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RECENSIONE SMALLTOWN TIGERS “CRUSH ON YOU” (LP, 2024, AREA PIRATA RECORDS, 3/5)


Can you imagine Suzi Quatro writing a real punk rock record?”. 

Così si presenta il trio riminese delle Smalltown Tigers, giunto al debutto sulla lunga distanza dopo l’Ep “Five Things” del 2020.

Dieci brani, pesanti e ruvidi, diretti ed essenziali.

Garage punk, Ramones, Donnas, R’n’R, punk, power pop, una batterista che picchia sulle pelli come se volesse massacrare di botte il suo peggior nemico, una cantante che a tratti ricorda Donita Sparks delle L7 (“I Want You”) e, soprattutto, tanta grinta e passione.

Questi i principali ingredienti del sound delle tre tigri, che hanno registrato il disco in Italia per poi portarlo a masterizzare a Detroit affidandolo alle mani di Jim Diamond (già a fianco, tra gli altri, dei White Stripes).

Crush On You” e “Meet Me In The City” sono i pezzi più punk, che mi piacciono molto.

Ma ci sono anche momenti più tecnici, come “Teddy Bear”, in cui spuntano le tastiere, o la conclusiva (e Stoogesiana) “Killed Myself When I Was Young”, in cui appare invece un sax.

Punk rock. That's all!

(Riki Signorini)

I brani 

1.   Meet Me In The City 02:24

2.   Crush On You 01:57

3.   In A Dream (With A Fool Like You) 02:24

4.   Teddy Bear 02:32

5.   I Want You 02:32

6.   Maybe 02:29

7.   Monster 02:05

8.   Dressed Right And Skinny 03:20

9.   Joey 02:15

10.  Killed Myself When I Was Young 02:53

I contatti

https://www.facebook.com/smalltowntigers/

https://www.facebook.com/areapirata


 

RECENSIONE SMALL THING “20 JAZZ PUNK GREATS” (CD, 2024, FLAMINGO RECORDS, 4/5)

Purtroppo sono sempre più rare le occasioni in cui un disco di una nuova band riesce a catturare la mia attenzione, forse perché sto invecchiando o forse perché proprio non riesco a percepire nelle nuove uscite quell’entusiasmo o quella energia a cui il punk e l’hardcore mi hanno abituato in giovane età.

Questo album degli Small Thing rappresenta quindi una piacevolissima eccezione, a cui sono giunto quasi per caso, imbattendomi su Youtube nello  Special Video Concept Version, a cura di Stefania Carbonara, che presenta il loro album nella sua interezza, e che potete trovare qua.

Genovesi come la loro etichetta, Flamingo Records (la stessa de L’esperimento del dottor K), i quattro si presentano con una manciata di pezzi (13, interludi compresi) che in 26 minuti mostrano la validità di una band capace di spaziare tra vari generi con incredibile facilità,

Anche se, a dire il vero, si potrebbe dividere il disco in 4 sezioni distinte, delimitate da 3 interludi (che a me, però, sembrano un po’ uno spreco di spazio…).

Una prima parte prettamente punk, con una incursione nello ska-core di “Coma Awakening”, conclusa dal primo interludio (“Vulcan Boy”), che introduce il secondo blocco di canzoni, più cupi, tra i quali spicca una cover (“Liberty”) degli svedesi Kitchen and The Plastic Spoons.

Il secondo interludio (“Noli Timere “), industrial noise core, è quello che preferisco, e fa da apripista alla sezione più hardcore del disco, veloce e ricco di cambi, con il mio pezzo preferito del lotto (“Diet Coke”) e con “Dies Irae” che addirittura presenta uno stacco alla John Zorn (nella mia ignoranza pensavo si trattasse di un Sax, ma dalle note di copertina leggo trattarsi di un clarinetto….).

Ultimo interludio a cura dei genovesi La Furnasetta, e poi le due ultime due tracce, tra le quali segnalo “My Friend”. Ma soprattutto voglio segnalare la voce stupenda di Monica Mantovani, ed una capacità strumentale al di sopra della norma.

Piccola nota conclusiva, sia il titolo che la foto di copertina si rifanno esplicitamente “20 Jazz Funk Greats” dei Throbbing Gristle.


(Riki Signorini)

I brani 

1.   Small Thing  

2.   Rat Attack  

3.   Coma Awakening  

4.   Interlude 1: Vulcan Boy  

5.   Pray  

6.   Senor T  

7.   Liberty (Kitchen and the Plastic Spoons)  

8.   Interlude 2: Noli Timere

9.   Dies Irae  

10.  Diet Coke  

11.  Interlude 3: La Furnasetta  

12.  My Friend  

13.  Dead Moon In The Sky   

I contatti

https://flamingorecords.bandcamp.com/album/small-thing-20-jazz-punk-greats

https://www.facebook.com/smallthingpunkrock

RECENSIONE LE MUFFE “YOU FLY AWAY / BIF” (EP7”, 2023, AREA PIRATA RECORDS, 4/5)

Delle Muffe ci siamo già occupati qualche mese fa recensendo QUA (in termini entusiastici) il loro ultimo album, “Down Down Down”, sempre su Area Pirata.

Adesso tornano con un vinile molto retro, con due soli pezzi, uno per lato.

E che pezzi!

Sul lato A troviamo “You Fly Away”, un brano che ricorda in qualche modo i Monks e che mi piace molto.

Ma è il lato B quello che mi esalta senza se e senza ma.

Bif” è infatti una bomba sonora, cantata in italiano, che enfatizza le caratteristiche del gruppo di Bergamo. Un brano garage che sfocia nell’hardcore punk, con una sezione ritmica da paura ed un basso che farà tremare le pareti di casa vostra se avrete il coraggio di alzare il volume ai livelli che un pezzo del genere merita.

Il tutto, anche stavolta, senza chitarra, ma con un organo Farfisa che spacca.

(Riki Signorini)

I brani

Lato A: You Fly Away  

Lato B: Bif!

I contatti

areapiratarec.bandcamp.com/album/you-fly-away-bif 

https://www.facebook.com/lemuffe/?locale=it_IT

RECENSIONE BARMUDAS “EVERY DAY IS SATURDAY NIGHT” (CD, 2021, AREA PIRATA, 4/5)

Devo essere onesto, quando il mio pusher di dischi mi ha proposto i Barmudas, suggerendomi con l’aria di chi la sa lunga che mi sarebbero piaciuti, non ci credevo mica tanto.

E invece Area Pirata ha fatto centro anche stavolta, proponendoci il debutto sulla lunga distanza dei Barmudas da Firenze, fatto da 10 brani pesantemente influenzati dal rock degli anni ’70, sia quello glam di New York Dolls ed Heartbreakers che quello punk dei Ramones, con reminiscenze (ascoltare “Spring Roll Boogie” e “Shake A Shaker” per credere) dei migliori Devo.

Da segnalare le apparizioni di ospiti come Tonino Carotone che introduce Every day is Saturday night”, uno dei brani più accattivanti e glitterosi del disco (a cui contribuisce anche il grand-piano di Christian “Skandi” Perrotta), o come Nick the Ape dei The Apes Party in “Don’t Shake my coffee”, o ancora come Lurch degli Ultra Twist che presta la sua voce alla già citata “Shake a Shaker”.

Insomma, scommessa vinta a man bassa dal mio amico spacciatore di vinili, il disco mi è piaciuto assai...

(Riki Signorini)

I brani 

A1     Every Day Is Saturday Night

A2     Dry January

A3     Bar-Mus-Ass

A4     Zombi Teacher

A5     Spring Roll Boogie

B1     Don’T Shake My Coffee

B2     Rock The Barmudas

B3     Spit Room Party

B4     Shake A Shaker

        B5    Lock In

I contatti

https://www.facebook.com/areapirata

https://areapiratarec.bandcamp.com/album/every-day-is-saturday-night

RECENSIONE VVAA “ROCK THESE ANCIENT RUINS” (LP, 2020, AREA PIRATA / SURFIN’ KI RECORDS, 4/5)

Grazie alla produzione combinata di Area Pirata e Surfin’ Ki Records, due etichette molto attive nel panorama nazionale, arriva sui nostri stereo una gran compilation che raccoglie alcune delle più rappresentative punk-rock band romane degli ultimi 40 anni.

Una compilation introdotta da una copertina memorabile, che ci mostra in pochi centimetri quadri uno spaccato di quella che è la capitale oggi, col gasometro a fare da sfondo ad una Anna Magnani che porta un maiale al guinzaglio in una Roma invasa dai rifiuti, e che prosegue con quattordici brani di altrettanti gruppi.

Il disco (stampato in 300 copie) è tutto su livelli egregi, ma ci sono alcune cose che preferisco.

Su tutti, forse, gli Alieni, col loro punk rock che un po’ mi ricorda gli Angeli, ma mi piace davvero molto anche Alex Dissuader, la cui “I’m gonna lose my job” miscela sapientemente il sound scansionato dei Dickies alle ritmiche dei Descendents, passando per i Buzzcocks.

E come non citare i Ferox, con il loro Rock demenziale à la “Sex Pistols meet Skiantos”, oppure “Fuga fuori Roma”, il brano psychobilly dei Cyclone.

Apprezzo molto anche il punk rock al femminile delle Queen Kong, la quasi Ramonesiana “Third age lobotomy” dei Beats Me ed il rozzo hard-punk alla Hellacopters dei Blood ’77.

Menzione finale per la presenza dei Taxi, gruppo dal quale sono in seguito nati i conosciutissimi Giuda, e per il brano che dà il titolo alla raccolta, “Rock these ancient ruins” dei Wendy?!.

Insomma, per dirla con Federico Guglielmi (Il Mucchio Selvaggio, Rockerilla, Rumore), che cura la nota critica allegata al disco, un album nel quale “i ragazzi più giovani sono accanto ai ragazzi più attempati che però ragazzi rimangono”.

E tutti si danno da fare condividendo intenti, violenza sonora e attitudine, pur in una città che ormai offre ormai rovine e poco più.


(Riki Signorini)

I brani

01 – Alieni – Più giù

02 – Wendy?! – Rock these ancient ruins

03 – Alex Dissuader – I’m gonna lose my job

04 – Plutonium Baby – Run run run

05 – Beats Me – Third age lobotomy

06 – Blood ’77 – 6 stay 6

07 – Cyclone – Fuga fuori Roma

08 – Taxi – Gloves

09 – Queen Kong – Blank out! Blank state!

10 – Human Race – My gang

11 – Idol Lips – Don’t need your love

12 – Tigers In Furs – Tigers In Furs

13 – Mad Rollers – Rock lovers

14 – Ferox – Vado fuori

I contatti

www.areapirata.com

http://surfinkirecords.bigcartel.com/


RECENSIONE ANDEAD “OLD BUT GOLD” (CD EP, 2020, INDIEBOX RECORDS, 3/5)


Giorni pessimi, questi. Giorni che ci vedono costretti in casa a causa di un fottuto virus sconosciuto chissà ancora per quanto.
Proviamo allora a distrarci con un po’ di musica.
L’occasione me la danno questi Andead, Milanesi giunti al quinto disco in studio ed al tredicesimo anno di attività, con una solida credibilità artistica costruita concerto dopo concerto.
Negli anni hanno infatti condiviso il palco, tra gli altri, con artisti del calibro di Misfits, Damned, Gogol Bordello, Gaslight Anthem, Pogues, H2O, Dropkick Murphys, Bad Religion e Social Distortion, molto probabilmente aiutati in questo dal fatto che il loro leader è Andrea Rock, quello di Virgin Radio, che probabilmente ha aperto loro molte porte.
Tutte queste esperienze ne hanno fatto una band di quelle estremamente radiofoniche, capaci di un songwriting accattivante e semi mainstream, più rock che punk, ma piacevole.
Apprezzo comunque il fatto che i Lombardi abbiano deciso di limitarsi a registrare un EP perché forse sulla distanza più lunga non avrebbero retto dal momento che solo tre brani catturano davvero la mia attenzione; ma la catturano davvero bene.
Mi riferisco a “Comfortably weak”, in cui si parla di diritti umani negati e della passività con la quale il mondo occidentale reagisce a questo tipo di notizie ed “Gratification Breakdown” nel quale Andrea e c. si tolgono qualche sassolino dalle scarpe e si rivolgono a chi li ha criticati soprattutto agli esordi.
Ma soprattutto mi riferisco alla conclusiva “The Company Regime”, il pezzo migliore, che racconta della condizione del lavoratore precario, che dopo aver dato anima e corpo per anni di colpo perde il lavoro, “capro espiatorio” di colpe collettive e ingranaggio sacrificabile del sistema.

(Riki Signorini)

I brani

1. Old But Gold
2. Lust For The Road
3. Comfortably Weak
4. Downtrodden
5. Gratification Breakdown
6. The Company Regime

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RECENSIONE LOS FASTIDIOS “JOY JOY JOY” (LP/CD, 2019, KOB RECORDS, 5/5)


Presumo che ormai anche i più restii tra voi avranno capito che a me i Los Fastidios piacciono, e anche molto, soprattutto negli ultimi anni.
Per questo motivo mi occupo di questo loro ultimo lavoro anche se ormai è uscito da qualche mese, perché mi piace anche un po’ di più del solito, e consacra i veronesi come una delle più belle realtà Italiane a livello mondiale.
Non è un caso che questo loro nono album sia frutto di una collaborazione tra la loro Kob Records e Potencial Hardcore di Madrid (per la stampa del vinile), con il supporto di Fire and Flames (Kiel), Lonsdale (Neuss), Coretex (Berlin), True Rebel (Hamburg) e Ufip Cymbals (Pistoia). Il tutto accompagnato dalla stupenda copertina disegnata da Mai, un'amica tatuatrice di Città del Messico, conosciuta in occasione del recente tour in America Latina.
Stavolta i pezzi sono tredici, in Italiano, Inglese, Francese e Tedesco, e due sono cover; una di “Ellos dicen mierda" dei La Polla Records, l’altra una versione ska di "Joy Joy Joy", brano popolare inglese già coverizzato in stile gospel dagli Housemartins negli anni 80.
Proprio agli Housemartins è anche legata una delle più belle sorprese di questo disco, dal momento che Paul Heaton (cantante delle storiche pop band inglesi The Housemartins & The Beautiful South e attualmente ai primi posti delle classifiche inglesi con il suo progetto solista) accompagna i Veronesi alla voce nella canzone "I have a dream".
C’è anche un vecchio pezzo, "Guarda avanti", qua ri-arrangiato in una nuova versione più energica e divertente.
E soprattutto c’è tanta voglia di divertirsi e divertire, senza mollare un cazzo dal punto di vista della voglia di ribellarsi e fare pensare, e sempre all’insegna dello street punk-ska, condito da Rocksteady e Rude Reggae, allegro e spumeggiante.
Stay Rude, Stay Rebel!
(Riki Signorini)

I brani
01. Ellos dicen mierda (La Polla Records)
02. Get the ball rolling
03. Guarda avanti 2.0
04. I have a dream (feat. Paul Heaton / De Veggent alla tastiera)
05. BMX Punx
06. It’s time
07. A message pour toi (feat. Elisa Dixan)
08. Schönen cafe (feat. Dirk ed Elf – Slime)
09. Joy Joy Joy (traditional)
10. Rude firm (feat De Veggent alla tastiera)
11. Il suono della strada (feat. DJ Koma aka Mauràs)
12. Marichiweu (feat. Giotanni – Ashpipe al violino)
13. You (feat. De Veggent alla tastiera)

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RECENSIONE ELISA DIXAN “ELISA DIXAN SINGS LOS FASTIDIOS vol. 2” (EP 7”, 2019, KOB RECORDS, 5/5)

Avevo concluso la recensione del precedente lavoro di Elisa Dixan (che potete rileggere QUA) dicendo “ancora un colpo per KOB, che ci regala l’ennesimo, notevole, gioiello di strada, a cui non dò 5/5 solo perché ci sono solo due canzoni…”. Stavolta le canzoni sono tre, e allora mantengo la promessa e metto un punteggio pieno ad Elisa, ancora una volta bravissima a dare (ulteriore) verve e brillantezza a vecchi brani dei Fastidiosi.
Molto carina Reggae Rebels”, super “In 1968 (beccatevi il video girato da Elisa cliccando QUA), imperdibile Skankin’ in the Ghetto”, che sembra scritta apposta per la voce sbarazzina di Elisa.
Il tutto, per la gioia dei feticisti del vinile, in Vinile a sette pollici color mostarda.
Move your feet, shake your legs.... Skanking dance is started.

(Riki Signorini)

I brani

  1. In 1968
  2. Skankin’ in the Ghetto
  3. Reggae Rebels 
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RECENSIONE ELISA DIXAN “ELISA DIXAN SINGS LOS FASTIDIOS” (EP 7”, 2019, KOB RECORDS, 4/5)


Che dire? A me i Los Fastidios piacciono molto, soprattutto negli ultimi anni.
Per questo motivo mi sono avvicinati a questo 7” di KOB records nel quale Elisa, tour manager della band nonché compagna di Enrico, si cimenta in due cover dei veneti.
Sul lato A troviamo quindi “So rude so lovely”, una carinissima love song ska tutta da ballare tratta dall’omonimo 12” del 2015, mentre sul lato B Elisa ci propone “Radio Babylon”, estratto da “Sound of Revolution” (2017).
Per entrambi i pezzi il risultato è spettacolare, con la voce sbarazzina di Elisa che impreziosisce ulteriormente due brani già carini nella versione originale, tanto che io proporrei ai fastidiosi di inserire la rude girl in pianta stabile nella formazione per duettare con Enrico.
Insomma, ancora un colpo per KOB, che ci regala l’ennesimo, notevole, gioiello di strada, a cui non dò 5/5 solo perché ci sono solo due canzoni…
Per dirla con i Los Fastidios: move your feet, shake your legs.... Skanking dance is started.

(Riki Signorini)


I brani

A - So rude so lovely (Rudeboy version)
B - Radio Babylon


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RECENSIONE HAPPY CULT CLASSIC (RUDE RECORDS, CD, 2018, 2/5)

Quando mi è capitato tra le mani il debut album degli Happy (Pop Punk da Columbia South Carolina) sono stato tentato di lasciarlo passare senza degnarlo di una recensione, come mi capita sempre più spesso con i dischi di Pop Punk di questi tempi.
Poi però di fronte a un pezzo dedicato a Wynona Rider ho ritenuto opportuno recensirlo, consapevole del fatto che non si tratta certo di un disco non memorabile, ma che presenta comunque delle cosettine interessanti come appunto “Wynona Rider”.
Dieci canzoni orecchiabili e studiate per essere trasmesse in radio, ben costruite e pensate per fare colpo su chi è cresciuto ascoltando Blink 182 ed affini, che alla lunga stancano e fanno rimpiangere il fatto che il quartetto non si sia fermato a 4 o 5 pezzi, senza esagerare.
Segnalo comunque “How To Lose A Girl in 1.45”, che richiama alla mente I migliori Green Day (e sia chiaro che per me I Green Day, a differenza dei Blink 182, non sono affatto da disprezzare), “Don’t Overdose And Drive” e (ma forse questo l’ho già detto) “Winona Ryder”.



(RIKI SIGNORINI)

I brani
  1. How to Lose a Girl in 1: 45
  2. Don't Overdose and Drive
  3. Winona Ryder
  4. I Call Shotgun
  5. Drowners
  6. Lucky
  7. With a Y
  8. Fishtank
  9. Wonder
  10. Where the Wild Things Were

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RECENSIONE INARRESTABILI “CONTRO IL VOSTRO NIENTE” (CD, 2017, INDIE BOX, 3/5)


Terzo album per i Sardi Inarrestabili, il primo, lo confesso, che mi capita tra le mani. E mi dispiace di non averli conosciuti prima, questi Inarrestabili, perché “Contro il vostro niente” è un bel disco, che mi ha sorpreso molto.
Punk rock hardcore veloce e ben fatto, certamente non originale (mai sentiti i Punkreas?), ma con liriche tutto sommato interessanti.
Testi politicizzati che parlano di emarginazione, diritti umani, libertà di parola e di espressione e via dicendo, ma anche con un tocco di poesia, di quella che sanno fare i gruppi punk che vengono dalla provincia (mai sentiti i Kina?).
Il quartetto di Calangianus ha ormai raggiunto il massimo della notorietà in Spagna (non a caso l’uscita del disco viene celebrata con un tour in terra
iberica), ma nonostante ciò i 12 brani sono ancora tutti in Italiano, con le uniche eccezioni di “Ellos Dicen Mierda”, un pezzo in Spagnolo che potrebbe essere stato scritto dalla Banda Bassotti, e che forse è una cover dei La Polla Records, e “Zu Atrapatu Arte”, brano in lingua Basca nonché cover dei Kortatu.
Insomma, nulla di indimenticabile, ma qualcosa che vale la pena di ascoltare comunque, accompagnato da una grafica minimalista carina.
(Riki Signorini)

I brani
12. NOVEMBRE

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RECENSIONE SVETLANAS “THIS IS MOSCOW NOT LA” (CD, 2017, RAD GIRLFRIEND RECORDS, 5/5)

Svetlanas? Di nuovo? Ebbene si, eccomi di nuovo a parlare di Olga e dei suoi compagni del KGB.
Di questa band composta da pericolosissimi esuli Russi rifugiati a Milano mi sono infatti già occupato svariate volte su Ribelli a Vita (col tasto search qua in alto a sinistra potete trovare tutte le volte che abbiamo parlato di Svetlanas con recensioni e interviste…), ed assieme al grande Heintz abbiamo intervistato due volte la frontman Olga su Garage Radio, una prima volta mentre erano in Tour negli USA (la potete trovare QUA) e poi per la puntata conclusiva della scorsa stagione di FERA (questa invece la trovate QUA)
Tutto ciò per dire che quando parlo di Svetlanas a mio parere parlo di uno dei migliori gruppi in circolazione nel mondo del punk rock, e non solo in Italia, anzi…
“This is Moscow not LA” è il loro nuovo LP, che parafrasa la celeberrima compilation Bostoniana del 1982 (chi non la conosce la ascolti QUA in tutto il suo splendore), e che vede aggiungersi al gruppo anche Nick Oliveri (QOTSA e Dwarves tra gli altri), un altro cattivissimo che con Olga e C. ha già suonato molto, almeno negli States….
Si, perché gli Svetlanas inspiegabilmente continuano a non attecchire in Italia, mentre Oltreoceano fanno davvero sfracelli (a giorni un nuovo lunghissimo tour), e questo resta per me un mistero inspiegabile.
Dunque l’ascolto di questo nuovo disco, il quarto in totale ma il primo dopo “Naked Horse Rider” del 2015, potrebbe aiutarvi a colmare una lacuna non trascurabile.
Dieci i pezzi presentati, tutti tiratissimi e punk rock as fuck, nei quali Olga canta sempre più carica e rabbiosa, con un accento che la fa sembrare sempre più una vera Sovietica.
Pezzi che, come sempre, oscillano tra Dwarves, Petrol Girls, GG Allin e

Motorhead.
Si inizia fortissimo con “Putin On Da Hitz” (“Dasvidania Human Rights!!”), e si prosegue senza soluzione di continuità, e soprattutto senza rallentare un attimo fino alla conclusiva “People Suck”, passando per  le anthemiche “Tell Me Why” e soprattutto “Let’s Get Drunk”, senza dimenticare “Put Your Middle Fingers Up” e “Where Is My Borscht”. Chiaramente segnalo anche la presenza di una cover dei Motorhead, “Speed Freak”, cantata dal buon Nick che offre un tributo al padrino della devastazione e degli eccessi, quel Lemmy a cui Olga e c. devono sicuramente molto.
E adesso spero di avere finalmente l’opportunità di vederli dal vivo, magari in Italia….
 (Riki Signorini)

I brani

1.       Putin On Da Hitz
2.       Lose Control
3.       Tell Me Why
4.       Let's Get Drunk
5.       Vodka N' Roll
6.       Negative Approach
7.       Speed Freak
8.       Put Your Middle Fingers Up
9.       Where Is My Borscht
10.    People Suck

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