RECENSIONE CONTRAZIONE “CIELI ROSSI SULL'EUROPA / CONTR-AZIONE 1983-1985” (CD, 2022, AREA PIRATA, 5/5)

Tra i miei buoni propositi per questo 2023 che inizia oggi, c’è quello di parlare su Ribelli a Vita di tanta buona musica.

Quale migliore modo di iniziare l’anno, quindi, di quello di parlare della raccolta “Cieli Rossi Sull’Europa” dei Contrazione?

Attivi a Torino ad Inizio anni 80, i Contrazione erano un collettivo anarchico ancora prima di una band hardcore, famosi per i loro reading politici e per gli happening teatrali a contorno dei loro concerti.

Del collettivo facevano parte membri di bands più o meno emergenti dell’area, come 5° Braccio, Fiori del Male, Franti e Kina.

A quaranta anni di distanza Area Pirata ristampa in versione LP (con copertina gatefold e fighissima curata dal cantante Sergio Tosato) i loro due unici ma significativi lavori: l’EP “Cineocchio. Storia e Memoria” (uscito non a caso su Blu Bus nel 1985) ed il loro lato dello split del 1983 con i Franti.

Ed anche a quaranta anni di distanza ascoltare i pezzi di questa band dalla vita breve ma intensa emoziona molto.

Punk hardcore crudo e duro, radicale come si addice ad un gruppo Torinese di inizio anni 80, con alternarsi di voci femminile (Mara) e maschile (Sergio)

Testi che parlano di rabbia, sofferenza e voglia di riscossa, affrontando temi complessi come la difficile condizione di vita nella Torino degli anni 80, le multinazionali e la lotta contro le carceri.

Testi che, alla fine dei conti, sono purtroppo molto, troppo attuali anche quasi mezzo secolo dopo.

Testi che comunque, come dicono le note di copertina del disco, “raccontano di vite difficili, ma indicano anche strade da percorrere”. Note che proseguono così: “In questi anni non abbiamo più suonato, ma quelle strade le abbiamo percorse, ognuno a modo suo, senza mai dimenticare noi stessi. Anche se lontani, in fondo, siamo rimasti un collettivo, non ci siamo persi e basta una telefonata per rimettere in moto quei pensieri e quel modo di sentire la vita”.

Massimo rispetto per questi ex ragazzi che molto hanno significato per la scena HC italiana e non solo, che oggi dedicano il disco a Mara Caberlin, voce e mente dei Contrazione e senz’altro una delle figure più carismatiche del primo punk italiano, ricordando che “c’è un mondo diverso oltre il sapore di ferro delle vostre menzogne”.

Ah, dimenticavo, con il disco viene anche un codice per il download digitale…

(Riki Signorini)

I brani 

1.   Nausea

2.   Cieli Rossi Sull'Europa  

3.   Metropoli  

4.   Condannato  

5.   A Sud Di Torino  

6.   Sbarre  

7.   Voci Negate  

8.   Kino Glaz  

9.   Nessuna Scusa  

10.  Capitalismo Sangue Silenzio  

11.  Ci Negano  

12.  Voci Sguardi Cemento  

13.  Lo Sai  

14.  Non È L'Unico Modo  

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RECENSIONE D.O.A. “HARDCORE 81” (CD, 2022, AREA PIRATA, 5/5)

Pochi giorni fa ne parlavo con Antonio Cecchi, bassista prima e chitarrista poi dei C.C.M., che con i D.O.A. ha avuto l’onore di dividere i palchi in Tour europei a Americani, commentando come questo sia uno dei dischi che fanno parte della leggenda.

Per noi abbastanza anziani da essere in giro ad ascoltare HC sin dai primi anni 80, infatti, il nome dei D.O.A. porta alla mente le origini di tutto, quando ci scambiavamo avidamente i primi dischi per registrare le C-90 con i primi gruppi conosciuti oltreoceano.

Dead Kennedys, Black Flag, Circle Jerks e, appunto, DOA, che dal Canada ebbero anche l’onore di avere sdoganato e fatto conoscere il nome di quello che sarà poi uno dei più grandi movimenti musicali e culturali underground di sempre, l’hardcore, appunto.

Quaranta anni dopo quel mitico LP viene riproposto con tre bonus tracks da Area Pirata in due versioni (500 copie numerate a mano di ciascuna), una con vinile nero 140 grammi e una con vinile bianco e rosso, entrambe con copertina apribile e allegato booklet di 12 pagine con foto, flyer e memorabilia del periodo.

Poco altro da aggiungere, se non che questa ristampa è una occasione da non perdere, sia per chi era già nel giro al tempo sia per i più giovani.

Per chi c’era perché è una ottima occasione per rinfrescarsi la memoria, e per chi non c’era, perché è l’occasione perfetta per acquistare un disco che è davvero all’origine di tutto.

(Riki Signorini)

 I brani

  1. D.O.A.
  2. Unknown
  3. Slumlord
  4. Musical Interlude
  5. I Don't Give A Shit
  6. M.C.T.F.D.
  7. Communication Breakdown
  8. 001 Loser's Club
  9. Fucked Up Baby
  10. The Kenny Blister Song
  11. Smash The State
  12. My Old Man's A Bum
  13. Bloodsucker Baby
  14. Waiting For You
  15. Disco Sucks (1978 7" Single Version)
  16. The Prisoner (1978 7" Single Version)
  17. Fucked Up Ronnie (1981 7" Single Version)

 

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RECENSIONE THE BEATERSBAND “VOL. 3” (CD, 2022, 2/5)

I the Beatersband sono in tre, provengono dalla provincia di Livorno, per la precisione da da Rosignano Solvay, e nei quattro anni da quando sono in giro si sono dedicati con pregevole dedizione a riarrangiare superclassicissimi brani rock americani degli anni 50/60 rivisitandoli in chiave punk-rock'n'roll.

Questo "VOL.TRE", è il loro nuovo Album, disponibile in edizione limitata in formato digitale e CD accompagnato dal primo Video Ufficiale del brano "When You Walk In The Room"

Lo stile è sempre quello: prendi dei super classici e dagli un tocco punk rock, senza allontanarti troppo dall’originale.

Forse per me è questo il limite maggiore, perché a me piacciono molto le cover se però sono sporche e cattive.

Queste sono un po’ troppo perfettine e pulite per i miei gusti, ma devo dire che i livornesi sono apprezzatissimi ovunque, per cui probabilmente il limite è mio.

Mi piacciono soprattutto tre pezzi: “Be My Baby” (The Ronettes), “C'mon Everybody” (Eddie Cochran) e “Wild Thing” (The Troggs) anche se la band punta molto su "When You Walk In The Room" di Jackie DeShannon.

E ora spettiamo il vol. 4!

(Riki Signorini)

I brani

  1. Burning Love
  2. Be My Baby
  3. Runaway
  4. I Only Want to Be With You
  5. C'mon Everybody
  6. Wild Thing
  7. It's Only Make Believe
  8. When You Walk In The Room

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RECENSIONE NOT MOVING LTD “LOVE BEAT” (CD, 2022, AREA PIRATA, 4/5)

Questa è una delle recensioni più difficili tra quelle fatte in tutti questi anni. Non è facile trovare qualcosa di intelligente da dire quando si parla di una band come i Not Moving (oggi Not Moving LTD, ma poco cambia).

Alla fine, dopo averci tanto riflettuto, ho optato per la cosa più semplice possibile, limitandomi a dire che si tratta di un gran bel disco di Rock and Roll, suonato da dei mostri sacri che conoscono la materia a menadito e non perdono occasione per mostrarne la loro padronanza.

Nove i brani, preparati in modo asincrono durante il lockdown, e finalmente completati in tre giorni alla fine di ottobre 2021 (in concomitanza con il 60° compleanno di Tony) presso lo studio del solito Ale Sportelli a Cascina (Pisa).
Nove brani registrati senza alcun basso, e caratterizzati dalla voce incredibile di Lilith che spesso richiama atmosfere dark blues.

Adoro la cover di “Primitive” dei Groupies, già rifatta dai Cramps, tra X, Gun Club,  Iggy Pop e Rolling Stones., così come la cavalcata di “Going For A Ride”, brano giocato a due voci, nella tradizione dei Not Moving degli anni 80, e la ammaliante “Love Beat”, con un ritornello tra Nick Cave e Mark Lanegan.

Insomma, un graditissimo ritorno per una delle band più influenti del post punk e del garage degli anni ’80, che raccomando a tutti caldamente.

Note finali sul formato dell’uscita, che può essere in edizione vinile 180 grammi con copertina apribile e digital download code, oppure in edizione CD in digipack


(Riki Signorini)

 

I brani

1.   Deep Eyes      

2.   Goin' For A Ride 

3.   Down She Goes      

4.   Dirty Time      

5.   Love Beat      

6.   Primitive

7.   Don't Give Up 

8.   Rubbish Land 

9.   Red Line

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RECENSIONE LE MUFFE “DOWN DOWN DOWN” (CD, 2022, AREA PIRATA, 3/5)

Le Muffe vengono da Bergamo e suonano un qualcosa che sembra essere il punto di incontro tra la musica beat degli anni 60 (di cui la città orobica rappresentava una piccola capitale nostrana), e la musica hardcore violenta ed impegnata degli anni 80.

Il risultato è un garage-beat molto duro e carognesco ricco di accelerazioni e cambi di ritmo (provate “Bogside”) che a tratti sfiora l’HC (ascoltatevi il giro di basso di “SUV” e poi fatemi sapere).

Questo è il loro terzo album, che arriva a cinque anni dal precedente “Fuoco e Fiamme“.

Praticamente nessuna chitarra, ma organo Farfisa a manetta e basso e batteria a costituire una base ritmica aggressiva, uniti a testi a volte demenziali, a volte impegnati, ma mai banali, quasi sempre in Italiano ma con incursioni in Inglese e Francese (“Monde de merde”).

Anche qua a farla da padrona, oltre alla furia spavalda e niente affatto omologata che circonda il trio, c’è sicuramente l’imprevedibilità e l’estrema peculiarità di ciascuno dei dieci pezzi.

Provate a confrontare “SUV” con “Ragazzo Beat” o con “Giungla d’Asfalto” e ditemi cosa ci trovate in comune se non la stessa furiosa voglia di provocare suonando un garage beat caustico.

Non ho mai avuto l’opportunità di vederli dal vivo, ma mi sentirei di scommettere che questi tre su un palco spaccano davvero!!!!


(Riki Signorini)

I brani 

SIDE A
1. Giungla d’asfalto
2. Bogside
3. Andy Smith
4. Ragazzo Beat
5. Rockstar

Side B
6. SUV
7. Monde de merde
8. Pare
9. Step by step
10. Tento tanto

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RECENSIONE PIAGGIO SOUL COMBINATION & LAKEETRA KNOWLES “SOULTIMATE” (CD, 2021, AREA PIRATA, 4/5)

 

Attenzione, spoiler: state per leggere la recensione di un disco che normalmente non vi aspettereste su queste pagine, dato che qua si parla solitamente di musica punk, hardcore e via discorrendo.

Questo invece è un disco che con quei suoni ha poco a che vedere, e, volendo restare sul superficiale, sembrerebbe più adatto ai miei amici Mod.

In realtà, stiamo parlando di un disco che a me piace moltissimo, e che per questo voglio presentare anche ai lettori più duri e puri.

Un disco che è una chicca sin da come si presenta, ovvero nel formato doppio dodici pollici (a 45 giri) in edizione limitata a 500 copie.

E che si conferma una delizia quando lo si mette sul piatto, con 14 gioiellini che, senza leggere le note di copertina, nessuno si immaginerebbe provenire da Pisa anziché dal Regno Unito.

E, non a caso, un album prodotto da prodotto da Andy Lewis, già all’opera con Paul Weller e Fay Hallam, tra gli altri.

Latin, boogaloo, soul, caribe, acid Jazz e Northern Soul si alternano tra loro con stile ed eleganza, impreziositi dalla meravigliosa voce di Lakeetra Knowles, artista nata in Arkansas e cresciuta sui palchi di tutto il modo dall’età di undici anni, ed ormai unita in pianta stabile con i PSC.

Peccato che manchi la super-hit stile “Do The Breath”, che nel precedente album mi ha fatto innamorare di loro, ma il livello medio dei brani è comunque elevatissimo.

Su tutti spicca comunque il pezzo che apre il primo disco, “Hang On” (che potete ascoltare QUA), un classicone che meriterebbe i più grandi e importanti palcoscenici possibili.

Adoro anche il sofisticatissimo sound latino di “Se llama Boogaloo”, che, se ce ne fosse stato bisogno, mostra come il combo Pisano non si limiti al revival ma si spinga ben oltre.

Segnalo poi “Borderline Breakaway” con una sezione fiati da urlo, e la Bellissima e strumentale “Dome Slow”, scritta da Dome La Muerte.

Insomma, ottima band per una ottima etichetta


(Riki Signorini)

 

I brani

 

1.    Hang On

2.    Do It

3.    The Facts Of Life

4.    Newly Born Love

5.    There Is A Blind Man

6.    No Longer  

7.    Borderline Breakaway  

8.    Hitman  

9.    Se Llama Boogaloo  

10.Dome Slow  

11.Scooter Runnin'  

12.I Can't Believe  

13.Hard Times State of Mind  

14.By Then I'll Be Gone  

 

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RECENSIONE LOS FASTIDIOS “XXX THE NUMBER OF THE BEAT” (CD, 2021, KOB RECORDS, FIRE & FLAMES, POTENCIAL HARDCORE, 4/5)

Trent’anni e undici dischi dopo il loro esordio, i Los Fastidios sono ancora vivi e vegeti, e ce lo dimostrano con questo “XXX THE NUMBER OF THE BEAT”.

Si tratta infatti dell’undicesimo album della band veronese, che ne celebra i trenta (XXX) anni di carriera, pubblicato da KOB Records con Fire And Flames Music e Potencial Hardcore.

Parto con il dire che la attuale line-up a 5, con la presenza quasi fissa di Elisa Dixan alla voce, che cura anche la grafica del booklet, mi piace davvero molto.

La formula è la stessa, ma a dispetto del tempo che passa, è una formula che continua a funzionare, ed anche alla grande.

Tredici brani all’insegna di StreetPunk, Ska, Rock'N'Roll, Brit Pop, Soul e Rocksteady, miscelati egregiamente tra loro con testi in Inglese, Italiano e Francese.

Il tutto condito da testi interessanti, cori accattivanti, grande precisione tecnica ed una capacità quasi unica di unire l’impegno alla voglia di divertirsi e ballare.

Insomma, un disco da applausi da ascoltare e riascoltare, ovviamente con volume a palla!

(Riki Signorini)

I brani 

1.   Intro

2.   Monkeys

3.   Torneremo Ancora

4.   Back In '79

5.   These Boots

6.   The Queen Of The Dancefloor

7.   Beverley

8.   Take A Stand

9.   Where Are You Now?

10.  Pour La Libertè

11.  Blue Beat Boy 2.0

12.  A.H.L.

13.  Rock'n'Roll Town

14.  Tu Lo Sai

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RECENSIONE BARMUDAS “EVERY DAY IS SATURDAY NIGHT” (CD, 2021, AREA PIRATA, 4/5)

Devo essere onesto, quando il mio pusher di dischi mi ha proposto i Barmudas, suggerendomi con l’aria di chi la sa lunga che mi sarebbero piaciuti, non ci credevo mica tanto.

E invece Area Pirata ha fatto centro anche stavolta, proponendoci il debutto sulla lunga distanza dei Barmudas da Firenze, fatto da 10 brani pesantemente influenzati dal rock degli anni ’70, sia quello glam di New York Dolls ed Heartbreakers che quello punk dei Ramones, con reminiscenze (ascoltare “Spring Roll Boogie” e “Shake A Shaker” per credere) dei migliori Devo.

Da segnalare le apparizioni di ospiti come Tonino Carotone che introduce “Every day is Saturday night”, uno dei brani più accattivanti e glitterosi del disco (a cui contribuisce anche il grand-piano di Christian “Skandi” Perrotta), o come Nick the Ape dei The Apes Party in “Don’t Shake my coffee”, o ancora come Lurch degli Ultra Twist che presta la sua voce alla già citata “Shake a Shaker”.

Insomma, scommessa vinta a man bassa dal mio amico spacciatore di vinili, il disco mi è piaciuto assai...

(Riki Signorini)

I brani 

A1     Every Day Is Saturday Night

A2     Dry January

A3     Bar-Mus-Ass

A4     Zombi Teacher

A5     Spring Roll Boogie

B1     Don’T Shake My Coffee

B2     Rock The Barmudas

B3     Spit Room Party

B4     Shake A Shaker

        B5    Lock In

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WIDESPREAD 01, APRILE 1998. UN EDITORIALE CHE RIPROPONGO OGGI CHE IN CILE LA DEMOCRAZIA MUOVE PASSI IMPORTANTI

Nel 1997 trascorsi quasi un anno per motivi di lavoro in Cile.

Al rientro gli amici di Imola che pubblicavano Widespread, una fanzine super del periodo, mi chiesero di scrivere una column in cui dare sfogo alla mia vis polemica.

Colsi l’occasione per parlare proprio del Cile e del clima di terrore lasciato da Pinochet che in quei giorni aveva lasciato l’incarico di Comandante delle Forze Armate, senza però mollare la presa sul controllo e la repressione delle libertà individuali.

Oggi ho letto con immenso piacere che in Cile, con una votazione definita "storica" dai media, la Camera dei deputati ha convertito in legge un progetto riguardante il 'matrimonio egualitario', ossia fra persone dello stesso sesso, che contempla anche il diritto di avere figli. 

Quanta acqua è passata sotto i ponti da quel 1997, e da questa column che scrissi nella primavera del 98 per Widespread, che non ricordo neppure se poi fu pubblicata, ma che oggi voglio riproporre per celebrare una vittoria della democrazia.

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Seconda stesura di questa column, ed il tutto in poco meno di 36 ore. Di fatto avevo gia’ praticamente terminato il tutto (nonostante che quel simpatico ragazzo di Gianni Bandini, pur avendo avuto a disposizione tre o quattro mesi dall’uscita di Widespread #0, mi abbia dato un preavviso di appena 3 giorni oltretutto approfittando del fatto che ero appena rientrato da 15 mesi trascorsi all’estero, e dunque in piena tempesta da “trasloco-cerco casa-lavoro e mezzo di locomozione”...) quando al Tg delle ore 20 mostrano le immagini degli scontri a Santiago del Cile per la cerimonia di addio del Generale Augusto Pinochet. E allora il dilemma: parlare del Generale oppure lasciare la mia colonna di commenti a WS0 tanto per fare incazzare Gianni e Giangiacomo? Alla fine, nonostante il mio carattere polemico, non posso che scegliere il Cile, pur concedendomi di elencare brevemente tre note al margine del numero inaugurale di Widespread, ovvero: UNO, perché cazzo ci sarà stato bisogno di dedicare 9 pagine ai problemi esistenziali del pur bravissimo Moscarelli? Non è forse scontato ciò che il buon Massimo ha impiegato tutto quello spazio per spiegarci, e che invece a parer mio fa parte del bagaglio culturale di tutti quelli un po’ più grandicelli che si sono resi già conto di quanto anche la scena straight e/o Hardcore siano una merda, ben distante dal paradiso che ci immaginavamo ai sedici anni!? DUE, quando sul giornale appaiono le fatidiche lettere ndr, chi è il redattore che le pone? TRE, e qua mi riferisco alla recensione del demo dei BURNING BARBIE da Pescara (che recita testualmente: “...sono presenti elementi screamish, emo, metal di scuola Gravity/Ebullition. Meritano una chance, ma anche un consiglio: il loro è un genere che sta già passando, quindi muoversi!”): ehi ragazzi, ma voi non siete quegli stessi che si scagliano contro tutta la merda modaiola in stile Epitaph o giù di lì? Ed allora dove è la differenza con tutta quella merda modaiola in stile screamish, emo, metal di scuola Gravity/Ebullition?

Ed a questo punto, dopo avere tirato un po' di merda in giro, bando alle ciance e passiamo al Cile. “Ma che cazzo te ne freghera’ del Cile e di Pinochet?”, mi direte voi... E forse avete anche ragione, ma dopo tutto in un mondo in cui ci spariamo delle gran pippe a discutere se è giusto o meno mangiare carne, ed in cui molti sarebbero disposti a menar le mani contro chi si fa delle canne senza rompere le palle a nessuno, perché non parlare anche di un Generale che per più di 20 anni ha governato uno dei Paesi più ricchi dell’America Latina dopo essere salito al potere attraverso un Colpo di Stato, ed in questi anni ha tolto dalla circolazione Dio sa’ quanti suoi connazionali (e non solo...) solo perché colpevoli di non pensarla come lui e come il suo regime. E spero che mi permettiate di parlarne senza pensare che sono le solite pippe da comunista del cazzo che parla dei problemi di posti tanto distanti solo perché fanno chic, perché in realtà io in Cile, a Santiago per la precisione, ho vissuto per quasi un anno. E sebbene in questo anno per motivi di lavoro abbia perlopiù vissuto a contatto con la borghesia medio alta (dopotutto sono un fottuto Ingegnere Elettronico mandato in America Latina a dirigere un ufficio!), ho ugualmente avuto modo di conoscere un sacco di gente interessante (la prossima volta se mi girerà dritta vi parlerò della vitalissima scena Straight Cilena, e sono sicuro che sarete più interessati...) che mi ha raccontato le proprie esperienze di vita. Purtroppo descrivere e riportare certe immagini non è semplice; manca il supporto delle facce, che portano segnate anni di brutte esperienze. Mai sarei in grado di descrivervi l’espressione di Luis Llanos, sposo di una mia collega di lavoro, a cui il Generale e la sua banda hanno portato via vari parenti, colpevoli di essere stati sindacalisti o comunque “a sinistra”. E soprattutto mai sarei in grado di ripetervi le storie raccontatemi da Alejandra, simpaticissima psicologa Cilena un tempo fidanzata con un Livornese e, vi giuro, assolutamente non di sinistra, che una volta alla settimana fa’ del volontariato ed assiste i familiari dei desaparecidos o, peggio, quei pochi “fortunati” che dopo essere stati sequestrati e torturati nelle galere del Pinocho (come lo chiamano la’, giocando sull’assonanza col nome Ispanico del nostro Pinocchio...) sono stati risparmiati ed anziché essere buttati a mare sono stati fatti miracolosamente riapparire in qualche discarica pieni di lividi e svuotati di vita. Se qualcuno di voi ha letto “Un Nome da Torero”, di Sepulveda, si ricorderà che la ragazza del protagonista era proprio riapparsa in una discarica dopo svariati anni, e, a 6 o 7 anni di distanza dal ritrovamento, ostinatamente si rifiutava di parlare e di tornare in vita. Bene, a quel che mi raccontava Alejandra, di persone rese “catatoniche” dall’esperienza nelle carceri del regime ce ne sono tante, e per lei il rientro a casa ogni Giovedì sera dopo questa giornata di volontariato significa sempre tremendi mal di testa e pianti solidali. E quello che ti fa’ incazzare, quando sei in Cile, è vedere come le nuovissime generazioni già abbiano perso la memoria storica, e grazie al lavaggio del cervello quotidianamente operato da una Tv di stato schieratissima, già rimpiangano gli anni “ordinati” di “quando c’era lui”. Il bello è che, anche se ufficialmente il regime militare è terminato quando 5 anni fa’ il Generale ha rinunciato alla carica di Presidente, cosa che ha permesso a tutte le “democrazie” occidentali di ripulirsi l’immagine e smettere di trattare con un Dittatore sanguinario, di fatto Pinochet è sempre rimasto Capo delle Forze Armate Cilene, che in Cile hanno un potere immenso, e che possono contare su una presenza territoriale capillarissima grazie al fatto che i famigerati “Carabineros” sono perlappunto militari fedelissimi al Generale. Ed ancora più bello è stato vedere come quando ai primi di Marzo, al termine di un tira e molla ai limiti dell’irresistibilmente comico (della serie “voi dite cosa vi pare, che tanto io continuo a fare ciò che voglio”!!!), il caro Pinochet ha finalmente lasciato il comando delle Forze Armate, si è tranquillamente nominato Senatore a vita senza che né il presidente fantoccio Frey, né le “democrazie” occidentali, abbiano avuto niente da ridire (beh, probabilmente erano troppo occupate a seguire quel cattivone di Saddam). Per questo io quelli che rimpiangono la dittatura proprio non li capisco.... Come non capisco tutti quelli che dicono che con Pinochet il Cile ha svoltato. Signori, questa è una bufala di dimensioni cosmiche, che più o meno equivale a far competere un trattore rattoppato con una fiammante Ferrari in una gara di velocità. Certo che quando nel 1973 Pinochet, eletto dal Presidente Salvador Allende capo delle Forze Armate da appena 19 giorni, a ragione della sua fedeltà (!!!), rovesciò con un sanguinoso golpe il “Comunista Allende” (che in quell’occasione fu anche rovesciato da una finestra della Moneda, il Palazzo presidenziale), il Cile era allo stremo, e la gente doveva fare la fila anche per comprare il pane. Ma è altrettanto vero che il Cile era stretto d’assedio da un embargo economico rigidissimo, reso più forte dal fatto che la regione era tutta in mano a dittature fasciste fedeli agli USA che non lasciavano passare un chiodo verso il Cile. E così l’unico appoggio a Allende veniva ovviamente da Cuba, a sua volta embargata. Al contrario quando Pinochet salì al potere mi hanno raccontato che a Santiago iniziò ad arrivare di tutto dagli USA, paese che ebbe così modo grazie alla fedeltà del Pinocho di sperimentare in questo “Mondo Alla Fine Del Mondo” (titolo di un altro raccomandatissimo romanzo di Sepulveda) il liberismo economico più sfrenato, in barba alle più elementari norme antitrust e sindacali, realizzando il sogno di tanti economisti illustri che in patria venivano frustrati da leggi che in tutela dei lavoratori e degli uomini impedivano questo tipo di sviluppo. Ma adesso non addentriamoci troppo in questi territori, altrimenti Gianni la prossima volta non mi lascia più scrivere nulla. Termino solo con una raccomandazione, che poco o nulla ha a che vedere con il Cile, ma molto con la libertà: se dalle vostre parti passa Dario Fo con il suo nuovo spettacolo “Adriano Libero, Adriano Innocente!”, per una volta nella vita compratevi un CD in meno ed i vostri soldini investiteli in teatro. E’ una cosa che accrescerà la vostra cultura, e che potrebbe aiutare una causa giusta quale la riapertura del processo Sofri....

 

RIKI SIGNORINI