RECENSIONE ELISA DIXAN “ELISA DIXAN SINGS LOS FASTIDIOS” (EP 7”, 2019, KOB RECORDS, 4/5)


Che dire? A me i Los Fastidios piacciono molto, soprattutto negli ultimi anni.
Per questo motivo mi sono avvicinati a questo 7” di KOB records nel quale Elisa, tour manager della band nonché compagna di Enrico, si cimenta in due cover dei veneti.
Sul lato A troviamo quindi “So rude so lovely”, una carinissima love song ska tutta da ballare tratta dall’omonimo 12” del 2015, mentre sul lato B Elisa ci propone “Radio Babylon”, estratto da “Sound of Revolution” (2017).
Per entrambi i pezzi il risultato è spettacolare, con la voce sbarazzina di Elisa che impreziosisce ulteriormente due brani già carini nella versione originale, tanto che io proporrei ai fastidiosi di inserire la rude girl in pianta stabile nella formazione per duettare con Enrico.
Insomma, ancora un colpo per KOB, che ci regala l’ennesimo, notevole, gioiello di strada, a cui non dò 5/5 solo perché ci sono solo due canzoni…
Per dirla con i Los Fastidios: move your feet, shake your legs.... Skanking dance is started.

(Riki Signorini)


I brani

A - So rude so lovely (Rudeboy version)
B - Radio Babylon


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RECENSIONE CAUSA “29” (CD, 2018, AUTOPRODUZIONE, 4/5)


I Causa suonano ormai da 13 anni, essendo nati nel 2006 a Pisa, ovvero a due passi da casa mia, ed hanno al loro attivo quattro demo e tre album.
Nonostante questo fino a un annetto fa non li conoscevo, e posso solo ringraziare la fortuna (o forse qualche amico che me lo ha segnalato) se mi sono imbattuto per la prima volta nel video di “SOS”.
Un brano del quale mi sono innamorato, che ho consigliato ad Heintz che lo ha poi passato in trasmissione, fino ad intervistare il bassista Cecio in radio (cliccate qua per l’intervista) proprio insieme al buon Zaccagnini nel corso della sua trasmissione “Friday Extreme Rock Adventures”.
In mezzo una gran bella partecipazione al Last White Christmas 35 (qua maggiori dettagli sul LWC35), nel corso del quale i nostri hanno dimostrato di spaccare dal vivo.
Non mi vergogno quindi a recensire questo “29” un anno dopo la sua uscita, perché anche se in ritardo ci tengo a segnalarlo ed a raccomandarlo a tutti.
Tra Punk e Ska (core), melodia e ritmi in levare, “29” è un disco che fin dal titolo evoca i “venti nuovi” che i pisani vogliono fare soffiare, un disco che sprigiona energia da ogni solco, con voci che si intrecciano alla perfezione.
Difficile scegliere un brano.
Sicuramente “SOS”, un allarme sociale contro la droga dei mass media (“Prima prendono sotto controllo i corpi i ruoli e la storia e quelli col sonno profondo perdono idee e memoria… e noi presi dagli sos”), è sul podio insieme alla opening “Antifa” che chiarisce subito come la pensano i Causa, ed insieme a “Welcome”, che affronta un tema attualissimo, quello dell’immigrazione, visto con gli occhi di chi scappa da guerra e distruzione (“il nostro messaggio di benvenuto a tutti i flussi migratori, è anche l'attacco all'ipocrisia dei governi che prima scatenano conflitti e poi non vogliono pagarne le conseguenze”).
Insomma, buon primo compleanno a questo “29”, e lunga vita i Causa.

(Riki Signorini)

I brani

1 – ANTIFA
2 – VENERDI’
3 – SOS
4 – GIOSTRA
5 – WELCOME
6 – LA BELLE CRISE
7 – DEPISTAGGIO
8 – NOCIVA CITTA’
9 – MALATO
10 – ZERO

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RECENSIONE GUTTERMOUTH "FULL LENGHT LP" (LP, 1992, DR STRANGE, SV)

Ecco un’altra recensione originariamente apparsa su Flash n. 41 (Giugno 1992)

Prendete cinque baldi gio­vanotti del Sud della California, una manciata di strumenti, una forte dose di ironia, una cultu­ra musicale a base di Bad Religion, Vandals e Social Distortion, mescolate be­ne e otterrete questi Guttermouth. Giunti al primo Lp dopo un paio di 7", ci propongono 15 pezzi musicalmente molto buoni (hardco­re melodico da Los Angeles e dintorni, per intendersi), ma dai testi che, in mezzo ad e­pisodi divertenti come "Bruce Lee vs. The Kiss Army", nascondono tematiche nazionali­ste e fascistoidi. 
Il lyric sheet è incasinato, ma sembra di capire che l'openening “Race Track” sia una cover di “Riverside” di Hendrix; se così è, premio speciale per esser riusciti a stravolgerla così bene. Ah, c'è anche una co­ver dei Dayglo Abortions... (RS)

i brani
  1. "Race Track"
  2. "No More"
  3. "Jack La Lanne"
  4. "Where Was I?"
  5. "Old Glory"
  6. "I'm Punk"
  7. "Mr. Barbeque"
  8. "Bruce Lee vs. the Kiss Army"
  9. "Chicken Box"
  10. "Carp"
  11. "Toilet"
  12. "Oats"
  13. "1, 2, 3...Slam!"
  14. "I Used to be 20" (written & originally performed by the Dayglo Abortions as "I Used to be in Love")
  15. "Reggae Man"

RECENSIONE SKAOSSS “CI TROVI SULLA PLAYA” (CD, 2019, AUTOPRODOTTO, 2/5)

Dalla Sardegna, Cagliari per la precisione, arrivano gli Skaosss, che negli ultimi anni si sono creati una certa reputazione a base di surf, amplificatori, ska, punk, rock’n’roll, divertimento e, ovviamente, Ichnusa.
Partiti come cover band di vecchie canzoni beat -anni 60-70 italiane e non, ri-arrangiate in chiave ska, surf, rock'n'roll, i nostri hanno diviso il palco con artisti come Jarabe de Palo, The Toasters, Vallanzaska, Piotta, Danilo Sacco, Statuto e molti altri, per giungere a questo primo disco di inediti.
Otto i brani presentati, più una deliziosa intro fanciullesca, in cui i sardi dimostrano di muoversi a proprio agio tra ritmi in levare, voglia di divertirsi, Punk e Surf, ovviamente di taglio californiano.
Anche se gran parte dei pezzi sono all’insegna della baldoria e del divertimento, non mancano episodi più seri e critici, come “Andar via” e “Paese dei Balocchi”, che cercano di veicolare un messaggio politico senza però riuscire a togliermi dalla testa che i Cagliaritani sono più che altro un combo da feste e hit estive.
Certo, anche qua non manca una cover, quella di di “Rock’n’roll Robot” di Alberto Camerini, che si presta ottimamente ad essere riarrangiata in stile Skaosss, tanto da risultare il pezzo migliore del CD.
In definitiva però una mezza delusione per questa autoproduzione ottimamente registrata negli studi di IndieBox Music Hall.

(Riki Signorini)

I brani

1.   Intro   
2.   Ci Trovi Sulla Playa   
3.   Bionda   
4.   Non Succederà   
5.   Andar Via   
6.   Paese Dei Balocchi   
7.   Baciami   
8.   Rock'n'roll Robot   
9.   Quelli Dellarai 

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YouTube
http://bit.ly/SkaosssTube

INTERVISTA AI KINA SU GARAGE RADIO (OSPITI DI HEINTZ ZACCAGNINI)

Visto che da un bel po' non mi faccio vivo su queste pagine, oggi esagero, e oltre alla recensione dei Bouncing Souls di pochi minuti fa, segnalo la bella intervista fatta in radio a Sergio dei Kina ospite di Heintz Zaccagnini nella sua trasmissione Friday Extreme Rock Adventure del 10 maggio.
La trasmissione la potete riascoltare cliccando QUA, e vi consiglio di farlo, perché potrete come sempre ascoltare ottima musica (Frontiera, Husker Du, Sean Wheeler & Zander, Schloss, Pogues, The Mahones, Stiff Little Fingers e Moving Targets), e perché Sergio ci racconta:

1)  dei motivi che hanno spinto i Kina a tornare a calcare i palchi,
2)  del documentario “Se ho vinto se ho perso”, realizzato da Gianluca Rossi che racconta “la vicenda artistica ed umana della band valdostana dei Kina, esponente di spicco della scena punk italiana ed internazionale degli anni ’80, dal punti di vista privato e personale dei suoi componenti. Un viaggio declinato al presente, nella quotidianità delle vite “ordinarie” che i protagonisti vivono oggi, alla ricerca delle tracce che li legano a quel passato vissuto tanto intensamente, fra concerti, occupazioni, estenuanti tour in furgone”,
3)  di quello che è stata la scena degli anni 80 (ed oltre), e di quello che avrebbe potuto essere se avessero avuto a disposizione i mezzi tecnologici odierni,
4)  di cosa fanno oggi i membri dei Kina,
5)  del perché, nonostante tutto, nessun gruppo è riuscito a sfondare,
6)  di MRR e di molto altro ancora

Insomma, ascoltatevilla!!!!!

PS: il teaser del documentario lo potete trovare qua:

RECENSIONE BOUNCING SOULS “CRUCIAL MOMENTS” (EP, 2019, RISE RECORDS, 2/5)

I Bouncing Souls giungono al trentesimo anno di attività e celebrano l’evento con un EP da sei brani più booklet dal titolo “Crucial Moments”.
Che dire? Molto meglio del disco è il libretto, che contiene foto, memorabilia e aneddoti della lunghissima carriera di questi Punk del New Jersey.
Il disco invece è un classico disco dei Bouncing Souls, il che è un bene per i fan, un po’ meno per quelli che non muoiono di passione per loro.
Ovvero: siamo sempre di fronte ai classici brani dei Bouncing, fatti di melodia, potenza e sing-along, senza però niente di nuovo sotto il sole.
Tanto che ascoltandolo mi è venuta in mente una vecchia canzone di Edoardo Bennato, il cui testo si potrebbe riadattare a questo “Crucial Moments” più o meno così: Canzoni che stancamente, Si ripetono senza tempo, Una musica per molti amici, Come trenta anni fa….
Se devo salvare un pezzo, salvo “1989”, la più tirata del lotto.
Ma sono sicuro che ai loro fans l’EP piacerà comunque.

(Riki Signorini)

I brani

  1. Crucial Moments
  2. 1989
  3. Favourite Everything
  4. Here’s To Us
  5. 4th Avenue Sunrise
  6. Home

I contatti

https://riserecords.merchnow.com/catalogs/bouncing-souls

RECENSIONE INVASIONE DEGLI OMINI VERDI “CONTRO” (LP, LINFA RECORDS/SELF, VOTO 85, TRATTO DA HTTC020, FLASH GENNAIO 2005)


Correva il lontano 2005, Gennaio, per la precisione, quando recensii su Flash “Contro” de L’Invasione Degli Omini Verdi. Ecco cosa scrivevo:

Eccoci a parlare de L’Invasione Degli Omini Verdi, combo alieno giunto al terzo lavoro sulla lunga distanza (“Contro”, Linfa Records/Self, voto 85) ma per nulla stanco. Anzi… Sono passati ormai 8 mesi dall'uscita di "Non è un Gioco", singolo ultraspasmomelodico che anticipava il CD, ed eccoci finalmente recapitare in mano un disco che non fa rimpiangere l’attesa. Dodici brani all’insegna dell’Hardcore Melodico, di quello che si suona nei migliori locali Californiani, ma con un’attenzione tutta Italiana al lato fisico della musica, quello tipicamente accaci che genera mucchi umani sotto i palchi. Sul mio personalissimo podio di best tracks metto “Irraggiungibile”, “Ballerini” e “Sopravvivere”, ma è davvero difficile trovare un brano al di sotto delle aspettative. Benvenuti alieni……



(Riki Signorini)

RECENSIONE L’INVASIONE DEGLI OMINI VERDI “8 BIT” (CD, 2019, INDIEBOX RECORDS, 4/5)

Tornano i nostri Omini Verdi preferiti, a sei anni di distanza da “Il banco piange” e il successo di pubblico e critica riscontrato con il doppio cd celebrativo “16 Anni Dopo” (2015).
Tornano, nell’anno del ventennale di attività, con un album all’insegna dell’8. Tanti sono i bit del titolo, ma 8 sono anche i pezzi presenti sul disco, l’ottavo della band Mantobresciana.
Di loro ci eravamo già occupati in termini più che positivi ai tempi di “Nel Nome Di Chi?”, e vi invito a rileggervi qua la recensione del 2010.
Oggi come allora brani molto tirati ma generalmente orecchiabilissimi, con un batterista che pesta su quei pedali come nemmeno Sagan in una volata al giro.
Pezzi nella classica chiave Italia ’90 (tra Pornoriviste e Moravagine, strizzando l’occhio a Good Riddance e Bad Religion) a cavallo tra Punk Melodico e Speed Rock, che strizzano l’occhio anche a influenze rock’n’roll, stoner, nu-metal e crossover senza perdere di riconoscibilità e compattezza.
Alcuni brani (“Credimi” su tutti) fanno pensare alla migliore Epitaph, ma il mio preferito è senza dubbio “La Nostra Storia”, bello, veloce e tirato, con un testo molto bello, con la quale la band traccia un bilancio della propria carriera, ringraziando i fans che li hanno seguiti e spinti in questi 20 anni.
Ottima la produzione per un disco che mi piace molto.
(Riki Signorini)

I brani

1.  Credimi
2.  La nostra storia
3.  Rinuncia
4.  Funerale della verità
5.  Vorrei
6.  Un nuovo giorno
7.  Arcade Boyz
8.  Fine

I contatti

https://www.instagram.com/linvasionedegliominiverdi/

RECENSIONE MDC "HEY COP, IF I HAD..." (LP, 1992, RADICAL RECORDS, 3/5)


Altra recensione originariamente apparsa su Flash n. 41 (Giugno 1992)

Passano gli anni ma gli MDC restano e, tra cambi di formazione e sciogli­menti, ogni tanto tornano con un nuovo vinile per ricordarci che non tutta la vecchia guardia ha abbandonato. Così ecco giunge­re il quinto Lp per queste leggende del punk rock senza compromessi, un disco che iro­nizza sulla faccia di culo di tali cops sin dal titolo. Purtroppo, se da una parte la carica aggressiva dei testi resta estrema, affrontan­do senza remore temi importanti come impe­rialismo Usa pace, anarchia e ambiente, dal­l'altro lato la musica non è certo delle più i­spirate, e i pezzi si trascinano stancamente senza grossi sussulti né come potenza né co­me divertimento, a parte in un paio di episo­di come in cui l'influenza di certi gruppi della Bay Area si fa sentire.

(Riki Signorini)


RECENSIONE FUDGE TUNNEL "TEETH" (12”, 1992, EARACHE, 70/100)


Ecco una recensione originariamente apparsa su Flash n. 41 (Giugno 1992)

Mostruosamente potenti e cattivi tornano i Fudge Tunnel con 4 pezzi in cui danno libero sfogo alle loro ossessioni. Il muro sonoro creato dalla chitarra è ancora una volta impressionante, ma il 12 pollici segna un più deciso passaggio al versante Helmet/Godflesh che non in passato, quando le muse ispiratrici dei tre erano più “made in Sub Pop”. Il drumming monolitico ricorda infatti quello elettronico della scuola industriale, mentre la voce di Alan è arricchita da molti effetti che la rendono ancora più alienata. L'unico appunto che si può fare al disco (sempre che vi piaccia il grunge, sia chiaro) è quello di non presentare i testi delle song. Se davvero 'sti F.T. sono così ricchi di black humour come dicono alla Earache,
perché non rendercene partecipi?

(RS)