domenica 8 novembre 2009

Recensione Gerson "Il Miracolo" (Tube Records, 2005)

Di tanto in tanto mi diletto a ripescare dai miei polverosi archivi qualche recensione fatta a suo tempo per vecchie riviste e pubblicazioni, tanto per condividerle con voi.....
Iniziamo subito con i Gerson e con il loro secondo album (“Il Miracolo”, Tube Records. Undici tracce di punk rock grezzo e tarro, undici proiettili Punk'n' Roll irriverenti e frizzanti, cantati in Italiano (a parte “Quero Morir”, in Portoghese), tra i quali segnalo, perché superiore alla media, la Motorheadiana “Tua Madre è Preoccupata”.

I brani
01. Tua madre è preoccupata
02. Trappola per topi
03. Via
04. Il miracolo
05. Crocevia 666
06. Correvo per salvarmi
07. Quero morir
08. Numero
09. Overdose da tubo catodico
10. Il figlio del disastro
11. Il segno del tempo

Contatti

www.myspace.com/gersonrocks

www.gerson.it



giovedì 5 novembre 2009

RECENSIONE GREEN ARROWS “THE EARTH” (Vacation House, 2009)

Nuovo lavoro per I Bolzanesi Green Arrows giunti con “The Earth” al loro secondo lavoro dopo “The Sky” del 2002 (sempre su Vacation House) e soprattutto dopo molti cambi di formazione. Dieci pezzi di hardcore metal cupo e furioso dai toni apocalittici e diretto come un pugno in faccia. Il cantato in Italiano si alterna a quello in Inglese, così come momenti di relativa tranquillità sonora lasciano il campo in modo assolutamente repentino a staffilate di totale furia devastatrice. Inquadrarli in un genere musicale è difficile. Loro stessi, elencando le loro influenze, dicono “tutto e niente”, ed in definitiva concordo, anche se poi a predominare è sicuramente il brutale trash-death-core sulla scia di Soulfly, Biohazard & co, con testi incazzati e politicizzati, assolutamente senza compromessi, che si alternano ad altri più personali. Difficile parlarne male, ma anche difficile trovare un brano per il quale valga la pena precipitarsi fuori per comprare il CD. A me piace comunque “Hypocrite” per i suoi frequenti cambi di ritmo e di tono, e le contaminazioni etniche di “Kazkhstan”, il brano se vogliamo più crossover che risulta anche essere il mio preferito. Un CD che avrà comunque un grande riscontro tra chi ama i Sepultura ed i Pantera più di quanto non li ami io.


I brani
1. g@ v.2.0 - 5:00
2. Final X-plosion - 2:58
3. Slave of Today - 3:06
4. God's Mistake - 2:19
5. Hypocrite - 5:00
6. Kazkhstan - 4:13
7. Before my Last Breath - 4:35
8. Moloch - 5:01
9. Frustrati - 3:37
10. Commerciable - 3:06

giovedì 29 ottobre 2009

Recensione The Flowers "It's Hard To Say I Love You In Punk Rock" (Virtual Loser Records ed altri, 2009)

Secondo lavoro per i miei Baresi preferiti, dei quali mi ero già occupato l’anno scorso in occasione dell’uscita del loro mini-CD di esordio (“Put Your Brain In Its Fucking Place”). Anche stavolta pochi pezzi, ma buoni, anzi ottimi, per questi paladini del Flower punk nostrano (o dovrei chiamarlo bubblegum punk?). Quello che cambia è il supporto, un bel sette pollice in vinile, che fa’ tanto vintage, come vintage è l’eccellente grafica di copertina. Peccato soltanto che con tre piccole pesti, due delle quali di appena diciassette mesi, in giro per casa, non ho più un giradischi a portata di mano, per cui alla fine ho dovuto chiedere ai Flowers di mandarmi gli mp3….. Comunque, a parte le note di folklore domestico, consiglio caldamente a tutti di accaparrarsi con ogni mezzo questo disco frutto della cooperazione tra varie etichette nazionali ed internazionali, tra le quali cito Virtual Loser, Making Believe, Knowhere e Voodoo Doll. Solo quattro le tracce, due per lato, tutte piene di melodia e sentimento come nella migliore tradizione di questo particolare settore del punk rock. Difficile scegliere un brano, dal momento che sono tutti belli, ma la opening track, “Better Without You”, e la conclusiva “My Best friend”, forse sono un capellino sopra agli altri. Per il resto, punk rock come Dio comanda, che cita di volta in volta mostri sacri come Screeching Weasel, Queers, Lookouts e, decisamente, Mr T Experience, senza scimmiottare nessuno, ma, anzi emergendo dal confronto come qualcosa di molto originale (che sia la voce soave e quasi sussurrata?). Ebbbravi i miei Flowers! Promossi a pieni voti


Tracklist:
1. Better Without You
2. Where's The Love Gone?
3. Turn The Light On
4. My Best Friend

Contatti:
www.myspace.com/theflowerspunk

martedì 27 ottobre 2009

Recensione Camp Hours “Wise as a Tree” (Vacation House, 2009)

I Camp Hours sono un altro di quei gruppi a cui in questo periodo sta dedicando molta attenzione la Vacation House, etichetta del mio amico Rudy Medea (ex Indigesti) solitamente dedita a sonorità assai più hardcore punk. Nascono nel 2007 come progetto di Carlo Di Buono, autore dei testi e delle musiche, insieme al bassista Francesco Amendola ed al batterista Francesco Filardo. Di loro, il buon Rudy dice (tagliando ed incollando dal sito della sua etichetta): “Intrigantemente interessante il taglio del traguardo nel debut album dei The Camp Hours. Un super brillante e raffinato cristallino incrocio tra Indie rock di matrice americana (Radiohead, Pixies, Pavement), british alternative pop (The Smiths, Verve, Blur ecc.) e influenze Sixties (Pink Floyd e Beatles). Un delizioso full lenght album che si snoda elegantemente su 10 tracce di accattivante e avvolgente melodia e che in quanto a sincerità e passione risulta impeccabile”. La mia versione dei fatti è, però, completamente diversa. Per me è un disco inutile, il peggiore che mi sia mai capitato di recensire, che poco o nulla ha da spartire con le sonorità che mi piacciono. Per me questo è prog rock e come tale, pur se ben suonato, inutile e pretenzioso, proprio il genere di musica elefantiaco e innamorato di se stesso contestato dai primi punk rockers negli anni 70. Sorry Rudy, sai che ti voglio bene e stimo la tua etichetta, ma questo è un passo falso.

I brani

1. A Liquid Sky
2. The Road To London
3. Wise As A Tree
4. Pills For Ordinary Secrets
5. Sunday Meet
6. Someway
7. The Worth
8. Falling Down
9. You’re Singing For Me
10. Ice Bold

Contatti
www.myspace.com/thecamphours
vacationhouse@tin.it

venerdì 23 ottobre 2009

Recensione Presa Diretta “Mediocratia” (Autoproduzione, 2009)


Leggo sul loro Myspace che sono di Rimini, e che si sono formati nell’estate 2000 fuoriuscendo dai Marsh Mallows, band con cui hanno in corso una diatriba sulla paternità di alcuni brani portati al successo dalla loro vecchia formazione. Il riff iniziale di “Calcolato” fa molto “old school” e lascia sperare per il meglio, poi però i Presa Diretta si perdono per strada, volendo spaziare un po’ in troppi generi, dallo ska core all’hardcore old school passando per i Punkreas (“Il Nostro Dio”) ed i Peter Punk con qualche riff metallico di troppo. Già il secondo brano, “Americanicità”, un po’ per il testo, un po’ per il sound, perde colpi. Per il resto, 14 pezzi di classico punk rock Italiano che avrebbe forse fatto figura a metà anni ’90, ma che oggi suona un po’ troppo scontato con i suoi testi di accusa sociale un po’ infantili (valga di esempio quello di “Cospirazione Mondana”). Mi piace molto “Dimensione Complessa” per l’uso che vi si fa della doppia voce, mentre boccio senza rimedio lo ska-core di “Mercato Mediatico”. I fiati si sposano invece bene ad “Havana Anni 50, uno dei brani che preferisco dedicato alla Revolucion, più hardcore melodico che ska-core, una strada che consiglierei comunque ai nostri di seguire con maggiore assiduità.  Tra i brani interessanti cito anche l’hardcore-swing di “Necessità Economica”, con un sapiente uso della tromba che lo rende decisamente diverso dal resto dei 14 pezzi, mentre “Trentalance vs Milingo” avrebbero dovuto ridsparmiarcelo, dato che ha velleità comiche ma fa ridere meno del Bagaglino….. Punti in più per l’appello anti-televisione, citazione da “Quinto Potere”.


Contatti

mercoledì 21 ottobre 2009

Recensione Mochines “The Eagle Has Landed” (Nicotine Records, 2009)

Quasi 9000 kilometri separano Tortona, casa di Nicotine Records, da Città del Capo, Sudafrica, casa dei Mochines. Verrebe da domandarsi come i carissimi Tortonesi siano entrati in contatto con questo trio che propone un feroce hard rock old school, ma poi ci si rende conto che la domanda è superflua, e che l’importante è che Nicotine abbia dato alle stampe questo secondo lavoro dei Sudafricani, le cui principali influenze sono quelle di Devil Dogs, Chuck Berry, New Bomb Turks e Sonics Rendezvous Band, e scusate se è poco. Dodici i brani, tutti come dicevo all’insegna del rock duro e puro, roccioso e potente, con devastanti percussioni e riffs che a volte ricordano i Turbonegro. Raccomando “Touch Your Body”, devastante, agli amanti delle sensazioni forti. Sorprendente “Tear Up Your Town”, che oltretutto ha un coro che ti si pianta in testa dopo un millisecondo. Ancora un colpo ben assestato da Nicotine, la label che non sbaglia (quasi) mai un colpo….





Recensione Bad Blood “Worn Out” (Vacation House Records 2009)


I Bad Blood sono tre ragazzi Fiorentini (basso, voce-chitarra, batteria) poco più che ventenni, che però suonano come veterani, il che può essere anche una nota negativa, dal momento che forse questa loro caratteristica va a discapito della spontaneità che ti aspetteresti da dei giovanissimi. Il loro sound sta in mezzo tra il grunge più sporco e l’Hardcore indie con venature metal abbastanza pesanti, che può piacere sia ai fans dei Mudhoney che agli amanti dell’HC old school USA degli anni 80, ed anche a quelli dei QOTSA. Con "Grass" iniziano bene con un riff preso di peso dai Negazione, cosa che gli dà diritto a qualche credito formativo immediato. Poi per la strada perdono un po’ della carica iniziale, e mi pesa un po’ arrivare alla undicesima ed ultima traccia, immancabilmente seguita da una Hidden Track alla Sonic Youth. Ottime la grafica e la cura dei particolari, come sempre quando c’è di mezzo Vacation House, una etichetta che negli ultimi tempi sta cercando di differenziare molto la propria proposta musicale, solitamente più ortodossamente accaci.


Tracklist
1. Grass
2. Mr Fusion
3. Under The Eggs
4. 100% Orange
5. Socks Can't Do It Alone
6. Sound Of Rain
7. Life Flows
8. Acido Lattico
9. Poisoned
10. The Lorian
11. Rotten


Contatti
www.myspace.com/badbloodindie


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venerdì 16 ottobre 2009

Party di presentazione del debut-album dei WETDOGS

BUSINESS A LOW COST COMPANY Label/booking  è orgogliosa di presentare l'uscita del debut-album dei The WetDogs: 'Magenta Avenue 78th'.
I the WetDogs  sono una band giovane come storia, ma formata da elementi impegnati da anni con altre formazioni italiane protagoniste della scena alternativa (Tracciazero, Hyades e Dustineyes).
Il gruppo suona dell'ottimo rock n roll di stampo americano, cantato in inglese e con una grandissima padronanza degli strumenti, il tutto mixato con l'anima più poetica e country di artisti come Johnny Cash ed i Pogues.
Business a low cost company presenta ora il loro primo album: 13 tracce di puro rock n roll dove a farla da padrone troviamo una voce potente e melodica insieme, una sezione ritmica trascinante dove non mancano punte di grande tecnica, liriche personali, intime, ma senza per questo risultare banali o scontate.
'Magenta Avenue 78th' è un debutto forte, ben suonato e registrato ottimamente; impreziosito da collaborazioni esterne e da un artwork che nulla ha da invidiare rispetto a molti lavori europei ed americani.
In definitiva un album ed una band di cui sentiremo parlare ben presto e che già sta riscuotendo apprezzamenti sempre maggiori nelle prime date a supporto dell'uscita.
Per questa prima presentazione la band gioca in casa e ha deciso di proporsi in uno stupendo set acustico dove i pezzi dell'album saranno da assaporare passaggio dopo passaggio, dove la potenza lascerà spazio alla melodia e alla poesia che solo il rock n roll sa regalare!
Come dicono i WetDogs stessi: 'there are only two kind of music: rock and roll!!!' e 'Magenta avenue 78th' è l'album perfetto per chi ama questa musica!


Vi aspettiamo tutti al MilleNote Club di Busto Arsizio!
SABATO 17 OTTOBRE ore 22.00



Contatti
www.wetdogrocks.com
BOOKING/PRODUZIONE
www.myspace.com/business_a_low_cost
info@businessalowcost.it
UFFICIO STAMPA
www.myspace.com/unitedcommunication


giovedì 24 settembre 2009

Paolo Scaroni, vittima di uno stato distratto!

A parte la musica la mia grande passione è il calcio, il Pisa Calcio, che seguo da sempre e del quale mi ritengo Ultras. Stimando e rispettando la mentalità Ultras, quella vera, non quella delle lame e degli agguati, e non condividendo la logica repressiva che tiene sempre più gente lontana dagli stadi, voglio pubblicare anche io la lettera che Paolo ha inviato all'elenco di indirizzi riportati sotto. Di fronte a certe cose non esistono rivalità!


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Ill.mo Ministro degli Interni
p.c. Presidente della Repubblica
p.c. Presidente del Consiglio
p.c. Ministro di Giustizia
p.c. Sindaco di Brescia
p.c. Prefetto di Brescia
p.c. Questore di Brescia
p.c. Sindaco di Verona
p.c. giornali e tv

Scrivo questa lettera alla vigilia dell’anniversario di una data che mi ha cambiato la vita: il 24 settembre del 2005.
Mi presento: sono Paolo Scaroni, abito a Castenedolo, piccolo paese della provincia di Brescia.
Ero un allevatore di tori.
Ero un ragazzo normale, con amicizie, una ragazza, passioni, sani valori -anche sportivi- e la giusta curiosità. Facevo infatti molto sport e viaggiavo quando potevo.
Ero soprattutto un grande tifoso del Brescia.
Una persona normale, come tante, direbbe Lei.
Oggi non lo sono più (per la verità tifoso del Brescia lo sono rimasto, sebbene non possa più vivere la partita allo stadio com’ero solito fare: cantando, saltando, godendo oppure soffrendo).
Tutto è cambiato il 24 settembre del 2005, nella stazione di Porta Nuova a Verona.
Quel giorno, alla pari di migliaia di tifosi bresciani -fra i quali molte famiglie e bambini- avevo deciso di seguire la Leonessa a Verona con le migliori intenzioni, per quella che si preannunciava una sfida decisiva per il nostro campionato di serie B. Finita la partita, siamo stati scortati in stazione dalla polizia senza nessun intoppo o tensione. Dopo essermi recato al bar sottostante la stazione, stavo tornando con molta serenità al treno riservato a noi tifosi portando dell’acqua al resto della compagnia (era stata una giornata molto calda ed eravamo quasi tutti disidratati). Tutti gli altri tifosi erano già pronti sui vagoni per fare velocemente ritorno a Brescia. Mancavano pochi minuti ed i binari della stazione erano completamente deserti. Cosa alquanto strana visto il periodo, l’orario e soprattutto la città in cui eravamo, centro nevralgico per il passaggio dei treni.
Improvvisamente, senza alcun preavviso o motivo apparente, sono stato travolto da una carica di “alleggerimento” del reparto celere in servizio quel giorno per mantenere l’ordine pubblico e picchiato a sangue, senza avere nemmeno la possibilità di ripararmi. Sottratto al pestaggio dagli amici (colpiti loro stessi dalla furia delle manganellate), sono entrato in coma nel giro di pochissimo e quasi morto.
Dopo circa venti minuti dall’aver perso conoscenza sono stato caricato su un’ambulanza -osteggiata, più o meno velatamente, dallo stesso reparto che mi aveva aggredito- e trasportato all’ospedale di Borgo Trento a Verona. Lì sono stato operato d’urgenza. Lì sono stato salvato. Lì sono tornato dal coma dopo molte settimane. Lì ho passato alcuni mesi della mia nuova vita. Una vita d’inferno.
Nel frattempo la mia famiglia, in uno stato d’animo che fatico ad immaginare, subiva pressioni e minacce affinché la mia vicenda mantenesse un basso profilo.
Ai miei amici non andava certo meglio, nonostante tutti gli sforzi per far uscire la verità.
Ovviamente, alcune cose di cui sopra le ho sapute molto tempo dopo la mia aggressione. Il resto l’ho scoperto grazie al lavoro del mio avvocato.
Dalla ricostruzione dei fatti e tramite le tante testimonianze, emerge un quadro inquietante, quasi da non credere; ma proprio per questo da rendere pubblico.
In seguito alle gravissime lesioni subite, presso la Procura della Repubblica di Verona è iniziato un procedimento a carico di alcuni poliziotti e funzionari identificati quali autori delle lesioni da me subite. Nonostante il Giudice per le Indagini Preliminari abbia respinto due volte la richiesta d’archiviazione, il Pubblico Ministero non ha ancora esercitato l’azione penale contro gli indagati.
Mi domando per quale ragione ciò avvenga e perché mi sia negata giustizia.
Oggi, dopo avere perso quasi tutto, rimango perciò nell’attesa di un processo, nemmeno tanto scontato, considerati i precedenti ed i tentativi di screditarmi. Oltretutto i poliziotti erano tutti a volto coperto, quindi non identificabili (com’è possibile tutto questo?), sebbene a comandarli ci fosse una persona riconoscibilissima.
Dopo le tante bugie e cattiverie uscite in modo strumentale sul mio conto a seguito della vicenda, aspetto soprattutto che mi venga restituita la dignità.
Ill.mo Ministro degli Interni, sebbene la mia vicenda non abbia destato lo stesso scalpore, ricorda un po’ le tragedie di Gabriele Sandri, di Carlo Giuliani, ed in particolare di Federico Aldrovandi (accaduta a poche ore di distanza dalla mia), con una piccola, grande differenza: io la mia storia la posso ancora raccontare, nonostante tutto.
Le dinamiche delle vicende sopra citate forse non saranno identiche, ma la volontà di uccidere sì, è stata la medesima. Altrimenti non si spiega l’accanimento di queste persone nei miei confronti, soprattutto se si considera che non vi era una reale situazione di pericolo: era tutto tranquillo; ero caduto a terra; ero completamente inerme. Ma le manganellate, come descrive il referto medico, non si sono più fermate.
Forse, ho pensato, oltre alla vita volevano togliermi anche l’anima.
Per farla breve, in pochi secondi ho perso quasi tutto quello per cui avevo vissuto -per questo mi sento ogni giorno più vicino a Federico- e senza un motivo apparente. Sempre ovviamente che esista una giustificazione per scatenare tanta crudeltà ed efficienza.
Le mie funzioni fisiche sono state ridotte notevolmente, e nonostante la lunga riabilitazione a cui mi sottopongo da anni con molta tenacia non avrò molti margini di miglioramento. Questo lo so quasi con certezza: l’unica cosa funzionante come prima nel mio corpo infatti è il cervello, attivo come non mai. Dopo quattro anni non ho ancora stabilito se questa sia stata una fortuna.
Ho perso il lavoro, sebbene abbia un padre caparbio che insiste nel mandare avanti la mia ditta, sottraendo tempo e valore ai suoi impegni.
Ho perso la ragazza.
Ho perso il gusto del viaggiare (il più delle volte quelli che erano itinerari di piacere si sono trasformati in veri e propri calvari a causa delle mie condizioni fisiche), nonostante mi spinga ancora molto lontano.
Ho perso soprattutto molte certezze, relative alla Libertà, al Rispetto, alla Dignità, alla Giustizia e soprattutto alla Sicurezza.
Quella sicurezza che Lei invoca ogni giorno, e tenta d’imporre sommando nuove leggi e nuove norme a quelle già esistenti (fino a ieri molto efficaci, almeno per l’opinione pubblica).
Peccato però che queste leggi non abbiano saputo difendere me, Federico, Carlo e Gabriele dagli eccessi di coloro che rappresentavano, in quel momento, le istituzioni.
Ill.mo Ministro degli Interni, alcune cose mi martellano più di tutto: ogni giorno mi domando infatti cosa possa spingere degli uomini a tanto. Non ho la risposta.
Ogni giorno mi domando se qualcuna di queste tragedie potesse essere evitata. La risposta è sempre quella: sì.
A mio modesto parere, ciò che ha permesso a queste persone di liberare la parte peggiore di sé è stata la sicurezza di farla franca.
Sembra un paradosso, ma in un Paese come il nostro in cui si parla tanto di “certezza della pena”, di “responsabilità” e di “omertà”, proprio coloro che dovrebbero dare l’esempio agiscono impuniti infrangendo ogni legge scritta e non, disonorano razionalmente la divisa e l’istituzione rappresentata, difendono chi fra loro sbaglia impunemente.
Ill.mo Ministro degli Interni, dopo tante elucubrazioni, sono giunto ad una conclusione: se queste persone fossero state immediatamente riconoscibili, responsabili perciò delle loro azioni, non si sarebbero comportate in quella maniera ed io non avrei perso tanto.
Le chiedo quindi: com’è possibile che in Italia i poliziotti non portino un segno di riconoscimento immediato come accade nella maggior parte delle Nazioni europee?
Ill.mo Ministro degli Interni, io non cerco vendetta, semmai Giustizia.
Mi appello a Lei ed a tutte le persone di buon senso affinché questi uomini vengano fermati ed impossibilitati nello svolgere ancora il loro “dovere”.
Chiedo quindi che si faccia il processo e nulla sia insabbiato.

Cordiali saluti.

Paolo Scaroni, vittima di uno Stato distratto.

Contatti:
paolopaesa@alice.it
cellulare: 335-5332735
telefono fisso: 030-2732284
studio legale Mainardi: 030/44138

mercoledì 23 settembre 2009

Recensione Marzio Bertotti “Il Futuro della Vita Insolente” (Vacation House 2009)

Chissà, forse se un disco del genere me lo avessero dato negli anni 80, quelli del furore Hardcore, forse lo avrei gettato direttamente via. E forse la stessa reazione la avrebbe avuta anche Marzio Bertotti, aka Mungo, che di quegli anni e di quel furore è stata una colonna portante, suonando la chitarra per i mai troppo compianti Declino da Torino, una tra le più interessanti e originali band del nostro paese. Oggi, alle soglie del 2010, a oltre vent’anni di distanza, molte cose sono cambiate, e decido di recensire il CD in questione perché legato a tre leggende dell’hardcore nostrano che io rispetto e stimo a priori. Nel progetto, infatti, oltre a Marzio/Mungo, sono coinvolti anche la mitica Vacation House, etichetta che da oltre 15 anni da’ un supporto insostituibile a moltissimi gruppi musicali underground Italiani, e Rudy Medea, che è il boss di Vacation House, certo, ma è anche stato la voce dei leggendari Indigesti (nota a margine: quando gli Indigesti si ritrovarono per registrare un nuovo album (In Disparte), Rudy chiamò Mungo a suonare nella nuova line-up, con risultati sorprendenti anche se il buon Marzio da anni non suonava più, preferendo la scrittura alla musica). Che dire allora del “Futuro della Vita Insolente”?
Essenzialmente che è un disco in prevalenza acustico, pieno di poesia e di ballate folk-rock, molto, forse troppo, intimista, ispirato da un periodo passate da solo in montagna e dalla volontà di ricreare, con brani acustici, la magia e la dimensione onirica di quei luoghi, miscelati a testi che rispecchiano il lato meno compromesso dell’uomo Bertotti. Un progetto, questo, di quelli da prendere o lasciare, amare o odiare, senza mezze misure, che con l'hardcore (se inteso solo come musica) non ha niente a che vedere. La voce, spesso sussurrata al limite della soglia dell’udibile, unita a testi toccanti e musiche soffuse, fa’ pensare più alla musica cantautoriale che al punk, ed è dura pensare che un disco del genere possa avere un mercato. Io però, per il rispetto e la stima che ho per le tre leggende coinvolte, auguro a Marzio-Mungo, Vacation House e Rudy le migliori fortune e un grande successo.


I Brani


01. Dopo, Il Silenzio
02. Una Donna, Una Madre / Laa Salaam
03. Piccole Acrobazie
04. Dialoghi Senza Inizio
05. Winter Blume (pt.II)
06. Senso Nemico
07. Vetri
08. Briciole Di Nulla
09. Come Una Promessa
10. Winter Blume (pt.I)
11. Aprile


Contatti
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