WIDESPREAD 01, APRILE 1998. UN EDITORIALE CHE RIPROPONGO OGGI CHE IN CILE LA DEMOCRAZIA MUOVE PASSI IMPORTANTI

Nel 1997 trascorsi quasi un anno per motivi di lavoro in Cile.

Al rientro gli amici di Imola che pubblicavano Widespread, una fanzine super del periodo, mi chiesero di scrivere una column in cui dare sfogo alla mia vis polemica.

Colsi l’occasione per parlare proprio del Cile e del clima di terrore lasciato da Pinochet che in quei giorni aveva lasciato l’incarico di Comandante delle Forze Armate, senza però mollare la presa sul controllo e la repressione delle libertà individuali.

Oggi ho letto con immenso piacere che in Cile, con una votazione definita "storica" dai media, la Camera dei deputati ha convertito in legge un progetto riguardante il 'matrimonio egualitario', ossia fra persone dello stesso sesso, che contempla anche il diritto di avere figli. 

Quanta acqua è passata sotto i ponti da quel 1997, e da questa column che scrissi nella primavera del 98 per Widespread, che non ricordo neppure se poi fu pubblicata, ma che oggi voglio riproporre per celebrare una vittoria della democrazia.

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Seconda stesura di questa column, ed il tutto in poco meno di 36 ore. Di fatto avevo gia’ praticamente terminato il tutto (nonostante che quel simpatico ragazzo di Gianni Bandini, pur avendo avuto a disposizione tre o quattro mesi dall’uscita di Widespread #0, mi abbia dato un preavviso di appena 3 giorni oltretutto approfittando del fatto che ero appena rientrato da 15 mesi trascorsi all’estero, e dunque in piena tempesta da “trasloco-cerco casa-lavoro e mezzo di locomozione”...) quando al Tg delle ore 20 mostrano le immagini degli scontri a Santiago del Cile per la cerimonia di addio del Generale Augusto Pinochet. E allora il dilemma: parlare del Generale oppure lasciare la mia colonna di commenti a WS0 tanto per fare incazzare Gianni e Giangiacomo? Alla fine, nonostante il mio carattere polemico, non posso che scegliere il Cile, pur concedendomi di elencare brevemente tre note al margine del numero inaugurale di Widespread, ovvero: UNO, perché cazzo ci sarà stato bisogno di dedicare 9 pagine ai problemi esistenziali del pur bravissimo Moscarelli? Non è forse scontato ciò che il buon Massimo ha impiegato tutto quello spazio per spiegarci, e che invece a parer mio fa parte del bagaglio culturale di tutti quelli un po’ più grandicelli che si sono resi già conto di quanto anche la scena straight e/o Hardcore siano una merda, ben distante dal paradiso che ci immaginavamo ai sedici anni!? DUE, quando sul giornale appaiono le fatidiche lettere ndr, chi è il redattore che le pone? TRE, e qua mi riferisco alla recensione del demo dei BURNING BARBIE da Pescara (che recita testualmente: “...sono presenti elementi screamish, emo, metal di scuola Gravity/Ebullition. Meritano una chance, ma anche un consiglio: il loro è un genere che sta già passando, quindi muoversi!”): ehi ragazzi, ma voi non siete quegli stessi che si scagliano contro tutta la merda modaiola in stile Epitaph o giù di lì? Ed allora dove è la differenza con tutta quella merda modaiola in stile screamish, emo, metal di scuola Gravity/Ebullition?

Ed a questo punto, dopo avere tirato un po' di merda in giro, bando alle ciance e passiamo al Cile. “Ma che cazzo te ne freghera’ del Cile e di Pinochet?”, mi direte voi... E forse avete anche ragione, ma dopo tutto in un mondo in cui ci spariamo delle gran pippe a discutere se è giusto o meno mangiare carne, ed in cui molti sarebbero disposti a menar le mani contro chi si fa delle canne senza rompere le palle a nessuno, perché non parlare anche di un Generale che per più di 20 anni ha governato uno dei Paesi più ricchi dell’America Latina dopo essere salito al potere attraverso un Colpo di Stato, ed in questi anni ha tolto dalla circolazione Dio sa’ quanti suoi connazionali (e non solo...) solo perché colpevoli di non pensarla come lui e come il suo regime. E spero che mi permettiate di parlarne senza pensare che sono le solite pippe da comunista del cazzo che parla dei problemi di posti tanto distanti solo perché fanno chic, perché in realtà io in Cile, a Santiago per la precisione, ho vissuto per quasi un anno. E sebbene in questo anno per motivi di lavoro abbia perlopiù vissuto a contatto con la borghesia medio alta (dopotutto sono un fottuto Ingegnere Elettronico mandato in America Latina a dirigere un ufficio!), ho ugualmente avuto modo di conoscere un sacco di gente interessante (la prossima volta se mi girerà dritta vi parlerò della vitalissima scena Straight Cilena, e sono sicuro che sarete più interessati...) che mi ha raccontato le proprie esperienze di vita. Purtroppo descrivere e riportare certe immagini non è semplice; manca il supporto delle facce, che portano segnate anni di brutte esperienze. Mai sarei in grado di descrivervi l’espressione di Luis Llanos, sposo di una mia collega di lavoro, a cui il Generale e la sua banda hanno portato via vari parenti, colpevoli di essere stati sindacalisti o comunque “a sinistra”. E soprattutto mai sarei in grado di ripetervi le storie raccontatemi da Alejandra, simpaticissima psicologa Cilena un tempo fidanzata con un Livornese e, vi giuro, assolutamente non di sinistra, che una volta alla settimana fa’ del volontariato ed assiste i familiari dei desaparecidos o, peggio, quei pochi “fortunati” che dopo essere stati sequestrati e torturati nelle galere del Pinocho (come lo chiamano la’, giocando sull’assonanza col nome Ispanico del nostro Pinocchio...) sono stati risparmiati ed anziché essere buttati a mare sono stati fatti miracolosamente riapparire in qualche discarica pieni di lividi e svuotati di vita. Se qualcuno di voi ha letto “Un Nome da Torero”, di Sepulveda, si ricorderà che la ragazza del protagonista era proprio riapparsa in una discarica dopo svariati anni, e, a 6 o 7 anni di distanza dal ritrovamento, ostinatamente si rifiutava di parlare e di tornare in vita. Bene, a quel che mi raccontava Alejandra, di persone rese “catatoniche” dall’esperienza nelle carceri del regime ce ne sono tante, e per lei il rientro a casa ogni Giovedì sera dopo questa giornata di volontariato significa sempre tremendi mal di testa e pianti solidali. E quello che ti fa’ incazzare, quando sei in Cile, è vedere come le nuovissime generazioni già abbiano perso la memoria storica, e grazie al lavaggio del cervello quotidianamente operato da una Tv di stato schieratissima, già rimpiangano gli anni “ordinati” di “quando c’era lui”. Il bello è che, anche se ufficialmente il regime militare è terminato quando 5 anni fa’ il Generale ha rinunciato alla carica di Presidente, cosa che ha permesso a tutte le “democrazie” occidentali di ripulirsi l’immagine e smettere di trattare con un Dittatore sanguinario, di fatto Pinochet è sempre rimasto Capo delle Forze Armate Cilene, che in Cile hanno un potere immenso, e che possono contare su una presenza territoriale capillarissima grazie al fatto che i famigerati “Carabineros” sono perlappunto militari fedelissimi al Generale. Ed ancora più bello è stato vedere come quando ai primi di Marzo, al termine di un tira e molla ai limiti dell’irresistibilmente comico (della serie “voi dite cosa vi pare, che tanto io continuo a fare ciò che voglio”!!!), il caro Pinochet ha finalmente lasciato il comando delle Forze Armate, si è tranquillamente nominato Senatore a vita senza che né il presidente fantoccio Frey, né le “democrazie” occidentali, abbiano avuto niente da ridire (beh, probabilmente erano troppo occupate a seguire quel cattivone di Saddam). Per questo io quelli che rimpiangono la dittatura proprio non li capisco.... Come non capisco tutti quelli che dicono che con Pinochet il Cile ha svoltato. Signori, questa è una bufala di dimensioni cosmiche, che più o meno equivale a far competere un trattore rattoppato con una fiammante Ferrari in una gara di velocità. Certo che quando nel 1973 Pinochet, eletto dal Presidente Salvador Allende capo delle Forze Armate da appena 19 giorni, a ragione della sua fedeltà (!!!), rovesciò con un sanguinoso golpe il “Comunista Allende” (che in quell’occasione fu anche rovesciato da una finestra della Moneda, il Palazzo presidenziale), il Cile era allo stremo, e la gente doveva fare la fila anche per comprare il pane. Ma è altrettanto vero che il Cile era stretto d’assedio da un embargo economico rigidissimo, reso più forte dal fatto che la regione era tutta in mano a dittature fasciste fedeli agli USA che non lasciavano passare un chiodo verso il Cile. E così l’unico appoggio a Allende veniva ovviamente da Cuba, a sua volta embargata. Al contrario quando Pinochet salì al potere mi hanno raccontato che a Santiago iniziò ad arrivare di tutto dagli USA, paese che ebbe così modo grazie alla fedeltà del Pinocho di sperimentare in questo “Mondo Alla Fine Del Mondo” (titolo di un altro raccomandatissimo romanzo di Sepulveda) il liberismo economico più sfrenato, in barba alle più elementari norme antitrust e sindacali, realizzando il sogno di tanti economisti illustri che in patria venivano frustrati da leggi che in tutela dei lavoratori e degli uomini impedivano questo tipo di sviluppo. Ma adesso non addentriamoci troppo in questi territori, altrimenti Gianni la prossima volta non mi lascia più scrivere nulla. Termino solo con una raccomandazione, che poco o nulla ha a che vedere con il Cile, ma molto con la libertà: se dalle vostre parti passa Dario Fo con il suo nuovo spettacolo “Adriano Libero, Adriano Innocente!”, per una volta nella vita compratevi un CD in meno ed i vostri soldini investiteli in teatro. E’ una cosa che accrescerà la vostra cultura, e che potrebbe aiutare una causa giusta quale la riapertura del processo Sofri....

 

RIKI SIGNORINI

Intervista a Giangiacomo De Stefano ed Andrea “Ics” Ferraris sull'hardcore anni 90 e sul loro libro “Disconnection”


Alcuni di voi ricorderanno che qualche mese fa Stefano Ballini ha dedicato una puntata (che potete rivedere QUA) alla presentazione del libro “Disconnection” di Giangiacomo De Stefano ed Andrea “Ics” Ferraris. Alla serata oltre agli intervistatori partecipammo anche io, Antonio Cecchi (CCM) e Rino Valente.

Il risultato fu una chiacchierata lunga ed interessantissima, che mi lasciò però con alcune domande ancora da porre agli autori del libro che, come sapete, parla dell’hardcore italiano anni ’90, partendo da qualche anno prima.

Per questo ho voluto approfondire con Andrea e Giangiacomo le domande che mi erano rimaste in sospeso.

Devo ringraziare i due autori per le loro risposte, e mi scuso con loro per i tempi biblici da me impiegati per completare l’intervista. Per restare in tema, io sono andato avanti con tempi da anni 80, quando si faceva tutto per lettera, mentre loro sono stati velocissimi, quasi millennials....

Ecco qua le domande:

  1. Quanto è stato complicato scrivere un libro a due teste e quattro mani?

GIANGIACOMO - Io Andrea ci conosciamo da moltissimo tempo. Per un periodo

Giangiacomo

abbiamo anche suonato assieme e quindi c’è una sintonia che ci permette di essere estremamente sinceri nei rapporti e di dotarci di una disciplina comune.

ANDREA- ..poi aggiungi che pur essendo due personalità parecchio diverse, siamo piuttosto complementari, il nostro focus nel contestualizzare in modo corretto il periodo storico e le persone che ne hanno lo hanno attraversato ha senz'altro aiutato nell'amalgamarci.

  1. Per chi e perché lo avete scritto?  

GIANGIACOMO - Per un lettore interessato alle sottoculture e alla musica in generale. Il libro specialmente nella parte iniziale, cerca di contestualizzare cosa è l’hardcore e cosa c’è stato prima di quello che abbiamo raccontato noi. A noi poi interessavano le dinamiche e l’evoluzione tra le varie situazioni. Che fossero etichette, gruppi, o semplici frequentatori della scena hardcore.

ANDREA - ...anche per lasciare una foto collettiva ed una sorta di tributo ad alcune persone che secondo noi meritavano di essere ricordate.

  1. Il libro è bello perché unisce alle vostre analisi, molto interessanti, anche interviste e punti di vista di band del periodo. Hanno partecipato tutti volentieri o qualcuno ha preferito defilarsi?

GIANGIACOMO- Tendenzialmente abbiamo ricevuto grande disponibilità. C’è stata qualche defezione. Alcune poco prima che andasse in stampa il libro, altre perché qualcuno non ha voluto farne parte appena lo abbiamo contattato. Devo dire che queste poche defezioni tradiscono ragioni a mio parere abbastanza sterili e che non mi interessa affrontare ora che il libro è fuori da mesi. Anche nella mia professione, che non è quella di scrittore, dico sempre che se non racconterai tu la tua storia, probabilmente lo faranno altri in modo peggiore. Evidentemente chi non ha voluto concederci l’intervista, la pensa diversamente.

  1. Ci sono stati protagonisti del libro o di quel periodo che non hanno apprezzato quello che avete scritto?

Andrea
GIANGIACOMO- Tra chi ne ha fatto parte in modo attivo direi che per la stragrande maggioranza dei casi c’è stato un riconoscimento totale. Qualche critica ovviamente è arrivata. Aldilà di quelle espresse da persone rancorose che non avevano nulla di sensato da dire, se non scrivere post deliranti che non meritano nessuna replica, c’è stata l’inutile polemica su Milano e su come è stato raccontato l’hardcore milanese di quel periodo. Anche quella l’ho trovata non meritevole di replica. Noi abbiamo riportato l’incontrovertibile realtà. Non sono stati espressi giudizi di valore, ma anche in questo caso abbiamo analizzato le dinamiche e l’interazione tra tutte le varie situazioni prese in esame.

ANDREA - ...per completare quanto detto da Giangiacomo, ti dico che oltre alla supervisione indispensabile di Max della Tsunami e di Andrea Valentini, ci siamo anche confrontati con alcuni di quelli che sono intervistati sul libro, due nomi su tutti Diego Cestino e Giulio Repetto.

  1. Senza temere conflitti di interesse, nel senso che potete citare anche quelli nei quali avete militato in prima persona, quali gruppi degli anni 90 considerate assolutamente da raccomandare ad un neofita?

GIANGIACOMO - Per quel che mi riguarda i gruppi che a mio parere vale la pena

Colonna Infame Skinhead

ricordare sono: Growing Concern, Concrete, Equality, By all means, Eversor, Burning Defeat, Comrades, Frammenti, Reprisal, Colonna Infame e Think Twice. Chiaro che si tratta di una lista dei più significativi, e che per essere completi dovrei citarne almeno un’altra dozzina.

ANDREA - beh di certo non ti parlo di quelli con cui ho suonato perchè sarebbe patetico, a quelli menzionati aggiungerei Headsman, gli ultimi Nuvola Blu, With Love (soprattutto dal vivo), Tempo Zero, Notorius e i Mudhead

  1. Giangiacomo, tu oltre che scrivere libri e suonare, oggi nei Cosa Nostra, realizzi e produci dei gran bei documentari. Quale di queste attività ti appaga di più?

Fichissimi
GIANGIACOMO - Nei Cosa Nostra non suono più già da qualche anno per raggiunti limiti di età e poi perché penso che quel progetto, per quel che mi riguarda, ha già dato tutto quello che doveva dare. E’ una regola che mi sono imposto da sempre. Quando un gruppo ha prodotto qualche disco, va sciolto e si passa avanti. 

Il mio lavoro è un’altra cosa. Ho la fortuna di fare ciò che mi piace e questo è qualcosa è impagabile. E’ un lavoro durissimo che presuppone uno sforzo costante e che fortunatamente mi vede impegnato in progetti sempre più importanti. Ogni giorno ringrazio la vita per quello che ho ottenuto in termini professionali e di relazioni affettive.

  1. Anche se il libro parla dei 90, per uno come me, con qualche anno in più sulle spalle, è inevitabile pensare anche al decennio precedente, e fare paragoni. Quali gruppi Italiani del periodo che vi ha preceduto conoscete, quale stimate e con quale avreste voluto suonare insieme?

GIANGIACOMO - Anche in questo caso è difficile fare una classifica. Raw Power, 

CCM

Indigesti, Wretched, Negazione, Crash Box, Nerorgasmo e poi Nabat, Bloody Riot, ma anche Franti e poi CCM o Declino, sono alcuni dei gruppi che ho più ho ascoltato. Probabilmente Negazione quelli che ho sempre considerato come i nostri fratelli maggiori.

ANDREA - chiaramente quelli che ha menzionato Gian per me sono stati fondamentali ma aggiungerei Bed Boys, Juggernout, i primissimi Fall Out, i Peggio Punx...e i Kina, in particolare "se ho vinto se ho perso". Infine anche se non sono un gruppo propriamente hardcore (...e i CCM invece sì?!)..i Panico.

  1. A vostro parere cosa differenzia la scena degli anni 80 da quella del decennio successivo? Personalmente, non me ne vogliate, negli anni 90 ho visto una eccessiva settarizzazione, con conseguente divisione tra generi musicali, che a volte portava all’estremismo. 

GIANGIACOMO - Non so se dirti se ci sia stato più o meno settarismo rispetto agli anni 80’. Quelli del Virus erano così tolleranti, oppure anche loro applicavano una serie di regole che possiamo definire oltranziste? Io penso che il radicalismo attitudinale dell’hardcore sia una delle cose più belle di questo genere di musica. Negli anni 90’ abbiamo dovuto inventarci la nostra scena e quello che può essere scambiato per settarismo, è la risposta di un gruppo ristretto di persone che fronteggia la scarsa considerazione della stampa musicale, oppure di realtà come i centri sociali che, pur sentendo nostri, ad un certo punto ci hanno snobbato.

ANDREA - a conferma di quanto detto da Giangiacomo, se leggi i diversi libri che

sono usciti sui gruppi degli anni 80, in particolar modo "Dritto contro un muro" di Giorgio Senesi, ti accorgi che di divisioni e settarismi ce n'erano eccome. Poi se andiamo nello specifico dei 90, soprattutto all'inizio, c'erano meno compartimentazioni perchè c'era anche meno gente e meno tour. Quando sono arrivati i primi tour di Agnostic Front, Gorilla Biscuits e Down By Law avresti potuto vedere lo stesso pubblico per tutti e tre i gruppi, solo dopo, allargandosi il bacino di utenza ed il numero dei concerti e di band è accaduto che si creassero delle sotto-classificazioni, sotto-generi, micro-scene, etc. Comunque questa cosa succede in tutti i generi musicali, lo vedi anche nella musica industriale, nell'elettronica, persino nel jazz e nell'hip hop...secondo te l'ascoltatore medio di Rava o Bollani si ascolta Zorn o Peter Brötzmann? Ed i fan di Capo Plaza hanno la più pallida idea di chi siano i Run DMC e Grandmaster Flash?

  1. Un altro genere che mei 90 ha spopolato è quello del punk, rappresentato da gente come la Banda Bassotti, i Los Fastidios, ma anche, che so, Impossibili, Manges, Deh Pills ecc. A proposito della settarizzazione di cui parlavo prima, secondo me nei 90 sarebbe stato difficile vedere sullo stesso palco Raw Power e Nabat come invece avveniva nel decennio precedente. Quali sono stati i vostri rapporti con questa scena?

GIANGIACOMO - La scena hardcore nei 90’ è stata un qualcosa che obbligatoriamente si è mossa su canali paralleli. Devo confessarti che con un paio dei gruppi da te citati nella domanda non dividerei il palco manco ora.

ANDREA - come dicevo prima, aumentando il pubblico, i gruppi ed i tour è quasi inevitabile che i generi si vadano diramando in direzioni diverse. Sarebbe bello chiedere a Lalli e a Stefano Giaccone se i punk che andavano per massacrarsi a suon di Wretched o Negazione erano così aperti a quello che suonavano i Franti. 

  1. Gli anni 90 sono passati alla storia anche per la nascita delle posse, fiorite un po’ in tutta Italia, ma senza dubbio molto legate in particolare a Roma ed a Bologna. Come vi rapportate con questa esperienza fondamentale?

GIANGIACOMO - Beh l’Isola nel Kantiere a Bologna è stata la culla sia della nascente scena hip hop italiana, che della scena hardcore anni 90’. In quel posto abbiamo vissuto questo legame tra le due scene. A Roma, al di là di personaggi come Chef Ragoo che hanno fatto parte di entrambe le realtà, c’è stato un rispetto e un'ammirazione reciproca tra hardcore e hip hop.

ANDREA - Guarda io all'epoca ho visto più volte gli Assalti Frontali, Neffa, i

Casino Royale (che in quel periodo avevano in line up Alessiomanna e Dj Gruff), Otr, Esa, 99 Posse etc. e Corrado di Riot records l'ho conosciuto quando suonava nei Lion Horse Posse. Credo che in molti oltretutto avessimo i dischi dei Pubblic Enemy, per non parlare dei Beastie Boys. Ad altri invece faceva proprio cagare l'hip hop, a volte per partito preso, o per gusti loro o anche solo per il fatto che si trattava di un genere più "mainstream". All'epoca se volevi organizzare una posse, anche nei centri sociali era subito "sì" mentre per un gruppo hc trovavi sempre delle opposizioni, cosa che avrà anche contribuito ad aumentare la distanza fra i due generi. 

  1. Per la sera dell’intervista in radio avevo tirato fuori questi dischi anni 90 a cui sono molto legato, che vi avrei chiesto di commentare al volo se ci fosse stato tempo. La serata però passò veloce, e chiacchierammo così tanto che non ci fu tempo. Me li commentereste adesso?

GIANGIACOMO - Alcuni sono dischi nei quali ho suonato e che non rinnego affatto. Altri come Growing Concern, Fichissimi, Open Season e Eversor, sono pietre miliari della scena anni 90. 

  1. La scena degli anni 80 ha avuto una risonanza mondiale, che è stata assai minore per quella successiva, che pure sarebbe stata favorita da una evoluzione tecnologica non indifferente. Quali sono le ragioni a vostro parere?

GIANGIACOMO - A mio parere è il momento di sfatare alcuni miti ed essere oggettivi. Tutta la scena italiana anni 80’ è stata importante e influente all’estero? A mio parere la risposta è no. Esistono libri in inglese dedicati alla scena italiana di quegli anni? Anche qui la risposta è no. Va invece detto che sono stati influenti alcuni gruppi di quella scena e il tributo che ancora oggi sentiamo di dovere a certe realtà è dovuto a questo. Mi vengono in mente Raw Power e CCM in America e in Europa Negazione. Dobbiamo cercare di capire che quello che è successo negli anni 80’ e che noi reputiamo importante, è nella memoria di quelli che l’hanno vissuto e di un numero ristretto di fanatici. La scena degli anni 90’ ha avuto gli stessi rapporti con l’estero di quello di tante realtà anni 80’. Forse sono mancati i gruppi influenti come i Raw Power.


ANDREA - aggiungerei anche alcune considerazioni, purtroppo infatti, a differenza degli svedesi e dei nord europei in genere, ci sono vari fattori fra i quali le registrazioni spesso mediocri, una pessima conoscenza dell'inglese ed una scarsa propensione a seguire/leggere quello che succedeva al di fuori dell'Italia che hanno fatto molti gruppi italiani non avessero la rilevanza adeguata al di fuori delle Alpi. Quello che conferma ciò che dice Giangiacomo e di come la memoria storica spesso sia destinata all'oblio, lo puoi constatare se solo pensi a nomi che sul finire degli 80 erano parecchio conosciuti e che per di più erano anglofoni come, ad esempio, i Jingo De Lunch, gli Spermbirds e gli Instigators. Quanti sotto ai quarant'anni se li ricordano in Europa?...ed in America? ...oltretutto, nel caso dei Jingo De Lunch parliamo di un gruppo che all'epoca aveva una buona fama e che ad un certo punto è comparso persino su giornali metal come Kerrang 

  1. Quali sono le principali differenze tra le due “ere” secondo voi? E come si demarcano i due periodi storici? 

GIANGIACOMO - Il nostro libro in realtà si concentra prevalentemente tra il 1987 e il 1998. Quali sono le differenze tra anni 80’ e 90’? Penso che le tematiche

dei testi e il suono mutano in modo significativo, pur mantenendo un ovvio legame a livello di etica e attitudine. Anche in questo caso però bisogna evidenziare alcune cose importanti. Non si può parlare di anni 90’ come di un blocco omogeneo. Tra il 1990 e il 1994 c’è un abisso, così come c’è un abisso tra la scena italiana del 1982 e quello che è successo ad esempio nel 1986. Noi parliamo di anni 80’ o 90’, ma poi questi sono stati ricchi di mille sfumature e contraddizioni che vanno raccontate nella loro specificità. 

ANDREA - Spesso dividiamo e classifichiamo i periodi storici per comodità, ma il più delle volte la Storia si muove su flussi non sempre così compartimentati che si sovrappongono.

  1. Elemento di continuità tra le due epoche sono stati sicuramente i Kina. Ci avete mai suonato assieme?

GIANGIACOMO - A mio parere i Kina e la Blu Bus, sono stati tra i pochi a parlare il linguaggio dei ragazzi che hanno animato la scena nel decennio successivo. Non tutto quello che hanno prodotto ha avuto riscontri significativi, anche perché per me non tutti i ragazzi della scena anni 90’ erano in grado di capire l’attitudine e la grandezza di gente come i Kina. Purtroppo non ho mai avuto modo di suonare con loro.

ANDREA - non abbiamo suonato con loro, ma con i Burning Defeat abbiamo partecipato a delle compilation della Blu Bus. A breve (..speriamo) dovrebbe uscire una biografia dei Kina per A Rivista Anarchica, a Gianpiero è piaciuto molto il nostro libro e ci ha proposto di fare qualche presentazione assieme, non è la stessa cosa, ma è come se "suonassimo assieme" a distanza di anni. 

  1. Finiamo con la domanda classicona… Perché chi legge questa intervista dovrebbe acquistare e leggere “Disconnection”?

GIANGIACOMO - Perché è un libro interessante che inquadra l’hardcore italiano con una profondità nuova e poi perché è stato un successo inaspettato. Questo ha fatto storcere il naso a qualche “barone” del giornalismo musicale. Gli stessi che ci hanno snobbato nei 90’ e che magari facevano inutili paragoni con gli anni 80’. 

Finita l'intervista, mi permetto di aggiungere che "Disconnection" è un bel libro edito da Tsunami, pieno zeppo di foto ed interviste con personaggi che hanno preso parte alla storia di quel periodo. Lo potete acquistare da Tsunami a questo Link

Siccome il libro merita davvero l'acquisto, aggiungo la presentazione:

Quello degli anni Novanta è stato un periodo di grande cambiamento per l’hardcore in Italia. In seguito al declino o all’evoluzione delle band storiche, una ventata di novità ha dato il via allo sviluppo di una scena che, seppur ancora in qualche modo legata a quella precedente, è stata in grado di affrontare tematiche inedite e portare in sé differenti sfaccettature e modi di pensare. L’epopea dell’hardcore italiano anni Ottanta è già stata documentata con dovizia di particolari in diversi libri e documentari, ma sino a oggi il decennio successivo era rimasto esclusivo appannaggio di chi l’ha vissuto in prima persona. Ora, grazie alle voci dei componenti di gruppi dell’epoca come Growing ConcernConcreteBy All MeansEversor, Tear Me Down, With LoveSottopressione, Burning Defeat, Colonna Infame Skinhead e tantissime altre realtà che in quegli anni sono fiorite da Aosta fino alla Sicilia, questo volume va finalmente a ricomporre l’anello mancante nella storia dell’hardcore punk italiano”.



RECENSIONE ANGELI “VOGLIO DI PIU'” (CD, 2021, AREA PIRATA, 4/5)

Per un motivo o per l'altro (stavolta è il lavoro) a volte mi capita di entrare in periodi di letargo più o meno lunghi.

In genere ne esco per occasioni speciali, legati a dischi o band che hanno un significato particolare per me.

Stavolta tocca agli Angeli, ed in particolare ad un album, “Voglio di più”, che ho amato sin dalla sua prima uscita (1999).

Purtroppo non ho mai avuto modo di vedere gli Angeli dal vivo perché negli anni in cui calcavano i palchi Italiani (96-98 o giù di lì) io ero all'estero, ma ricordo che quando per la prima volta sentii la title track me ne innamorai immediatamente.

Con Tax (ex 5° Braccio,Negazione, Declino, Mgz, Fluxus) come chitarra e voce e Massimino Ferrusi (ex Stinky Rats, Indigesti, Negazione, Persiana Jones) alla batteria, è impossibile non pensare ai Negazione (e scusate se è poco), con l'aggiunta di qualche sfumatura melodica in più, e qualche tocco Grunge.

Album potente, registrato nel ‘98 al Black Box studio in Francia, nello studio del produttore e loro grande amico Iain Burgess, l'inventore del Chicago Sound (quello, per intendersi, di Naked Raygun, Ministry, Pegboy e molti altri), al suo interno troverete 11 pezzi, tutti in Italiano tranne uno (“Breakfast in hell”), che fa bene Area Pirata a riproporre dopo tanti anni, per la prima volta in vinile (500 copie, di cui 200 rosso sangue), arricchendolo di una copertina pieghevole e un coupon digitale.

E, mi raccomando, fate come me, ascoltatelo sempre a volume massimo, non vi deluderà.

(Riki Signorini)

I brani 

1.          Voglio di più 

2.          Niente per me 

3.          Vivo 

4.          Non contate su di me 

5.          Facce sconosciute 

6.          Capirai 

7.          Il mondo nuovo 

8.          Con le mie scuse 

9.          Breakfast in hell  

10.       Rock'n'roll 

11.       Cazzi miei 

 

 

 I contatti

areapiratarec.bandcamp.com

www.facebook.com