Dei Tiratura Limitata ci siamo occupati già qualche settimana fa in occasione dell’uscita del loro CD retrospettivo su Area Pirata.
Qua potete leggere la recensione: Ribelli
a Vita: RECENSIONE TIRATURA LIMITATA “S/T” (LP + DIGITAL, 2025, AREA PIRATA
RECORDS, 3/5)
Oggi torniamo a parlare della band Milanese attraverso un’intervista
collettiva al gruppo.
D: Partiamo dal disco uscito di recente su Area Pirata. Se fosse uscito nel 1986 o nel 1987, avrebbe potuto cambiare qualcosa nella storia dei Tiratura Limitata? O eravate comunque una band destinata a bruciare in fretta?
R: La situazione della band nel 1987 era di forti prospettive ma anche piena di tensioni interne.
Il punk rock cominciava a stare stretto a
qualche elemento della band che poi confluì nei Casino Royale e negli
Investigators.
Sicuramente l'uscita del disco avrebbe
portato nuovi stimoli e nuovi concerti anche in zone fuori dal nord Italia. Ma
chissà quanto sarebbe durato.
D: Il disco nasce da un’idea di Geno De Angelis maturata nel 2020. Quanto c’è di suo in questo LP e quanto è stato difficile portare a termine il progetto dopo la sua scomparsa?
Il disco è composto quasi tutto da brani che erano stati registrati nel periodo 1985/1987 quindi con Geno al basso.
Qualcosa in studio e una buona parte in sala
prove (villa Amantea) e durante i live.
Quando Geno ha proposto il progetto nel 2020,
durante il COVID, i brani erano già stati scelti e masterizzati.
Addirittura, la copertina era già pronta.
Per cui quando nel 2025 c'è stato il contatto
con Area Pirata Rec l'unica aggiunta è stata la registrazione di “Doesn't
make It Alright” che era una delle pochissime cover che proponevamo dal
vivo.
D: Secondo te è più un tributo, un documento storico o qualcosa che sentite ancora vivo artisticamente?
Questo disco è la fotografia di quello che eravamo in quegli anni: cinque ventenni con l'urgenza di raccontare la nostra situazione e la nostra città.
Registrato oggi sarebbe diverso; maggiore
capacità strumentale e nuove ispirazioni avrebbero portato ad un disco, ma
anche una band, diversa.
Per cui siamo contenti del risultato ma i 40
anni passati, specialmente noi che ci abbiamo suonato, li sentiamo tutti.
D: Lo split EP del 1983 con gli Shocking TV resta uno dei pochi documenti ufficiali della vostra prima fase. Che rapporto c’era tra voi? Era una semplice condivisione di etichetta e scena o c’era di più? E oggi, riguardando a quello split, cosa pensi che rappresenti davvero?
Noi eravamo prima di tutto amici, e lo siamo tutt'ora, degli Shockin'TV.
Oltre al disco abbiamo diviso sala prove,
concerti e serate divertenti.
Noi Tiratura abbiamo registrato quel disco
dopo solo 5 mesi che ci eravamo formati.
Ma in quegli anni (1982/1983) nella scena
stavano succedendo cose di cui ancora oggi si parla con ammirazione e un misto
di mitologico e dovevamo assolutamente dare il nostro contributo.
Tecnicamente ha delle pecche incredibili ma a
livello artistico non ne cambierei una virgola.
La cosa che più ci fa piacere è che a
distanza di 40 anni ancora oggi scopro gente "insospettabile" che
possiede e apprezza quel vinile.
D: La scelta di rifare “Doesn’t Make It Alright” degli The Specials nel 2025 penso che sia significativa, e sembra confermare che l’anima ska-reggae fosse centrale nel vostro suono, forse più di certa estetica punk. Quanto erano importanti per voi il reggae e il dub rispetto alla componente più strettamente punk/Oi!?
R: Ah, lo ska e il reggae sono sempre stati, insieme al punk rock, la nostra fonte di ispirazione.
Già nel disco 7 pollici Milano 1983 c'era un
brano Ska (“Distruggiamo il nucleare”) e ti posso dire che quando lo
suonammo al Virus nel nostro primo concerto la partecipazione del pubblico punx
fu devastante. Stage dive come nei più potenti brani hardcore. Da non credere..
“Doesn't make It Alright”, che fu
introdotta nella scaletta anni dopo, era un brano che ci distingueva e
giocoforza abbiamo deciso di registrarla per il disco perché non esisteva una
versione dell'epoca registrata degnamente.
D: Oggi, nel 2025, cosa sono i Tiratura Limitata? Un progetto chiuso che trova finalmente una forma compiuta, oppure c’è spazio per nuova musica, magari con uno sguardo meno nostalgico e più contemporaneo
R: I Tiratura Limitata attualmente sono un gruppo di amici legati dai ricordi di quegli anni e dalla mancanza di Geno. Le poche cose che riusciamo a fare sono sempre dedicate a lui.
Il nuovo disco e il concerto del Bloom del
2023 ne sono la testimonianza.
Ma non credo ci saranno nuovi brani o un
Réunion.
Anche geograficamente gli elementi della band
sono disseminati per l'Italia e ciò causerebbe difficoltà nelle prove.
D: Siete stati spesso raccontati come una band “combat punk” debitrice dei Clash, con innesti Oi! e reggae ma mai davvero hardcore. Non pensi che questa posizione un po’ ibrida vi abbia penalizzato nella scena milanese degli anni ’80, dove l’identità, soprattutto hardcore, era molto marcata?
R: Assolutamente d'accordo. L'hardcore punk, da suonare, non ci è mai piaciuto.Alcuni di noi apprezzavano le proposte di
questo genere che arrivavano dall'Inghilterra e dagli Stati Uniti ma si faceva
fatica a scrivere brani così veloci.
Fatica a livello di gusto musicale, non come
tecnica strumentale.
Dal giro del Virus siamo usciti abbastanza
rapidamente perché alcune contraddizioni del collettivo non le sopportavamo.
Tuttavia, nel concerto di chiusura del Virus,
pochi giorni prima che venisse sgomberato e abbattuto, siamo stati l'ultimo
gruppo che ha suonato su quel palco.
D: Come sai, sto scrivendo un libro sul GDHC.
Quali sono stati i vostri contatti con quella scena, se
ci sono stati?
R: Come band abbiamo avuto pochissimi contatti col GDHC.
Ricordo di aver partecipato ad un concerto
dei CCM al Virus, credo fosse il 1983 o 84 ma niente di più.
Io personalmente avevo scritto un articolo
per la fanzine Nuove Dal Fronte in cui criticavo un po' di band milanesi
del tempo.
Ma ero giovane e col dente avvelenato verso
il Virus e le band che vi transitavano.
Anzi approfitto per chiedere scusa a chi ho
maltrattato. 😊)
E cogliamo l'occasione per salutare con
affetto tutta la scena punk attuale ma specialmente quella dei nostri tempi che
ancora oggi, nonostante l'età, tiene botta e poga ai concerti.
(Riki Signorini)




