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RECENSIONE FUGAZI “13 SONGS” (LP, 1989, DISCHORD RECORDS, 5/5)

Se ha senso usare l’aggettivo “fondamentale” nella recensione di un disco, allora “13 Songs” dei Fugazi è uno di quei casi in cui l’aggettivo è speso benissimo.

Io amo i Fugazi dalla prima volta che li vidi al Macchia Nera, durante il loro primo tour europeo, prima ancora che esistesse un loro disco ufficiale (l’EP omonimo, incluso in questa raccolta, uscì proprio in quell’occasione). Andai a vederli perché c’erano Ian e Jeff dei Minor Threat e Guy e Brendan dei Rites of Spring. Ma quando li ascoltai mi trovai davanti a qualcosa di completamente diverso: un suono che non aveva nulla a che vedere con le band hardcore di Washington DC, ma che era nuovo, potente, killer. Non solo una lezione, ma l’apertura di una vera e propria università del suono nuovo.

13 Songs raccoglie i due EP iniziali (Fugazi e Margin Walker) e rimane, a distanza di decenni, un debutto assoluto e imprescindibile: voci intrecciate, chitarre affilate, una sezione ritmica solidissima e un approccio che ha ridefinito i confini del post-hardcore. Un disco che ha fatto scuola, ispirando intere generazioni, e che resta un manifesto dell’etica DIY, della coerenza artistica e della possibilità di fare musica indipendente senza compromessi.

E poi ci sono le canzoni. Ogni pezzo ha una sua personalità e contribuisce a comporre un mosaico sonoro unico:

Fugazi (EP, 1988)

  1. Waiting Room – Un intro storico: basso in levare, groove inarrestabile, esplosione controllata. Manifesto di una nuova era.
  2. Bulldog Front – Diretto e serrato, un attacco frontale che mostra il lato più militante della band.
  3. Bad Mouth – Rabbia pura, ma con una struttura che già esce dagli schemi hardcore.
  4. Burning – Atmosfera quasi ossessiva, ritmo ipnotico che cresce fino a esplodere.
  5. Give Me the Cure – Voce e chitarra in dialogo, alternanza di calma e tempesta.
  6. Suggestion – Un testo potente contro sessismo e molestie, ancora oggi attualissimo.
  7. Glue Man – Cupo, allungato, quasi sludge: una chiusura lenta e corrosiva, piena di tensione.

Margin Walker (EP, 1989)

  1. Margin Walker – Urgente e diretto, due minuti e mezzo di energia compressa.
  2. And the Same – Visionaria e sperimentale, con cambi di tempo che disorientano e affascinano.
  3. Burning Too – Linee melodiche intrecciate, uno dei brani più accessibili senza perdere intensità.
  4. Provisional – Teso, nervoso, con chitarre affilate come rasoi.
  5. Lockdown – Sezione ritmica granitica e groove claustrofobico.
  6. Promises – Lunga, ipnotica, dolente: una sorta di manifesto lirico e sonoro della band.

“13 Songs” non racconta solo un’epoca: suona ancora urgente, necessario e, appunto, fondamentale. Un disco che dimostra come la musica possa essere innovativa, politicamente consapevole e indipendente senza compromessi.


(Riki Signorini)

RECENSIONE ONE LAST WISH “1986” (LP, 2008, DISCHORD RECORDS 118, SV)

 

Riprendo l’opera di recupero delle recensioni mai pubblicate del grande Gianni Bandini rendendo disponibile quanto scritto al momento della ristampa su vinile del CD omonimo.


Anche qui siamo di fronte alla Storia dell’HC.

L’occasione di recensire questa band focale sta nella stampa in vinile del demo uscito qualche anno fa solo su CD.

L’unica uscita ufficiale della band prima della ristampa del demo, era un brano sulla storica (scusate se mi ripeto ma non conosco altri aggettivi) compilation “State Of The Union” del 1989. Compilation che fu il canto del cigno della breve ma importantissima stagione emo di Washington DC della seconda metà degli anni ’80.

La band si formò nel 1986 da ex membri di Rites Of Spring ed Embrace ma durò solo lo spazio di pochi mesi. Successivamente ai O.L.W. alcuni finirono nei Fugazi e altri negli Happy Go Lick.

Musicalmente i riferimenti sono quelli straclassici dell’epoca: Embrace, Soulside, Ignition e compagnia bellissima! I brani molto belli. Nell’LP è presente un coupon per il download digitale di tutto l’album. Busta interna stampata con foto e testi.

(Gianni Bandini)

I brani

1)  Hide

2)  Burning In The Undertow

3)  Break To Broken

4)  Friendship Is Far

5)  My Better Half

6)  Loss Like A Seed

7)  Three Unkind Silences

8)  Shadow

9)  Sleep Of The Stage

10) One Last Wish

11) This Time

12) Home Is The Place

I contatti

https://www.facebook.com/dischordrecords/

https://onelastwish.bandcamp.com/album/1986

RECENSIONE MINOR THREAT “OUT OF STEP OUTTAKES” (EP, 2023, DISCHORD RECORDS, 5/5)

A distanza di 40 anni tornano i Minor Threat con tre outtakes della sessione di registrazione di “Out of Step”, il loro dodici pollici che senza ombra di dubbio è uno dei dischi più belli e fondamentali della musica che io adoro, l’hardcore.

Si tratta di tre pezzi che furono registrati negli Inner Ear Studios di Don Zientara e mai usati, ritrovati quasi per caso e rimixati da Don e Ian per festeggiare il quarantennale del disco.

Per la precisione, sono versioni inedite di "In My Eyes" e "Filler", che registrarono per sentire come avrebbero suonato con due chitarre, ed un pezzo, "Addams Family", che finì per essere utilizzato come coda di "Cashing In".

Ascoltandoli, mi vengono in mente solo tre cose:

1)  Quanto cazzo erano grandi i Minor Threat!!!!

2)  Se anche li avessero pubblicati in questa forma, e non in quella che conosciamo, ‘sti brani avrebbero spaccato alla grandissima!!!

3)  Ma quanto erano professionali alla Dischord per registrare così bene nello stesso periodo in cui nel resto del mondo gran parte dei dischi HC sembravano registrati nei cessi della metropolitana?

A seguire, cosa scrivono Ian e c. dell’EP sul loro Bandcamp: 

Nel gennaio 1983, i Minor Threat entrarono per la prima volta negli Inner Ear Studio nella formazione a cinque elementi (Brian Baker è passato dal basso alla seconda chitarra e Steve Hansgen suona il basso).

Avevano sei nuove canzoni per quello che divenne l'EP “Out of Step 12".

La band decise anche di riregistrare la canzone "Out of Step" con un po’ di testo in più per cercare di chiarire il contenuto, così come "Cashing In", una canzone ironica sulla scena punk di Washington che avevano suonato dal vivo solo una volta.

Dopo molte discussioni, "Cashing In" fu aggiunta come traccia nascosta nella versione originale del vinile, anche se non riportata sulla copertina o sull'etichetta.

C'era ancora del nastro vuoto sulla bobina, così decisero di registrare uno strumentale con il titolo provvisorio "Addams Family" e poi registrarono nuove versioni di "In My Eyes" e "Filler" per sentire come suonavano con due chitarre. "Addams Family" finì per essere utilizzata come coda di "Cashing In", ma le altre due canzoni non furono mai mixate e vennero in gran parte dimenticate per oltre 35 anni, fino a quando i nastri multitraccia furono portati in studio per essere digitalizzati nel 2021.

Sorpresi dalla scoperta, Ian e Don Zientara hanno mixato le due canzoni insieme alla take completa di "Addams Family". Questi outtakes vengono ora pubblicati su un 7" in occasione del 40° anniversario dell'uscita di Out of Step.


(Riki Signorini)

 

I brani

 

1.   In My Eyes (Out Of Step Outtake)

2.   Filler (Out Of Step Outtake)

3.   Addams family (Out Of Step Outtake)

 

I contatti

https://www.facebook.com/dischordrecords/

https://minorthreat.bandcamp.com/album/out-of-step-outtakes

RECENSIONE CORIKY “CORIKY” (CD, 2020, DISCHORD RECORDS, 5/5)


Se pensate che i Fugazi siano stati una delle migliori band di sempre, questo disco fa per voi.
Se pensate che Dischord Records sia una delle etichette migliori al mondo, questo disco fa per voi.
Se pensate che Ian Mckaye sia un genio assoluto, questo disco fa per voi.
Se pensate che Joe Lally un bassista superlativo, questo disco fa per voi.
Se sentivate la mancanza di un sound geniale, di quelli che per qualche motivo i gruppi di Washington DC riescono a tirare fuori meglio di altri, questo disco fa per voi.
Si, perché questo disco è il primo disco omonimo dei Coriky, super band di cui fanno parte appunto sia Ian che Joe (quindi metà Fugazi), insieme alla compagna di Ian, Amy Farina, che con lui milita anche negli Evens.
Influenze chiarissime (e graditissime) della casa madre Fugaziana a parte, non si tratta però di un disco revival o di qualcosa anche minimamente riconducibile ad una minestra riscaldata.
Ancora una volta il genio pervade le tracce dell’album, che fonde il passato con una vitalità che non ti aspetteresti da dei musicisti che hanno ormai da tempo passato il loro periodo teenager, e che invece riescono a dare filo da torcere a molti dei giovani che oggi provano a cimentarsi nel genere.

(Riki Signorini)

I brani

1.   Clean Kill 04:12      
2.   Hard to Explain 03:02      
3.   Say Yes 02:35
4.   Have a Cup of Tea 03:33 
5.   Too Many Husbands 03:02
6.   BQM 01:51    
7.   Last Thing 03:27     
8.   Jack Says 02:33     
9.   Shedileebop 03:35  
10.  Inauguration Day 03:49 
11.  Woulda Coulda 05:23


I contatti