga e speriamo di continuare ancora per molto.

6.            Un tempo al virus vi staccarono la spina per una cover dei Van Halen, oggi i
gruppi punk sono in Heavy Rotation su MTV. Che ne pensi?
Penso che i tempi siano cambiati e da questo lato siano cambiate in meglio. Ho sempre pensato che ognuno debba potere essere libero di esprimersi e nel nostro caso di poter suonare quello che vuole. Se a qualcuno non piace ha sempre la possibilità di andarsene, nessuno è costretto ad ascoltare una band che non gli piace; ai tempi del Virus certe cose venivano prese troppo seriamente, dopo tutto noi eravamo lì per suonare, per fare divertire e per divertirci, cercare a tutti i costi di trovare una scusa per rompere le palle è stupido. La stessa cosa che sta succedendo ora con i nuovi gruppi punk, non stanno facendo altro che riprendere quello che di buono è stato fatto quando magari loro non erano nemmeno nati e riproporlo un po’ aggiornato e la cosa nella maggior parte dei casi funziona. Io non posso fare altro che fargli i complimenti e augurargli di continuare e la gente poi deciderà se un gruppo vale più di un altro o se vale la pena andarli a vedere o comprare i loro cd, ognuno ha la possibilità di scegliere quello che vuole o non vuole fare.

7.            Quale è un gruppo non Italiano che ricordi con affetto?
Sicuramente i Breakouts di San Francisco e i Dehumanisers di Seattle, due gruppi che hanno diviso con noi le prime uscite americane, con i quali siamo stati on the road per mesi (allora eravamo fortunati e avevamo la possibilità di rimanere via due, tre mesi alla volta).

8.            E in Italia?
per quanto riguarda un gruppo italiano non so sinceramente darti un nome, ne ho conosciuti tanti, ma probabilmente non così bene come gruppi con cui sei stato su un furgone per 5/6 settimane di fila. perciò non riesci mai a conoscere bene, perciò li ricordo tutti con affetto perché insieme ci siamo divertiti tanto ed abbiamo suonato assieme ma non me la sento di darti un nome in particolare.

9.            Dimmi allora un gruppo Italiano ed uno straniero che ricordi con odio
Gruppi che odio? Nessuno, né straniero, né tanto meno italiano. Ci sono gruppi che non mi piacciono, persone che non mi piacciono, che mi stanno antipatiche e/o non sopporto, ma da lì ad odiarle ce ne passa.

10.         Escludendo i presenti, quale è la migliore punk band Italiana di sempre?
Forse i CCM….

11.         Il più bel ricordo nella storia dei Raw Power?
Sicuramente uno dei più belli quando abbiamo suonato alla Wrestling Arena di Los Angeles davanti a migliaia di persone, in occasione del primo festival punk/hard core internazionale organizzato da Gary Tovar per la Goldenvoice, con Dead Kennedy’s, BGK, Solucion Mortal e altri gruppi americani. Altri momenti indimenticabili sono stati tutti quelli quando abbiamo
incontrato gruppi hardcore che erano sempre stati per noi il massimo, ti parlo di gente come Circe Jerks, Suicidal Tendencies, Adolescents, Angry Samoans, Fang, Minor Threat e tantissimi altri.

12.         E il ricordo peggiore?
Uno dei peggiori sicuramente quando alla seconda data del tour di 3 anni fa ci incontrammo con il gruppo che viaggiava con noi a New Brumswick per sentirci dire che il loro furgone era stato aperto e tutte le due Gibson di mio fratello erano state rubate.. Chiaramente dopo la prima mezzora di incazzatura notevole tutto finì con una sbornia gigantesca, però ancora oggi auguro al bastardo che ci fece questo bel regalo di fare una brutta fine.


BOX MAURO RECENSISCE I RAW POWER
Infine due parole per ognuno dei vostri dischi (sperando di non avere tralasciato niente):

·         1983 "You Are The Victim" (Meccano) il primo disco, indimenticabile…
·         1984 "Screams From The Gutter" (Toxic Shock): per noi fondamentale, il disco che ci ha fatto conoscere e ha dato la possibilità a tanti ragazzi di sapere che non esistevano solo gruppi hardcore americani
·         1986 "Wop Hour" (Toxic Shock): un gran bel Ep
·         1986 "After Your Brain" (Toxic Shock): bella copertina, ma l’errore fu di non ri-fare “Screams” di nuovo. Ciò non toglie che alcuni dei pezzi di questo album siano tra i mie preferiti
·         1989 "Mine To Kill" (Southern Studios): stesso discorso di prima. Alcuni dei pezzi sono bellissimi (“Mine To Kill” è decisamente uno dei 5 pezzi nostri che preferisco), altri sono un po’ anonimi, un po’ di metal qua e là, tutto sommato un bel disco….
·         1991 "Live Danger" (T.V.O.R.): il primo live non si scorda mai, serata da paura, per noi e per i presenti…
·         1993 "Too Tought To Burn" (Contempo): tre bei pezzi, il resto non male, certamente non il nostro album migliore, ma come tutti gli altri lo rifarei…
·         1995 "Fight" (Godhead): buona produzione, per un album più curato di altri. Il pezzo che da il titolo al disco, “Fight”, penso sia uno dei nostri pezzi migliori
·         1996 "Burning The Factory" (Grand Theft Audio): questo è un gran bel CD e Brian della GTA è una gran brava persona, un signore. In questo giro di piccole etichette, indipendenti o come si vuole chiamarle, ci vorrebbero più persone come lui
·         1996 "Live From The Gutter @ Maffia" (Godhead): penso che sia superiore a “Live Ranger” come produzione, con suoni diversi ed una formazione diversa. Un gran bel CD live…
·         1998 "Reptile House" (Toxic Ranch): penso sia nell’insieme uno dei nostri dischi più belli, la copertina è una delle mie preferite.
·         1999 "Trust Me" (Hello): uno dei nostri momenti più belli. Line up, tour americano, bei pezzi….

·         2002 "…Still Screaming (After 20 Years)" (Riot): è l’ultimo lavoro di mio fratello,
perciò avrà sempre un posto speciale, e comunque è uno dei CD più belli, che richiama molto quello che erano i Raw Power prima maniera…. 

“NO MORE PAIN”, INTERVISTA AD ANTONIO CECCHI (5/5)

Alcuni giorni fa, il 2 Dicembre per l’esattezza, sono stato ospite di Heintz Zaccagnini e della sua trasmissione Friday Extreme Rock Adventures per intervistare, assieme a Stefano Ballini, il buon Antonio Cecchi, prima bassista e poi chitarrista dei CCM (Cheetah Chrome Motherfuckers), una delle bands più rappresentative della Golden Age dell’Hardcore Italiano.
L’occasione ci veniva fornita dall’uscita del libro “No More Pain”, di cui parla Heintz sul suo blog QUA, già arrivato alla prima ristampa.
Di quella bella serata potete trovare il podcast QUA.
Leggere un libro che parla della Golden Age della scena Hardcore Italiana, scritto da uno dei membri di una band seminale come i CCM, è stata per me una emozione duplice.
In primis, perché un racconto come questo non può non focalizzarsi anche sulla scena Pisana, di cui ho in qualche modo fatto parte anche se (per ragioni anagrafiche) a partire da qualche anno dopo (1981-1982, il che mi fa apprezzare moltissimo certi aneddoti sugli albori sella scena…). Ed in seconda battuta perché mi ha fatto conoscere da vicino molti retroscena della vita di un gruppo che ha vissuto tutto l'arco ascendente della parabola
dell'hardcore italiano. E non solo.
Per questo ho voluto approfondire un po’ e, complice un pomeriggio piovoso che gli ha impedito di uscire in bici, ho intervistato Antonio, l’unico, assieme a SYD, ad avere attraversato tutta la storia della band Pisana.


1. Ciao Antonio, partiamo subito con i complimenti. Il libro mi ha emozionato, perché mi ha fatto tornare in mente episodi visti da vicino, e conoscere episodi sconosciuti. Una delle pagine più belle racconta il tuo incontro con Syd (“lo si amava oppure lo si odiava profondamente”). Puoi parlarcene? 


Beh, realisticamente, si trattò di un incontro con una persona non solo importante per me, ma di indubbio ed indiscusso valore umano e culturale… senza quell’incontro tante cose non sarebbero mai accadute e la mia vita sarebbe adesso molto più grigiastra e piatta.
Sono veramente contento di averlo incontrato, ma devo dire che l’incontro con TUTTI i compagni – nessuno escluso - che hanno intrecciato le proprie strade con la mia, sono stati fenomenali.
Lo credo davvero!

1.  Tu amavi, ed ami, profondamente Zappa. Come si passa dalla musica di Frank all’HC più estremo, passando per il Banco e gli Upper Jaw Mask?

Si spiega male, vero? Ho anche avuto un’accesa discussione con uno dei Soloni dello zappismo, personaggio parecchio borioso e fuori di testa (una specie di Sgarbi… niente nomi, ovvio).
Non lo so come si spiega, ma so solo che OGNI volta che mi intervistavano e chiedevano quali fossero le “mie influenze musicali” (al tempo domanda MOLTO in voga!) rispondevo sempre “Zappa e Minutemen”.
Mi rendo conto che voi non li avvertite nella “mia musica”, ma per me era, è sempre stato, e sempre sarà così. Essere influenzati da qualcuno non significa NECESSARIAMENTE copiarne lo stile musicale o i vestiti: si può anche condividere tutta un’altra serie di cose. In inglese esiste un aggettivo che potrebbe aiutare a spiegare il concetto: “inspirational”. FZ & The Minutemen were very inspirational musicians to me!

2.  Nella storia di CCM ci sono due batteristi storici, ed uno che non ce la fece a passare la prima “audizione”. Ce ne parli?

Mi riallaccio a quanto detto prima: impensabile immaginare la prima versione di CCM senza Vipera… ragazzino prodigio ribelle, o la seconda senza Alex Fantinato, compagno ineludibile di momenti meravigliosi e drammatici nel secondo line-up.
Del “terzo” non dico nulla, salvo che fu il nostro bersaglio preferito per feroci prese di culo, per mesi e mesi.

3.  Dietro al vostro nome ci sono diversi aneddoti, dal fatto che vi abbia posto ufficialmente nella lista delle bands dai nomi più bizzarri al mondo... (controllate qua: http://www.brightlightsfilm.com/weirdbandnames/), allo spelling sbagliato sul primo EP, ai problemi in Canada, passando per l’incontro di Marc col titolare del nome Vuoi parlarcene un attimo?

Beh, inizialmente il nome fu inventato da due ragazzi (io e Syd) che sognavano di suonare assieme in una band, e fu, col senno di poi, una cosa abbastanza goliardica (parlo per me: in qualunque band avessi suonato, avrebbe dovuto contenere l’espressione “motherfucker”).
Quando giunse poi il momento di cambiarlo, visto che eravamo divenuti “una band seria” era ormai troppo tardi e tutti ci conoscevano già con quel nome.
È significativo invece notare come negli USA il nostro nome di creasse problemi, essendo giudicato “troppo esplicito” e solitamente “oscurato” nei flyers dei concerti… Negli ultimi tempi ci piaceva l’idea di sostituirlo con Chernobyl Crew Mutineers, ma non ci fu tempo materiale per farlo...


4.  Nel tuo libro dedichi molto spazio anche ai Teste Marce, l’altra band che ha avuto un ruolo importante nella tua vita. Tra CCM e Teste Marce, cosa sceglieresti potendo tornare indietro nel tempo? Ci sono possibilità di rivedere
in azione questi gruppi? E il Cecchi da solo?

Il Cecchi “da solo” è solo un povero coglione che non sa fare nulla… ha avuto la gran botta di culo di incontrare tutti gli altri, che gli hanno permesso di vivere avventure musicali ed umane non comuni. Eravamo varie sostanze che unite fra loro producevano dinamite.
Se tornassi indietro rifarei TUTTO momento per momento, con pari amore per tutte le bands e per chi mi fa fatto soffrire, perché il prodotto finale della miscelazione è sempre stato DI GRAN LUNGA superiore al dolore provato.

5.  C’è una foto messa in rete dal Fantinato di voi due che a me fa pensare ad un legame profondo tra voi. Tra Syd, Dome, Ale, Vipera, Sandro… a chi eri più
legato allora ed a chi oggi?

Vedi sopra! Ero legato ad ognuno di loro da un legame fortissimo, e la foto che menzioni ritrae un semplice momento scherzoso nel mezzo al turbine dei disastri europei. Alcuni di noi erano semplicemente più espansivi di altri: questo mi piaceva in Ale Fantinato più che in ogni altro, ma il legame “culturale” con Syd era entusiasmante...

6.  Cosa fanno oggi gli ex CCM?

Tra di noi, l’unico che ancora fa le stesse cose di allora è Dome, chitarrista affermato. Anche Sandro è rimasto nel settore delle produzioni musicali, così come Vipera che ancora suona con successo in varie band. Fantinato abita a Vancouver e si occupa di cani (suo antico amore); io perdo tempo e voce facendo il domatore di pre-adolescenti ribelli che non vogliono saperne di studiare la mia materia (un
karma non da poco… direi!)

7.  I CCM possono essere considerati uno dei gruppi seminali dell’HC europeo e probabilmente oltre, ma forse non sono mai stati pienamente compresi. A mia memoria non esiste una cover fatta da altri gruppi, mentre per altri è stato scherzosamente istituito il divieto di cover (penso a “Questi Anni” dei Kina” o a “Scenderemo nelle strade” dei Nabat, presenti in rete in mille versioni). Pensi che ci sia un perché?

Beh… forse tanto seminali non lo siamo non credi?? ahahaha
Scherzi a parte (ah.. perché stavi scherzando??) non è facile cantare come faceva Syd e forse i nostri brani non sono mai stati particolarmente “orecchiabili”… e comunque noi tutti – le bands di allora, intendo - venivamo da
un odio profondo verso cover e gruppi che scimmiottavano gli altri, quindi quanto dici te mi pare la logica conseguenza… ricordo perfettamente quando uscì Stepping Stone fatta dai Minor Threat e le facce allibite di tutti noi (per poi finire per amarla!!!)

8.  Un paragrafo del libro è dedicato a Milano, Bologna, Poviglio. Perché?
Perché sono tre città che sono state “pietre miLITARI” (come diceva Vipera) nell’HC italico, ognuna a modo suo e per motivi diversi. Tutte e tre inoltre, fanno parte della mia storia personale.
Perché sono state fondamentali per la crescita esponenziale dell’HC in Italia, e ancor di più per la mia. Sono rimasto legato profondamente ad ognuna delle tre per diverso tempo.

9.  Il miglior gruppo con il quale hai suonato, e quello con cui avresti voluto suonare

Mi è IMPOSSIBILE rispondere ad una domanda del genere! Non esiste UNA SOLA band, ma diverse con le quali ho avuto il PRIVILEGIO di poter condividere il palco.
La seconda parte invece è facile, quasi banale! Avrei voluto suonare con Minor Threat e Minutemen, non ho ALCUN dubbio!

10.        La cover del libro è "St. Francis preaching to the Appliances” (©Winston Smith 2014). Come sei riuscito ad avere questo piccolo capolavoro?

Io e Winston siamo amici dal lontano dicembre 1983, e ci siamo sentiti abbastanza regolarmente sin da allora. Gli dissi che avevo in mente di scrivere in libro e che per continuità iconografica avrei adorato mettere una sua opera sulla copertina. Lui mi mostrò diversi lavori ma St Francis mi folgorò all’istante, per mille motivi, non ultima
quella che tutti noi dipendiamo – ahimè – da macchine, e che quindi un San Francesco moderno non potrebbe che predicare a loro, vista la sudditanza degli umani nei loro confronti.
Winston Smith è un artista a 360 gradi, ed un’ottima persona che – forse non tutti lo sanno – parla anche un ottimo italiano, avendo vissuto a Firenze per un certo periodo.
Le sue mail contengono sempre una bella serie di parolacce (vedi I ringraziamenti nel libro…)

11.        Tu sei un prof di Inglese, che si occupava di fare traduzioni per importati case editrici. Quando pensi di metterti a lavorare sulla versione inglese del libro?

… non appena trovo qualche folle che abbia intenzione di distribuirlo e pubblicizzarlo come si deve… Negli States non puoi improvvisare: se una cosa non è promossa a dovere, tanto vale non farla nemmeno. In realtà non escludo di iniziare autonomamente a farlo, magari appena sarò in ferie!


12.        Il vostro Tour USA per noi che eravamo in Italia rappresentò una “vittoria” di cui andavamo fieri. Dal libro si ha un’altra percezione, che unisce la gioia di esserci (episodio SF: Biafra, ad esempio, presente anche lui a nostra insaputa, subito dopo il gig mi dirà che era dai tempi dei Germs che non vedeva niente del genere, live! La sola parola Germs ci riempie di orgoglio e carica, figurarsi come accettiamo tale paragone) ad un senso di sconfitta. È così?

Ti ringrazio per la definizione, e per aver mai provato una cosa simile nei nostri confronti. D’altronde – come possiamo spiegarlo a chi non c’era? - al tempo vuoi per il GDHC, per le fanzine e per il tempo che trascorrevamo costantemente assieme, eravamo UNITI in modo incredibile. Ed ognuna delle “vittorie” di ognuno di noi, apparteneva a tutti gli altri. Chi non c’era non può immaginare l’assoluta mancanza di invidia fra noi bands toscane (ma anche italiane, potrei dire con certezza) oppure la gioia reale nel vedere amici che pubblicavano musica meravigliosa e poi la portavano in giro sui palchi, davanti ad altri amici. Lo so, sembro un idealista, ma c’eri anche tu: le cose andavano così o no? (verissimo, ndRiki).
“L’amaro” del tour è quello della Vita, che prende le cose che hai mitizzato e te le fa stramazzare sulla terra. Ma la Gioia batté comunque il Dolore 90 a 0.

13.        Le esperienze peggiori le avete vissute in UK o altrove?
Suonare in Inghilterra – e NON in Galles, sottolineo – mise in luce un
atteggiamento verso le bands che davvero non fece onore a suoi abitanti, visto quali capolavori tale nazione ha sempre partorito, qualunque fosse il genere musicale. Nel mio libro ho accennato a come, in quel momento, gran parte della gente andasse ai gig con il solo scopo di cercare rissa, spaccare tutto ed ubriacarsi (non necessariamente in questo ordine). Siamo fortunati perché in Italia successe invece l’inverso. Quando uscii dalla band, a Pisa c’era il Macchia Nera ed iniziava l’era dei concerti “allargati” a molta più gente “regolare”, che veniva con spirito positivo. Gli idioti non sono MAI mancati ovunque siamo stati, così come i problemi: ma l’Inghilterra fu davvero letale, quantomeno per me...

14.        Ad un certo punto Giuseppe Codeluppi, l’indimenticato ed indimenticabile
chitarrista dei Raw Power, purtroppo scomparso, ti propose di seguire la sua band per il loro secondo tour negli USA. Era il 1985, e tu non te la sentisti, proponendo come bassista il Paolucci, che suonava con te nelle Teste Marce e, dopo aver seguito la band di Poviglio in quel tour, suonò con loro dal 1986 al 1999, avendo la soddisfazione di accompagnarli in più di un tour negli USA, nonché in Europa. Hai mai avuto rimpianti per non avere seguito Paco Codeluppi e i Raw Power in USA?

Mai! Neppure per un attimo. Il mio posto era con CCM così come quello di Ale Paolucci – a quel tempo – era con Raw Power.  Niente è stato casuale nella mia “emivita musicale”. Credo fermamente nel karma e ringrazio di aver avuto l’illuminazione giusta nel momento giusto.

15.        Nel libro oltre che dei gruppi storici, che più ti aspetti (Kina, Negazione, Raw Power, Indigesti) parli molto bene anche dei Wardogs. Non tutti però li conoscono. Perché questa dedica particolare?

Perché io ho una teoria ben precisa a riguardo: e cioè che MENO una band sa
suonare, se essa è rivoluzionaria e formata da RAGAZZI che ci credono fermamente, TANTO più essa non può che essere grandissima!
Ti cito il caso più eclatante ed acclarato, ma potrei farne decine: gli Stooges NON SAPEVANO suonare un cazzo eppure Funhouse vale quanto Freak Out! di Zappa che è invece un capolavoro di maestria, genio e tecnica… Nei Wardogs non esisteva un singolo “vero musicista”, eppure erano travolgenti. Quindi, in sostanza, erano la riprova concreta che NON OCCORRE essere Steve Howe per poter calcare un palco. C’erano anche i primi SenzaSterzo, il cui Jack ancora una volta dava ragione alla mia teoria...

16.        Nel libro mi ha colpito il fatto della foto scattata a Venlo, esposta in un museo contemporaneo di NYC. Titolo dell’opera “Hardcore Boy in Yellow”. Come è andata?

Beh, è andata come racconto nel libro :D. Mi sono ritrovato come soggetto in una mostra d’Arte Moderna! Oramai ero divenuto NON un’icona (con valore positivo), ma piuttosto un PAGLIACCIO da esibire come archetipo del rintronato “hardcore boy” (però andavo per la trentina…. altro che Boy!!)

17.        Nel tuo libro parli di personaggi storici del GDHC, Tetano, Pazzia, Ettore…  e non GDHC, ……. che fine hanno fatto
Nel mio libro ho scelto di non parlare di persone che magari non hanno alcuna intenzione di apparirvi, quindi qui rispetto la loro privacy. Mi sono dilungato solo su Ettorino perché, tristemente, non è più tra noi, e non mi pareva giusto ignorare un amico con cui ho passato momenti incredibili (nel libro cito solo alcuni episodi). Ettore scoppiava di voglia di vita, ma era ossessionato dal dover essere nichilista per risolverne i dilemmi nel modo più veloce (e più indolore per lui… ma NON per noi)

18.        20 Giugno 1987: Casalone, Bologna. La fine…. Due parole per chiudere?

Beh… il Casalone, l’ultimo incredibile nostro brano suonato, inedito fino a
Febbraio 2017… il silenzio alla fine dello stesso… tutto mi è apparso come la fine di un Macrociclo, di una collaborazione fra anime – fino ad allora – gemelle.
Sono fiero di aver fatto parte di CCM per dieci anni. La mia anima gli appartiene ancora e niente potrà mai e poi mai strapparmene il ricordo meraviglioso. Sono anni che mi hanno formato umanamente, dandomi l’entusiasmo per condurre le mie vite seguenti.
Spero che chi leggerà il libro capisca fino in fondo quanto, alla fine, io abbia cercato di dire.
Grazie comunque a chi vi si avvicinerà, pur - magari – disprezzandolo.

Beh, che cosa aggiungere? Il libro, bello ed interessantissimo, è edito da AreaPirata, ed è disponibile per l'acquisto presso www.areapirata.com
Io vi consiglio caldamente di acquistare una copia. Leggere per credere.
E ringrazio Marco Tito Fortunati per le foto scattate durante la presentazione del libro al Gap record Store di Pisa.

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