Intervista agli INDIGESTI (grazie a Steve per le foto ed il video!!)

Ho avuto modo di conoscere Rudy, il cantante degli Indigesti, nel lontano 1983, pochissimi mesi dopo la loro formazione, in quel di Biella.

Ero da quelle parti, e lo incontrai in galleria, dove mi consegnò il demo tape, e la loro fanzine fotocopiata su una carta acetata puzzolentissima, di quella che usciva dalle fotocopiatrici delle macchinette fotografiche, roba che molti di voi non avranno nemmeno mai visto.

Da allora, in quei fantastici anni 80, quando l’Italia era conosciuta nel mondo per il suo Hardcore, di cui gli Indigesti erano gli alfieri, ho avuto modo di vederli suonare tre volte (qui godetevi “Mai” e “Mass Media” al Victor Charlie di Pisa nell’85: http://www.youtube.com/watch?v=W3bwP7MuwDY ; nel pit ci sono anche io!!!!).

Purtroppo per 25 anni ho rimpianto di essermi perso il loro ultimo concerto Italiano, al Casalone di Bologna, quel 20 Giugno 1987 che precedeva di un giorno la trasferta del mio Pisa a Cremona, e di due giorni il mio esame di analisi II ad Ingegneria.

Quella volta detti la precedenza al Pisa (che peraltro vincendo a Cremona riconquistò la serie A), e, complice la cronica mancanza di pecunia tipica degli studenti, saltai quel concerto con Indigesti, CCM e Negazione. Un concerto che segnò uno spartiacque tra il prima e il dopo, al termine del quale (ma allora non ce ne rendevamo conto) nulla fu più come prima.

Per questo, quando a 25 anni e tre figli di distanza da quell’evento, Rudy mi ha fatto sapere che avrebbe suonato di nuovo a Bologna, ho chiamato Steve Kanti a rapporto (lui al Casalone ci andò, invece…) e in un nanosecondo abbiamo deciso di salutare mogli e figli e partire senza alcuna ombra di dubbio.

E gli Indigesti hanno ripagato il nostro entusiasmo con una performance memorabile.

Oltre un’ora di hardcore velocissimo e stacchi furiosi, accompagnati da un pogo selvaggio e stage diving spettacolosi da parte di un pubblico entusiasta, fatto di giovanissimi meravigliosamente mescolati a noi più anziani (tra il pubblico, tra gli altri, anche Steno e Dumbo aka Speaker Dee Mo….).

E prima del concerto, io e il buon Steve ci siamo intrattenuti con i 4 Indigesti per una breve chiacchierata che cerco di condividere con voi.

Partendo con le presentazioni della attuale line up, fatta da Rudy Medea alla voce, Enrico Giordano alla chitarra, Mattia Ferrari al basso e Massimo Corradino alla batteria che da subito ci annuncia di non voler partecipare alla intervista per non sovraccaricarci di minchiate (promessa che poi non manterrà, facendoci fare delle gran risate...)

Riki: “Partiamo dal Casalone, 25 anni fa…”

Rudy: “quella fu l’unica volta che gli Indigesti suonarono a Bologna, e coincise anche con il nostro ultimo concerto Italiano. Dopo quella data facemmo un tour Europeo, che si concluse a Lucerna”

Riki: “da quel giorno sono passati 25 anni, in un matrimonio saremmo già alle nozze di argento. Cosa vi ha fatto decidere di rimettervi in gioco così prepotentemente, dopo l’intermezzo ‘In Disparte’ del 2002?”

Rudy: “l’abum ‘In Disparte’, in realtà, era più un progetto mio, che lo avevo realizzato insieme ad altri ragazzi. C’era Mungo, ed Enrico aveva fatto delle parti di chitarra, però adesso, con questo tour, gli Indigesti tornano sulla strada con la formazione praticamente originale.”

Riki: “Oggi qua a Bologna abbiamo gli indigesti, ma in giro vediamo tornare gente tipo Basta, Nabat, Erode, Klaxon, Peggio Punx e svariate altre vecchie glorie. Come mai questo prepotente ritorno sulla ribalta di bands che hanno fatto la storia?”

Enrico: “a me fa molto piacere che ci sia questa specie di ritorno alle origini, perché secondo me questa musica non è finita, e anzi può dare ancora molte cose. L’ambiente è ancora molto bello e vivace; forse non è più la stessa cosa di 20 anni fa’, ma è ancora molto divertente. A me fa solo piacere vedere che dei vecchi gruppi si riformano, ed al tempo stesso vederne di nuovi che continuano a nascere. Io amo questa musica, non sopporto Lady Gaga e c,; per questo mi piace questa scena così viva, indipendente e vera. Secondo me c’è ancora un grandissimo interesse per l’Hardcore, dopo tutti questi anni di musica tecnica e fredda.”

Steve: “ma vi rendete conto di come la scena HC Italiana degli anni 80 sia stata qualcosa di incredibile, che tutti noi forse abbiamo vissuto come se fosse normale, senza renderci conto appieno di vivere un periodo forse irripetibile?”

Enrico: “verissimo. Io posso aggiungere che sulla base di queste reunion di gruppi per così dire ‘storici’, mi auguro che gente con voglia di suonare e di sbattersi decida di formare una band, e anche con pochi mezzi provare a ripetere quella storia, suonando una musica che per me è il massimo”

Rudy: “io per tanti anni sono stato titubante sul ritornare in pista. Poi però la gente ci vedeva in giro, e ci diceva ‘perché non tornate a suonare?’. Considera che noi oltre ad avere suonato insieme per un bel po’, siamo anche amici che in tutti questi anni hanno continuato a frequentarsi. Usciamo a cena, facciamo i capodanno insieme e così via, per cui non sono mancate in questi anni le occasioni per parlare di questa reunion, che comunque non abbiamo affrontato a cuor leggero…”

Enrico: “a dire il vero gli ho rotto le palle per più di dieci anni, e alla fine ce l’ho fatta a convincerlo… Nemmeno fosse stata una bella donna. Dieci anni per convincere Rudy!!!!! Ma in giro ci sono un sacco di gruppi che si ispirano ancora agli Indigesti, per cui mi sembrava naturale provare a tornare sui palchi.”

Riki: “considera che io sono uno di quelli che dopo trent’anni continuo ad usare gli Indigesti come termine di paragone…”

Enrico: “rimettere in moto il gruppo non è stato comunque semplice. Come sai, purtroppo per motivi anche extra musicali i nostri due primi bassisti, Roberto Vernetti e Silvio Bernelli, al momento non sono della partita, ma per noi hanno significato molto. Come ha significato molto per noi Massimo Ferrusi, il nostro batterista per il tour USA. In compenso, abbiamo recuperato il nostro batterista storico, Massimo Corradino, con noi sullo split con i Wretched; ed a noi tre, membri fondatori degli Indigesti, si è aggiunto un bassista giovane, Mattia Ferrari, che ha portato una ventata di freschezza all’interno del gruppo. Tra l’altro lui è anche un fonico, per cui ci aiuta molto dal punto di vista del suono. Avevamo proprio bisogno di un personaggio così. Quanto al non avere preso a cuor leggero questa reunion, considera che dietro al concerto di stasera, o a quello del Lo Fi di Milano quindici giorni fa’, c’è un anno di prove, durante le quali abbiamo provato con dieci sottozero o quaranta gradi e 100% di umidità , perché credevamo e crediamo molto in questa cosa. Per questo a chi ci chiede cosa avete da dire oggi voi Indigesti, possiamo rispondere che noi vogliamo riprendere da dove avevamo lasciato, perché quel messaggio è ancora attualissimo. Cantare oggi “Mass Media (Potere Negativo)”, “No al sistema”, “Nessuna Ragione”, continua ad essere più che mai attuale. Ovviamente stiamo anche pensando a fare qualcosa di nuovo, perché il gruppo è vivo. Ma era giusto anche per rispetto dei nostri amici, come a me piace chiamare i nostri fans, riproporre anche questi pezzi storici. E noi ce la stiamo mettendo tutta per non deludere i nostri amici, anche alla soglia dei cinquant’anni”

Riki: “e tu Mattia, che hai trent’anni, come ti trovi in mezzo a questi signori un po’ attempati?”

Mattia: “alla grande!!! Sono meravigliosi, e mi diverto tantissimo a suonare con loro”

Rudy: “pensa che io a trent’anni avevo già smesso di suonare con gli Indigesti….”

Riki: “a proposito dei vecchi tempi, sai che è incredibile, venendo qua in auto io e Steve abbiamo rispolverato il demo, e ci siamo ritrovati a cantarlo pezzo dopo pezzo, ricordandolo a memoria. Sai, devo averlo ascoltato almeno un migliaio di volte….”

Massimo: “questo è un onore, sapere che ci sono dei ragazzi (grazie del “ragazzi”, NdRiki) che conoscono a memoria i nostri pezzi. Ed è uno dei motivi per cui sono forse più emozionato stasera che venti anni fa’. Venti anni fa’ ero un incosciente, adesso meno”

Enrico: “a me piace da morire questa storia, di potere incontrare ai nostri concerti vecchi amici e nuovi amici. C’è una atmosfera di festa che mi piace davvero molto.”.

Rudy: “una cosa veramente bella è che a Milano abbiamo trovato sia amici dei vecchi tempi, sia figli dei nostri amici di allora che sono passati a salutarci ed a mandarci i saluti dei loro genitori. Pazzesco!!!”

Riki: “pensa che con noi avrebbe dovuto esserci anche Antonio, il vecchio bassista dei CCM, con suo figlio….”

Rudy: “davvero? Dai, salutami Antonio, e poi magari ci rivediamo a Pisa se riusciamo ad organizzare una data (ed ora la data c’è: 2 Febbraio al Newroz. NdRiki)”

Enrico: “ci vorrebbe di suonare al Victor Charlie….”

Steve: “Ne parlavamo in auto. Ricordate il palco altissimo del Victor Charlie? Al Syd (cantante dei CCM, NdRiki) piaceva da morire, perché diceva che era una altezza ottima per fare stage diving da paura”

Rudy: “io invece lo odiavo quel palco. Troppo alto. I ragazzi sotto il palco vedevano le nostre scarpe davanti agli occhi…”

Steve: “per il Syd era l’altezza giusta per fare stage diving da paura. In pratica era un trampolino olimpionico...”

Riki: "tornando a voi. Le etichette Vacation House e Soul Craft continuano ad esistere, o sono ormai un capitolo chiuso?

Rudy:"no no, continuano ad esistere. Ora più o meno su VHR pubblico gruppi stranieri, mentre SCR è dedicata a quelli Italiani"

Riki: "produrrai anche gli Indigesti?"

Rudy: "solo se non troviamo una etichetta capace di produrre stampare e distribuire bene l'eventuale nuovo disco; altrimenti ci penseremo noi da soli, magari legandoci ad una distribuzione importante. Ora come ora mi piacerebbe lavorare magari con una etichetta estera, ma vediamo"

Riki: “tornando ad oggi. Gli indigesti da oltre 20 anni sono considerati un caposaldo della musica Hardcore, stimatissimi ovunque. Ora che siete di nuovo on the road, qualcuno vi ha cercato dall’estero, ed in particolare dagli USA?”

Rudy: “per ora no, perché stiamo lavorando molto attraverso Facebook, e purtroppo non è che abbiamo poi molti contatti con gli States da quella via. Adesso sto cominciando a promuovere il ritorno degli Indigesti anche con la mailing list dell’etichetta, e magari, visto che si tratta di una lista molto più ampia, qualcosa comincerà a muoversi anche fuori Italia.”

Riki: “raccontateci un po’ del vostro tour negli USA di 25 anni fa…”

Rudy: “fu una cosa stranissima, molto difficile….”

Massimo: “io non c’ero, per cui se le cose non andarono bene non è certo colpa mia….”

Rudy: “certo, adesso è tutto chiaro… A parte gli scherzi, si faceva tutto alla buona, in modo totalmente Do It Yourself. Non avevamo un tour manager che ci consigliasse come comportarci, o di avere una backline che ci servisse per gestire le emergenze. Molte date venivano organizzate due giorni prima, perché magari ne saltava una e si doveva trovare un rimpiazzo al volo…. Si viaggiava per ore, si dormiva a casa di amici, i concerti un giorno erano in un posto bellissimo, il giorno dopo in un cantiere dove giravano i camion e le betoniere. Una volta abbiamo suonato in un fast food, un’altra volta abbiamo suonato ad un party in casa di un tipo, però poi abbiamo suonato anche al Metro con i Seven Seconds, o a Los Angeles con gli Uniform Choice… Si alternava veramente molto. Era molto ruspante, senza management. A quel tempo erano davvero pochi i gruppi capaci di muoversi in modo professionale, con un management e cose del genere”

Riki: “rimpianti per avere suonato negli anni 80, e non oggi, quando tutto è oggettivamente più facile, ed i gruppi possono registrare e farsi conoscere ovunque molto più facilmente?”

Rudy: “rimpianti forse no. Magari, guardando indietro, avrei voluto curare un po’ di più l’aspetto professionale in quel periodo là. Sempre con la stessa passione, ma curando di più gli aspetti tecnici. Ma quelli erano proprio tempi che non te lo permettevano. Mi ricordo proprio che anche quando parlavamo con gli ‘addetti ai lavori’ in USA, dicevano che anche i gruppi Americani ‘professionisti’ si contavano sulle dita di una mano. C’erano i Dead Kennedys, i Black Flag, gli Husker Du ed un paio di altri gruppi Hardcore. Tutti gli altri, anche negli States, a quel tempo erano ruspanti come noi. I concerti si organizzavano per passaparola, ed avevamo i telefoni a disco, altro che Internet….”

Riki: “però è stata senza dubbio una gran bella epoca…”

Tutti: “senza dubbio!!!!”

In bocca al lupo ragazzi, di cuore!!!!!


PS: questo sito iniziò con una recensione dei Kina, ed è per me molto importante e bello che la prima intervista sia stata quella degli Indigesti, il gruppo che più ho amato assieme ai Kina appunto.....     Nonostante crolli di amplificatori, corde rotte e grovigli di carne sul palco........



E per finire, un VIDEO, DEDICATO a chi era li in mezzo e a chi ha partecipato con MASSIMO ENTUSIASMO!

extreme rock'n'roll!!!!.

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