RECENSIONE SILENZIO “SILENZIO” (EP, 2018, AUTOPRODOTTO, 2/5)


Una copertina a metà tra urlo di Munch e Peggio Punx mi ha spinto con curiosità verso questo sette pollici made in Vicenza. Purtroppo, però, ascoltando questi cinque pezzi la mia curiosità iniziale è stata parzialmente delusa. Tiratissimo hardcore-metal, che a volte ricorda la scuola Piemontese degli anni 80, a volte i Propagandhi, con cenni thrash (“Oro”) e voce a tratti screamo che non mi esalta mai, nonostante i bei testi.
Alla fine l'unico pezzo che ascolto davvero volentieri è “Argento”, con la sua apertura che ricorda un po' i Negazione ma poi si rituffa nell' oceano ultracore.
Conclusione finale: o sono invecchiato troppo io oppure sono eccessivi i Silenzio.

(Riki Signorini)

I brani

01 - Oro
02 - Azione
03 - Argento
04 - Silenzio
05 – Merito

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RECENSIONE KINA “TROPPO LONTANO E ALTRE STORIE” (CD/LP, 2019, SPITTLE RECORDS, 5/5) + INTERVISTA A ALBERTO VENTRELLA, CHITARRISTA DEI KINA


Troppo Lontano e Altre Storie” è la ristampa, per la prima volta su vinile, di un CD compilation uscito su Blu Bus nel 1996 e da tempo introvabile (dopotutto la storia di Blu Bus è finita nel 1998), che contiene una serie di brani, perlopiù acustici, usciti tra il 1987 ed il 1994, più la inedita (al tempo) La Strada Di Vetri.
Un disco struggente e quasi “cantautoriale”, che mi è sempre piaciuto molto e del quale mi fa piacere riparlare dopo tanti anni, stavolta avvalendomi anche della preziosa collaborazione di Alberto Ventrella, storico chitarrista della band di Aosta, che del disco ci dice subito: << Sono davvero molto felice del risultato, perché è stato rimasterizzato, e quindi ha un suono più pieno e più potente. E poi il vinile è sempre un oggetto magico! E sono contento del fatto che adesso, grazie all’ottimo lavoro di Goodfellas, i nostri lavori sono tornati ad essere reperibili anche se la nostara Blu Bus non esiste più >>
Nella raccolta si trovano innanzitutto le versioni integrali dei pezzi registrati a Lubeck
al termine del lunghissimo tour che li vide suonare un po’ in tutta Europa tra ottobre e dicembre del 1986, vale a dire “Troppo Lontano”, “Grigio” e “Quando…”. Si tratta di brani pubblicati originariamente nel 1987 sotto forma di 7”, il primo dei Kina, che, fino a quel momento, un po’ contro ogni tradizione avevano registrato solo LP. Due pezzi sono ancora assai tirati e pieni di assoli quasi metal, ma la vera novità è la title track, la prima “ballata” dei Kina, che apre la strada a quello che sarà in seguito il vero marchio di fabbrica del gruppo: canzoni cantate e non più urlate, testi ancora pieni di significato e impegnati, ma in modo più poetico e meno diretto.
Proprio a proposito di “Troppo Lontano” Alberto ci dice: << In realtà penso che la melodia ce l'avevamo dentro fin dall'inizio, anche per il nostro background. Io, ad esempio, a 13 anni suonavo con la chitarra le canzoni dei cantautori italiani. Ci abbiamo messo un po’ di tempo per trovare il modo efficace di inserirla nei nostri brani, ovviamente tutto in modo assolutamente inconsapevole!! "Troppo lontano" ha aperto una nuova strada, ma ciò che stavamo maturando si poteva intuire già qualche tempo prima in alcuni pezzi come "Sabbie mobili". >>
Troviamo anche quattro pezzi su cinque (“Sabbie mobili”, “Il mio dolore”, “It’s the Law” e “New Season”) di quelli apparsi sul mini LP “La diserzione degli animali del circo” targato Kina + Howth Castle, ed uscito nel 1989 su Blu Bus. Pezzi che vedono la partecipazione di Lalli & Giaccone, e che annoverano la prima cover degli Aostani, “It’s the Law” dei Social Distortion.
<< In realtà, ci dice ancora Alberto, di cover ne abbiamo suonate molte. Era un ottimo modo per imparare a suonare: Sex Pistols, Dead Kennedys, Clash, Jam, Metallica, Husker Du…. Le cover pubblicate invece sono davvero poche, anche perché suonare e comporre pezzi nostri era il modo per rispondere al nostro bisogno di essere creativi ed espressivi. “It's the law” è apparsa nel disco "la diserzione degli animali del circo" collaborazione tra noi e gli Howth Castle. Se ricordo bene il brano è stato proposto da Lalli e Stefano Giaccone. Loro hanno sempre delle grandi idee perché sono dei veri artisti. >>

Già, Lalli e Giaccone, due pedine importantissime nella scacchiera Kina Blu Bus, con Stefano che per un po’ entrerà a fare parte in pianta quasi stabile della band: << Stefano e Lalli li conoscevamo da tempo, avevamo fatto qualche concerto insieme e se ricordo bene nel 1984 noi i Franti e i Contrazione siamo andati a suonare al Tuwat di Carpi e ad Ancona. I Franti erano i grandi, quelli da ascoltare , da seguire , erano dei "maestri".....la collaborazione è venuta da se... >>
Sul disco trovano spazio anche la versione acustica (e bellissima) di “Questi Anni”, pubblicata nel 1988 da Blu Bus nello split “Come Tu Mi Vuoi” (Kina / The Sphere), ed altri pezzi registrati durante una serie di sessioni acustiche nel 1988: “Occhi di rana”, e “Cosa farete”, che neppure Alberto ricorda più bene da dove sono stati estratti: << Qua purtroppo i ricordi dopo tutti questi anni sono molto vaghi, ma direi che sono apparsi tutti e due in origine su "se ho vinto se ho perso">>.
E poi c’è “Mondo mai visto” forse il pezzo più bello di tutto il punk Italiano, presentato nel 1990 su uno Split 7” con i tarantini ACT, e infine registrazioni fatte nel 1994 con Marco Brunet alla chitarra e voce (“Il nostro forte”, apparsa sulla compilation “Hokahey: songs for freedom coalition” del 1993, e l’allora inedito “La Strada di vetri”).

A proposito di Marco, chitarrista dei Kina per un breve periodo, sentiamo cosa ci dice Alberto: << Marco è un amico di sempre, forse andava addirittura alle superiori con Gianpiero, aveva apprezzato moltissimo "Se Ho Vinto Se Ho Perso" e quando dal 1990 al 93 mi sono preso un po’ di pausa dai Kina lui era il chitarrista giusto per andare avanti. >>
Per finire, un’ultima domanda ad Alberto, per sapere se quando uscirono “Questi anni” e “Mondo Mai visto” avrebbe mai immaginato che sarebbero diventati, se mi passate il termine, dei veri e propri anthem generazionali.
<< In realtà, noi abbiamo sempre solo fatto quello che ci andava di fare senza curarci di cosa avrebbero pensato gli altri. “Troppo lontano” ad esempio era un brano assolutamente fuori dagli schemi per quel periodo, ci piaceva e lo abbiamo fatto uscire senza farci nessun problema. In questo senso eravamo molto punk centrati sul presente e incuranti del futuro...>>


(Riki Signorini)


I brani
1.    Troppo Lontano (da “Troppo Lontano” 7”)
2.    Grigio (da “Troppo Lontano” 7”)
3.    Quando... (da “Troppo Lontano” 7”)
4.    Questi anni (Dallo split 7” “Come Tu Mi Vuoi” (Kina / The Sphere))
5.    Occhi di rana (------)
6.    Cosa farete (------)
7.    Il mio dolore (da “La Diserzione degli Animali del Circo”)
8.    It's the law (da “La Diserzione degli Animali del Circo”)
9.    Sabbie mobili (da “La Diserzione degli Animali del Circo”)
10. New season (da “La Diserzione degli Animali del Circo”)
11. Mondo mai visto (Dallo split 7” “Kina / Act” (Kina / Act))
12. La strada di vetri (inedito al momento dell’uscita del CD)
13. Il nostro forte (dalla compilation “Hokahey: songs for freedom coalition”)

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RECENSIONE KINA “CERCANDO” (CD/LP, 2019, SPITTLE RECORDS, 5/5) CON INTERVISTA A GIANPIERO CAPRA, BASSISTA DEI KINA

Correva l’anno 1986, quello della esplosione nucleare di Chernobyl, quando i Kina dettero alle stampe il loro secondo album in studio, “Cercando” (terzo se consideriamo anche “Irreale Realtà”, ristampa della prima demo, recensito QUA).
Un periodo difficile, una specie di crepuscolo di quella che sarebbe poi stata ricordata come la “golden age” dell’Hardcore Italiano, ma ancora nessuno se ne stava rendendo conto.
In quel contesto la band di Aosta pubblicò un disco già molto diverso da quello che lo precedeva, “Irreale Realtà”, di cui ci siamo già occupati QUA.
Un disco un po’ meno veloce e un po’ più melodico, che Gianpiero Capra, il bassista, ci descrive così: - Cercando” è uscito in un momento particolare. Stava cambiando tutto. Quasi tutti i gruppi che avevano fatto partire la scena italiana insieme a noi non c’erano più, era più facile suonare all’estero che in Italia, i riferimenti degli inizi erano spariti. Abbiamo iniziato a inventare non solo il nostro suono, abbiamo iniziato a pensare che dovevamo essere “altro” ed ecco i pezzi di “Cercando
Ed in effetti questo LP consacrò i Kina come una delle formazioni più originali, creative e (perché no?) innovative della scena europea (e non solo).
Un disco che considero uno dei capolavori dei Kina, che (ri)ascolto volentieri in attesa di vederli finalmente di nuovo dal vivo durante il loro reunion tour.
Diversi pezzi estratti da questo disco sono entrati a fare parte della scaletta della band Aostana, e non a caso.
Sicuramente “Sabbie Mobili”, con quell’inizio inconfondibile ed un testo di quelli che ti toccano, è uno dei brani più belli mai scritti dai Kina.
Ed infatti Gianpiero ci conferma che questo è uno dei pezzi più richiesti durante i loro show: - Sabbie mobili” è sempre stato il pezzo più richiesto. Pensa che ce lo chiedevano i Negazione e CCM in tour nell’85 quando il disco non era stato ancora registrato. È stato il nostro primo pezzo “orecchiabile”. -
Sul disco però c’è anche la sfuriata hardcore di “Cercando”, così come quella strumentale di “R.R. Bar”, e ci sono pure “Automi” e “Nel tunnel”.
E c’è anche “Stanotte visioni di morte”, otto minuti disperati, a proposito dei quali Gianpiero ci dice: - È il nostro pezzo più metal e più lungo di sempre. Dal vivo poi era quasi un pezzo prog. Oggi non lo sapremmo mai rifare...
Una nota finale per la copertina del disco, una foto che ritrae un homeless infuriato. Ancora Gianpiero: - La foto è di Don Mcculloch, uno dei più grandi fotografi del 900. Ha fatto foto pazzesche a situazioni orribili. Ha saputo ritrarre l’orrore, la rabbia e il furore. Molti gruppi della scena hanno avuto sue foto negli artworks. Ci sono alcuni documentari su di lui. Vale la pena vederseli per conoscere una persona eccezionale.
Ok, consiglio recepito. Ed ora corro a girare il vinile per ripartire dal lato A…

(Riki Signorini)

I brani

1.   R.R. Bar
2.   Il confine 
3.   Automi 
4.   Nel Tunnel 
5.   (!?!)
6.   Sabbie mobili
7.   E intanto
8.   Cercando
9.   Stanotte...visioni di morte

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https://open.spotify.com/album/24DFJtPDqBd4Yz5wffCI5I?si=0VbB6PxpQy-P9Y7bYzBeog

RECENSIONE ELISA DIXAN “ELISA DIXAN SINGS LOS FASTIDIOS” (EP 7”, 2019, KOB RECORDS, 4/5)


Che dire? A me i Los Fastidios piacciono molto, soprattutto negli ultimi anni.
Per questo motivo mi sono avvicinati a questo 7” di KOB records nel quale Elisa, tour manager della band nonché compagna di Enrico, si cimenta in due cover dei veneti.
Sul lato A troviamo quindi “So rude so lovely”, una carinissima love song ska tutta da ballare tratta dall’omonimo 12” del 2015, mentre sul lato B Elisa ci propone “Radio Babylon”, estratto da “Sound of Revolution” (2017).
Per entrambi i pezzi il risultato è spettacolare, con la voce sbarazzina di Elisa che impreziosisce ulteriormente due brani già carini nella versione originale, tanto che io proporrei ai fastidiosi di inserire la rude girl in pianta stabile nella formazione per duettare con Enrico.
Insomma, ancora un colpo per KOB, che ci regala l’ennesimo, notevole, gioiello di strada, a cui non dò 5/5 solo perché ci sono solo due canzoni…
Per dirla con i Los Fastidios: move your feet, shake your legs.... Skanking dance is started.

(Riki Signorini)


I brani

A - So rude so lovely (Rudeboy version)
B - Radio Babylon


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RECENSIONE CAUSA “29” (CD, 2018, AUTOPRODUZIONE, 4/5)


I Causa suonano ormai da 13 anni, essendo nati nel 2006 a Pisa, ovvero a due passi da casa mia, ed hanno al loro attivo quattro demo e tre album.
Nonostante questo fino a un annetto fa non li conoscevo, e posso solo ringraziare la fortuna (o forse qualche amico che me lo ha segnalato) se mi sono imbattuto per la prima volta nel video di “SOS”.
Un brano del quale mi sono innamorato, che ho consigliato ad Heintz che lo ha poi passato in trasmissione, fino ad intervistare il bassista Cecio in radio (cliccate qua per l’intervista) proprio insieme al buon Zaccagnini nel corso della sua trasmissione “Friday Extreme Rock Adventures”.
In mezzo una gran bella partecipazione al Last White Christmas 35 (qua maggiori dettagli sul LWC35), nel corso del quale i nostri hanno dimostrato di spaccare dal vivo.
Non mi vergogno quindi a recensire questo “29” un anno dopo la sua uscita, perché anche se in ritardo ci tengo a segnalarlo ed a raccomandarlo a tutti.
Tra Punk e Ska (core), melodia e ritmi in levare, “29” è un disco che fin dal titolo evoca i “venti nuovi” che i pisani vogliono fare soffiare, un disco che sprigiona energia da ogni solco, con voci che si intrecciano alla perfezione.
Difficile scegliere un brano.
Sicuramente “SOS”, un allarme sociale contro la droga dei mass media (“Prima prendono sotto controllo i corpi i ruoli e la storia e quelli col sonno profondo perdono idee e memoria… e noi presi dagli sos”), è sul podio insieme alla opening “Antifa” che chiarisce subito come la pensano i Causa, ed insieme a “Welcome”, che affronta un tema attualissimo, quello dell’immigrazione, visto con gli occhi di chi scappa da guerra e distruzione (“il nostro messaggio di benvenuto a tutti i flussi migratori, è anche l'attacco all'ipocrisia dei governi che prima scatenano conflitti e poi non vogliono pagarne le conseguenze”).
Insomma, buon primo compleanno a questo “29”, e lunga vita i Causa.

(Riki Signorini)

I brani

1 – ANTIFA
2 – VENERDI’
3 – SOS
4 – GIOSTRA
5 – WELCOME
6 – LA BELLE CRISE
7 – DEPISTAGGIO
8 – NOCIVA CITTA’
9 – MALATO
10 – ZERO

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RECENSIONE GUTTERMOUTH "FULL LENGHT LP" (LP, 1992, DR STRANGE, SV)

Ecco un’altra recensione originariamente apparsa su Flash n. 41 (Giugno 1992)

Prendete cinque baldi gio­vanotti del Sud della California, una manciata di strumenti, una forte dose di ironia, una cultu­ra musicale a base di Bad Religion, Vandals e Social Distortion, mescolate be­ne e otterrete questi Guttermouth. Giunti al primo Lp dopo un paio di 7", ci propongono 15 pezzi musicalmente molto buoni (hardco­re melodico da Los Angeles e dintorni, per intendersi), ma dai testi che, in mezzo ad e­pisodi divertenti come "Bruce Lee vs. The Kiss Army", nascondono tematiche nazionali­ste e fascistoidi. 
Il lyric sheet è incasinato, ma sembra di capire che l'openening “Race Track” sia una cover di “Riverside” di Hendrix; se così è, premio speciale per esser riusciti a stravolgerla così bene. Ah, c'è anche una co­ver dei Dayglo Abortions... (RS)

i brani
  1. "Race Track"
  2. "No More"
  3. "Jack La Lanne"
  4. "Where Was I?"
  5. "Old Glory"
  6. "I'm Punk"
  7. "Mr. Barbeque"
  8. "Bruce Lee vs. the Kiss Army"
  9. "Chicken Box"
  10. "Carp"
  11. "Toilet"
  12. "Oats"
  13. "1, 2, 3...Slam!"
  14. "I Used to be 20" (written & originally performed by the Dayglo Abortions as "I Used to be in Love")
  15. "Reggae Man"

RECENSIONE SKAOSSS “CI TROVI SULLA PLAYA” (CD, 2019, AUTOPRODOTTO, 2/5)

Dalla Sardegna, Cagliari per la precisione, arrivano gli Skaosss, che negli ultimi anni si sono creati una certa reputazione a base di surf, amplificatori, ska, punk, rock’n’roll, divertimento e, ovviamente, Ichnusa.
Partiti come cover band di vecchie canzoni beat -anni 60-70 italiane e non, ri-arrangiate in chiave ska, surf, rock'n'roll, i nostri hanno diviso il palco con artisti come Jarabe de Palo, The Toasters, Vallanzaska, Piotta, Danilo Sacco, Statuto e molti altri, per giungere a questo primo disco di inediti.
Otto i brani presentati, più una deliziosa intro fanciullesca, in cui i sardi dimostrano di muoversi a proprio agio tra ritmi in levare, voglia di divertirsi, Punk e Surf, ovviamente di taglio californiano.
Anche se gran parte dei pezzi sono all’insegna della baldoria e del divertimento, non mancano episodi più seri e critici, come “Andar via” e “Paese dei Balocchi”, che cercano di veicolare un messaggio politico senza però riuscire a togliermi dalla testa che i Cagliaritani sono più che altro un combo da feste e hit estive.
Certo, anche qua non manca una cover, quella di di “Rock’n’roll Robot” di Alberto Camerini, che si presta ottimamente ad essere riarrangiata in stile Skaosss, tanto da risultare il pezzo migliore del CD.
In definitiva però una mezza delusione per questa autoproduzione ottimamente registrata negli studi di IndieBox Music Hall.

(Riki Signorini)

I brani

1.   Intro   
2.   Ci Trovi Sulla Playa   
3.   Bionda   
4.   Non Succederà   
5.   Andar Via   
6.   Paese Dei Balocchi   
7.   Baciami   
8.   Rock'n'roll Robot   
9.   Quelli Dellarai 

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YouTube
http://bit.ly/SkaosssTube

INTERVISTA AI KINA SU GARAGE RADIO (OSPITI DI HEINTZ ZACCAGNINI)

Visto che da un bel po' non mi faccio vivo su queste pagine, oggi esagero, e oltre alla recensione dei Bouncing Souls di pochi minuti fa, segnalo la bella intervista fatta in radio a Sergio dei Kina ospite di Heintz Zaccagnini nella sua trasmissione Friday Extreme Rock Adventure del 10 maggio.
La trasmissione la potete riascoltare cliccando QUA, e vi consiglio di farlo, perché potrete come sempre ascoltare ottima musica (Frontiera, Husker Du, Sean Wheeler & Zander, Schloss, Pogues, The Mahones, Stiff Little Fingers e Moving Targets), e perché Sergio ci racconta:

1)  dei motivi che hanno spinto i Kina a tornare a calcare i palchi,
2)  del documentario “Se ho vinto se ho perso”, realizzato da Gianluca Rossi che racconta “la vicenda artistica ed umana della band valdostana dei Kina, esponente di spicco della scena punk italiana ed internazionale degli anni ’80, dal punti di vista privato e personale dei suoi componenti. Un viaggio declinato al presente, nella quotidianità delle vite “ordinarie” che i protagonisti vivono oggi, alla ricerca delle tracce che li legano a quel passato vissuto tanto intensamente, fra concerti, occupazioni, estenuanti tour in furgone”,
3)  di quello che è stata la scena degli anni 80 (ed oltre), e di quello che avrebbe potuto essere se avessero avuto a disposizione i mezzi tecnologici odierni,
4)  di cosa fanno oggi i membri dei Kina,
5)  del perché, nonostante tutto, nessun gruppo è riuscito a sfondare,
6)  di MRR e di molto altro ancora

Insomma, ascoltatevilla!!!!!

PS: il teaser del documentario lo potete trovare qua:

RECENSIONE BOUNCING SOULS “CRUCIAL MOMENTS” (EP, 2019, RISE RECORDS, 2/5)

I Bouncing Souls giungono al trentesimo anno di attività e celebrano l’evento con un EP da sei brani più booklet dal titolo “Crucial Moments”.
Che dire? Molto meglio del disco è il libretto, che contiene foto, memorabilia e aneddoti della lunghissima carriera di questi Punk del New Jersey.
Il disco invece è un classico disco dei Bouncing Souls, il che è un bene per i fan, un po’ meno per quelli che non muoiono di passione per loro.
Ovvero: siamo sempre di fronte ai classici brani dei Bouncing, fatti di melodia, potenza e sing-along, senza però niente di nuovo sotto il sole.
Tanto che ascoltandolo mi è venuta in mente una vecchia canzone di Edoardo Bennato, il cui testo si potrebbe riadattare a questo “Crucial Moments” più o meno così: Canzoni che stancamente, Si ripetono senza tempo, Una musica per molti amici, Come trenta anni fa….
Se devo salvare un pezzo, salvo “1989”, la più tirata del lotto.
Ma sono sicuro che ai loro fans l’EP piacerà comunque.

(Riki Signorini)

I brani

  1. Crucial Moments
  2. 1989
  3. Favourite Everything
  4. Here’s To Us
  5. 4th Avenue Sunrise
  6. Home

I contatti

https://riserecords.merchnow.com/catalogs/bouncing-souls

RECENSIONE INVASIONE DEGLI OMINI VERDI “CONTRO” (LP, LINFA RECORDS/SELF, VOTO 85, TRATTO DA HTTC020, FLASH GENNAIO 2005)


Correva il lontano 2005, Gennaio, per la precisione, quando recensii su Flash “Contro” de L’Invasione Degli Omini Verdi. Ecco cosa scrivevo:

Eccoci a parlare de L’Invasione Degli Omini Verdi, combo alieno giunto al terzo lavoro sulla lunga distanza (“Contro”, Linfa Records/Self, voto 85) ma per nulla stanco. Anzi… Sono passati ormai 8 mesi dall'uscita di "Non è un Gioco", singolo ultraspasmomelodico che anticipava il CD, ed eccoci finalmente recapitare in mano un disco che non fa rimpiangere l’attesa. Dodici brani all’insegna dell’Hardcore Melodico, di quello che si suona nei migliori locali Californiani, ma con un’attenzione tutta Italiana al lato fisico della musica, quello tipicamente accaci che genera mucchi umani sotto i palchi. Sul mio personalissimo podio di best tracks metto “Irraggiungibile”, “Ballerini” e “Sopravvivere”, ma è davvero difficile trovare un brano al di sotto delle aspettative. Benvenuti alieni……



(Riki Signorini)

RECENSIONE L’INVASIONE DEGLI OMINI VERDI “8 BIT” (CD, 2019, INDIEBOX RECORDS, 4/5)

Tornano i nostri Omini Verdi preferiti, a sei anni di distanza da “Il banco piange” e il successo di pubblico e critica riscontrato con il doppio cd celebrativo “16 Anni Dopo” (2015).
Tornano, nell’anno del ventennale di attività, con un album all’insegna dell’8. Tanti sono i bit del titolo, ma 8 sono anche i pezzi presenti sul disco, l’ottavo della band Mantobresciana.
Di loro ci eravamo già occupati in termini più che positivi ai tempi di “Nel Nome Di Chi?”, e vi invito a rileggervi qua la recensione del 2010.
Oggi come allora brani molto tirati ma generalmente orecchiabilissimi, con un batterista che pesta su quei pedali come nemmeno Sagan in una volata al giro.
Pezzi nella classica chiave Italia ’90 (tra Pornoriviste e Moravagine, strizzando l’occhio a Good Riddance e Bad Religion) a cavallo tra Punk Melodico e Speed Rock, che strizzano l’occhio anche a influenze rock’n’roll, stoner, nu-metal e crossover senza perdere di riconoscibilità e compattezza.
Alcuni brani (“Credimi” su tutti) fanno pensare alla migliore Epitaph, ma il mio preferito è senza dubbio “La Nostra Storia”, bello, veloce e tirato, con un testo molto bello, con la quale la band traccia un bilancio della propria carriera, ringraziando i fans che li hanno seguiti e spinti in questi 20 anni.
Ottima la produzione per un disco che mi piace molto.
(Riki Signorini)

I brani

1.  Credimi
2.  La nostra storia
3.  Rinuncia
4.  Funerale della verità
5.  Vorrei
6.  Un nuovo giorno
7.  Arcade Boyz
8.  Fine

I contatti

https://www.instagram.com/linvasionedegliominiverdi/

RECENSIONE MDC "HEY COP, IF I HAD..." (LP, 1992, RADICAL RECORDS, 3/5)


Altra recensione originariamente apparsa su Flash n. 41 (Giugno 1992)

Passano gli anni ma gli MDC restano e, tra cambi di formazione e sciogli­menti, ogni tanto tornano con un nuovo vinile per ricordarci che non tutta la vecchia guardia ha abbandonato. Così ecco giunge­re il quinto Lp per queste leggende del punk rock senza compromessi, un disco che iro­nizza sulla faccia di culo di tali cops sin dal titolo. Purtroppo, se da una parte la carica aggressiva dei testi resta estrema, affrontan­do senza remore temi importanti come impe­rialismo Usa pace, anarchia e ambiente, dal­l'altro lato la musica non è certo delle più i­spirate, e i pezzi si trascinano stancamente senza grossi sussulti né come potenza né co­me divertimento, a parte in un paio di episo­di come in cui l'influenza di certi gruppi della Bay Area si fa sentire.

(Riki Signorini)


RECENSIONE FUDGE TUNNEL "TEETH" (12”, 1992, EARACHE, 70/100)


Ecco una recensione originariamente apparsa su Flash n. 41 (Giugno 1992)

Mostruosamente potenti e cattivi tornano i Fudge Tunnel con 4 pezzi in cui danno libero sfogo alle loro ossessioni. Il muro sonoro creato dalla chitarra è ancora una volta impressionante, ma il 12 pollici segna un più deciso passaggio al versante Helmet/Godflesh che non in passato, quando le muse ispiratrici dei tre erano più “made in Sub Pop”. Il drumming monolitico ricorda infatti quello elettronico della scuola industriale, mentre la voce di Alan è arricchita da molti effetti che la rendono ancora più alienata. L'unico appunto che si può fare al disco (sempre che vi piaccia il grunge, sia chiaro) è quello di non presentare i testi delle song. Se davvero 'sti F.T. sono così ricchi di black humour come dicono alla Earache,
perché non rendercene partecipi?

(RS)

RECENSIONE LOBELLO “220” (CD, 2017, AUTOPROD, 4/5)

Chi mi conosce lo sa, amo le punk love songs à la Ramones con un nome di ragazza nel titolo.
E qua ce ne sono 4 su 5, per cui casco benissimo…
Così “Giovanna” (https://youtu.be/agFcPYa_Ids) è dedicata l’eterna teenager incapace di prendere impegni e di accettare il passare del tempo, “Patrizia” parla invece della traditrice cronica che gioca a “tirare scemo” il suo compagno, “Barbara” è la ragazza che attende una spunta blu, bloccata tra uno smartphone e una risposta che non arriverà mai, mentre “Daniela” è quella che riceve la risposta, ma non quella sperata.
Punk rock ben fatto, veloce ed orecchiabilissimo dall’Oltrepò Pavese, di quello tre accordi e via, con coretti che ti catturano e tanta voglia di divertirsi e divertire, in puro stile flower punk.
Ed un gradito ritorno dopo gli svariati anni di silenzio seguiti all’uscita del loro quarto ed ultimo LP (“Canzoni per la tua (ex) ragazza” – 2012)
PS: Non ho parlato del quinto brano, “La canzone del ragazzo”, perché proprio, per dirla con i Lobello, è un pezzo che mi sta sul ca#@o. Lungi da me fare il moralista o il bacchettone, ma un pezzo insulso che si basa su una rima “sboccata” per divertire su di me ha l’effetto opposto. E motiva il voto di 4 (pezzi buoni) su 5….
(Riki Signorini)
I brani
1.   Giovanna
2.   Patrizia
3.   Barbara
4.   Daniela
5.   La storia del ragazzo

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