DAI MIEI POLVEROSI ARCHIVI: INTERVISTA AI RAW POWER DEL 2002

È di questi giorni l’uscita del nuovo disco dei Raw Power, “Inferno”.
Ed allora colgo l’occasione di rispolverare una intervista fatta 15 anni fa esatti a Mauro, che al tempo celebrava già venti anni di vita della sua band.
Ecco l’intervista che fu pubblicata su Flash:
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Parlare dei Raw Power, un pezzo di storia dell’hardcore Italiano e non solo, non è facile. Dopo venti anni sulla strada, migliaia di concerti in Europa e negli Stati Uniti, dopo che hanno condiviso le scene con praticamente ogni gruppo di rilievo nel mondo punk-metal, dopo avere avuto una volta per gruppo di supporto una band allora sconosciuta che si  chiamava Guns and Roses, dopo una valanga di dischi realizzati e venduti in ogni angolo del globo, dopo che negli USA è nata una band dedicata a fare covers dei Raw Power, un po’ come di solito succede  per gente tipo Beatles e U2, beh, dopo tutto questo, non è davvero facile parlare della band emiliana.
Soprattutto per chi i Raw Power li conosce da sempre, o meglio conosce Giuseppe dai tempi del primo demo e del mitico concerto Last White Christmas di Pisa datato fine 1982 o giù di lì. E la cosa è ancora più difficile oggi che Giuseppe non c’è più, stroncato da un infarto il 6 Ottobre 2002 mentre, alla soglia dei quarant’anni, si divertiva come sempre a giocare a calcio.
Oggi dei Raw Power originali è rimasto solo l’altro Codeluppi, il fratello Mauro, protagonista di questa intervista. E adesso bando alle ciance e via alle domande:

1.            Mauro, puoi tracciare una breve storia dei RP?
Siamo in giro dall’81, fino a qualche mese fa eravamo rimasti in due della formazione originale, mio fratello Giuseppe ed io. Ora sono io l’unico rimasto… Abbiamo all’attivo circa 14 album senza contare innumerevoli compilation, bootlegs, collaborazioni varie. Sin dall’inizio la formazione è sempre stata di 5 elementi, quella classica con basso, batteria, due chitarre e una voce. E sempre sin dall’inizio il problema principale del gruppo è stato quello di mantenere una formazione stabile per un periodo abbastanza lungo, questo per vari motivi, il principale penso sia dovuto al fattore soldi (l’inesistenza appunto di soldi), poi chiaramente al fatto che le persone cambiano, vogliono cose diverse da quelle che il resto del gruppo vuole perciò decidono di cambiare e chiaramente a volte è capitato di avere anche litigato, ma molto raramente.

2.            Pensi che Giuseppe apprezzerebbe la vostra scelta di portare avanti i Raw Power senza di lui?
Spero proprio di si, quando Giuseppe è morto la mia prima reazione è stata quella di
piantare tutto e non avere più niente a che fare con la musica. Pensavo che i Raw Power senza di lui non avessero senso di esistere. Poi una sera dopo circa dieci giorni dalla sua scomparsa sono stato ad un concerto e lì ho capito che non sarei riuscito a stare lontano dal palco, non adesso, non ancora. Penso che fino a quando Giuseppe era nella band, lui era la band, era quello che aveva i contatti, che decideva un po’ tutto per noi, e a me stava troppo bene così. Fino ad allora io ero sempre stato quello che se ne sbatteva all’interno dei Raw Power; nel momento invece che lui è mancato mi sono messo a fare tutto quello che prima, quando Giuseppe era vivo, rifiutavo di fare dicendo che non mi interessava. Ora, però, sono io che tengo i contatti, che organizzo le date, e faccio tutto quello che lui aveva sempre fatto sin dall’81. Ultimamente abbiamo suonato parecchio, in Italia con una decina di date (anche da spalla a Dead Kennedys e Anthrax). Siamo appena stati in Spagna, in Francia, pare che avremo ancora una quindicina di date da qui a fine maggio, e ti dirò che ovunque siamo stati siamo piaciuti, la gente ha sempre risposto positivamente ai concerti. E’ chiaro che non è più come prima, purtroppo non lo sarà mai più, ma quello che stiamo cercando di fare è di impegnarci sempre di più per cercare se non altro quello che è sempre stato un certo standard all’interno dei Raw Power, e cioè di andare sul palco non importa se piccolo o grande, con poca gente o tantissima, ma sempre intenzionati a spaccare il culo e divertire il più possibile. Fino a quando riusciremo a coinvolgere il pubblico e divertirci si va avanti, e spero tanto che sia con la benedizione di mio fratello.

3.            Hai vissuto 20 anni di questa storia; un giudizio sull'evoluzione della scena punk hardcore in Italia e fuori dai nostri confini
Penso che in generale sia in Italia che all’estero ci sia un ritorno a quello che erano stati i “bei” tempi dell’hardcore (ti parlo dalla metà degli anni 80 all’inizio dei 90). Dal 92/93 in generale penso che la situazione fosse diventata pessima;  la gente non andava ai concerti o se ci andava non partecipava, rimaneva lì immobile sembrava non ascoltasse nemmeno quello che stavi facendo, poi appena finito il concerto si dileguava senza dire niente. Negli ultimi anni penso che invece la situazione sia migliorata parecchio; i ragazzi partecipano, si fanno coinvolgere,si è tornati dopo il concerto a venire circondati da gante che ti vuole conoscere, vuole sapere, fa domande, insomma un po’ lo spirito che c’era quando abbiamo iniziato. Perciò, riassumendo, al momento sono molto felice che i Raw Power facciano ancora parte nel loro piccolissimo della scena Hardcore.

4.            Parlaci della serata al Maffia del 27 Dicembre scorso, la data che sarebbe stata quella del compleanno di Giuseppe. Si narrano cose grandiose....
Penso il che il 27 sia stata una serata magica, tutto è funzionato alla perfezione, non trattandosi di un normale concerto temevamo che prima di tutto la gente non venisse (fortunatamente ci siamo sbagliati dato che il Maffia era pieno zeppo), temevamo di avere grossi problemi sul palco visto il numero di “musicisti” interessati, (5 batteristi, 4 bassisti, 4 chitarristi ed io), con cambi di line up ogni 4/5 pezzi e così via. E invece tutto è funzionato alla perfezione, sul palco non ci sono stati problemi, tutto è andato liscio (grazie anche all’aiuto di Daniele, stage manager della serata, e dei due fonici, Andrea in sala e Matteo sul palco). Come dicevo il locale era pieno e penso che tutti quelli che erano lì sapessero che non era una serata qualsiasi, che non era solo un concerto dei Raw Power, che eravamo tutti lì per ricordare Giuseppe, per dirci che nonostante tutto lui non verrà mai dimenticato. Ripeto, una serata magica e indimenticabile per noi ma penso per tutti i presenti.

5.            Come ci si sente a fare parte di una band che nel 1999 Flipside ha definito come "una delle ultime leggende Hardcore ancora in circolazione"?
Lusingati, contenti, e ancora più contenti per il fatto di essere ancora in circolazione dopo tutti questi anni. E il bello è che sembra che la cosa sia destinata ad andare avanti, stiamo ricevendo più offerte per suonare in Italia e all’estero che mai (per assurdo, la settimana scorsa mi sono stati offerti 30 giorni con 25 concerti tra Canada e Stati Uniti pagati il doppio di quello che abbiamo sempre preso, con pullman e backline tutto a carico dell’organizzatore, una cosa mai successa prima d’ora, cose da fantascienza!) perciò se veramente Giuseppe ha costruito una leggenda, ben venga e speriamo di continuare ancora per molto.

6.            Un tempo al virus vi staccarono la spina per una cover dei Van Halen, oggi i
gruppi punk sono in Heavy Rotation su MTV. Che ne pensi?
Penso che i tempi siano cambiati e da questo lato siano cambiate in meglio. Ho sempre pensato che ognuno debba potere essere libero di esprimersi e nel nostro caso di poter suonare quello che vuole. Se a qualcuno non piace ha sempre la possibilità di andarsene, nessuno è costretto ad ascoltare una band che non gli piace; ai tempi del Virus certe cose venivano prese troppo seriamente, dopo tutto noi eravamo lì per suonare, per fare divertire e per divertirci, cercare a tutti i costi di trovare una scusa per rompere le palle è stupido. La stessa cosa che sta succedendo ora con i nuovi gruppi punk, non stanno facendo altro che riprendere quello che di buono è stato fatto quando magari loro non erano nemmeno nati e riproporlo un po’ aggiornato e la cosa nella maggior parte dei casi funziona. Io non posso fare altro che fargli i complimenti e augurargli di continuare e la gente poi deciderà se un gruppo vale più di un altro o se vale la pena andarli a vedere o comprare i loro cd, ognuno ha la possibilità di scegliere quello che vuole o non vuole fare.

7.            Quale è un gruppo non Italiano che ricordi con affetto?
Sicuramente i Breakouts di San Francisco e i Dehumanisers di Seattle, due gruppi che hanno diviso con noi le prime uscite americane, con i quali siamo stati on the road per mesi (allora eravamo fortunati e avevamo la possibilità di rimanere via due, tre mesi alla volta).

8.            E in Italia?
per quanto riguarda un gruppo italiano non so sinceramente darti un nome, ne ho conosciuti tanti, ma probabilmente non così bene come gruppi con cui sei stato su un furgone per 5/6 settimane di fila. perciò non riesci mai a conoscere bene, perciò li ricordo tutti con affetto perché insieme ci siamo divertiti tanto ed abbiamo suonato assieme ma non me la sento di darti un nome in particolare.

9.            Dimmi allora un gruppo Italiano ed uno straniero che ricordi con odio
Gruppi che odio? Nessuno, né straniero, né tanto meno italiano. Ci sono gruppi che non mi piacciono, persone che non mi piacciono, che mi stanno antipatiche e/o non sopporto, ma da lì ad odiarle ce ne passa.

10.         Escludendo i presenti, quale è la migliore punk band Italiana di sempre?
Forse i CCM….

11.         Il più bel ricordo nella storia dei Raw Power?
Sicuramente uno dei più belli quando abbiamo suonato alla Wrestling Arena di Los Angeles davanti a migliaia di persone, in occasione del primo festival punk/hard core internazionale organizzato da Gary Tovar per la Goldenvoice, con Dead Kennedy’s, BGK, Solucion Mortal e altri gruppi americani. Altri momenti indimenticabili sono stati tutti quelli quando abbiamo
incontrato gruppi hardcore che erano sempre stati per noi il massimo, ti parlo di gente come Circe Jerks, Suicidal Tendencies, Adolescents, Angry Samoans, Fang, Minor Threat e tantissimi altri.

12.         E il ricordo peggiore?
Uno dei peggiori sicuramente quando alla seconda data del tour di 3 anni fa ci incontrammo con il gruppo che viaggiava con noi a New Brumswick per sentirci dire che il loro furgone era stato aperto e tutte le due Gibson di mio fratello erano state rubate.. Chiaramente dopo la prima mezzora di incazzatura notevole tutto finì con una sbornia gigantesca, però ancora oggi auguro al bastardo che ci fece questo bel regalo di fare una brutta fine.


BOX MAURO RECENSISCE I RAW POWER
Infine due parole per ognuno dei vostri dischi (sperando di non avere tralasciato niente):

·         1983 "You Are The Victim" (Meccano) il primo disco, indimenticabile…
·         1984 "Screams From The Gutter" (Toxic Shock): per noi fondamentale, il disco che ci ha fatto conoscere e ha dato la possibilità a tanti ragazzi di sapere che non esistevano solo gruppi hardcore americani
·         1986 "Wop Hour" (Toxic Shock): un gran bel Ep
·         1986 "After Your Brain" (Toxic Shock): bella copertina, ma l’errore fu di non ri-fare “Screams” di nuovo. Ciò non toglie che alcuni dei pezzi di questo album siano tra i mie preferiti
·         1989 "Mine To Kill" (Southern Studios): stesso discorso di prima. Alcuni dei pezzi sono bellissimi (“Mine To Kill” è decisamente uno dei 5 pezzi nostri che preferisco), altri sono un po’ anonimi, un po’ di metal qua e là, tutto sommato un bel disco….
·         1991 "Live Danger" (T.V.O.R.): il primo live non si scorda mai, serata da paura, per noi e per i presenti…
·         1993 "Too Tought To Burn" (Contempo): tre bei pezzi, il resto non male, certamente non il nostro album migliore, ma come tutti gli altri lo rifarei…
·         1995 "Fight" (Godhead): buona produzione, per un album più curato di altri. Il pezzo che da il titolo al disco, “Fight”, penso sia uno dei nostri pezzi migliori
·         1996 "Burning The Factory" (Grand Theft Audio): questo è un gran bel CD e Brian della GTA è una gran brava persona, un signore. In questo giro di piccole etichette, indipendenti o come si vuole chiamarle, ci vorrebbero più persone come lui
·         1996 "Live From The Gutter @ Maffia" (Godhead): penso che sia superiore a “Live Ranger” come produzione, con suoni diversi ed una formazione diversa. Un gran bel CD live…
·         1998 "Reptile House" (Toxic Ranch): penso sia nell’insieme uno dei nostri dischi più belli, la copertina è una delle mie preferite.
·         1999 "Trust Me" (Hello): uno dei nostri momenti più belli. Line up, tour americano, bei pezzi….

·         2002 "…Still Screaming (After 20 Years)" (Riot): è l’ultimo lavoro di mio fratello,
perciò avrà sempre un posto speciale, e comunque è uno dei CD più belli, che richiama molto quello che erano i Raw Power prima maniera…. 

RECENSIONE CAVAVERMAN “DEAD BRAINS FOR BRAIN DEAD” (EP, 2015, CAVAVERMAN 4/5)

Eccoci qua, come promesso qualche giorno fa, a riparlare dei Brianzoli Cavaverman e del loro EP “Dead Brains For Brain Dead” del 2015, come sempre scaricabile aggratis da Bandcamp. Solo quattro pezzi, ma davvero al fulmicotone, che durano una manciata di secondi, più il divertente remix finale che li unisce tutti. Così in meno di tre minuti i Monzesi citano senza soluzione di continuità Ramones, Dwarves, Misfits e addirittura Ratos De Porao, condendo il tutto con un basso più prepotente di Trump nei confronti dei Messicani….

I BRANI
1-go ahead
2-papa runaway
3-ratos de porao
4-sleepy hollow
5-one for all, all for one

CONTATTI
www.facebook.com/Cavaverman

RECENSIONE THE LEGENDARY KID COMBO “A BLESSING IN DISGUISE” (CD, 2017, AMMONIA 3/5)

Tornano a distanza di 4 anni dal loro precedente lavoro e dopo un lungo periodo di inattività i Legendary Kid Combo con il loro Rock'n'roll sgangherato e divertente.
“A Blessing In Disguise” è il quarto album della band, e ci ripropone la ben sperimentata miscela di rockabilly, sound balcanico, punk, blues, country e film western, che loro stessi definiscono “cock-a-billy”.
Undici i brani, tutti in Inglese tranne la sfrenata cover di “Finchè la barca va” di Orietta Berti, freschi ed energetici ed a cavallo tra Pogues, Dropkick Murphys, Johnny Cash e Gogol Bordello, con una spruzzatina di Stray Cats.
Tra le mie preferite senza dubbio la opening track, “Back In The Van”, che celebra il ritorno sulle scene attraverso la metafora del furgone che da sempre li accompagna in tour con il loro abito di scena a base di frac e cilindro, e “I Wanna Know”.
Un album fresco e super energico che piacerà sicuramente agli amanti del genere ed ai seguaci del combo leggendario, ricordando sempre che: “it's a long way to the top if you wanna rock&roll!”


I BRANI

  1. Back In The Van
  2. Fandango
  3. She Devil
  4. I Wanna Know
  5. Codfish Tarantella
  6. U Zlateho Tygra
  7. Shivers
  8. In The Middle Of The Night
  9. Get On The Street
  10. Fin Che La Barca Va
  11. The Plague


CONTATTI



RECENSIONE CAVAVERMAN “WOMEN, MONSTERS AND CAZZOTTIS” (EP, 2017, CAVAVERMAN 4/5)

Qualche tempo fa, parlando della compilation “Punk Against Trump” (qua potete trovare la recensione), mi sono imbattuto quasi casualmente nei Cavaverman, che su quel disco citavo tra i migliori.
Solo dopo ho scoperto che, a dispetto del nome e della immagine, i Cavaverman sono Italianissimi, anzi Brianzoli, con esperienze in Viboras e Berenice Beach. Da allora sono entrato in contatto con loro e con la loro pagina bandcamp, dove ho potuto ammirare i loro precedenti e numerosi lavori, di cui proverò a parlare altrove.
Oggi mi limito, se così si può dire, a parlare del loro ultimo lavoro, "Women, Monsters and Cazzottis", appena tre pezzi in cui i nostri sfoderano il loro usuale zombie punk tra Misfits, Lucio Fulci ed Elvis, fatto come sempre in modo sublime e fottutamente cool.
Brani più lunghi del solito (dieci minuti in tutto), molta melodia e una super punk ballad come “Jaime Sommers”, dedicata alla donna bionica della serie TV.
Da segnalare la presenza su “Deadly Touch” di irene dei Viboras.

I BRANI

1.    Deadly Touch (feat. Irene dei Viboras)
2.    Jaime Sommers
3.    King of Cazzottis

CONTATTI

www.facebook.com/Cavaverman

cavaverman.bandcamp.com/album/women-monsters-and-cazzottis 

Marco Maniglia Medici e i Crash Box: Nati per essere veloci!

Lo scorso Venerdì, terminata l’intervista in radio a Marco Maniglia Medici, storico leader dei Crash Box, lo avevo promesso, ed ora eccoci qua con un approfondimento dell’intervista radiofonica su Friday Extreme Rock Adventure che potete comunque ascoltare QUA per sentire anche un bel po’ di bella musica (Crash Box, Cosa Nostra, Fall Out, Bloody Riot, Chronic Sick, Germs, MIA, Frites Modern, Germs...).
E allora partiamo subito con le domande:
1.     Ciao Marco, partiamo da lontano; se non sbaglio i Crash Box si sono formati già nel 1982, e poi tra varie rotture e riunioni sono arrivati se non sbaglio fino al 2014. Adesso la storia si può definire conclusa, o pensi ci sia spazio ancora per una reunion?
No, è finita almeno per quel che mi riguarda. Abbiamo fatto più reunion che
concerti ufficiali quasi...quando arriva e te lo senti che devi smettere, non ci pensare ...fallo e stop.
2.     I vostri inizi sono legati ad un Virus estremamente politicizzato, ma voi eravate, se mi passi il toscanismo, quelli più “scazzoni”, dal look americano che poco sembrava azzeccarci col resto del giro. Eppure eravate integratissimi, almeno a vedere da fuori. Come spieghi questo fatto?
All’interno del Virus esistevano varie "correnti" (passami il termine), ma si conviveva molto bene assieme. Tieni conto che fondamentalmente erano spesso questioni o di look o di musica ascoltata, ma le cose pratiche si facevano comunque tutti assieme
3.     La storia dei CRASH BOX è costellata da un infinito serie di cambi di line up; se non sbaglio Fabrizio è forse l’unico altro membro del gruppo presente per più di un disco. In poche parole tu sembri essere l’unico elemento di continuità del gruppo? È così? E come mai questa cronica instabilità?
Non saprei, ci ho pensato su varie volte e posso solo fare una autoaccusa; non siamo riusciti ad ingranare la marcia giusta quando era il tempo di farlo. E' mancata forse una progettazione più in là delle prove, dovevamo darci dei target da raggiungere...mea (o nos) culpa
4.     A proposito di cambi di formazione, su “Finale” alla chitarra avete addirittura portato Tommy “Extrema”, un chitarrista che non avrei mai definito Hardcore, e che invece sembra(va) ben affiatato con voi sul disco. Come è andata la cosa?
Amico da sempre, Tommy si è prestato volentieri alla cosa e ha imparato pezzi in un giorno, e idem per registrarli.
Nessuno ha pensato al sound metal che avrebbe aggiunto, e col senno di poi se
avessimo registrato con un’altra chitarra base con il nostro sound classico, e poi lui sopra metallico, sarebbe venuto meglio...Infatti a parte lui tutto il resto traballa come sound su quell’album.
5.  I Crash Box hanno anche all’attivo un “quasi” tour negli USA nel 1984. Se le cose fossero andate bene sareste stati i primi hardcorers italiani a girare negli States, prima di Raw Power e CCM. Invece, forse proprio l’instabilità della vostra formazione fu il motivo per cui alla fine il tour non andò avanti, o sbaglio?
Non so se sia stato quello, ma l’organizzazione l’abbiamo fatta alla spera in dio, non  l’abbiamo seguita, non avevamo manco il batterista e li ce ne hanno trovato uno che faceva pena ma proprio tanta. Aggiungiamo sfighe varie (leggete l’articolo relativo su Tvor) e il fatto che quasi tutti noi non avevamo vent'anni... alla fine è andata così, poteva andare molto meglio, ma...ci siamo andati e ci abbiamo provato!
6. Di quel tour hai comunque dei ricordi? Se non sbaglio in quella occasione conosceste i Corrosion Of Conformity, appena formati…
Si esatto. I COC furono molto cordiali, ci hanno ospitato ed abbiamo un attimo anche abusato di casa loro. Anche dei Battalion of Saints ho ottimi ricordi; a Baltimora ci prestarono il loro set per suonare. In generale i ragazzi erano ai concerti curiosi, cordiali... Certo se poi non suonavi più e meglio di loro, era
dura farsi notare.
7. Negli USA avete suonato poco, ma per il resto avete condiviso il palco con molte bands. Ci sono concerti o gruppi di cui hai ricordi particolari?
Solo Baltimora con i Battalion of Saints e altri, mi pare Roach Motel, non sono sicuro.
Norfolk, lasciamo perdere. Io suonavo la batteria e cantavo, immaginatevi un po'. Solo a vent’anni fai cose simili, credimi...
Ah si, mi ricordo quando ci mettemmo a vendere il nostro 7" fuori dal Cgbg's con un Vinnie Stigma curioso e Nunz degli Antidote a parlarci delle loro radici italiane. E poi Allison ragazza conosciuta fuori da un concerto che ci ha ospitati tutti per più giorni a casa sua, ed eravamo in 7...
8. Recentemente avete dato alle stampe “Schegge”, una raccolta che contiene la vostra discografia, ma anche 5 brani inediti registrati nel 2012. Questo vi differenzia da gran parte delle punk bands degli anni 80 che si sono riformate di recente limitandosi a suonare dal vivo senza comporre pezzi nuovi. Perché non ci parli un po’ del disco?
Giulio di FOAD e suoi compari ci hanno proposto la cosa e abbiamo detto sì, tutto qua. Poi avevamo fatto dei pezzi nuovi che abbiamo incluso, registrati da un amico nello studio a casa sua nella Brianza. I pezzi sono venuti molto bene a mio parere (Confermo! NdRiki).
Curioso ritrovare tante foto nel booklet di cui alcune veramente inedite anche per me; il look del booklet è molto curato, per chi non ce l’ha è un ottimo acquisto (hey non prendo royalties su questo, eh!)
9. Perché proprio FOAD Records?
Perché.. perché ce lo han chiesto  loro! Avevamo comunque già fatto in precedenza una mini raccolta di quasi tutto, “Veleno per Voi”, tramite la SOA record di Roma del Paolo Petralia. Questa include più cose e un booklet con foto e testi assai esaustivo. Grazie a entrambi quindi!
10.“Schegge” è più o meno la terza raccolta retrospettiva a voi dedicata; come spieghi questo successo?
ha ha ha... non so se sia un successo, avremmo potuto/dovuto fare un LP inedito, quello sì che avrebbe magari interessato di più'. Chi avrà tutte e tre le copie sentirà i pezzi tre volte di seguito... Bravi!
11.Come ci si sente ad avere scritto un brano, “Nato per essere veloce”, che è diventato un po’ l’inno di una o più generazioni di punk italiani, che canticchia anche mio figlio, ed è stata coverizzata infinità di volte?
Oh molto bene guarda,...la risento sempre volentieri. In radio ho ascoltato la versione dei Cosa Nostra che non conoscevo e mi è piaciuta molto. Poi su
youtube ho sentito le varie cover; quelle troppo veloci non rendono bene a mio avviso. Poi ci sono i MAZE che ogni tanto la fanno e se ci sono mi chiedono sempre il permesso...che per loro (e altri) c’è sempre, ovviamente. Sono contento di averla fatta, è venuta così di getto, una delle prime cose che abbiamo fatto con la prima formazione.
12.Secondo te quale brano, oltre a “Nato per essere veloce”, rappresenta meglio i CRASH BOX?
“Bianco e Nero”, “Veleno per voi”, “Vivi!” e “Non ti resta domani” sono le mie preferite. Ah, anche “Nessuna Colpa” e “Senza Uscita” del primo tape
13.Qual è il vostro disco a cui sei più legato, o quello che consiglieresti di acquistare ad un ragazzo che ancora non vi conosce?
“Nel Cuore”!
14.Oltre che ai Crash Box, il tuo nome si associa indissolubilmente a T.V.O.R., sia la fanzine (ripubblicata in forma di libro da LoveHate 80) che l’etichetta (per la quale sono usciti i vostri dischi e la tape). Come descriveresti questi due aspetti della tua “vita musicale”?
Legati assieme, punk e fanzines erano e credo siano tuttora un elemento imprescindibile del DIY, do it yourself. Gia 'allora si era precursori del fatto che l’informazione te la devi fare e gestire tu e non lasciarla in mano altrui. Ne hanno scritte di cazzate sul punk fin dall'inizio... Gente che giudicava solo i vestiti e non sapeva nulla e niente di chi eravamo e che cosa si faceva. Pensavano alla solita moda usa/uk e non andavano oltre.
15.Concluderei come si faceva sempre ai tempi delle vecchie fanzine cartacee: c’è qualcosa che vorresti aggiungere?


Grazie a voi per questo tuffo nel passato/presente e buoni tuffi dal palco a tutti (per chi ce la fa ancora!) :-)


Intervista a Marco "Maniglia" Medici dei Crash Box su Garage Radio

Ieri sera (Venerdi 12 Maggio) ennesima grande serata all'insegna della buona musica e dei bei ricordi all'interno di Friday Extreme Rock Adventures. Stavolta con me ed Heintz in collegamento telefonico da Milano c'era Maniglia, storico leader dei Crash Box, una delle formazioni di punta della golden age dell'Hardcore Italiano. 
Con lui abbiamo parlato dei Crash Box, ed ascoltato tanta buona musica (Crash Box, Cosa Nostra, Fall Out, Bloody Riot, Chronic Sick, Germs, MIA, Frites Modern, Germs...). Il podcast della trasmissione è disponibile qua, e vi consiglio di ascoltarlo, in attesa di riavere Marco in radio come deejay.

(Riki Signorini)




INTERVISTA AI KINA SU GARAGE RADIO


Lo scorso Venerdì ho avuto l’onore di intervistare nel corso di Friday Extreme Rock Adventures (garage Radio) insieme al padrone di casa Heintz Zaccagnini ed a Antonio Cecchi (ex CCM) due colonne portanti della vecchia scuola dell’Hardcore Italiano, Sergio Milani e Giampiero Capra, rispettivamente batterista e basso dei Kina (e non solo).
Il risultato, come sempre quando ci sono di mezzo i due Aostani, è stata una serata piacevolissima, ricca di aneddoti e curiosità che potrete riascoltare attraverso il PODCAST cliccando QUA.
Siccome però il tempo è volato (nonostante avere tagliato due brani in scaletta, non ce l’abbiamo fatta a fare tutte le domande previste), abbiamo allora deciso di preparare un’intervista scritta, presto disponibile su ribelliavita.blogspot.it
Stay Tuned!

Riki Signorini

RECENSIONE I REFUSE IT “CRONACHE DEL VIDEOTOPO” (CD, 2005, Wide Records 5/5)

Correva l’anno 2005, e su Flash NUMERO 205pubblicammo la recensione della ristampa della discografia degli I Refuse It alla voce # BOX REWIND (disco ristampato)

Un po’ per ragioni anagrafiche, un po’ per averlo vissuto in prima persona, quando si parla della vecchia scuola hardcore Italiana, quella degli anni 80, e soprattutto di Granducato Hardcore (GDHC per gli amici…), beh, in queste occasioni al sottoscritto brillano gli occhi. Brillano ancora di più, certamente, se si parla di gruppi del calibro degli I Refuse It, band Fiorentina di cui oggi la Wide Records pubblica un CD che contiene tutta la loro discografia, per un totale di venticinque brani, uno dei quali (“Teleurna 9000”) addirittura inedito. Sperimentatori ancora oggi ineguagliati, gli I Refuse It prendevano spunto dall’allora nuovo frenetico modello dell’Hardcore Americano, contaminandolo con New Wave e spunti free Jazz, e scrissero piccoli capolavori come la Title track, il cui ritornello (“Scrutiamo con occhi di cavia impazzita la nostra fugace realtà”) continuo a canticchiare dopo quasi un quarto di secolo, o come “Chocu Umeret”, in Russo, devastante dal vivo e su disco. Curioso segnalare come 3/5 della prima formazione degli IRI si sia poi convertita al Reggae, con il cantante Stefano Bettini giunto agli onori delle cronache come Generale. Ma forse è il segnale di come, in un momento di integralismo militante come era quello, i nostri erano tra i pochi capaci di ascoltare di tutto, non solo HC, e di metterlo in musica senza paura.

# STAMPA ORIGINALE – Vari dischi, tra il 1982 e il 1987

# COSA CAMBIA – Aggiunto un inedito (“Teleurna 9000”)

(Riki Signorini)

I BRANI

1.  Nuove dal fronte
2.  Hit 'n' Run Attack
3.  Chocu Umeret
4.  Fall Down
5.  Josephine (The Camel Girl)
6.  Sacrifici umani
7.  The Story Of My House
8.  Mannikin
9.  Spread Of Disease (contagio)
10.      Mira il tuo popolo
11.      Chocu Umeret 2
12.      Fuggi fuggi
13.      Agguato
14.      Frecce avvelenate sul comitato disastri
15.      Noi vi odiamo
16.      Sogni a doppie vie
17.      Cronache del videotopo
18.      M
19.      Ricatti
20.      Questo è l'inferno... Questa è Eleusi
21.      Che Cosa Posso Fare di Erotico (Per non Diventare Nevrotico)
22.      Il gatto
23.      Paradiso zero
24.      Tele Urna 9000

25.      Mind The Gap

RAW POWER LIVE AL CBGB & OMFUG, AGOSTO 2005

In questi giorni ricorre il quarantesimo compleanno del primo concerto di una band straniera (i Damned) al CBGB, lo storico locale di New York situato al numero 315 di Bowery Street.
Colgo l’occasione di questo anniversario per pubblicare un report che nel lontano 2005 mi inviò Mauro Codeluppi dei Raw Power, report che doveva essere pubblicato su Flash ma per qualche motivo non vide mai la luce.
Il CBGB & OMFUG, locale dal nome pressoché impronunciabile che dal 1973 al 2006,quando ha chiuso, ha rappresentato uno spazio unico per la creatività artistica e musicale Newyorkese e non solo, ha negli anni ospitato i concerti di un po’ tutti i i grandi del rock e dintorni (Ramones, Blondie, B52s, Talking Heads, e Police per citarne alcuni).
Poco prima della chiusura del locale, nell’ambito di una campagna di sensibilizzazione chiamata “Save CBGB”, dall’Italia furono infatti invitati a suonare i nostri Raw Power, autentico mito Hardcore negli States.
Quello che segue è il racconto fatto da Mauro Codeluppi di questa singolare esperienza,



Il 13 Agosto siamo partiti da Bologna alle 6.45, destinazione finale New York con tappa a Bruxelles. Una volta arrivati, dopo aver passato abbastanza facilmente la dogana che dopo l’11 Settembre è diventata quasi impossibile, riusciamo ad uscire dal JFK per trovarci sotto un sole e un caldo insopportabile. Non ci resta che fermare un taxi e saltare su, destinazione Hotel 31 sulla trentunesima strada. Se all’aeroporto l’afa era da paura qui in midtown è insopportabile, perciò non ci resta che fiondarci in hotel e beccarci la nostra prima razione di aria condizionata a palla.
Qui chiaramente è il contrario dell’esterno: temperatura polare. Il CBGB ha prenotato 3 camere, 2 doppie e una singola; chiaramente il più vecchio (io) si prende la singola.
Pochi minuti per rinfrescarsi e si parte alla scoperta del vicinato, spedizione che si ferma a poche centinaia di metri, nel primo pub (o tavern) che incontriamo. Come sempre una birra tira l’altra e usciamo dal locale tre ore più tardi. A questo punto per smaltire quello che è l’inizio di una bella sbornia non ci resta che continuare la nostra esplorazione, ma evidentemente oggi non è giornata e dopo poche centinaia di metri la tentazione di farci un'altra birra è troppa.

Verso le otto riusciamo ad arrivare al CBGB dove questa sera si esibiscono alcuni gruppi del VANS Warped tour. Dopo aver salutato un po’ di vecchi amici c’è giusto il tempo di fermarci al CBGB Gallery per un paio di birre ed iniziare la camminata di rientro, non prima però di esserci fermati per un fetta di buonissima pizza Newyorkese.
Raggiungiamo il 31 a pezzi e come dei bravi bambini ci fiondiamo a letto presto. La mattina della domenica dopo una colazione a base di uova, pancetta, prosciutto, pankcakes e porcherie varie, il tutto innaffiato da una broda nera che qui chiamano coffee, entriamo in metropolitana, destinazione Coney Island.
Visita al parco divertimenti, che ha visto tempi migliori (almeno 30 anni fa), camminata lungo la passeggiata interminabile del lungo mare, e poi inizia nel quartiere russo la ricerca di un posto dove bagnarci la gola, cosa che dopo mezz’ora di ricerca sembra impossibile.
Finalmente riusciamo a trovare un ristorante dal nome francese, Paris, ma che di francese non ha niente a partire dal personale che parla solo russo. A fatica riusciamo a fargli capire cosa vogliamo e dopo una attesa lunghissima si presenta uno dei mattacchioni dei camerieri con una borsa di birre di vari tipi comperate al liquor store un isolato più indietro. Inutile dire che la birra ci costa come Champagne.
Ormai si sono fatte le due e non ci resta che tornare a Manhattan, riprendiamo il treno e dopo 40 minuti scendiamo a Chinatown per un po’ di shopping e cazzeggiare un po’.
La sera ci presentiamo al CBGB con l’intento di vedere i grandi Gorilla Biscuits ma ci viene detto che non si sa per quale motivo il concerto della sera non ci sarà, l’unica loro performance è stata quella del pomeriggio, porca….. cosa dobbiamo fare a questo punto??
Entriamo nel bar e anneghiamo i dispiaceri, un paio d’ore più tardi il Ronko ed io, la vecchia guardia, ci dirigiamo verso l’albergo mentre i giovani rimangono fuori a tentare la fortuna.
Sono le 11 di lunedì quando Lupus e Fabio riescono ad alzarsi dal letto con un leggero mal di testa. Questa mattina la destinazione è l’Empire State Building, 2 o 3 blocchi di distanza da noi,. Finalmente dopo una fila di un’ora riusciamo a salire sul primo ascensore che ci porta all’80esimo piano, e un secondo ascensore ci accompagna per gli ultimi 6 piani. Come sempre la vista dall’alto è mozzafiato; peccato che la cappa grigia che copre New York non ci permetta di vedere lontano, ma lo spettacolo è pur sempre unico.
Cominciamo ad avere fame e sete, scendiamo questa volta velocissimi ed entriamo da Foley’s, un famoso pub irlandese, dove presto facciamo amicizia con June, la simpatica barista che ci racconta di avere origini irlandesi e che due ore dopo, dopo averci spennato per bene ci promette che questa sera verrà a vederci.

Rientro in albergo per una pennichella veloce ed è tempo di andare al CBGB, finalmente si suona!. Prima sorpresa appena arrivati è che mentre facciamo il check un tipo dal volto famigliare mi si avvicina, e dopo esserci scambiati complimenti a vicenda riesco finalmente a capire che è Phil Anselmo (Pantera), che è qui per suonare la chitarra con i suoi amici Eye Hate God.
Più tardi nel back stage, dove scopro che lui è di discendenza italiana, mi dice che questa è la sua prima uscita in 8 mesi, parliamo di musica, politica un po’ di tutto, si fanno le solite foto, insomma un ragazzo davvero simpatico e per niente la rock star che magari uno si immagina. Un tipo che non ti fa pesare i dischi d’ora e platino che ha in soggiorno, solo uno che questa sera è qui come tutti gli altri per suonare e divertirsi.
Il concerto inizia con un gruppo a sorpresa di cui non conosco il nome.
Poi vanno sul palco gli Uppercut, non male ma niente di esaltante. Finalmente dopo di loro è la volta degli EHG, e qui la musica cambia; pezzi pesanti con una chiara influenza alla Pantera, momenti veloci che si alternano a pezzi lenti, si capisce subito che
Phil non è un chitarrista provetto ma lui per primo e poi il pubblico e tutti noi sembra fregarsene, si vede chiaramente che lui si sta divertendo e la gente si diverte al solo vederlo lì ancora tra di loro, è un momento molto bello e speciale.
Sono le 11 quando finalmente tocca a noi. I ragazzi presenti si accalcano davanti al palco e quando iniziamo con “Power” scoppia il finimondo, succede di tutto davanti al palco. Qui lo stage diving è proibito ma alcuni temerari decidono di sfidare i bouncers del locale e si buttano, una figata! I pezzi passano uno dopo l’altro velocissimi, Fabio il nuovo batterista sta andando da Dio, non sbaglia un colpo, Lupus con la Les Paul e Ronko con un bellissimo Fender Precision (tutti gli strumenti sono stati noleggiati per la serata) continuano a macinare senza sosta, 40 minuti passano in un secondo e siamo già a bis, “Mine to kill”, “Factory”, “Fuck Authority”, ma è quando inizia il primo accordo di “State Oppression” che tutti i presenti, anche quelli che un minuto prima sembravano sfiniti, iniziano a saltare e pogare, c’è persino chi urla il nome Giuseppe, il capo o The Chief come dicono qui, vorremmo non finisse mai, ma purtroppo due minuti passano velocissimi, così veloci che decidiamo di fare ancora tre pezzi, da
paura.
60 minuti, non di più, ma ci guardiamo tutti con un sorriso stampato in faccia come se 
fossimo dei bambini piccoli, valeva la pena farsi questa tirata per un solo concerto, tornare qui dopo quasi 10 anni. Peccato non esserci tutti, ma sicuramente chi non è qui con noi ci
ha guardati e suonato anche lui con noi.
E’ ormai l’una quando usciamo dal CBGB, prendiamo un taxi e andiamo ad una festa a Brooklyn, sono quasi le 5 quando rientriamo in albergo, ormai è quasi ora do tornare a casa. Il martedì è una giornata triste, si torna a casa. Ci alziamo verso mezzogiorno, alcuni di noi vanno a vedere Ground Zero altri rimangono in zona, poi alle 3 il taxi viene e ci riporta all’aeroporto, L’aereo della American Airline parte preciso alle 18.45, arriviamo dopo esserci fermati di nuovo a Bruxelles, alle 11,00 di mercoledì, siamo distrutti, ma sappiamo tutti benissimo che saremmo disposti a rifarlo subito. Grande, un Ferragosto indimenticabile.    


(Riki Signorini e Mauro Codeluppi)