RECENSIONE TONI CRIMINE “TONI CRIMINE” (AREA PIRATA RECORDS, 4/5)


Quindici anni fa, mese più mese meno, scomparvero all’improvviso dalle scene i Toni Crimine, formazione irriverente e divertente che aveva fatto parte della comunità musicale underground Pisana di fine anni 90.
Per presentarli penso che non ci sia modo migliore che usare le parole dei loro concittadini Zen Circus: “Sul finire degli anni ‘90 a Pisa c’era una comunità di ragazzi e ragazze, musicisti, writers, pazzi, scappati di casa, dj e rappusi che orfani del Csoa Macchia Nera imperversava per la sonnolente cittadina universitaria inventandosi luoghi e modi per comunicare, fare casino e scrollarsi di dosso la malinconia di una provincia che crea dipendenza. Fra questi c’eravamo anche noi, certo, ma non solo. I Toni Crimine di sicuro erano quelli più fuori di testa di tutti: ai concerti finiva sempre in casino totale e spesso buttavano fuori il gruppo e/o il pubblico (noi compresi) dai locali. Poi un giorno il nulla, scomparsi. Le cose della vita, succede.”
Ma dopo quindici anni i Toni Crimine sono tornati, prima con un singolo digitale e poi con un vero e proprio album, anticipato dal video di “Tappeto”, uno dei brani culto dei TC, cantato da Andrea Appino degli Zen Circus (lo potete ammirare qua in tutto il suo splendido splendore).
Quattordici pezzi, tutti abbastanza brevi, di devastante ed irriverente garage punk rock, con influenze del primo Hardcore Californiano, che piaceranno agli amanti di New Bomb Turks e Gaunt, ma anche di Turbonegro, RKL e Zeke.
Raccomando “Pisa Brucia”, “Collezione di Vizi”, “Amo Farmi Male” ed il finale di “Urlo Disperato”.
Ma soprattutto, adesso che i nostri hanno riposto la vanga per riprendere in mano gli strumenti, vi raccomando di non perdere i loro live, perché non fanno presagire niente di buono e metteranno a ferro e a fuoco i palchi di tutta Italia.

(Riki Signorini)

I brani

1.   Linoleum 01:55       
2.   Auto Pirata 03:32    
3.   Discostereoradio 01:53     
4.   Donnaiolo 01:59      
5.   Amo Farmi Male 01:43     
6.   La Guerra Per Il Kebab 02:17    
7.   Collezione Di Vizi 03:11    
8.   Tocco Il Fondo 02:30        
9.   Pisa Brucia 02:35    
10.  Saltai Su Di Lei 02:10     
11.  Lo Spaventapasseri 01:31        
12.  Tappeto 03:45       
13.  Ti Sei Legato Da Te 01:56        
14.  Urlo Disperato 01:53

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RECENSIONE NOT MOVING L.T.D. “NOT MOVING L.T.D.” (EP 7”, 2019, AREA PIRATA RECORDS, 4/5)


Prendi la voce ruvida ed inconfondibile di Lilith, ed hai una L.
Poi prendi la T di Toni “Face” Bacciocchi, un batterista che è anche l'enciclopedia del rock italiano (consiglio a tutti di leggere assiduamente il suo blog tonyface.blogspot.com/).
Infine prendi la D di Dome, un chitarrista che ha il Rock'n'Roll che gli scorre nelle vene, ed ecco così spiegata la sigla L.T.D. che si affianca al glorioso e storico monicker dei Not Moving che oggi rinascono appunto come Not Moving L.T.D.
Per chi non lo sapesse, i Not Moving sono stati una delle leggende della scena musicale italiana garage-punk. Vestiti rigorosamente in nero, venivano da Piacenza (e Pisa), e per anni hanno infiammato il bel paese con una serie infuocata di esibizioni dal vivo addirittura superiori ai pur buoni dischi in studio.
Tornano oggi con una formazione inedita (ai tre, che facevano parte della line up originale, si unisce, per l’occasione, Iride Volpi alla chitarra).
Appena tre i brani presentati, che lasciano intravedere meraviglie in attesa del nuovo disco.
Lady Wine” è un inedito, un classico brano di garage rock, ruvido ed abrasivo come la voce di Lilith, di fronte al quale è impossibile restare impassibili.
Sul lato B ci sono invece due brani storici (“Spider” e “Suicide Temple”) ripubblicati con la nuova line up e reinterpretati come se il tempo non fosse mai trascorso per questi guru del rock.

(Riki Signorini)

I brani

Lato A
1. Lady Wine

Lato B
2. Spider
3. Suicide Temple

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RECENSIONE DOCUMENTARIO “KINA: SE HO VINTO SE HO PERSO” (REGIA DI GIAN LUCA ROSSI, 5/5)


Chi mi conosce sa che importanza hanno avuto per me i Kina, sia negli anni della mia formazione che nella maturità attuale.
Li ho visti suonare tantissimi volte, ed a loro mi lega una amicizia che, a dispetto dei molti chilometri che separano Aosta da Pisa, si è mantenuta negli anni.
Per questo l’occasione di incontrarli a Firenze per la proiezione del documentario “Se Ho Vinto Se Ho Perso” era troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire, soprattutto dopo che poche settimane prima mi ero perso il loro
passaggio da Prato.
Rivedere Gianpiero ed Alberto dopo forse vent’anni (con Sergio avevamo avuto modo di trovarci un paio di volte nel frattempo) è stata una bellissima emozione, e mia moglie, che mi ha accompagnato, non riusciva a credere che fosse passato così tanto tempo dall’ultima volta che ci eravamo trovati, da quanto il tutto è stato naturale.
Ma bando alle ciance ed ai sentimentalismi, passiamo al sodo, ovvero al documentario che parla dell’omonimo disco dei Kina, il loro disco più maturo, un pezzo di storia del punk europeo.
Un disco raccontato attraverso gli occhi dei tre principali interpreti di questa storia che è andata avanti dal 1982 al 1997, e che comunque non si è mai davvero interrotta.
Una storia nata nel nulla assoluto di Aosta, in una radio locale che passava i
primi pezzi punk che nessuno voleva passare (a parte Sergio), con quel soprannome “Huskers From The Mountains” che fu loro affibbiato da Stiv Rottame di TVOR e che li ha seguiti per tutta la loro storia, anche se loro gli Husker Du non li conoscevano ancora.
Una storia che li ha visti crescere tra lo stupore ed anche l’incredulità della scena HC europea, loro che venivano
dalle montagne e avevano un look quasi da “surf punk”, loro che erano Italiani e “tranquilli”, mentre in UK pensavano che i punk potessero esistere al massimo in Germania, loro che sono stati gli “sherpa” del punk Italiano, tracciando le vie lungo le quali si sono poi mossi tutti gli altri.
Una storia che si è interrotta dopo 350 concerti di cui 200 all’estero, quando Gianpiero, di fronte a gente, anche amici di una vita, che li contestava perché dopo anni di “gavetta estrema” avevano suonato in due o tre posti un po’ più grandi, ha capito che “il mondo aveva più bisogno di un buon fisioterapista che di un bassista”….
Una storia raccontata da Gian Luca Rossi attraverso documenti originali ed a
colori del tempo, e belle interviste realizzate dal regista, realizzate in bianco e nero con una fotografia bellissima che ci mostrano i nostri oggi, tra arti marziali, musicoterapia, figli, gite in montagna, cani, studi fisioterapici…...
E in questi quasi 80 minuti, nei quali sono coinvolti anche amici che al tempo hanno condiviso molta strada coi Kina, impariamo come Sergio, Gianpiero e Alberto non suonavano per la musica ma per conoscere la gente ed
esprimere idee, attraverso i Kina ed attraverso la loro leggendaria etichetta Blu Bus che ci ha fatto conoscere tonnellate di bei gruppi.
Impariamo come i nostri riuscissero ad attraversare l’Europa, a volte anche senza carta geografica, per Tour organizzati in modo acrobatico con lettere e telefonate dalle cabine telefoniche a gettone, individuando i locali dove avrebbero suonato solo seguendo i crestati o i poliziotti che di solito li presidiavano in massa
Ed è bello vedere attraverso gli occhi di Alberto quanto è cambiata Berlino, che io ho visitato solo molti anni dopo di loro, e scoprire come, nonostante tutto il reazionismo dilagante, esistano ancora isole che combattono e resistono.
Insomma, un documentario che raccomando a chi non ha vissuto quel periodo da vicino.
Un documentario che mi augurano possano vedere tutti quei giovani che oggi
collezionano selvaggiamente dischi, cassette e fanzine del tempo, spendendo capitali per acquistare materiale che non volevamo vendere a più di 1.500 lire.
Un documentario che al suo interno contiene una frase, pronunciata da Sergio, che mi piace moltissimo, perché dovrebbe aiutare a capire che la favolosa golden age dell’hardcore Italico non era tutto rose e fiori come molti pensano: “Quando incontro dei ragazzi che mi dicono roba tipo , la mia riflessione è ”.
E con questo chiudo la mia lunga recensione/riflessione, anticipando la risposta a chi mi chiederà,  giustamente, perché non ho recensito prima questo documentario, se mi piace così tanto. La risposta è semplice: perché speravo che nel frattempo il regista trovasse un canale di distribuzione di questo “Se Ho Vinto Se Ho Perso”, in modo da potere concludere dicendo qualcosa tipo “un DVD da avere assolutamente sotto l’albero di Natale in questo 2020”.
Ma la raccomandazione finale la faccio lo stesso: se vi capita, andate a vederlo, mi raccomando.

I contatti
https://www.facebook.com/Come-macchine-impazzite-1493030024311727/



RECENSIONE MADBEAT “LUCI ROSSE” (CD, 2019, AUTOPRODUZIONE, 3/5)

Vengono da Torino, ma hanno fortissimi legami con Genova questi Madbeat, che con “Luci Rosse” arrivano al secondo album in pochi anni di vita.
Nove pezzi, due dei quali già rilasciati in forma di singoli (con relativo videoclip), ovvero “Notti Punk”(https://youtu.be/gHrEX74DP_U) e “Luci Rosse” (https://youtu.be/YJZ5IWEKRFU), che vede la partecipazione alla voce di  Eugenio dei Bull Brigade che ha anche partecipato alla stesura del testo.
Con un sound anni 90, un po’ Moravagine, un po’ Pornoriviste, un po’ di più Angeli, i giovani Torinesi sono ottimi strumentisti che ci propongono un punk rock veloce e urlato, ricco di melodia e cantato in Italiano per brani mai banali o scontati.
Durerai Stanotte”, che vede la partecipazione di Gippy (L.E.I.S.F.A. / CGB), “Passo e Chiudo” e “Sotto Processo” sono, insieme ai due singoli già citati in precedenza, i brani che prediligo in questo album registrato, mixato e masterizzato negli studi di IndieBox Music Hall a Brescia
E per chi ne avesse la possibilità, queste le date del tour dei Madbeat:

01/11 Montenero di Bisaccia (CB) // Circolo Arci La Ruota

02/11 Perugia // Rework Club
08/11 Campi Bisenzio (FI) // K100 Fuegos
09/11 Napoli // Mensa Occupata
15/11 Montecchio Maggiore (VI) // Circolo Mesa
16/11 Bologna // Associazione Musicale Culturale Vecchio Son
22/11 Parma // Splinter Club
23/11 Genova // Circolo Arci Perugina
30/11 Lorrach (Germany) // Straight Ahead Festival
05/12 L’Hospitalet de Llobregat – Barcellona (Spain) // Z0W1E
06/12 Vilafranca del Penedès – Barcellona (Spain) // Ateneu Popular X
07/12 Bergara – Bilbao (Spain) // Bergarako gaztetxea – Kartzela Zaharra
08/12 Marsiglia (France) // La Salle Gueule
14/12 Milano // Eterotopia
21/12 Collegno (TO) // Padiglione 1


(Riki Signorini)

I brani

1. Amica Mia feat. Pablo (Uguaglianza)
2. Casa
3. Durerai Stanotte feat. Gippy (L.E.I.S.F.A. / CGB)
4. Familia feat. Path
5. Luci Rosse feat. Eugy (Bull Brigade)
6. Notti Punk
7. Passo e Chiudo
8. Sotto Processo
9. Specchio


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RECENSIONE SILENZIO “SILENZIO” (EP, 2018, AUTOPRODOTTO, 2/5)


Una copertina a metà tra urlo di Munch e Peggio Punx mi ha spinto con curiosità verso questo sette pollici made in Vicenza. Purtroppo, però, ascoltando questi cinque pezzi la mia curiosità iniziale è stata parzialmente delusa. Tiratissimo hardcore-metal, che a volte ricorda la scuola Piemontese degli anni 80, a volte i Propagandhi, con cenni thrash (“Oro”) e voce a tratti screamo che non mi esalta mai, nonostante i bei testi.
Alla fine l'unico pezzo che ascolto davvero volentieri è “Argento”, con la sua apertura che ricorda un po' i Negazione ma poi si rituffa nell' oceano ultracore.
Conclusione finale: o sono invecchiato troppo io oppure sono eccessivi i Silenzio.

(Riki Signorini)

I brani

01 - Oro
02 - Azione
03 - Argento
04 - Silenzio
05 – Merito

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RECENSIONE KINA “TROPPO LONTANO E ALTRE STORIE” (CD/LP, 2019, SPITTLE RECORDS, 5/5) + INTERVISTA A ALBERTO VENTRELLA, CHITARRISTA DEI KINA


Troppo Lontano e Altre Storie” è la ristampa, per la prima volta su vinile, di un CD compilation uscito su Blu Bus nel 1996 e da tempo introvabile (dopotutto la storia di Blu Bus è finita nel 1998), che contiene una serie di brani, perlopiù acustici, usciti tra il 1987 ed il 1994, più la inedita (al tempo) La Strada Di Vetri.
Un disco struggente e quasi “cantautoriale”, che mi è sempre piaciuto molto e del quale mi fa piacere riparlare dopo tanti anni, stavolta avvalendomi anche della preziosa collaborazione di Alberto Ventrella, storico chitarrista della band di Aosta, che del disco ci dice subito: << Sono davvero molto felice del risultato, perché è stato rimasterizzato, e quindi ha un suono più pieno e più potente. E poi il vinile è sempre un oggetto magico! E sono contento del fatto che adesso, grazie all’ottimo lavoro di Goodfellas, i nostri lavori sono tornati ad essere reperibili anche se la nostara Blu Bus non esiste più >>
Nella raccolta si trovano innanzitutto le versioni integrali dei pezzi registrati a Lubeck
al termine del lunghissimo tour che li vide suonare un po’ in tutta Europa tra ottobre e dicembre del 1986, vale a dire “Troppo Lontano”, “Grigio” e “Quando…”. Si tratta di brani pubblicati originariamente nel 1987 sotto forma di 7”, il primo dei Kina, che, fino a quel momento, un po’ contro ogni tradizione avevano registrato solo LP. Due pezzi sono ancora assai tirati e pieni di assoli quasi metal, ma la vera novità è la title track, la prima “ballata” dei Kina, che apre la strada a quello che sarà in seguito il vero marchio di fabbrica del gruppo: canzoni cantate e non più urlate, testi ancora pieni di significato e impegnati, ma in modo più poetico e meno diretto.
Proprio a proposito di “Troppo Lontano” Alberto ci dice: << In realtà penso che la melodia ce l'avevamo dentro fin dall'inizio, anche per il nostro background. Io, ad esempio, a 13 anni suonavo con la chitarra le canzoni dei cantautori italiani. Ci abbiamo messo un po’ di tempo per trovare il modo efficace di inserirla nei nostri brani, ovviamente tutto in modo assolutamente inconsapevole!! "Troppo lontano" ha aperto una nuova strada, ma ciò che stavamo maturando si poteva intuire già qualche tempo prima in alcuni pezzi come "Sabbie mobili". >>
Troviamo anche quattro pezzi su cinque (“Sabbie mobili”, “Il mio dolore”, “It’s the Law” e “New Season”) di quelli apparsi sul mini LP “La diserzione degli animali del circo” targato Kina + Howth Castle, ed uscito nel 1989 su Blu Bus. Pezzi che vedono la partecipazione di Lalli & Giaccone, e che annoverano la prima cover degli Aostani, “It’s the Law” dei Social Distortion.
<< In realtà, ci dice ancora Alberto, di cover ne abbiamo suonate molte. Era un ottimo modo per imparare a suonare: Sex Pistols, Dead Kennedys, Clash, Jam, Metallica, Husker Du…. Le cover pubblicate invece sono davvero poche, anche perché suonare e comporre pezzi nostri era il modo per rispondere al nostro bisogno di essere creativi ed espressivi. “It's the law” è apparsa nel disco "la diserzione degli animali del circo" collaborazione tra noi e gli Howth Castle. Se ricordo bene il brano è stato proposto da Lalli e Stefano Giaccone. Loro hanno sempre delle grandi idee perché sono dei veri artisti. >>

Già, Lalli e Giaccone, due pedine importantissime nella scacchiera Kina Blu Bus, con Stefano che per un po’ entrerà a fare parte in pianta quasi stabile della band: << Stefano e Lalli li conoscevamo da tempo, avevamo fatto qualche concerto insieme e se ricordo bene nel 1984 noi i Franti e i Contrazione siamo andati a suonare al Tuwat di Carpi e ad Ancona. I Franti erano i grandi, quelli da ascoltare , da seguire , erano dei "maestri".....la collaborazione è venuta da se... >>
Sul disco trovano spazio anche la versione acustica (e bellissima) di “Questi Anni”, pubblicata nel 1988 da Blu Bus nello split “Come Tu Mi Vuoi” (Kina / The Sphere), ed altri pezzi registrati durante una serie di sessioni acustiche nel 1988: “Occhi di rana”, e “Cosa farete”, che neppure Alberto ricorda più bene da dove sono stati estratti: << Qua purtroppo i ricordi dopo tutti questi anni sono molto vaghi, ma direi che sono apparsi tutti e due in origine su "se ho vinto se ho perso">>.
E poi c’è “Mondo mai visto” forse il pezzo più bello di tutto il punk Italiano, presentato nel 1990 su uno Split 7” con i tarantini ACT, e infine registrazioni fatte nel 1994 con Marco Brunet alla chitarra e voce (“Il nostro forte”, apparsa sulla compilation “Hokahey: songs for freedom coalition” del 1993, e l’allora inedito “La Strada di vetri”).

A proposito di Marco, chitarrista dei Kina per un breve periodo, sentiamo cosa ci dice Alberto: << Marco è un amico di sempre, forse andava addirittura alle superiori con Gianpiero, aveva apprezzato moltissimo "Se Ho Vinto Se Ho Perso" e quando dal 1990 al 93 mi sono preso un po’ di pausa dai Kina lui era il chitarrista giusto per andare avanti. >>
Per finire, un’ultima domanda ad Alberto, per sapere se quando uscirono “Questi anni” e “Mondo Mai visto” avrebbe mai immaginato che sarebbero diventati, se mi passate il termine, dei veri e propri anthem generazionali.
<< In realtà, noi abbiamo sempre solo fatto quello che ci andava di fare senza curarci di cosa avrebbero pensato gli altri. “Troppo lontano” ad esempio era un brano assolutamente fuori dagli schemi per quel periodo, ci piaceva e lo abbiamo fatto uscire senza farci nessun problema. In questo senso eravamo molto punk centrati sul presente e incuranti del futuro...>>


(Riki Signorini)


I brani
1.    Troppo Lontano (da “Troppo Lontano” 7”)
2.    Grigio (da “Troppo Lontano” 7”)
3.    Quando... (da “Troppo Lontano” 7”)
4.    Questi anni (Dallo split 7” “Come Tu Mi Vuoi” (Kina / The Sphere))
5.    Occhi di rana (------)
6.    Cosa farete (------)
7.    Il mio dolore (da “La Diserzione degli Animali del Circo”)
8.    It's the law (da “La Diserzione degli Animali del Circo”)
9.    Sabbie mobili (da “La Diserzione degli Animali del Circo”)
10. New season (da “La Diserzione degli Animali del Circo”)
11. Mondo mai visto (Dallo split 7” “Kina / Act” (Kina / Act))
12. La strada di vetri (inedito al momento dell’uscita del CD)
13. Il nostro forte (dalla compilation “Hokahey: songs for freedom coalition”)

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RECENSIONE KINA “CERCANDO” (CD/LP, 2019, SPITTLE RECORDS, 5/5) CON INTERVISTA A GIANPIERO CAPRA, BASSISTA DEI KINA

Correva l’anno 1986, quello della esplosione nucleare di Chernobyl, quando i Kina dettero alle stampe il loro secondo album in studio, “Cercando” (terzo se consideriamo anche “Irreale Realtà”, ristampa della prima demo, recensito QUA).
Un periodo difficile, una specie di crepuscolo di quella che sarebbe poi stata ricordata come la “golden age” dell’Hardcore Italiano, ma ancora nessuno se ne stava rendendo conto.
In quel contesto la band di Aosta pubblicò un disco già molto diverso da quello che lo precedeva, “Irreale Realtà”, di cui ci siamo già occupati QUA.
Un disco un po’ meno veloce e un po’ più melodico, che Gianpiero Capra, il bassista, ci descrive così: - Cercando” è uscito in un momento particolare. Stava cambiando tutto. Quasi tutti i gruppi che avevano fatto partire la scena italiana insieme a noi non c’erano più, era più facile suonare all’estero che in Italia, i riferimenti degli inizi erano spariti. Abbiamo iniziato a inventare non solo il nostro suono, abbiamo iniziato a pensare che dovevamo essere “altro” ed ecco i pezzi di “Cercando
Ed in effetti questo LP consacrò i Kina come una delle formazioni più originali, creative e (perché no?) innovative della scena europea (e non solo).
Un disco che considero uno dei capolavori dei Kina, che (ri)ascolto volentieri in attesa di vederli finalmente di nuovo dal vivo durante il loro reunion tour.
Diversi pezzi estratti da questo disco sono entrati a fare parte della scaletta della band Aostana, e non a caso.
Sicuramente “Sabbie Mobili”, con quell’inizio inconfondibile ed un testo di quelli che ti toccano, è uno dei brani più belli mai scritti dai Kina.
Ed infatti Gianpiero ci conferma che questo è uno dei pezzi più richiesti durante i loro show: - Sabbie mobili” è sempre stato il pezzo più richiesto. Pensa che ce lo chiedevano i Negazione e CCM in tour nell’85 quando il disco non era stato ancora registrato. È stato il nostro primo pezzo “orecchiabile”. -
Sul disco però c’è anche la sfuriata hardcore di “Cercando”, così come quella strumentale di “R.R. Bar”, e ci sono pure “Automi” e “Nel tunnel”.
E c’è anche “Stanotte visioni di morte”, otto minuti disperati, a proposito dei quali Gianpiero ci dice: - È il nostro pezzo più metal e più lungo di sempre. Dal vivo poi era quasi un pezzo prog. Oggi non lo sapremmo mai rifare...
Una nota finale per la copertina del disco, una foto che ritrae un homeless infuriato. Ancora Gianpiero: - La foto è di Don Mcculloch, uno dei più grandi fotografi del 900. Ha fatto foto pazzesche a situazioni orribili. Ha saputo ritrarre l’orrore, la rabbia e il furore. Molti gruppi della scena hanno avuto sue foto negli artworks. Ci sono alcuni documentari su di lui. Vale la pena vederseli per conoscere una persona eccezionale.
Ok, consiglio recepito. Ed ora corro a girare il vinile per ripartire dal lato A…

(Riki Signorini)

I brani

1.   R.R. Bar
2.   Il confine 
3.   Automi 
4.   Nel Tunnel 
5.   (!?!)
6.   Sabbie mobili
7.   E intanto
8.   Cercando
9.   Stanotte...visioni di morte

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https://open.spotify.com/album/24DFJtPDqBd4Yz5wffCI5I?si=0VbB6PxpQy-P9Y7bYzBeog

RECENSIONE ELISA DIXAN “ELISA DIXAN SINGS LOS FASTIDIOS” (EP 7”, 2019, KOB RECORDS, 4/5)


Che dire? A me i Los Fastidios piacciono molto, soprattutto negli ultimi anni.
Per questo motivo mi sono avvicinati a questo 7” di KOB records nel quale Elisa, tour manager della band nonché compagna di Enrico, si cimenta in due cover dei veneti.
Sul lato A troviamo quindi “So rude so lovely”, una carinissima love song ska tutta da ballare tratta dall’omonimo 12” del 2015, mentre sul lato B Elisa ci propone “Radio Babylon”, estratto da “Sound of Revolution” (2017).
Per entrambi i pezzi il risultato è spettacolare, con la voce sbarazzina di Elisa che impreziosisce ulteriormente due brani già carini nella versione originale, tanto che io proporrei ai fastidiosi di inserire la rude girl in pianta stabile nella formazione per duettare con Enrico.
Insomma, ancora un colpo per KOB, che ci regala l’ennesimo, notevole, gioiello di strada, a cui non dò 5/5 solo perché ci sono solo due canzoni…
Per dirla con i Los Fastidios: move your feet, shake your legs.... Skanking dance is started.

(Riki Signorini)


I brani

A - So rude so lovely (Rudeboy version)
B - Radio Babylon


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