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RECENSIONE FUZZTONES “LIVE AT THE DIVE 85” (LP/CD, 2023, AREA PIRATA, 4/5)

Area Pirata giunge alla uscita numero 100 e festeggia questa pietra miliare del proprio catalogo con un gioiellino garage di quelli con fiocchi e controfiocchi, che cattura l’energia live dei New Yorkesi Fuzztones al Dive, definito “il CBGB della scena garage di New York degli anni ’80”

In pratica, un locale molto piccolo (capienza massima cento persone) dove hanno suonato tutte le migliori garage band della grande mela, dai Mosquitos (dei quali parleremo di nuovo tra qualche settimana) ai Vipers, passando dagli Outta Place, per finire, ovviamente, ai Fuzztones.

In questa registrazione, finora inedita e realizzata in modo non eccezionale ma comunque più che sufficiente, i Fuzztones suonarono per l’ultima volta al Dive (che di lì a poco avrebbe chiuso) per promuovere “Lysergic Emanations”, quello che all’epoca definivano il loro “brand new album” e che qualunque persona dotata di un minimo di gusto musicale dovrebbe avere nella propria collezione.

Live set molto energico e partecipato, che cattura benissimo l’atmosfera del locale e l’entusiasmo dei presenti,molto coinvolti da Rudi e c.

Oltre a classici del gruppo, da segnalare la presenza di alcune chicche notevoli, suonate una sola volta, al massimo due, dai Fuzztones. Innanzitutto, tre cover di altrettante band “rivali”, vale a dire "Help You Ann" dei Lyres, "She Told Me Lies" dei Chesterfield Kings e "Run Better Run" dei Cheepskates. Poi la cover di “Numbers” di Terry Knight and The Pack.

Grazie Area Pirata!!

(Riki Signorini)

I brani

A1 Intro

A2 1-2-5

A3 Cinderella

A4 13 Women

A5 Cellar Dweller

A6 One Girl Man

A7 She's Wicked

B1 Journey To Tyme

B2 We're Pretty Quick

B3 Numbers

B4 Green Slime

B5 She Told Me Lies

B6 Run Better Run

B7 Help You Ann

B8 Love At Psychedelic Velocity

B9 1523 Blair

 I contatti

https://areapiratarec.bandcamp.com/album/live-at-the-dive-85

www.facebook.com/areapirata/


RECENSIONE D.O.A. “HARDCORE 81” (CD, 2022, AREA PIRATA, 5/5)

Pochi giorni fa ne parlavo con Antonio Cecchi, bassista prima e chitarrista poi dei C.C.M., che con i D.O.A. ha avuto l’onore di dividere i palchi in Tour europei a Americani, commentando come questo sia uno dei dischi che fanno parte della leggenda.

Per noi abbastanza anziani da essere in giro ad ascoltare HC sin dai primi anni 80, infatti, il nome dei D.O.A. porta alla mente le origini di tutto, quando ci scambiavamo avidamente i primi dischi per registrare le C-90 con i primi gruppi conosciuti oltreoceano.

Dead Kennedys, Black Flag, Circle Jerks e, appunto, DOA, che dal Canada ebbero anche l’onore di avere sdoganato e fatto conoscere il nome di quello che sarà poi uno dei più grandi movimenti musicali e culturali underground di sempre, l’hardcore, appunto.

Quaranta anni dopo quel mitico LP viene riproposto con tre bonus tracks da Area Pirata in due versioni (500 copie numerate a mano di ciascuna), una con vinile nero 140 grammi e una con vinile bianco e rosso, entrambe con copertina apribile e allegato booklet di 12 pagine con foto, flyer e memorabilia del periodo.

Poco altro da aggiungere, se non che questa ristampa è una occasione da non perdere, sia per chi era già nel giro al tempo sia per i più giovani.

Per chi c’era perché è una ottima occasione per rinfrescarsi la memoria, e per chi non c’era, perché è l’occasione perfetta per acquistare un disco che è davvero all’origine di tutto.

(Riki Signorini)

 I brani

  1. D.O.A.
  2. Unknown
  3. Slumlord
  4. Musical Interlude
  5. I Don't Give A Shit
  6. M.C.T.F.D.
  7. Communication Breakdown
  8. 001 Loser's Club
  9. Fucked Up Baby
  10. The Kenny Blister Song
  11. Smash The State
  12. My Old Man's A Bum
  13. Bloodsucker Baby
  14. Waiting For You
  15. Disco Sucks (1978 7" Single Version)
  16. The Prisoner (1978 7" Single Version)
  17. Fucked Up Ronnie (1981 7" Single Version)

 

I contatti

https://areapiratarec.bandcamp.com/

RECENSIONE NOT MOVING LTD “LOVE BEAT” (CD, 2022, AREA PIRATA, 4/5)

Questa è una delle recensioni più difficili tra quelle fatte in tutti questi anni. Non è facile trovare qualcosa di intelligente da dire quando si parla di una band come i Not Moving (oggi Not Moving LTD, ma poco cambia).

Alla fine, dopo averci tanto riflettuto, ho optato per la cosa più semplice possibile, limitandomi a dire che si tratta di un gran bel disco di Rock and Roll, suonato da dei mostri sacri che conoscono la materia a menadito e non perdono occasione per mostrarne la loro padronanza.

Nove i brani, preparati in modo asincrono durante il lockdown, e finalmente completati in tre giorni alla fine di ottobre 2021 (in concomitanza con il 60° compleanno di Tony) presso lo studio del solito Ale Sportelli a Cascina (Pisa).
Nove brani registrati senza alcun basso, e caratterizzati dalla voce incredibile di Lilith che spesso richiama atmosfere dark blues.

Adoro la cover di “Primitive” dei Groupies, già rifatta dai Cramps, tra X, Gun Club,  Iggy Pop e Rolling Stones., così come la cavalcata di “Going For A Ride”, brano giocato a due voci, nella tradizione dei Not Moving degli anni 80, e la ammaliante “Love Beat”, con un ritornello tra Nick Cave e Mark Lanegan.

Insomma, un graditissimo ritorno per una delle band più influenti del post punk e del garage degli anni ’80, che raccomando a tutti caldamente.

Note finali sul formato dell’uscita, che può essere in edizione vinile 180 grammi con copertina apribile e digital download code, oppure in edizione CD in digipack


(Riki Signorini)

 

I brani

1.   Deep Eyes      

2.   Goin' For A Ride 

3.   Down She Goes      

4.   Dirty Time      

5.   Love Beat      

6.   Primitive

7.   Don't Give Up 

8.   Rubbish Land 

9.   Red Line

I contatti

https://areapiratarec.bandcamp.com/album/love-beat

https://www.facebook.com/areapirata/

https://www.facebook.com/groups/136192685132/

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RECENSIONE LE MUFFE “DOWN DOWN DOWN” (CD, 2022, AREA PIRATA, 3/5)

Le Muffe vengono da Bergamo e suonano un qualcosa che sembra essere il punto di incontro tra la musica beat degli anni 60 (di cui la città orobica rappresentava una piccola capitale nostrana), e la musica hardcore violenta ed impegnata degli anni 80.

Il risultato è un garage-beat molto duro e carognesco ricco di accelerazioni e cambi di ritmo (provate “Bogside”) che a tratti sfiora l’HC (ascoltatevi il giro di basso di “SUV” e poi fatemi sapere).

Questo è il loro terzo album, che arriva a cinque anni dal precedente “Fuoco e Fiamme“.

Praticamente nessuna chitarra, ma organo Farfisa a manetta e basso e batteria a costituire una base ritmica aggressiva, uniti a testi a volte demenziali, a volte impegnati, ma mai banali, quasi sempre in Italiano ma con incursioni in Inglese e Francese (“Monde de merde”).

Anche qua a farla da padrona, oltre alla furia spavalda e niente affatto omologata che circonda il trio, c’è sicuramente l’imprevedibilità e l’estrema peculiarità di ciascuno dei dieci pezzi.

Provate a confrontare “SUV” con “Ragazzo Beat” o con “Giungla d’Asfalto” e ditemi cosa ci trovate in comune se non la stessa furiosa voglia di provocare suonando un garage beat caustico.

Non ho mai avuto l’opportunità di vederli dal vivo, ma mi sentirei di scommettere che questi tre su un palco spaccano davvero!!!!


(Riki Signorini)

I brani 

SIDE A
1. Giungla d’asfalto
2. Bogside
3. Andy Smith
4. Ragazzo Beat
5. Rockstar

Side B
6. SUV
7. Monde de merde
8. Pare
9. Step by step
10. Tento tanto

I contatti

http://www.facebook.com/lemuffe

http://www.areapirata.com/

RECENSIONE WIDE HIPS 69 “THE GANG BANG THEORY” (CD, 2017, AREA PIRATA RECORDS, 3/5)

C'era una volta il rock’n'roll brutto e cattivo, quello pesante di gente tipo New York Dolls e MC5, per intendersi. Quello che precedeva di non molto, da un punto di vista cronologico, il punk-rock che sarebbe esploso di lì a poco, da cui si differenziava più per la mancanza di presa di coscienza politica che per la musica. Quello che comunque ci dava giù pesante quanto a provocazione sopra e sotto i palchi. A questo momento storico musicale si rifà il gruppo Teramano, provocatore sin dal nome scelto. Per non parlare dei titoli delle canzoni che propongono (“Serial Wankers” sono i segaioli seriali, tanto per intendersi…), infarcite di testi sconci e maleducati, che ci fanno innamorare delle WH69, band della quale si usa parlare al femminile, ma che ora ha anche un componente maschile alla batteria. Per questo secondo album, ancora una volta su Area Pirata, le nostre propongono dieci brani, registrati in un solo pomeriggio secondo la formula "live in studio" (ma con ottimo lavoro al mixer di Mr Mat Il Bianco, che a Bristol ha messo in risalto tutta la potenza dei brani). Una formula che si dimostra vincente e regala al disco un ulteriore tocco ruvido che non dispiace, con influenze che spaziano dal (garage) punk al soul con tocchi di psichedelia. I pezzi che preferisco? “Toy boy”, brano monota tanto ignorante quanto pogabile, “(You Gonna Make Me) Want You”, un pezzo soul brutalizzato che esalta la voce di Cristina, e, manco a dirlo, proprio “Serial Wankers”. E poi, come non innamorarsi di una band che come motto usa lo slogan “Live fat die drunk “?

(Riki Signorini)

I brani

SIDE A

1) Heart In a Jail
2) Serial Wanker
3) Shaggs
4) Backdoor
5) Eat My Shit

SIDE B
                                           
1) (You Gonna Make Me) Want You
2) Parrot Man
3) Over The Moon
4) You’re Not Mine
5) Toy Boy                  

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RECENSIONE THE CLASSMATES “BETWEEN THE LINES” (CD, 2017, AREA PIRATA RECORDS, 4/5)

Quello dei Classmates è un cd che da qualche giorno mi accompagna regolarmente nei miei viaggi in auto.

Perché?
Perché i dieci pezzi che lo compongono si lasciano ascoltare davvero molto bene.
Perché si tratta di Power pop punk incazzato, classe 1976, e dunque con evidenti radici garage, e questo mi piace.
Perché i Classmates sono un trio che non si vergogna di mostrare la propria voglia di evoluzione stilistica rispetto alle proprie radici punk, ed apre anche a una ballata romantica (“A Long Distance Call”, uno dei 2 brani cantati da Ottavia).
E poi perché amo roba tipo Undertones e Buzzcocks, gruppi a cui i Bolognesi, giunti al secondo album (sempre su Area Pirata) si ispirano apertamente.
Tra i 10 brani, registrati in due momenti diversi a inizio e fine 2016, segnalo senza dubbio la opening track (“Clerks”), così come “City Lights” (forse il pezzo più punk del disco, in cui Undertones e Buzzcocks mostrano chiaramente la propria influenza….) e “You Move”, colonna sonora da party selvaggio anni 60. Ma il pezzo che preferisco è senza dubbio la conclusiva “Animals”, che funge da classica ciliegina sulla torta.
“I know it's only rock 'n' roll but I like it, like it, yes, I do”
(Riki Signorini)

I brani

SIDE A

1)      Clerk                                    
2)      What's The Matter With Me           
3)      Secret Party                                  
4)      Livin' On                              
5)      You Move

SIDE B
                                           
1)      City Lights                           
2)      Building                               
3)      A Long Distance Call                     
4)      Close To Your Eyes                       
5)      Animals                               

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RECENSIONE COCKROACHES “REST IN PIECES” (CD, 2017, AREA PIRATA, 4/5)

Diciamolo subito, e togliamoci il dente…. I Cockroaches schiodano. E schioda il loro Voodoo Punkabilly popolato da zombie, lupi mannari ed altre creature simili, che tuttavia non disdegnano atmosfere surfeggianti, arricchito dalla voce cavernosa ed inquietante del Bandito Maldito.
Tredici i pezzi per questo secondo album del gruppo romano, ma io segnalo soprattutto l’iniziale “Hot Rod”, un bel pezzo in stile Cramps, “Dirty Fun” (rock’n’roll primordiale con un bel piano alla Jerry Lee Lewis), “Zombie Dancing” (ideale per un party a casa del diavolo col suo accelerare e rallentare), “Dog eat Dog”, la ramonesiana “Pussy  Pepper & Cheese” e la conclusiva (e surfeggiante) “C.O.C.K.R.O.A.C.H.E.S”.
Insomma, un disco di Rock’n’roll primordiale che piacerà a chi apprezza Cramps, Meteors, Bone Machine (addirittura qua appare il loro Jack Cortese), Ray Daytona e via discorrendo…

(Riki Signorini)

I brani

1) Hot Rod
2) Psychojungle
3) Problem
4) Dirty Fun
5) Zombie Dancing
6) Devil  
7) M.F.
8) Dog eat Dog
9) Bolle
10) Hands of the Devil
11) Rich’n’Poor
12) Pussy Pepper & Cheese
13) C.O.C.K.R.O.A.C.H.E.S

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RECENSIONE FOUR BY ART “INNER SOUNDS” (CD, 2017, AREA PIRATA/ART RECORDS, 4/5)

I Four By Art sono una delle primissime Mod bands Italiane, in giro da una vita (gli esordi risalgono all’84), eppure al loro attivo hanno appena due LP ed un EP d’esordio, "My mind in four sights", che è considerato un caposaldo del genere.

Oggi, grazie alla collaborazione con Artrecords e Area Pirata Records, tornano finalmente ad incidere un album, con una formazione assai rimaneggiata (degli esordi resta il solo bassista Filippo Boniello), anche a causa della tragica scomparsa di due membri originari, Demetrio e Elvis (a cui il nuovo album è dedicato).
Tredici le tracce incise tra il 2014 e il 2017 al Swanlake studio, che spaziano tra garage, neo-psichedelia, sixties e R'n'B, il tutto condito da una grinta che rende il disco molto divertente e piacevole da ascoltare.
Un solo brano in Italiano, ma si tratta di una splendida cover di “Allora Mi Ricordo” dei New Trolls che è per me il pezzo migliore del lotto, insieme ad “Home” e soprattutto a “I Ask You”.

Molto bella la confezione (digipack a 3 ante), colorata e psichedelica, opera dell’artista messicana Grace.

Notarella finale: tutto il materiale dei Four By Art è stato ristampato qualche anno fa da Area Pirata nel doppio cd “The Early Years” che racchiude anche il singolo e delle tracce dal vivo, e può essere acquistato QUA.
(Riki Signorini)

I brani

1.      Alive
2.      I Ask You
3.      I'm Burning
4.      Allora Mi Ricordo
5.      At Your Door
6.      I Sadly Understand
7.      Home
8.      Living For Today
9.      Sorry
10.  The Loop
11.  Take Your Time
12.  Sea Side Superstar
13.  Say Something

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