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Intervista a Giangiacomo De Stefano ed Andrea “Ics” Ferraris sull'hardcore anni 90 e sul loro libro “Disconnection”


Alcuni di voi ricorderanno che qualche mese fa Stefano Ballini ha dedicato una puntata (che potete rivedere QUA) alla presentazione del libro “Disconnection” di Giangiacomo De Stefano ed Andrea “Ics” Ferraris. Alla serata oltre agli intervistatori partecipammo anche io, Antonio Cecchi (CCM) e Rino Valente.

Il risultato fu una chiacchierata lunga ed interessantissima, che mi lasciò però con alcune domande ancora da porre agli autori del libro che, come sapete, parla dell’hardcore italiano anni ’90, partendo da qualche anno prima.

Per questo ho voluto approfondire con Andrea e Giangiacomo le domande che mi erano rimaste in sospeso.

Devo ringraziare i due autori per le loro risposte, e mi scuso con loro per i tempi biblici da me impiegati per completare l’intervista. Per restare in tema, io sono andato avanti con tempi da anni 80, quando si faceva tutto per lettera, mentre loro sono stati velocissimi, quasi millennials....

Ecco qua le domande:

  1. Quanto è stato complicato scrivere un libro a due teste e quattro mani?

GIANGIACOMO - Io Andrea ci conosciamo da moltissimo tempo. Per un periodo

Giangiacomo

abbiamo anche suonato assieme e quindi c’è una sintonia che ci permette di essere estremamente sinceri nei rapporti e di dotarci di una disciplina comune.

ANDREA- ..poi aggiungi che pur essendo due personalità parecchio diverse, siamo piuttosto complementari, il nostro focus nel contestualizzare in modo corretto il periodo storico e le persone che ne hanno lo hanno attraversato ha senz'altro aiutato nell'amalgamarci.

  1. Per chi e perché lo avete scritto?  

GIANGIACOMO - Per un lettore interessato alle sottoculture e alla musica in generale. Il libro specialmente nella parte iniziale, cerca di contestualizzare cosa è l’hardcore e cosa c’è stato prima di quello che abbiamo raccontato noi. A noi poi interessavano le dinamiche e l’evoluzione tra le varie situazioni. Che fossero etichette, gruppi, o semplici frequentatori della scena hardcore.

ANDREA - ...anche per lasciare una foto collettiva ed una sorta di tributo ad alcune persone che secondo noi meritavano di essere ricordate.

  1. Il libro è bello perché unisce alle vostre analisi, molto interessanti, anche interviste e punti di vista di band del periodo. Hanno partecipato tutti volentieri o qualcuno ha preferito defilarsi?

GIANGIACOMO- Tendenzialmente abbiamo ricevuto grande disponibilità. C’è stata qualche defezione. Alcune poco prima che andasse in stampa il libro, altre perché qualcuno non ha voluto farne parte appena lo abbiamo contattato. Devo dire che queste poche defezioni tradiscono ragioni a mio parere abbastanza sterili e che non mi interessa affrontare ora che il libro è fuori da mesi. Anche nella mia professione, che non è quella di scrittore, dico sempre che se non racconterai tu la tua storia, probabilmente lo faranno altri in modo peggiore. Evidentemente chi non ha voluto concederci l’intervista, la pensa diversamente.

  1. Ci sono stati protagonisti del libro o di quel periodo che non hanno apprezzato quello che avete scritto?

Andrea
GIANGIACOMO- Tra chi ne ha fatto parte in modo attivo direi che per la stragrande maggioranza dei casi c’è stato un riconoscimento totale. Qualche critica ovviamente è arrivata. Aldilà di quelle espresse da persone rancorose che non avevano nulla di sensato da dire, se non scrivere post deliranti che non meritano nessuna replica, c’è stata l’inutile polemica su Milano e su come è stato raccontato l’hardcore milanese di quel periodo. Anche quella l’ho trovata non meritevole di replica. Noi abbiamo riportato l’incontrovertibile realtà. Non sono stati espressi giudizi di valore, ma anche in questo caso abbiamo analizzato le dinamiche e l’interazione tra tutte le varie situazioni prese in esame.

ANDREA - ...per completare quanto detto da Giangiacomo, ti dico che oltre alla supervisione indispensabile di Max della Tsunami e di Andrea Valentini, ci siamo anche confrontati con alcuni di quelli che sono intervistati sul libro, due nomi su tutti Diego Cestino e Giulio Repetto.

  1. Senza temere conflitti di interesse, nel senso che potete citare anche quelli nei quali avete militato in prima persona, quali gruppi degli anni 90 considerate assolutamente da raccomandare ad un neofita?

GIANGIACOMO - Per quel che mi riguarda i gruppi che a mio parere vale la pena

Colonna Infame Skinhead

ricordare sono: Growing Concern, Concrete, Equality, By all means, Eversor, Burning Defeat, Comrades, Frammenti, Reprisal, Colonna Infame e Think Twice. Chiaro che si tratta di una lista dei più significativi, e che per essere completi dovrei citarne almeno un’altra dozzina.

ANDREA - beh di certo non ti parlo di quelli con cui ho suonato perchè sarebbe patetico, a quelli menzionati aggiungerei Headsman, gli ultimi Nuvola Blu, With Love (soprattutto dal vivo), Tempo Zero, Notorius e i Mudhead

  1. Giangiacomo, tu oltre che scrivere libri e suonare, oggi nei Cosa Nostra, realizzi e produci dei gran bei documentari. Quale di queste attività ti appaga di più?

Fichissimi
GIANGIACOMO - Nei Cosa Nostra non suono più già da qualche anno per raggiunti limiti di età e poi perché penso che quel progetto, per quel che mi riguarda, ha già dato tutto quello che doveva dare. E’ una regola che mi sono imposto da sempre. Quando un gruppo ha prodotto qualche disco, va sciolto e si passa avanti. 

Il mio lavoro è un’altra cosa. Ho la fortuna di fare ciò che mi piace e questo è qualcosa è impagabile. E’ un lavoro durissimo che presuppone uno sforzo costante e che fortunatamente mi vede impegnato in progetti sempre più importanti. Ogni giorno ringrazio la vita per quello che ho ottenuto in termini professionali e di relazioni affettive.

  1. Anche se il libro parla dei 90, per uno come me, con qualche anno in più sulle spalle, è inevitabile pensare anche al decennio precedente, e fare paragoni. Quali gruppi Italiani del periodo che vi ha preceduto conoscete, quale stimate e con quale avreste voluto suonare insieme?

GIANGIACOMO - Anche in questo caso è difficile fare una classifica. Raw Power, 

CCM

Indigesti, Wretched, Negazione, Crash Box, Nerorgasmo e poi Nabat, Bloody Riot, ma anche Franti e poi CCM o Declino, sono alcuni dei gruppi che ho più ho ascoltato. Probabilmente Negazione quelli che ho sempre considerato come i nostri fratelli maggiori.

ANDREA - chiaramente quelli che ha menzionato Gian per me sono stati fondamentali ma aggiungerei Bed Boys, Juggernout, i primissimi Fall Out, i Peggio Punx...e i Kina, in particolare "se ho vinto se ho perso". Infine anche se non sono un gruppo propriamente hardcore (...e i CCM invece sì?!)..i Panico.

  1. A vostro parere cosa differenzia la scena degli anni 80 da quella del decennio successivo? Personalmente, non me ne vogliate, negli anni 90 ho visto una eccessiva settarizzazione, con conseguente divisione tra generi musicali, che a volte portava all’estremismo. 

GIANGIACOMO - Non so se dirti se ci sia stato più o meno settarismo rispetto agli anni 80’. Quelli del Virus erano così tolleranti, oppure anche loro applicavano una serie di regole che possiamo definire oltranziste? Io penso che il radicalismo attitudinale dell’hardcore sia una delle cose più belle di questo genere di musica. Negli anni 90’ abbiamo dovuto inventarci la nostra scena e quello che può essere scambiato per settarismo, è la risposta di un gruppo ristretto di persone che fronteggia la scarsa considerazione della stampa musicale, oppure di realtà come i centri sociali che, pur sentendo nostri, ad un certo punto ci hanno snobbato.

ANDREA - a conferma di quanto detto da Giangiacomo, se leggi i diversi libri che

sono usciti sui gruppi degli anni 80, in particolar modo "Dritto contro un muro" di Giorgio Senesi, ti accorgi che di divisioni e settarismi ce n'erano eccome. Poi se andiamo nello specifico dei 90, soprattutto all'inizio, c'erano meno compartimentazioni perchè c'era anche meno gente e meno tour. Quando sono arrivati i primi tour di Agnostic Front, Gorilla Biscuits e Down By Law avresti potuto vedere lo stesso pubblico per tutti e tre i gruppi, solo dopo, allargandosi il bacino di utenza ed il numero dei concerti e di band è accaduto che si creassero delle sotto-classificazioni, sotto-generi, micro-scene, etc. Comunque questa cosa succede in tutti i generi musicali, lo vedi anche nella musica industriale, nell'elettronica, persino nel jazz e nell'hip hop...secondo te l'ascoltatore medio di Rava o Bollani si ascolta Zorn o Peter Brötzmann? Ed i fan di Capo Plaza hanno la più pallida idea di chi siano i Run DMC e Grandmaster Flash?

  1. Un altro genere che mei 90 ha spopolato è quello del punk, rappresentato da gente come la Banda Bassotti, i Los Fastidios, ma anche, che so, Impossibili, Manges, Deh Pills ecc. A proposito della settarizzazione di cui parlavo prima, secondo me nei 90 sarebbe stato difficile vedere sullo stesso palco Raw Power e Nabat come invece avveniva nel decennio precedente. Quali sono stati i vostri rapporti con questa scena?

GIANGIACOMO - La scena hardcore nei 90’ è stata un qualcosa che obbligatoriamente si è mossa su canali paralleli. Devo confessarti che con un paio dei gruppi da te citati nella domanda non dividerei il palco manco ora.

ANDREA - come dicevo prima, aumentando il pubblico, i gruppi ed i tour è quasi inevitabile che i generi si vadano diramando in direzioni diverse. Sarebbe bello chiedere a Lalli e a Stefano Giaccone se i punk che andavano per massacrarsi a suon di Wretched o Negazione erano così aperti a quello che suonavano i Franti. 

  1. Gli anni 90 sono passati alla storia anche per la nascita delle posse, fiorite un po’ in tutta Italia, ma senza dubbio molto legate in particolare a Roma ed a Bologna. Come vi rapportate con questa esperienza fondamentale?

GIANGIACOMO - Beh l’Isola nel Kantiere a Bologna è stata la culla sia della nascente scena hip hop italiana, che della scena hardcore anni 90’. In quel posto abbiamo vissuto questo legame tra le due scene. A Roma, al di là di personaggi come Chef Ragoo che hanno fatto parte di entrambe le realtà, c’è stato un rispetto e un'ammirazione reciproca tra hardcore e hip hop.

ANDREA - Guarda io all'epoca ho visto più volte gli Assalti Frontali, Neffa, i

Casino Royale (che in quel periodo avevano in line up Alessiomanna e Dj Gruff), Otr, Esa, 99 Posse etc. e Corrado di Riot records l'ho conosciuto quando suonava nei Lion Horse Posse. Credo che in molti oltretutto avessimo i dischi dei Pubblic Enemy, per non parlare dei Beastie Boys. Ad altri invece faceva proprio cagare l'hip hop, a volte per partito preso, o per gusti loro o anche solo per il fatto che si trattava di un genere più "mainstream". All'epoca se volevi organizzare una posse, anche nei centri sociali era subito "sì" mentre per un gruppo hc trovavi sempre delle opposizioni, cosa che avrà anche contribuito ad aumentare la distanza fra i due generi. 

  1. Per la sera dell’intervista in radio avevo tirato fuori questi dischi anni 90 a cui sono molto legato, che vi avrei chiesto di commentare al volo se ci fosse stato tempo. La serata però passò veloce, e chiacchierammo così tanto che non ci fu tempo. Me li commentereste adesso?

GIANGIACOMO - Alcuni sono dischi nei quali ho suonato e che non rinnego affatto. Altri come Growing Concern, Fichissimi, Open Season e Eversor, sono pietre miliari della scena anni 90. 

  1. La scena degli anni 80 ha avuto una risonanza mondiale, che è stata assai minore per quella successiva, che pure sarebbe stata favorita da una evoluzione tecnologica non indifferente. Quali sono le ragioni a vostro parere?

GIANGIACOMO - A mio parere è il momento di sfatare alcuni miti ed essere oggettivi. Tutta la scena italiana anni 80’ è stata importante e influente all’estero? A mio parere la risposta è no. Esistono libri in inglese dedicati alla scena italiana di quegli anni? Anche qui la risposta è no. Va invece detto che sono stati influenti alcuni gruppi di quella scena e il tributo che ancora oggi sentiamo di dovere a certe realtà è dovuto a questo. Mi vengono in mente Raw Power e CCM in America e in Europa Negazione. Dobbiamo cercare di capire che quello che è successo negli anni 80’ e che noi reputiamo importante, è nella memoria di quelli che l’hanno vissuto e di un numero ristretto di fanatici. La scena degli anni 90’ ha avuto gli stessi rapporti con l’estero di quello di tante realtà anni 80’. Forse sono mancati i gruppi influenti come i Raw Power.


ANDREA - aggiungerei anche alcune considerazioni, purtroppo infatti, a differenza degli svedesi e dei nord europei in genere, ci sono vari fattori fra i quali le registrazioni spesso mediocri, una pessima conoscenza dell'inglese ed una scarsa propensione a seguire/leggere quello che succedeva al di fuori dell'Italia che hanno fatto molti gruppi italiani non avessero la rilevanza adeguata al di fuori delle Alpi. Quello che conferma ciò che dice Giangiacomo e di come la memoria storica spesso sia destinata all'oblio, lo puoi constatare se solo pensi a nomi che sul finire degli 80 erano parecchio conosciuti e che per di più erano anglofoni come, ad esempio, i Jingo De Lunch, gli Spermbirds e gli Instigators. Quanti sotto ai quarant'anni se li ricordano in Europa?...ed in America? ...oltretutto, nel caso dei Jingo De Lunch parliamo di un gruppo che all'epoca aveva una buona fama e che ad un certo punto è comparso persino su giornali metal come Kerrang 

  1. Quali sono le principali differenze tra le due “ere” secondo voi? E come si demarcano i due periodi storici? 

GIANGIACOMO - Il nostro libro in realtà si concentra prevalentemente tra il 1987 e il 1998. Quali sono le differenze tra anni 80’ e 90’? Penso che le tematiche

dei testi e il suono mutano in modo significativo, pur mantenendo un ovvio legame a livello di etica e attitudine. Anche in questo caso però bisogna evidenziare alcune cose importanti. Non si può parlare di anni 90’ come di un blocco omogeneo. Tra il 1990 e il 1994 c’è un abisso, così come c’è un abisso tra la scena italiana del 1982 e quello che è successo ad esempio nel 1986. Noi parliamo di anni 80’ o 90’, ma poi questi sono stati ricchi di mille sfumature e contraddizioni che vanno raccontate nella loro specificità. 

ANDREA - Spesso dividiamo e classifichiamo i periodi storici per comodità, ma il più delle volte la Storia si muove su flussi non sempre così compartimentati che si sovrappongono.

  1. Elemento di continuità tra le due epoche sono stati sicuramente i Kina. Ci avete mai suonato assieme?

GIANGIACOMO - A mio parere i Kina e la Blu Bus, sono stati tra i pochi a parlare il linguaggio dei ragazzi che hanno animato la scena nel decennio successivo. Non tutto quello che hanno prodotto ha avuto riscontri significativi, anche perché per me non tutti i ragazzi della scena anni 90’ erano in grado di capire l’attitudine e la grandezza di gente come i Kina. Purtroppo non ho mai avuto modo di suonare con loro.

ANDREA - non abbiamo suonato con loro, ma con i Burning Defeat abbiamo partecipato a delle compilation della Blu Bus. A breve (..speriamo) dovrebbe uscire una biografia dei Kina per A Rivista Anarchica, a Gianpiero è piaciuto molto il nostro libro e ci ha proposto di fare qualche presentazione assieme, non è la stessa cosa, ma è come se "suonassimo assieme" a distanza di anni. 

  1. Finiamo con la domanda classicona… Perché chi legge questa intervista dovrebbe acquistare e leggere “Disconnection”?

GIANGIACOMO - Perché è un libro interessante che inquadra l’hardcore italiano con una profondità nuova e poi perché è stato un successo inaspettato. Questo ha fatto storcere il naso a qualche “barone” del giornalismo musicale. Gli stessi che ci hanno snobbato nei 90’ e che magari facevano inutili paragoni con gli anni 80’. 

Finita l'intervista, mi permetto di aggiungere che "Disconnection" è un bel libro edito da Tsunami, pieno zeppo di foto ed interviste con personaggi che hanno preso parte alla storia di quel periodo. Lo potete acquistare da Tsunami a questo Link

Siccome il libro merita davvero l'acquisto, aggiungo la presentazione:

Quello degli anni Novanta è stato un periodo di grande cambiamento per l’hardcore in Italia. In seguito al declino o all’evoluzione delle band storiche, una ventata di novità ha dato il via allo sviluppo di una scena che, seppur ancora in qualche modo legata a quella precedente, è stata in grado di affrontare tematiche inedite e portare in sé differenti sfaccettature e modi di pensare. L’epopea dell’hardcore italiano anni Ottanta è già stata documentata con dovizia di particolari in diversi libri e documentari, ma sino a oggi il decennio successivo era rimasto esclusivo appannaggio di chi l’ha vissuto in prima persona. Ora, grazie alle voci dei componenti di gruppi dell’epoca come Growing ConcernConcreteBy All MeansEversor, Tear Me Down, With LoveSottopressione, Burning Defeat, Colonna Infame Skinhead e tantissime altre realtà che in quegli anni sono fiorite da Aosta fino alla Sicilia, questo volume va finalmente a ricomporre l’anello mancante nella storia dell’hardcore punk italiano”.



Intervista ai Cosa Nostra

Dopo avere recensito il CD qua, ed avere avuto modo di intervistarlo in radio (qua), è adesso la volta di una intervista tutta nostra a Giangiacomo De Stefano, una delle voci dei Bolognesi Cosa Nostra. Dunque bando alle ciance e via all’intervista…

1. Ciao. Incominciamo con un po’ di storia: chi sono, e cosa sono, i Cosa Nostra? Voglio dire, quali storie si celano dietro le vostre maschere, e per quale motivo avete deciso di intraprendere proprio la strada del tributo?

La parola tributo mi fa spavento. Cosa Nostra è un progetto nato all'inizio degli anni 2000 da amici che all'epoca si dividevano tra gruppi come Summer league e Sumo, più un paio di altri che prima non avevano mai suonato in una band. Registrammo “Nichilistaggio” dei Nabat per una compilation edita da Rumble Fish, poi, dopo qualche concerto, decidemmo di smettere.
Cosa Nostra non la vedo come una tribute band. E' piuttosto un dar nuova vita a pezzi storici di grandi band che a noi sono sempre piaciuti e che ancora oggi hanno una carica impressionante. Tra le altre cose abbiamo anche un paio di brani nostri.

2. So che non ami molto le reunion, ma sembra che questo sia il trend del momento. Dai Poison Idea agli Indigesti, dai Dag Nasty ai Negative Approach e via dicendo, cosa pensi di questo fenomeno? Possibile che non ci sia nulla di valido nato dopo il 90?

Sicuro la musica estrema, per usare una citazione che viene dalla politica, ha terminato la sua spinta propulsiva e oggi molte persone tendono ad ascoltare più gruppi storici che le novità, le quali va sottolineato, almeno come ricambio generazionale, non sono poche. Se devo dirtela tutta, per certi versi molte cose sono anche migliorate. Penso ad un evento come Venezia Hardcore che, in una situazione completamente autogestita e all'interno di un centro sociale, è qualcosa di mai visto prima in Italia dal punto di vista della partecipazione e della qualità dell'iniziativa.
Mancano forse delle novità a livello di suono e immagine, dato che un po' tutta la musica è ferma a generi ormai vecchi. Se dovessi fare un confronto con la mia esperienza, potrei dirti che a partire dai miei 14 anni ho avuto la fortuna di vedere e vivere in tempo reale cose musicalmente inedite: il thrash metal quando uscivano dischi come “Master of puppets”, “Reign in blood” e “Among the living”, l'esplosione di generi come il crossover(parlo della seconda metà degli anni 80), del rap e poi del rap italiano, la nascita del grind e del death metal, la rinascita dell'hardcore italiano e l'arrivo dello straight edge come forza trainante della scena e mille altre situazioni che quando sono venute fuori erano novità assolute.
Sulle reunion? Boh, non mi fanno impazzire, poi però vado a vederli i gruppi che si riformano. C'è da dire che spesso queste bands, tranne alcune eccezioni, sono una specie di proiezione pallida di ciò che erano nel passato. Nella musica rock e non solo l'hardcore punk, conta anche la fisicità e una certa età chiaramente non aiuta.

3. Sei reduce da un gran weekend in terra Tedesca. Hai visto qualche
concerto?

Sono stato a Berlino qualche giorno per ricaricare le pile prima di un mese infernale a livello lavorativo.
Come puoi immaginare a Berlino c'è l'imbarazzo della scelta praticamente ogni sera. In quei giorni ho visto Youth of Today e Dag Nasty grazie a Walter Schreifels (Gorilla Biscuits/Quicksand/Youth of today) che mi ha fatto entrare nonostante fosse sold out da tempo.
Devo dirti che gli YOT hanno tirato giù il SO36. Il primo maggio invece non ho visto i tradizionali concerti all'aperto che si svolgono davanti a Core tex, ma la sera sono tornato al SO36 per BURN e Terror. I BURN sono uno dei miei gruppi preferiti e i Terror nonostante siano distanti attitudinalmente da quello che per me è l'hardcore, sono dei maestri nel loro genere.

4. Con le tue precedenti band hai avuto modo di vedere molti shows e locali. Di sicuro avrai un sacco di ricordi. Qualcuno da condividere con i lettori?

Credo che tutti quelli che nel passato hanno intrapreso un tour fuori dei grandi circuiti, possono raccontarti tonnellate di storie divertenti. A me anche sono capitate stranezze: con gli Ageing con i quali andai a Stoccarda per un festival, dopo una serie di situazioni rocambolesche che sfiorarono la rissa con gli organizzatori, ci trovammo alla fine nella condizione di non suonare e tornare a casa con il solo rimborso. Altre situazioni, sempre all'estero, questa volta con i Summer League durante un tour del 2004, nel quale ad un certo punto sul palco, durante un concerto a Lipsia, fummo inondati da una cascata ininterrotta di acqua causata da una tubatura rotta da uno dei presenti che, preso dalla foga, aveva distrutto tutto ciò che trovava davanti a sé.
Un tour mette alla prova l'amicizia e la tenuta di un gruppo. Aggiungo che avendone fatti decine all'estero, mi sento di dire che tour di un certo tipo li puoi affrontare solo se sei giovane e motivato. Se adesso mi dicessero di fare 15 giorni in giro su un furgone declinerei l'invito. Non c'ho l'età!!

5. Se tu potessi tornare indietro nel tempo, a quale dei gruppi in cui hai suonato vorresti dedicare qualche sforzo in più per cercare di tenerlo in vita e proseguire quella avventura?

Sono molto drastico quando parlo di musica. Bisogna capire quando è il momento di smettere. Forse avrei continuato con i Summer League che musicalmente seguivano un percorso che mescolava hc old school, melodia e suoni moderni. Devo dire però che va bene così. Purtroppo quando si suona si tende a non capire che arriva sempre il momento di smettere. Chiaramente ci sono mille eccezioni, ma pensa che bel ricordo avremmo dei Metallica se si fossero fermati a “Master of puppets”. I Minor Threat ad esempio, sono una leggenda e rimarranno tali perché si sono fermati in tempo.
Ci tengo a dire che tutti i gruppi nei quali ho militato erano fortemente ancorati all'idea di indipendenza e di essere underground. Ho sempre visto quello che facevo come un piacere e mai come un possibile business.
La musica è stata una passione che definirei pura che nel mio caso non è mai diventata routine. Provo pena per quei gruppi che continuano a ripetere la loro formula fatta di concerti, sala prove e magari pure qualche piccolo tour nella quale però la parabola non è più ascendente, ma se va bene piatta e costante.

6. La gestazione di questo “Cani Sciolti” è stata lunga e travagliata. Già qualche anno fa Steno dei Nabat mi parlava in termini entusiastici di questo progetto, che all’epoca avrebbe voluto produrre lui. Perché tempi così lunghi, e perché poi non è stato il cantante dei Nabat a produrlo?

Nel 2013 ci eravamo riformati per fare qualche concerto e produrre un lp composto da brani nostri e cover di band anni 80, non solo i Nabat.
Poi per tante ragioni ci siamo fermati e non abbiamo più realizzato quel disco che vedeva Steno come principale produttore.
“Cani sciolti” è una cosa diversa. Steno inizialmente e forse durante tutta la gestazione è stato sempre un po' perplesso. Adesso credo che anche lui sia soddisfatto del risultato.

7. Dopo anni di assenza dai palchi, sembra tornato il momento dei live shows. Così, dopo BOLOGNA BRUCIA- Live In Pompei (DOMENICA 8 MAGGIO) sarà la volta del Distruggi La Bassa Fest 2016, nella serata del 15 Luglio assieme ad Adolescents e Weirdos. Cosa dobbiamo aspettarci dal vostro live set? Solo Nabat o cos’altro?

Assolutamente no. Suoneremo i pezzi del disco, ma oltre a qualche brano nostro, anche pezzi di Indigesti, Negazione e Nerorgasmo.
Voglio aggiungere per spiegare che non siamo la cover band dei Nabat, che sulla compilation “Still pounding in” uscita per Assurd, siamo presenti con “Nato per essere veloce” dei Crash Box.

8. Perché proprio i Nabat? Voglio dire, dal momento che dal vivo omaggiate molti gruppi degli anni 80, perché un intero LP dedicato a loro, e non magari un album con cover di vari gruppi?

I Nabat sono una band incredibile. Non sono il mio gruppo preferito, ma quando suoni quei brani capisci quanto sono trascinanti e li senti come tuoi. Forse per quello sono coverizzati da tanti.
Credo che gli originali siano già perfetti e nonostante le registrazioni, suonino ancora pesanti. Noi volevamo però renderli attuali e tirare fuori alcuni elementi
che per noi erano inespressi e che suonati da un gruppo hardcore avrebbero reso ancora di più. Mi permetto di dire che gli stessi Nabat si sono rifatti alla nostra versione di “Nichilistaggio”.

9. E visto che avete scelto i Nabat, perché non avete messo su “Asociale Oi”? Secondo me è il brano più Hardcore della band di Steno (non a caso lo hanno coverizzato i Cripple Bastards) e ben si sarebbe prestato alle vostre cure…

Perché l'hanno già fatta bene i Cripple Bastards. Cosa avremmo aggiunto noi?

10. Nella tua playlist durante l’intervista a FERA hai messo anche gli Isola Posse All Stars, una posse storica della scena Bolognese e non solo. Perché questa scelta? Segui ancora il Rap?

In autunno sono andato al cinema a vedere “Straight outta Compton”, il film sugli N.W.A. All'uscita dal cinema mi sentivo esperto di hip hop solo perché Ice Cube, Dr. Dre e co. al tempo degli N.W.A., li ho ascoltati tantissimo. Il problema è che tranne qualche eccezione tipo i classici Beastie Boys, Common, Assalti frontali, Everlast e pochi altri, non so molto del rap degli ultimi 25 anni. L'altro giorno raccontavo ad uno storico esponente del rap italiano, Lugi, che nei primissimi anni novanta ho avuto modo di vedere un bel po' di concerti hip hop, su tutti i 3dBASS. Poi forse per una distanza attitudinale mi sono allontanato dal genere.
Al tempo del disco dei Cosa nostra che voleva produrre Steno, ragionavamo anche su una rivisitazione hardcore di “Stop al panico” di Isola Posse.
Un brano che nel 1991 ho consumato. L'Isola nel Kantiere è un pezzo della mia formazione. Sono alcuni dei miei cattivi maestri.

11. Giangiacomo, tu oltre che di musica ti occupi anche di video. Perché non ci parli un po’ anche di questa attività?

Ho una casa di produzione che si chiama Sonne film. E' l'attività che oltre al mio essere padre, prende la quasi totalità delle mie forze e del mio impegno. E' una società nata per realizzare i miei documentari e nel tempo, dopo aver prodotto non solo documentari ma anche serie per la televisione, mi vede sia come autore di miei progetti, ma anche e soprattutto produttore di film di altri registi .
Nonostante le difficoltà, posso dire di fare ciò che mi piace nella vita. Tra poco ad esempio andrà in onda su SKY una serie di quattro episodi sulla musica
indipendente in Italia.

12. Inoltre, so che stai lavorando ad un libro sull’hardcore. Puoi anticiparci qualcosa?


Sto lavorando ad un libro con Andrea Ferraris, al tempo chitarrista dei Burning Defeat, uno dei migliori gruppi hardcore italiani. Non ti anticipo nulla perché su tre capitoli previsti, siamo solo all'inizio del secondo. Troppo presto per dare anticipazioni.


Grazie mille Giangiacomo e a presto, sopra o sotto un palco