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INTERVISTA AI TIRATURA LIMITATA

Dei Tiratura Limitata ci siamo occupati già qualche settimana fa in occasione dell’uscita del loro CD retrospettivo su Area Pirata.

Qua potete leggere la recensione: Ribelli a Vita: RECENSIONE TIRATURA LIMITATA “S/T” (LP + DIGITAL, 2025, AREA PIRATA RECORDS, 3/5)

Oggi torniamo a parlare della band Milanese attraverso un’intervista collettiva al gruppo.

D: Partiamo dal disco uscito di recente su Area Pirata. Se fosse uscito nel 1986 o nel 1987, avrebbe potuto cambiare qualcosa nella storia dei Tiratura Limitata? O eravate comunque una band destinata a bruciare in fretta?

R: La situazione della band nel 1987 era di forti prospettive ma anche piena di tensioni interne.

Il punk rock cominciava a stare stretto a qualche elemento della band che poi confluì nei Casino Royale e negli Investigators.

Sicuramente l'uscita del disco avrebbe portato nuovi stimoli e nuovi concerti anche in zone fuori dal nord Italia. Ma chissà quanto sarebbe durato.

D: Il disco nasce da un’idea di Geno De Angelis maturata nel 2020. Quanto c’è di suo in questo LP e quanto è stato difficile portare a termine il progetto dopo la sua scomparsa?

Il disco è composto quasi tutto da brani che erano stati registrati nel periodo 1985/1987 quindi con Geno al basso.

Qualcosa in studio e una buona parte in sala prove (villa Amantea) e durante i live.

Quando Geno ha proposto il progetto nel 2020, durante il COVID, i brani erano già stati scelti e masterizzati.

Addirittura, la copertina era già pronta.

Per cui quando nel 2025 c'è stato il contatto con Area Pirata Rec l'unica aggiunta è stata la registrazione di “Doesn't make It Alright” che era una delle pochissime cover che proponevamo dal vivo.

D: Secondo te è più un tributo, un documento storico o qualcosa che sentite ancora vivo artisticamente?

Questo disco è la fotografia di quello che eravamo in quegli anni: cinque ventenni con l'urgenza di raccontare la nostra situazione e la nostra città.

Registrato oggi sarebbe diverso; maggiore capacità strumentale e nuove ispirazioni avrebbero portato ad un disco, ma anche una band, diversa.

Per cui siamo contenti del risultato ma i 40 anni passati, specialmente noi che ci abbiamo suonato, li sentiamo tutti.

D: Lo split EP del 1983 con gli Shocking TV resta uno dei pochi documenti ufficiali della vostra prima fase. Che rapporto c’era tra voi? Era una semplice condivisione di etichetta e scena o c’era di più? E oggi, riguardando a quello split, cosa pensi che rappresenti davvero?

Noi eravamo prima di tutto amici, e lo siamo tutt'ora, degli Shockin'TV.

Oltre al disco abbiamo diviso sala prove, concerti e serate divertenti.

Noi Tiratura abbiamo registrato quel disco dopo solo 5 mesi che ci eravamo formati.

Ma in quegli anni (1982/1983) nella scena stavano succedendo cose di cui ancora oggi si parla con ammirazione e un misto di mitologico e dovevamo assolutamente dare il nostro contributo.

Tecnicamente ha delle pecche incredibili ma a livello artistico non ne cambierei una virgola.

La cosa che più ci fa piacere è che a distanza di 40 anni ancora oggi scopro gente "insospettabile" che possiede e apprezza quel vinile.

D: La scelta di rifare “Doesn’t Make It Alright” degli The Specials nel 2025  penso che sia significativa, e sembra confermare che l’anima ska-reggae fosse centrale nel vostro suono, forse più di certa estetica punk. Quanto erano importanti per voi il reggae e il dub rispetto alla componente più strettamente punk/Oi!?

R: Ah, lo ska e il reggae sono sempre stati, insieme al punk rock, la nostra fonte di ispirazione.

Già nel disco 7 pollici Milano 1983 c'era un brano Ska (“Distruggiamo il nucleare”) e ti posso dire che quando lo suonammo al Virus nel nostro primo concerto la partecipazione del pubblico punx fu devastante. Stage dive come nei più potenti brani hardcore. Da non credere..

Doesn't make It Alright”, che fu introdotta nella scaletta anni dopo, era un brano che ci distingueva e giocoforza abbiamo deciso di registrarla per il disco perché non esisteva una versione dell'epoca registrata degnamente.

D: Oggi, nel 2025, cosa sono i Tiratura Limitata? Un progetto chiuso che trova finalmente una forma compiuta, oppure c’è spazio per nuova musica, magari con uno sguardo meno nostalgico e più contemporaneo

R: I Tiratura Limitata attualmente sono un gruppo di amici legati dai ricordi di quegli anni e dalla mancanza di Geno. Le poche cose che riusciamo a fare sono sempre dedicate a lui.

Il nuovo disco e il concerto del Bloom del 2023 ne sono la testimonianza.

Ma non credo ci saranno nuovi brani o un Réunion.

Anche geograficamente gli elementi della band sono disseminati per l'Italia e ciò causerebbe difficoltà nelle prove.

D: Siete stati spesso raccontati come una band “combat punk” debitrice dei Clash, con innesti Oi! e reggae ma mai davvero hardcore.  Non pensi che questa posizione un po’ ibrida vi abbia penalizzato nella scena milanese degli anni ’80, dove l’identità, soprattutto hardcore, era molto marcata?

R: Assolutamente d'accordo. L'hardcore punk, da suonare, non ci è mai piaciuto.

Alcuni di noi apprezzavano le proposte di questo genere che arrivavano dall'Inghilterra e dagli Stati Uniti ma si faceva fatica a scrivere brani così veloci.

Fatica a livello di gusto musicale, non come tecnica strumentale.

Dal giro del Virus siamo usciti abbastanza rapidamente perché alcune contraddizioni del collettivo non le sopportavamo.

Tuttavia, nel concerto di chiusura del Virus, pochi giorni prima che venisse sgomberato e abbattuto, siamo stati l'ultimo gruppo che ha suonato su quel palco.

D: Come sai, sto scrivendo un libro sul GDHC. Quali sono stati i vostri contatti con quella scena, se
ci sono stati?

R: Come band abbiamo avuto pochissimi contatti col GDHC.

Ricordo di aver partecipato ad un concerto dei CCM al Virus, credo fosse il 1983 o 84 ma niente di più.

Io personalmente avevo scritto un articolo per la fanzine Nuove Dal Fronte in cui criticavo un po' di band milanesi del tempo.

Ma ero giovane e col dente avvelenato verso il Virus e le band che vi transitavano.

Anzi approfitto per chiedere scusa a chi ho maltrattato. 😊)

E cogliamo l'occasione per salutare con affetto tutta la scena punk attuale ma specialmente quella dei nostri tempi che ancora oggi, nonostante l'età, tiene botta e poga ai concerti.

(Riki Signorini)



INTERVISTA A FRANCESCO STEA, AUTORE DI "CENTRO SOCIALE MACCHIA NERA 1988-1999” (INTERNO4 EDIZIONI, SV)

Francesco Stea, medico (e storico) grossetano ormai trapiantato da anni a Pisa, è l’autore di "Centro Sociale Macchia Nera 1988-1999”, il libro dedicato al CSOA di Pisa che, ereditando in qualche modo l’esperienza del Victor Charlie, diventò un autentico tempio dell’underground per oltre un decennio.

Dopo averne parlato QUA, oggi intervistiamo l’autore

Riki: Ciao Francesco e ben trovato per questa chiacchierata sul tuo libro, dedicato al Centro Sociale Macchia Nera di Pisa, ed a 11 anni di controcultura (1988-1999) a Pisa e non solo.

Inizierei con parlare un attimo di te, e di come ti sei imbattuto nel Centro Sociale di Pisa, tu che sei un medico laureato in Storia, arrivato nella città della Torre nel 1997 o giù di lì.

Francesco: La mia biografia è tutt'altro che interessante, ma è utile per contestualizzare: sono originario di Grosseto, al momento del diploma ero indeciso se intraprendere gli studi in Storia - che già allora mi piaceva: i miei mi regalarono "Il secolo breve" di Hobsbawm, fu subito amore - o in Medicina. Pensai che potevo fare Medicina e poi semmai fare Storia successivamente per hobby, mentre non sarebbe mai stato possibile fare il contrario; oggi infatti lavoro come medico e nel 2022 mi sono laureato anche in Storia (con 110 e lode, scusa ma l'impulso di dirlo è insopprimibile!).

Arrivo a Pisa dalla mia piccola città di provincia, nel 1997 se non sbaglio; non
avevo mai sentito mai parlare del Macchia Nera, la prima volta che ne lessi fu un accenno nella guida per gli studenti che Sinistra Per distribuiva al concerto dei 99 Posse in piazza Carrara nel 1997 (dal palco Zulù fece riferimento alla vicenda Sofri; un altro collegamento con vicende trattate nel libro). Ma non ricordo di aver mai visto locandine in giro, e non ci sono mai stato: all'epoca pensavo a tirar via con gli esami, inoltre le Piagge per me erano già zona un po' periferica, e nessuno che conoscevo lo frequentava.

Poi negli anni mi è capitato spesso di sentire qualche breve accenno al Macchia Nera, principalmente per i concerti. Nel tempo mi è cresciuta la curiosità di saperne di più, ma non ne sentivo mai racconti veri e propri né trovavo niente da leggere. Al di là che ci avessero suonato i Soundgarden - un po' un mantra - cos'era il Macchia Nera? Com'è nato? Cos'ha fatto in undici anni di esistenza? Se lo volevo sapere, mi dovevo mettere a fare un po' di ricerche. Poteva essere un bell'argomento per la tesi di laurea… o forse una cazzata? Mi hanno (ben) consigliato di parlarne con il prof. Alberto Mario Banti, che io conoscevo come studioso del Risorgimento, ma che, specie negli ultimi anni, si è dedicato principalmente alla storia culturale (vedi il suo "Wonderland. La cultura di massa da Walt Disney ai Pink Floyd", con Jimi Hendrix in copertina). "That escalated quickly", potremmo dire… ed eccoci qui.


R
: Infatti il tuo approccio da storico si vede molto bene, e devo complimentarmi per come sei riuscito a mettere nero su bianco molti fatti che rischiavano di andare dimenticati dopo molti anni da quando sono avvenuti. Però toglimi una curiosità: perché la scelta di non nominare gli intervistati, citando solo il numero della intervista, ma non la persona a cui tale intervista è collegata?

F: Scherzando potrei rispondere: ribaltiamo la prospettiva, perché invece sarebbe importante sapere i nomi? A parte scherzi, ho preso la decisione di tutelare la riservatezza di tutti. Magari qualcuno non avrebbe avuto piacere a vedere scritto il suo nome, magari ad altri invece non sarebbe importato, magari qualcuno avrebbe avuto proprio piacere, io ho detto: facciamo che di nomi non ne metto nessuno. Anche quando (rari casi) erano riportati negli articoli di giornale che cito, ho scelto di ridurli alle sole iniziali. Il che peraltro credo si sposi bene con l'argomento del libro: il Macchia Nera è stato un collettivo, di nomi di singole persone se ne leggevano molto pochi. Inoltre, in occasione delle interviste le persone si sono sentite più libere: esordivo sempre con "il tuo nome non comparirà, raccontami cosa ti pare, quello che non hai voglia di raccontarmi non me lo racconti, se c'è qualcosa che mi racconti ma non devo scrivere me lo dici e non lo scrivo" (e così ho fatto). Lasciamo a chi vuole la possibilità di dire "questo sono io", poi ovviamente i nomi di tutti gli intervistati sono sparsi nei ringraziamenti finali.

R: Grazie Francesco. Un'altra curiosità. Dopo l'enciclopedico sforzo fatto per completare la tua tesi, come è nata di farne un libro per Interno4?

F: Ho pensato che quello che avevo scritto potesse essere di interesse anche per

qualcun altro: la conferma me l'ha data anche l'iniziativa all'Ortaccio, in cui in una sera di metà settimana la sala si è riempita di gente venuta fino a Vicopisano a sentir parlare e a parlare del Macchia Nera. Ho quindi inviato il "manoscritto" a diverse case editrici: ho però scoperto che la prassi è "tu inviaci il tuo testo, se dopo sei mesi non hai sentito nulla vuol dire che non ci interessava". Capisco che adesso con internet riceveranno forse dieci proposte editoriali al giorno, ma non è incoraggiante. Infatti, la maggior parte non ha neanche risposto. Avevo letto di recente "Prendiamoci la città", il libro di Guido Viale su Lotta Continua uscito per Interno4, e ho pensato che potesse essere l'editrice giusta: Massimo ha fissato una videochiamata meno di un'ora dopo che gli avevo mandato l’e-mail e ha deciso di pubblicare il libro già prima di leggere il testo! Poi, siccome c'erano già diverse altre uscite in programma prima della mia, ho avuto tempo, modo e voglia di continuare il lavoro, trovare altro materiale, scartabellare più giornali, intervistare altre persone, migliorare alcuni capitoli, e il testo del libro è in effetti molto più lungo e più completo di quanto non fosse la tesi, che usando un'analogia informatica possiamo dire ne rappresenti una versione beta. Interno4 ha poi fatto un bel lavoro di editing - processo che di certo non si limita a correggere i refusi! - con preziosi e competenti suggerimenti, principalmente da parte di Caterina Zamboni, che quando ci ho parlato mi ha raccontato che in precedenza aveva fatto un po' di editing a libri di suo padre, sai scrive anche lui… Con una certa lentezza di riflessi ho scoperto di avere avuto la stessa editor di Massimo Zamboni, l'ex chitarrista dei CCCP, di cui avevo appena letto "La trionferà", trovandolo entusiasmante! Alla fine, il libro come è uscito mi piace anche esteticamente, mi sembra confezionato proprio nello spirito giusto; questo rende evidente che dalla casa editrice chi ha gestito tutto il processo di pubblicazione ne sa, a maneggiare questa roba è a suo agio. Direi che sono cascato proprio bene, anche perché non tutte le case editrici indipendenti lavorano così.


R
: a proposito di Ortaccio e risposta del pubblico, farai un tour promozionale per il libro? Oppure ti limiterai a presentarlo a Pisa? Per quello che può valere, spero che tu abbia modo di girare molto per l’Italia….

F: Intanto pensiamo al 6 dicembre al Caracol: devo dire che, per il mio carattere, organizzare e fare una presentazione pubblica è davvero molto faticoso. In effetti ci può essere interesse per il libro anche fuori Pisa: non solo per l'attrattività che avevano i concerti del Macchia Nera che richiamavano pubblico anche da lontano (ad esempio nel libro c'è il gustoso racconto di un gruppo di milanesi in trasferta per vedere i Bad Religion), non solo perché gli appassionati di musica di ogni età 


potrebbero trovarci cose interessanti, ma anche perché la storia del Macchia Nera potremmo vederla anche come il capitolo pisano della storia dei centri sociali, che erano una rete e un fenomeno di respiro nazionale. Credo che del resto anche l'interesse di Interno4 al libro si inserisca in questo discorso, ecco perché esce per una casa editrice "nazionale" e non per qualche pur rispettabilissima casa editrice pisana (quando cercavo un editore mi ero detto: puntiamo in alto, poi semmai a Pisa qualcuno che me lo pubblica lo troverò…). Ma sulla storia dei centri sociali italiani non sono granché preparato, ne so poco sia per motivi personali e anagrafici, sia perché, anche qui, poco è stato scritto (e del poco che è stato scritto, qualcosa l'ho trovato molto noioso, io spero invece di aver scritto qualcosa di piacevole da leggere!) Comunque, già diverse persone fra le tante che mi hanno dato una mano per il libro mi hanno proposto di fare presentazioni qui nei dintorni e quelle penso che con calma le farò, anche per ringraziarli. Però alla fine io il mio l'ho fatto scrivendo, quindi alle presentazioni preferirei che parlassero i veri protagonisti dell'epoca, così - nella mia curiosità di saperne di più, da cui tutto è cominciato - ascolto qualcosa di interessante anch'io: la serata all'Ortaccio (trovate la registrazione qua) fu divertente e istruttiva, ha contribuito molto al libro, ci sono anche alcuni interventi che ho riportato pari pari.

R: Dopo tutto quello che hai letto e scritto sull’argomento, che impressione ti sei fatto del Macchia dall’esterno?

F: Giustamente dici "impressione": è il termine che uso anch'io, perché non mi azzardo a trarne più che questo (sebbene ormai sia un'impressione abbastanza informata, me lo concederete!). L'impressione è che il Macchia Nera sia stato uno spazio e un collettivo - un centro sociale, infatti, è entrambe le cose - che ha tratto la sua forza dal tenere insieme tante persone e attività diverse, al contempo mantenendo un rapporto con tutta la città, se non altro perché era un luogo dove

tutti o quasi andavano almeno a passare qualche serata. È bello anche che fosse un posto dove, anche al di là delle attività promosse direttamente da chi lo portava avanti, potevi trovare spazio e modo per fare un'assemblea, una riunione, un'iniziativa pubblica o una performance artistica. Poi magari questo mix e questo equilibrio non hanno più retto, ma su questo non mi ci fisserei, direi più che tutti i fenomeni umani hanno un inizio e una fine, è un ciclo normale, anzi forse per un centro sociale vivere undici anni è oltre la longevità media. E io non sono neanche un grande esperto di musica, ma avere concerti di livello a prezzi popolari ogni settimana dev'essere stato fantastico, una vera ricchezza per la città, che appunto è durata anni.

R: tra tutte le testimonianze che hai raccolto, c’è qualche aneddoto particolarmente interessante che ti ha colpito?

F: Se ci limitiamo agli "aneddoti" propriamente detti, ce ne sono tanti legati ai concerti: da Linton Kwesi Johnson che nel pomeriggio sale al piano di sopra, entra nella sala prove e si mette a improvvisare con chi stava strimpellando lì - provo a immaginarmi le facce! - alla delirante serata delle Tribe 8, anche perché, delirio nel delirio, l'allora cantante delle Tribe 8 mi ha risposto dopo un anno a un messaggio che le era finito nello spam, con il pdf definitivo del libro ormai chiuso, per raccontarmi il suo ricordo del concerto pisano: siamo riusciti a inserirlo in extremis. Di aneddoti ce ne sono tanti e gustosi; al contempo uno degli obiettivi del libro era anche andare oltre agli aneddoti (per quanto sia già cosa buona averli fissati per scritto e aver separato realtà e leggenda), altrimenti la storia del Macchia Nera si ridurrebbe a una specie di sit-com. Se allarghiamo il discorso alle testimonianze in generale, ascoltarle è stato sempre interessante e istruttivo, al di là di quanto poi ho riportato direttamente. Una che mi è sembrata particolarmente importante è quella che racconta il Macchia Nera come un "safe space" - oggi si direbbe così - per le donne: ricordiamoci che parliamo di una trentina d'anni fa, certe cose non sono scontate neanche oggi, figuriamoci allora, neanche in certi ambienti. Il Macchia Nera è stato un posto all'avanguardia sotto tanti punti di vista.

(Comunque, ripensandoci, una sit-com ambientata in un centro sociale sarebbe una bomba!)

R: Beh, effettivamente, potrebbe essere una figata…. Magari potrebbero essere coinvolti alcuni frequentatori del Centro che poi hanno avuto una carriera folgorante senza dimenticare Pisa ed il Macchia Nera. Magari regia di Roan Johnson e colonna sonora di Zen Circus e Gatti Mèzzi… A proposito di questi ultimi, molto interessante il capitolo dedicato alla loro canzone “Macchianera”, che mi ha sempre emozionato molto, con parafrasi di Tommaso Novi. Come ti è venuta questa idea?

F: Mi pareva il minimo: è una delle poche cose scritte sul Macchia Nera e una sorta di ode a quel luogo; o, meglio, a come si sono vissuti quel luogo e quell'esperienza da parte di quella comunità di ragazzi negli ultimi anni del centro sociale (immagino che magari i primi occupanti possano ritrovarcisi poco e domandarsi se la canzone parla dello stesso centro sociale che conoscevano loro…). Al contempo fatti, cose e persone di cui si parla, anzi si canta, oggi possono non essere tutti chiari per chi non c'era: di qui l'esigenza - e l'utilità, nel mio caso - di farseli raccontare. Poi, al di là della parafrasi in sé, Tommaso è stato molto gentile ad aprirmi casa sua e i suoi ricordi dell'epoca, mi ha aiutato molto a capire il contesto. Ecco, siamo praticamente coetanei, ma lui l'adolescenza l'ha passata al Macchia Nera, io nella provinciale e sonnolenta Grosseto: direi che lui in questo è stato molto più fortunato di me, e con lui tutta quella generazione di pisani. Tutti si "vorrebbe torna' bimbetti", ma il ruolo particolare di formazione e crescita di "quer posto che era un mondo" lo sottolineano in tanti.

R: A proposito di Grosseto, un off topic. Hai visto il film “Margini”, dedicato proprio alla tua città?

F: Off topic neanche tanto: ci stavo proprio pensando mentre rispondevo; e poi anche per la storia e per l'ambiente che tratta direi che siamo in tema, anche se il film è ambientato nel 2008, quando il Macchia Nera non c'era più da un pezzo e anch'io non abitavo più a Grosseto da anni. Lo ritengo uno dei film migliori che ho visto negli ultimi anni. Ben fatto, tutto torna, addirittura gli attori parlano un discreto maremmano (evitando l'effetto "aaah i toscani simpatici che parlano tutti fiorentino"); soprattutto, descrive bene l'atmosfera di una città di provincia che più provincia non si può, evitando tuttavia di cadere nel macchiettistico, nel caricaturale, ma anche nell'autocompiacimento del disagio o in una sorta di esotismo paraculo tipo "mostriamo agli italiani un po' di terzo mondo per un'oretta e mezzo". Grosseto - mi baso su ricordi abbastanza lontani, ma non credo che nel frattempo ci sia stata una rivoluzione - è (era?) esattamente così; non è né il Bronx né Quarto Oggiaro né un paesino montano del Molise né una tana di bifolchi, però è (era?) un posto dove non c'è nulla o quasi ed è sempre un'impresa

organizzare qualcosa, davvero ti senti ai margini di tutto. Venendo da lì, nel 1997 arrivo a Pisa e improvvisamente mi sembra di essere capitato in un posto a metà tra Las Vegas e la Pietrogrado del 1917. Se "Margini" fosse stato ambientato a Pisa, sarebbe stato un cortometraggio di cinque minuti in cui tre amici decidono di organizzare un concerto, lo propongono a qualcuno dei posti dove si potrebbe fare (nel 2008 ti direi tipicamente Rebeldìa), il concerto si fa, loro si divertono un sacco senza neanche bisogno di sbattersi a cercare l'impianto, i soldi e tutto; fine, titoli di coda! Però neanche questo è una cosa scontata: se parte della vivacità di Pisa deriva dall'essere una città universitaria con migliaia di studenti, altre città analoghe sono ben diverse. Quello che c'è oggi poggia anche su basi gettate in passato, e probabilmente in questo il Macchia Nera ha fatto la sua parte. Altrimenti forse Pisa sarebbe solo una Grosseto con l'università e con due popolazioni separate tipo il Sudafrica dell'apartheid; rischio che peraltro è sempre un po' presente.

R: Ti faccio un’ultima domanda: perché consiglieresti di leggere il libro?

F: Non sono bravo ad autopromuovermi, ma una cosa la posso dire: io mi sono divertito tantissimo a scriverlo (divertito in senso lato, chiaramente, perché non è una raccolta di barzellette); se a leggerlo ci si diverte anche solo un decimo di quanto mi sono divertito io a scriverlo, ne vale la pena. Marc Bloch, grande storico

ucciso dai nazisti, diceva appunto che la storia, anche se per assurdo non servisse a nulla, è divertente; e questa, senza volerla fare più grossa di quella che è e senza prendersi troppo sul serio, è comunque un pezzetto di storia di Pisa, e direi d'Italia. Magari conoscere un pezzetto di passato può aiutare a comprendere meglio il presente, e magari a pensare un pezzetto di futuro; oppure si può anche semplicemente passare qualche ora - spero piacevole - a leggere una storia, che però ha un valore aggiunto perché è vera e non un'invenzione letteraria.

R: Vuoi aggiungere qualcosa prima di salutarci?

F: Solo che forse ci sono tante altre storie, pisane e non, che aspettano qualcuno che si diverta a scriverle e qualcun altro che si diverta a leggerle prima che vadano perse. Sarebbe bello se il libro fosse anche di incoraggiamento per altri.

R: Grazie mille Francesco! Lo spero davvero


I CONTATTI 

RECENSIONE DEL LIBRO DI FRANCESCO STEA "CENTRO SOCIALE MACCHIA NERA 1988-1999” (INTERNO4 EDIZIONI, SV)

"Centro Sociale Macchia Nera 1988-1999” è il libro che Francesco Stea, medico e storico Grossetano che a breve intervisteremo, ha dedicato al CSOA di Pisa, nato nel luglio del 1988 per riempire il vuoto lasciato dalla chiusura del Victor Charlie e per dare voce ai punk ed ai militanti dell’area.

Il Macchia negli anni successivi diventò un autentico tempio dell’underground per la sua programmazione di concerti di respiro internazionale, punk e non solo, che attiravano pubblico da tutta Italia pescando anche ben al di fuori dei circuiti militanti.

Qua però l’autore non si limita a parlare solo dell’aspetto musicale, ed anzi, forse si focalizza di più su quello politico e sociale, il tutto con una precisione storica da studioso quale Francesco è.

Perché fin dalle sue origini, il Centro Sociale si segnalò per la lotta contro la speculazione edilizia, l’eroina, il razzismo, contro vecchi e nuovi fascismi, contro il berlusconismo imperante nella società e nelle menti, intercettando e promuovendo le nuove forme di espressione, aggregazione e contro-cultura, dall’hip hop al giro dei rave e della musica elettronica, passando dall’ECN e dai movimenti antiproibizionisti.

Nel corso della sua ultradecennale attività il Macchia ha ospitato nei suoi spazi, non sempre senza difficoltà, una moltitudine di persone e attività, la politica dal basso, la socialità, l’arte, il teatro, la musica, la controinformazione.

Stea, attraverso 270 pagine zeppe di interviste ai protagonisti e simpatizzanti dell’epoca, immagini, fotografie, volantini e manifesti, ci racconta in modo preciso tutto questo, e mi riporta in mente episodi e concerti dei quali avevo perso memoria, pur avendovi partecipato.

Per questo lo ringrazio, per essere riuscito a scrivere la storia di un centro che ha fatto parte della mia storia, chiuso definitivamente quando, nella primavera del 1999, due misteriosi incendi in successione, ovviamente rimasti impuniti, hanno messo la parola fine a questa importante esperienza.

Per finire, mi piace sottolineare come quasi in chiusura del libro Francesco abbia inserito il testo (commentato da Tommaso Novi dei Gatti Mezzi) di “Macchianera”, una commovente canzone che i Pisani Gatti Mezzi dedicarono al Centro ed ai bei tempi andati, quelli dell’ultimo periodo, che magari ho vissuto un po’ meno, ma che nondimeno suscitano sempre emozioni indissolubili.

Ah, dimenticavo, Stea devolve la sua parte di proventi del libro, che costa 20 euro, a Staffetta Sanitaria, un punto di riferimento per solidali ed associazioni a supporto delle esigenze sanitarie dell’Amministrazione autonoma del nord est della Siria.

 

Staffetta sanitaria Aps

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Fb e Ig: staffettasanitaria

(Riki Signorini)

 

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RECENSIONE VVAA “URLA DAL GRANDUCATO VOL. 3” (CD, AREA PIRATA, 2023, 4/5)

Sarò onesto. Non è per niente facile, per me, recensire questo terzo volume che si propone di chiudere il cerchio e finire di proporre le ultime perle del Granducato Hardcore rimaste ancora sepolte.

Troppi legami emotivi verso quel periodo mi rendono difficile essere un recensore imparziale di un disco del quale ho oltretutto scritto le note di copertina.

Ma non parlarne non sarebbe affatto giusto.

Anche perché in questo disco appaiono delle rarità da leccarsi i baffi.

Ci sono i Soviet Sex, una band su cui da sempre aleggiava un alone di mistero.

Alla voce Gipi (oggi famosissimo disegnatore), Dome (CCM e Not Moving tra gli altri) come seconda (!) chitarra, Ale (poi CCM pure lui) alla batteria. Pochissimi concerti agli albori della scena di cui si era persa ogni traccia, fino a che la registrazione di un loro concerto (probabilmente il primo a cui abbia mai partecipato) non è riapparsa in mezzo alla bobina che conteneva i pezzi delle Teste Marce.

Perché infatti ci sono anche le Teste Marce, spesso ingiustamente indicati come “l’altro gruppo” di Ale Paolucci (Raw Power) e Antonio Cecchi (CCM). In realtà ci troviamo di fronte ad una formazione decisamente ispirata dall’anarco-punk di Crass e c., sia da un punto di vista ritmico-musicale che per i testi politicamente molto impegnati.

Ma ci sono anche gli Sweet Baby Oi!, una meteora nel panorama del GDHC dato che sono durati pochissimo, suonando anche meno dal vivo, ma lasciando il segno. Anche il loro demo è stato ritrovato quasi per caso, e grazie ai ragazzi di Area Pirata è stato sottratto al mondo del collezionismo ferticista. Degli SBO! facevano parte Vetra e Petri (rispettivamente batterista e chitarrista dei mitici Wardogs) oltre a Aglio e Roberto “Pinguino”, che erano stati bassista e cantante dei Brontosauri.

Poi ci sono i Lanciafiamme, ed il loro punk cazzutissimo, dei quali si ripropone l’EP su Belfagor Records, ma anche i Dements, già presenti nella raccolta “Last White Christmas” perché, appunto, presero parte a quel concerto che segnò una pietra miliare nell’evoluzione del GDHC. Ed infine troviamo i Dia-Triba, probabilmente i meno famosi del lotto, ma non per questo meno interessanti, in virtù del loro sound post-punk, o forse new wave, o forse no wave, sicuramente diverso nel mondo del GDHC.

Il tutto è arricchito da un elegante booklet di 4 pagine, e dalla cover art di Winston Smith.

Diciannove pezzi sul vinile, più nove bonus track nella versione digitale che viene col disco, tutti rimasterizzati in modo egregio dal solito Alessandro 'Ovi' Sportelli for the mastering!

(Riki Signorini)

I brani

1. Soviet Sex - Italian Decline  
2. Soviet Sex - Monkey Joke  
3. Soviet Sex - Enemy  
4. Soviet Sex - Reagan Dance  
5. Soviet Sex - We Are Sick  
6. Soviet Sex - You Must Cry  
7. Lanciafiamme - Ama La Loro Morte  
8.
Lanciafiamme - Cavalcata  
9. Lanciafiamme - Nei Tuoi Occhi  
10. Lanciafiamme - No Guerra No Politica  
11. Lanciafiamme - Victor Charlie  
12. Dements - I Am Not  
13. Testemarce - Braille  
14. Testemarce - Voltafaccia  
15. Testemarce - Asker Du  
16. Testemarce - Mazzadas (Senza Tregua)  
17. Testemarce - Ultimo Giorno Di Gloria  
18. Sweet Baby Oi - Sweet Baby Oi  
19.
Dia-Triba - Echoes In My Mind     

I contatti

 https://areapiratarec.bandcamp.com/album/urla-dal-granducato-vol-3

Intervista a Gipi a proposito dei Soviet Sex

“Ciao Gianni, sono Riki Signorini da Pontedera, uno dei fortunati che hanno avuto il piacere di vedere i Soviet Sex dal vivo.

Mi ha dato il tuo numero Antonio Cecchi perché i ragazzi di Area Pirata mi hanno chiesto di scrivere le note di copertina di Urla Dal Granducato 3, e mi piacerebbe scambiare due parole con te sull'argomento.

Che dici, trovi cinque minuti per parlare di te e della band? “

Nasce così la mia intervista a Gianni Pacinotti, detto Gipi, ovvero colui che ha iniziato la sua carriera artistica come cantante dei Soviet Sex (anche se sono sicuro che Gipi non sarebbe d’accordo sull’uso dei termini carriera, artistica e, soprattutto, cantante…) per poi diventare un affermato ed apprezzato disegnatore di fama internazionale. 

Che poi, più che una intervista, è stata una chiacchierata molto informale, che ho pensato di riportare nel suo formato originale.

Gipi: Certo che sono disponibile. Dimmi cosa vuoi sapere (sempre che io ricordi qualcosa di quegli anni)

Riki: Il problema della memoria è comune per tutti. Mi servirebbe sapere qualcosa di più dei


Soviet Sex. Io vi ho visti suonare a Pontedera che avevo 15 anni. Praticamente una vita fa… Penso che si sia trattato del mio primo concerto punk, e per me fu una folgorazione… Però siete stati una meteora, di cui si erano perse le tracce sino a quando Area Pirata ha ritrovato la registrazione proprio di quel concerto. Partiamo dalla formazione.

Gipi: Io alla voce, Alessandro Fantinato (poi CCM) alla  batteria, Luca Mazzuoli prima chitarra, Dome La Muerte (poi CCM) seconda chitarra, Marco... oh cazzo non ricordo il cognome... al basso, Merda non mi viene il nome. Era pure bravo e un ottimo ragazzo. Ci eravamo scritti su Facebook qualche anno fa, ma io non ho più fb...

Riki: I brani presenti su “Urla Dal Granducato Vol. 3” li avete registrati con quella formazione, giusto?

Gipi: Sì, si tratta di una presa live inascoltabile fatta in quella palestra dove suonammo a Pontedera. Praticamente era riverbero più qualche urlo

Riki: Beh, come ti dicevo, per noi giovani del tempo si trattò di un concerto leggendario, e della musica a nessuno fregava nulla. Era l’ambiente, la carica, lo spirito che aleggiava nell’aria che faceva la differenza. Io ho avuto appesa in casa una locandina rosa del concerto che poi è andata purtroppo persa tra mille traslochi. Ti ricordi quando fu il concerto?


Gipi
: Ovviamente non lo ricordavo, ma il Fantinato qualche giorno fa mi ha mandato questa immagine, e siamo risaliti alla data: 6 gennaio 1982.

Riki: Avevo 15 anni...

Gipi: Come passa il tempo... Io ne avevo 19

Riki: Tornando alla formazione, hai saputo di Luca Mazzuoli?

Gipi: Non ho notizie di Luca dal 1986, non dirmi che….

Riki: Purtroppo si, un infarto. E non è più con noi

Gipi: mi dispiace, cazzo. Era giovane ancora. Però tanto moriamo tutti, basta avere pazienza,


ma mi dispiace davvero molto per lui e per la sua famiglia.

Riki: Tornando ai Soviet, quanti concerti avete fatto?

Gipi: pochissimi. Fammi pensare. Pontedera, Firenze, e al Cupol di Collesalvetti. Credo solo questi... Eh sì, siamo durati poco. Forse 82 -83?

Riki: Dalla locandina il concerto di Pontedera era a gennaio 82

Gipi: E credo sia stato il primo. Forse non siamo neanche arrivati a dicembre 82. Sciolti prima

Riki: Sciolti perché?

Gipi: Non ne ho memoria alcuna. Forse mi sono rotto le palle io? O Ale andò nei CCM? Ma non mi sembra...

Riki: Dome suonava già coi CCM? Sai che non ricordo

Gipi: Dome sì, ma Ale non ricordo.

Riki: Forse Ale andò via dopo


Gipi
: sì, sembra anche a me. Forse il bassista dovette smettere. Ho ricordi veramente sfumatissimi

Riki: La voce che girava era che Marco vi aveva mollato perché non aveva vogli di impegnarsi troppo

Gipi: Però Marco era gentile era difficile prendersela con lui. Però, penso di poter dire che io non avrei smesso. Ero fissatissimo :)

Riki: Al primo concerto eri già animale da palcoscenico

Gipi: ahahahah facevo stracacare!

Riki: Comunque son passati quaranta anni cazzo

Gipi: Mi sono rimaste delle foto e il ricordo di quanto mi cacassi addosso dalla paura prima di attaccare. Poi non cantavo nulla. Erano testi in falsinglese

Riki: Testi politici comunque se non ricordo male

Gipi: ma no! Non dicevo niente. Avevo una tipica inquietudine giovanile ma non capivo una cippa di cazzo. Come tutti i ragazzini

Riki: Allora sarà stato il contesto del concerto a farmelo pensare

Gipi: Di questa cosa parlavo con il Fantinato l'altra settimana. Ci sono persone che parlano di


quel periodo come una grande lotta di coscienza politica. Per noi non era così. Volevamo solo divertirci, stare in giro, fare danni, suonare. Stop.

Riki: Ma perché Soviet Sex?

Gipi: Ma che cazzo ne so.  Vidi una scritta così ad Amsterdam. Non sapevo cosa significasse, ma devi pensare che al tempo non parlavo una parola di inglese. A volte davo i nomi alle band prendendoli dalle etichette dello shampoo lette mentre facevo la cacca, solo perché una parola "suonava bene". Al tempo non c'erano gli smartphone, ed io leggevo sempre le etichette

Riki: Io le leggo ancora....

Gipi: Grande. A pensarci, dovrei ricominciare. Molte ispirazioni vengono dalle letture assurde. Comunque quel "non" impegno politico, a riguardarlo adesso, da questo periodo di dogmi pazzi mi sembra la cosa più luminosa (anche in termini politici) che potevamo inventarci. Solo l'amore per la band e per il volume. E fanculo a tutto il resto.


Riki
: Oltre ai Soviet Sex hai suonato in altri gruppi hc punk?

Gipi: No. Mi stufavo presto. Ho suonato in band New wave, reggae... Sempre suonando o cantando molto male

Riki: Beh dai, avevi (anzi hai) altri doti artistiche

Gipi: ma erano band che inventavo io. Duravano un cazzo :)

Riki: Io nessuna....

Gipi: Te vedo che hai tre figlioli stupendi quindi mi sa che hai vinto alla grande :)

Riki: Tre figlioli in quella fase che "Volevamo solo divertirci, stare in giro, fare danni, suonare.


Stop."  un delirio

Gipi: Hai fatto bene

Riki: Gianni ti ringrazio

Gipi: Grazie a te che mi hai fatto ripensare a quei tempi :)

Riki: E salutami il Fantinato

Gipi: yes! Lui sta in Canada da vent'anni. Ma tutti i sabato ci parliamo per un'oretta.

Riki: Del canada lo so, ci seguiamo su Facebook

Riki: Poi sono in contatto stretto con il Cecchi

Gipi: Salutamelo!

RECENSIONE - REVIEW VVAA “LAST WHITE CHRISTMAS” (2XCD, 2020, AREA PIRATA, 5/5)

**** ENGLISH VERSION FOLLOWS *****

Ci sono un sacco di cose che potrei raccontare a proposito del Last White Christmas, un concerto che si è tenuto a Pisa il 4 dicembre dicembre 1983 e che rappresenta una delle pietre miliari nella storia della musica hardcore italiana.
Potrei raccontarvi che quella giornata segnò una svolta nella mia vita di adolescente, che pochi mesi prima aveva preso parte anche all’adunata Oi! di Certaldo, e che da quel giorno niente è più stato lo stesso per me.
Potrei raccontarvi che quel giorno lasciai un pezzo di cuore nell’abbazia di San Zeno, la chiesa sconsacrata di Pisa dove si tenne il concerto.
Oppure potrei raccontarvi che quello stesso giorno in quella stessa chiesa lasciai nel pogo anche un pezzo di lingua, causa uno zompo del mio brother in arm (nonché uomo copertina di questa ristampa) Stefano Cantini, quando partì un pezzo dei Raw Power.
Oppure potrei raccontarvi che quel giorno giocava il Pisa di Vinicio contro l'Ascoli di Mazzone, che a quel tempo la politica in curva era molto importante, e che da Ascoli venivano i destri, ma ciononostante anziché sui gradoni della curva mi presentai a San Zeno (per inciso il Pisa perse uno a zero).
Potrei raccontarvi che al concerto parteciparono 11 band toscane ed una emiliana, i Raw Power, che con la Toscana erano legatissimi, e quel pomeriggio fecero uno show indimenticabile e spaccarono letteralmente.
Potrei raccontarvi che purtroppo solo i Raw Power non sono presenti in questo doppio CD che ripropone i live di quel giorno, perché sembra che la loro attuale etichetta discografica non abbia acconsentito alla pubblicazione.
Potrei dirvi che le cassette di quel concerto se le portò in USA poco dopo Antonio Cecchi (al tempo bassista, e poi chitarrista dei CCM), e che di quelle cassette si innamorò Chris Chacon di Bad Compilation/Borderless Countries Tapes (BCT per gli amici), che le pubblicò, invaghendosi anche dell’Italia, e contribuì a far conoscere al mondo l’hardcore made in Italy.
Potrei raccontarvi che proprio Chris ha scritto le note di copertina di questa riedizione, che vi consiglio di leggere attentamente per capire l’entusiasmo che generò (e tutt’ora genera) questa raccolta.
Potrei dire che i Brontosauri e la loro “Capsius Cabanis (Berlino Fuck Off)” anche se un po' primitivi inchiodavano comunque.
Potrei raccontarvi che suonarono gli A'ufschlag, che io conoscevo fino a quella sera come Ossessione, che mi piacquero parecchio soprattutto per la loro “Wojtila Fottiti” che avremmo potuto cantare sugli spalti alo stadio.
Potrei ricordare a tutti come gli Juggernaut fossero uno dei migliori gruppi del Granducato Hardcore, meglio conosciuto come GDHC, il nascente movimento Toscano che avrebbe contrassegnato la storia seguente dell’HC del belpaese.
Potrei raccontarvi che anche Grosseto era presente sulla mappa del GDHC con gli Stato Di Polizia, un gruppo attivissimo, e che i livornesi Traumatic proposero una grande versione della loro classica “No Way To Be”.
Potrei aggiungere che quella sera suonarono anche i Dements da Viareggio, un combo dalla durata effimera di cui francamente in questi anni mi ero dimenticato, che mi sorprendono piacevolmente con la loro No Wave alla newyorkese.
Potrei dire che il GDHC rappresentò una esperienza praticamente unica in Italia, e che già quel giorno a San Zeno la qualità sonora era decisamente buona, come lo fu negli anni a seguire quella dei concerti al Victor Charlie di Pisa, dove si provò a fare le cose ni modo professionale, senza fare usare ai batteristi “i fustini del Dixan” (cit. Stefano Bettini, I Refuse It) come avveniva altrove.
Potrei raccontarvi di quanto erano avanti proprio i fiorentini I Refuse It, capaci di inserire le tastiere in modo egregio nel loro Hardcore frenetico (ed ascoltando “Chocu Umeret” potrete forse immaginarvi che pogo potessero scatenare sotto il palco (anche se a dire il vero quel giorno un palco non c’era, ma nessuno se ne rese conto)
Potrei dire che anche i fiorentini Juggernaut avrebbero meritato maggiori successi, così come i Putrid Fever, una delle mie bands preferite del tempo con il loro accaci molto americano che avrebbe fatto invidia a molte formazioni blasonate di oltreoceano.
Potrei aggiungere che in mezzo a questo oceano hardcore suonarono anche gli Useless Boys, formazione garage psichedelica Pisana della quale anni dopo, quando ebbi modo di conoscerlo a San Francisco, Jello Biafra mi chiese subito informazioni spiegandomi che gli piacevano tantissimo.
Potrei aggiungere che i Cheetah Chrome Motherfuckers quella sera fecero uno degli show più travolgenti della loro straordinaria storia, anche a detta dei membri del gruppo. Un concerto che lasciò tutti senza fiato, come si può capire riascoltandolo in questi CD. Francamente non ricordo se furono gli ultimi a suonare. Certamente se qualcuno suonò dopo di loro, si trovò di fronte un pubblico stremato da un gig come questo.
Potrei aggiungere che suonarono benissimo anche i Wardogs, la band lucchese della quale il buon Syd (cantante dei CCM) diceva che “iniziavano dove finivano i CCM” da tanto erano potenti, soprattutto on stage.
Potrei anche raccontarvi di come anche stavolta il buon Ovi Sportelli abbia fatto un lavoro egregio rimasterizzando benissimo le registrazioni di quella giornata, e di come i ragazzi di Area Pirata abbiano realizzato un doppio CD dalla grafica eccelsa.
Insomma, ormai lo avete capito, a proposito del Last White Christmas potrei raccontarvi un sacco di cose, ma quello che conta davvero è che consiglio a tutti di avere questo doppio cd nella propria collezione, in primis perché riporta alla luce un pezzo di storia che per troppo tempo è rimasto in mano dei soli collezionisti, e poi perché ricorda un concerto indimenticabile, di cui non a caso si parla ancora dopo quasi 40 anni.

**** ENGLISH VERSION (AS PROMISED) ****

There are many things I could tell about Last White Christmas, a concert that took place in Pisa on December 4, 1983 and that represents one of the milestones in the history of Italian hardcore music.
I could tell you that that day marked a turning point in my life as a teenager, who a few months before had also taken part in the Certaldo Oi! Gathering, and that since that day nothing has been the same for me.
I could tell you that that day I left a piece of my heart in the abbey of San Zeno, the deconsecrated church of Pisa where the concert was held.
Or I could tell you that that same day in that same church I left a piece of tongue in the pogo, because of a jump of my brother in arm (and cover man of this reprint) Stefano Cantini, when a Raw Power song started.
On the other hand, I could tell you that on that day Vinicio's Pisa was playing against Mazzone's Ascoli, that at that time politics on the stands was very important, and that rightwing supporters came from Ascoli, but nevertheless I went to San Zeno instead of on the stands (Pisa lost one to zero, by the way).
I could tell you that the concert was attended by 11 Tuscan bands and one from Emilia, Raw Power, who were very close to Tuscany, and that afternoon they did an unforgettable show and literally rocked.
I could tell you that unfortunately only Raw Power are not present in this double CD that records the live shows of that day, because it seems that their current record label didn't agree to the release.
I could say that Antonio Cecchi (at the time bassist and then guitarist of CCM) took the tapes of that concert to the USA shortly afterwards, and that Chris Chacon of Bad Compilation/Borderless Countries Tapes (BCT for friends) fell in love with them, published them, also falling in love with Italy, and contributed to make the world know the hardcore made in Italy.
I could tell you that Chris himself wrote the liner notes of this reissue, which I suggest you to read carefully to understand the enthusiasm that this collection generated (and still generates).
I could say that the Brontosauri and their "Capsius Cabanis (Berlino Fuck Off)", even if a bit primitive still nails.
I could tell you that the A'ufschlag played, which I knew until that night as Ossessione, that I liked a lot especially for their "Wojtila Fuck Off" that we could have sung on the stands at the stadium.
I could remind everybody how Juggernaut were one of the best bands of the Gran Ducato Hardcore, better known as GDHC, the newborn Tuscan movement that would have marked the following HC history of the Belpaese.
I could tell you that also Grosseto was present on the GDHC map with Stato Di Polizia, a very active band, and that the Leghorn-based Traumatic proposed a great version of their classic "No Way To Be".
I could add that that night also played Dements from Viareggio, a combo of ephemeral duration that frankly in these years I had forgotten, which today pleasantly surprises me with its New York style No Wave.
I could say that the GDHC represented a practically unique experience in Italy, and that already that day in San Zeno the sound quality was definitely good, as it was in the years following the concerts at the Victor Charlie in Pisa, where one tried to do things in a professional way, without making the drummers use "the Dixan drums" (cit. Stefano Bettini, I Refuse It) as they did elsewhere.
I could tell you how far ahead were the Florentines I Refuse It, able to insert the keyboards in a very good way in their frantic Hardcore (and listening to "Chocu Umeret" you can maybe imagine that pogo could unleash under the stage (even if to tell the truth there was no stage that day, but nobody realized it).
I could say that also Juggernaut from Florence would have deserved more success, as well as Putrid Fever, one of my favorite bands of the time with their very American HC that would have made envy to many overseas bands.
I could add that in the middle of this hardcore ocean also played the Useless Boys, psychedelic Pisan garage band of which years later, when I met him in San Francisco, Jello Biafra immediately asked me for information, because he told me he liked them very much.
I might add that the Cheetah Chrome Motherfuckers that night made one of the most overwhelming shows of their extraordinary history, even according to the members of the group. A concert that left everyone breathless, as you can understand from listening to it on these CDs. Frankly, I can't remember if they were the last to play. Certainly if someone played after them, they found themselves in front of an audience exhausted by a gig like this.
I might add that Wardogs, the band from Lucca that Syd (CCM’s singer) said they "started where the CCM ended" played very well, and they were powerful, especially on stage.
I could also tell you how also this time the good Ovi Sportelli did a great job remastering very well the recordings of that day, and how the guys of Area Pirata made a double CD with excellent graphics.
In short, by now you have understood it, I could tell you a lot of things about Last White Christmas, but what really matters is that I suggest everyone to have this double CD in their collection. First of all because it brings to light a piece of history that for too long has remained in the sole hands of collectors, and then because it reminds an unforgettable concert, which not surprisingly is still talked about after almost 40 years.

(Riki Signorini)

I brani

1.       Brontosauri - Capsius Cabanis 00:39
2.       Brontosauri - Brontosauri 00:42
3.       Brontosauri - Opposition 00:57
4.       Juggernaut - Convact 01:31
5.       Juggernaut - Tomorrow 01:19
6.       Juggernaut - X002 01:46
7.       Juggernaut - Inquisitor 01:52
8.       Juggernaut - X003 01:17
9.       Stato Di Polizia - Odio 00:48
10.    Stato Di Polizia - Mente Sconvolta 01:43
11.    Stato Di Polizia - Uccidi Tuo Fratello 02:09
12.    Putrid Fever - Draw Of Fear 01:43
13.    Putrid Fever - Motorhead 01:20
14.    Putrid Fever - Anger 01:19
15.    Putrid Fever - Reality 01:24
16.    Putrid Fever - Song From War 01:07
17.    Putrid Fever - Naked Real Gun 02:08
18.    Putrid Fever - Rats 01:16
19.    Dements - I Am Not 02:03
20.    Dements - Points Of View 01:43
21.    Useless Boys - I Don't Need Your Love 03:09
22.    Useless Boys - Weekend Trip 02:11
23.    Useless Boys - I Need You So 02:56
24.    Useless Boys - I Can't Judge A Book By The Cover 01:55
25.    Useless Boys - Barracuda 02:30
26.    Wardogs - The State Of Things 02:21
27.    Wardogs - Fried Brains 01:23
28.    Wardogs - Snakes 01:58
29.    Wardogs - Wardogs 03:03
30.    Wardogs - I Hate The Families 00:59
31.    Wardogs - Red Hot Phones 00:28
32.    Wardogs - Mg 00:29
33.    A'ufschlag - Grazie Patria 01:22
34.    A'ufschlag - Vittime 00:45
35.    A'ufschlag - Nessuno 00:59
36.    A'ufschlag - Woityla Vattene 00:50
37.    A'ufschlag - Siamo Stanchi 01:26
38.    A'ufschlag - In Carcere 01:46
39.    A'ufschlag - Ribellati 01:47
40.    A'ufschlag - A Fuoco 00:56
41.    CCM - Commandos 02:32
42.    CCM - We Are The Juvenile Delinquency 01:22
43.    CCM - (Right To Be) Italian 01:03
44.    CCM - Envy 01:08
45.    CCM - Barbed Wire World 01:12
46.    CCM - Terminal Fun 01:58
47.    CCM - Work (Means Death) 01:17
48.    CCM - Bendix Power Secret Hate 01:58
49.    CCM - Alkool 00:57
50.    CCM - Foe Or Friend 01:35
51.    CCM - Camp Derby Blues 01:13
52.    CCM - Everyday Is A Regan Day 01:01
53.    CCM - Mad Race 02:49
54.    CCM - Best Party Ever / No Bore 01:58
55.    CCM - Need A Crime / Ultracore 01:27
56.    CCM - Mercenaries 01:50
57.    CCM - Tellyson 01:00
58.    CCM - Life Of Punishement 01:43
59.    I Refuse It - Noi Vi Odiamo 02:15
60.    I Refuse It - Nuove Dal Fronte 02:30
61.    I Refuse It - Contagio 02:20
62.    I Refuse It - Mira Il Tuo Popolo 01:14
63.    I Refuse It - Agguato 02:09
64.    I Refuse It - Chocu Umeret 02:08
65.    I Refuse It - Fall Down 01:46
66.    I Refuse It - Frecce Avvelenate Sul Comitato Disastri 01:40
67.    Traumatic - Last Kids From Nowhere 01:54
68.    Traumatic - No Mans Land 02:15
69.    Traumatic - No Police No Army 01:37
70.    Traumatic - No Way To Be 01:37
71.    Traumatic - I Don't Mind 01:59

I contatti

https://areapiratarec.bandcamp.com/album/the-last-white-x-mas