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RECENSIONE BLOODY RIOT “RIVOLTIAMO” (LP, 2026, HELLNATION + AREA PIRATA, 4/5)

Anno importante il 2026 per i Bloody Riot. Prima gli Assalti Frontali hanno reso loro omaggio campionando “Naja de Merda” e trasformandola nella rap “Guerra di Merda”, riportando all'attenzione di un pubblico diverso uno dei manifesti dell'hardcore italiano. Poi è arrivato “Rivoltiamo”, il primo album di inediti dopo oltre quarant'anni. Una coincidenza? Forse. Un segnale? Probabilmente sì.

Per chi, come me, è cresciuto musicalmente negli anni Ottanta, i Bloody Riot non sono mai stati semplicemente una band. Erano un modo di stare al mondo, ed hanno rappresentato una delle voci più autentiche e credibili dell'underground italiano, che sputava rabbia contro il conformismo, contro le istituzioni borghesi, contro il potere in ogni sua forma. Non cercavano consenso. Cercavano verità. E quella verità, spesso scomoda, arrivava come un pugno nello stomaco.

Per questo motivo aspettavo “Rivoltiamo” con curiosità ma anche con una certa diffidenza. Le reunion sono spesso operazioni nostalgiche. Si torna insieme per celebrare un passato irripetibile, si ripropongono vecchi classici e si vive di ricordi. I Bloody Riot, invece, scelgono una strada completamente diversa. Questo disco nasce dall'urgenza di confrontarsi con il presente. Non prova a ricostruire il 1983. Cerca di raccontare il 2026 con gli stessi occhi di allora. Ed è proprio questa la sua forza.

La storia della rinascita della band è quasi casuale. Un ritrovo al funerale di Roberta Pagnini, la proposta di un festival, i concerti tornati uno dopo l'altro e la consapevolezza che limitarsi a suonare il vecchio repertorio non sarebbe bastato. Da lì la necessità di scrivere nuove canzoni, capaci di parlare dell'oggi mantenendo intatta l'attitudine di sempre.

L'assenza di Roberto Perciballi si sente. Sarebbe impossibile il contrario. La sua voce era parte integrante dell'identità dei Bloody Riot e rappresentava qualcosa di irripetibile. Oggi il microfono passa a Valerio Lazzaretti e Simone Lucciola, entrambi già coinvolti nel tributo dedicato a Perciballi. Perdono inevitabilmente il confronto soltanto perché nella nostra memoria continua a risuonare quella voce originale. Se li si ascolta senza questo peso sulle spalle, la loro prova è tutt'altro che secondaria. Riescono a trasmettere rabbia, convinzione e credibilità senza trasformarsi in imitatori. È probabilmente il miglior complimento che si possa fare.

Musicalmente siamo davanti a una band molto diversa da quella degli anni Ottanta. Più matura, più precisa, con una qualità sonora infinitamente superiore. Ma attenzione a non confondere la pulizia della produzione con un ammorbidimento del messaggio. Qui non c'è nulla di addomesticato. Il suono resta feroce, compatto, devastante. Rimane il marchio di fabbrica "Ardecore de Roma", ma con una solidità compositiva e tecnica che rende ogni brano ancora più efficace. Come ha scritto qualcuno in una recensione che condivido quasi totalmente, i Bloody Riot mettono insieme dieci brani fedeli al proprio stile schietto, sguaiato e spietato, sostenuti da un bel muro di suono e nati dall'urgenza di confrontarsi con il presente, senza cadere nella trappola della nostalgia.

Dal punto di vista dei contenuti non fanno un solo passo indietro. “Dichiarato Morto” affronta il caso di Alfredo Cospito e il regime del 41 bis. “Manganello” trasforma lo sfollagente nella perfetta metafora della repressione. “Radio Maria” è un atto d'accusa contro un'influenza culturale ritenuta pervasiva, mentre “Patriottista Patriota” prende di mira nazionalismo, ignoranza e manipolazione dell'informazione. Temi scomodi, affrontati senza il minimo tentativo di renderli più digeribili, esattamente come quarant'anni fa.

Merita una citazione particolare “Cuore Bugiardo”, rilettura della vecchia “Bitch”, con la volontà di rimettere mano a un testo che oggi gli stessi Bloody Riot giudicano superficiale e inadeguato, perché si può restare radicali senza rinunciare all'autocritica.

Commovente è anche “Parole al Veleno”, dedicata proprio a Roberto Perciballi. È impossibile ascoltarla senza pensare a quanto la sua presenza continui a permeare questo disco. Allo stesso modo “Ultima Chiamata”, dedicata a Massimo Lala dei Last Call, affronta il tema del suicidio con una lucidità e una delicatezza che sorprendono, senza rinunciare alla critica sociale che attraversa tutto l'album.

Per finire, “Rivoltiamo” non cerca mai di dimostrare di essere ancora rilevante. Lo è e basta. Non perché ripropone una fotografia degli anni Ottanta, ma perché dimostra che molte delle ragioni che fecero nascere il punk hardcore italiano sono ancora davanti ai nostri occhi. Cambiano i protagonisti, cambiano gli strumenti del potere, cambia il linguaggio, ma repressione, abuso, manipolazione e disuguaglianze continuano a esistere.

È forse questo il vero paradosso del disco. Avrei preferito ascoltare queste canzoni pensando che fossero il racconto di un passato lontano. Invece parlano del presente. E fanno male proprio per questo. E ci ricordano che c'è ancora molto contro cui vale la pena urlare.

(Riki Signorini)

I brani 

1.    Dichiarato Morto

2.    Manganello

3.    Radio Maria

4.    Cuore Bugiardo

5.    Parole al Veleno

6.    Annusa Abusa

7.    Patriottista Patriota

8.    Evaporato

9.    The Noise

10. Ultima Chiamata

I contatti

areapiratarec.bandcamp.com/album/rivoltiamo

Area Pirata Records

Robertò Hellnation

RECENSIONE MINOR THREAT “OUT OF STEP OUTTAKES” (EP, 2023, DISCHORD RECORDS, 5/5)

A distanza di 40 anni tornano i Minor Threat con tre outtakes della sessione di registrazione di “Out of Step”, il loro dodici pollici che senza ombra di dubbio è uno dei dischi più belli e fondamentali della musica che io adoro, l’hardcore.

Si tratta di tre pezzi che furono registrati negli Inner Ear Studios di Don Zientara e mai usati, ritrovati quasi per caso e rimixati da Don e Ian per festeggiare il quarantennale del disco.

Per la precisione, sono versioni inedite di "In My Eyes" e "Filler", che registrarono per sentire come avrebbero suonato con due chitarre, ed un pezzo, "Addams Family", che finì per essere utilizzato come coda di "Cashing In".

Ascoltandoli, mi vengono in mente solo tre cose:

1)  Quanto cazzo erano grandi i Minor Threat!!!!

2)  Se anche li avessero pubblicati in questa forma, e non in quella che conosciamo, ‘sti brani avrebbero spaccato alla grandissima!!!

3)  Ma quanto erano professionali alla Dischord per registrare così bene nello stesso periodo in cui nel resto del mondo gran parte dei dischi HC sembravano registrati nei cessi della metropolitana?

A seguire, cosa scrivono Ian e c. dell’EP sul loro Bandcamp: 

Nel gennaio 1983, i Minor Threat entrarono per la prima volta negli Inner Ear Studio nella formazione a cinque elementi (Brian Baker è passato dal basso alla seconda chitarra e Steve Hansgen suona il basso).

Avevano sei nuove canzoni per quello che divenne l'EP “Out of Step 12".

La band decise anche di riregistrare la canzone "Out of Step" con un po’ di testo in più per cercare di chiarire il contenuto, così come "Cashing In", una canzone ironica sulla scena punk di Washington che avevano suonato dal vivo solo una volta.

Dopo molte discussioni, "Cashing In" fu aggiunta come traccia nascosta nella versione originale del vinile, anche se non riportata sulla copertina o sull'etichetta.

C'era ancora del nastro vuoto sulla bobina, così decisero di registrare uno strumentale con il titolo provvisorio "Addams Family" e poi registrarono nuove versioni di "In My Eyes" e "Filler" per sentire come suonavano con due chitarre. "Addams Family" finì per essere utilizzata come coda di "Cashing In", ma le altre due canzoni non furono mai mixate e vennero in gran parte dimenticate per oltre 35 anni, fino a quando i nastri multitraccia furono portati in studio per essere digitalizzati nel 2021.

Sorpresi dalla scoperta, Ian e Don Zientara hanno mixato le due canzoni insieme alla take completa di "Addams Family". Questi outtakes vengono ora pubblicati su un 7" in occasione del 40° anniversario dell'uscita di Out of Step.


(Riki Signorini)

 

I brani

 

1.   In My Eyes (Out Of Step Outtake)

2.   Filler (Out Of Step Outtake)

3.   Addams family (Out Of Step Outtake)

 

I contatti

https://www.facebook.com/dischordrecords/

https://minorthreat.bandcamp.com/album/out-of-step-outtakes

Intervista a Giangiacomo De Stefano ed Andrea “Ics” Ferraris sull'hardcore anni 90 e sul loro libro “Disconnection”


Alcuni di voi ricorderanno che qualche mese fa Stefano Ballini ha dedicato una puntata (che potete rivedere QUA) alla presentazione del libro “Disconnection” di Giangiacomo De Stefano ed Andrea “Ics” Ferraris. Alla serata oltre agli intervistatori partecipammo anche io, Antonio Cecchi (CCM) e Rino Valente.

Il risultato fu una chiacchierata lunga ed interessantissima, che mi lasciò però con alcune domande ancora da porre agli autori del libro che, come sapete, parla dell’hardcore italiano anni ’90, partendo da qualche anno prima.

Per questo ho voluto approfondire con Andrea e Giangiacomo le domande che mi erano rimaste in sospeso.

Devo ringraziare i due autori per le loro risposte, e mi scuso con loro per i tempi biblici da me impiegati per completare l’intervista. Per restare in tema, io sono andato avanti con tempi da anni 80, quando si faceva tutto per lettera, mentre loro sono stati velocissimi, quasi millennials....

Ecco qua le domande:

  1. Quanto è stato complicato scrivere un libro a due teste e quattro mani?

GIANGIACOMO - Io Andrea ci conosciamo da moltissimo tempo. Per un periodo

Giangiacomo

abbiamo anche suonato assieme e quindi c’è una sintonia che ci permette di essere estremamente sinceri nei rapporti e di dotarci di una disciplina comune.

ANDREA- ..poi aggiungi che pur essendo due personalità parecchio diverse, siamo piuttosto complementari, il nostro focus nel contestualizzare in modo corretto il periodo storico e le persone che ne hanno lo hanno attraversato ha senz'altro aiutato nell'amalgamarci.

  1. Per chi e perché lo avete scritto?  

GIANGIACOMO - Per un lettore interessato alle sottoculture e alla musica in generale. Il libro specialmente nella parte iniziale, cerca di contestualizzare cosa è l’hardcore e cosa c’è stato prima di quello che abbiamo raccontato noi. A noi poi interessavano le dinamiche e l’evoluzione tra le varie situazioni. Che fossero etichette, gruppi, o semplici frequentatori della scena hardcore.

ANDREA - ...anche per lasciare una foto collettiva ed una sorta di tributo ad alcune persone che secondo noi meritavano di essere ricordate.

  1. Il libro è bello perché unisce alle vostre analisi, molto interessanti, anche interviste e punti di vista di band del periodo. Hanno partecipato tutti volentieri o qualcuno ha preferito defilarsi?

GIANGIACOMO- Tendenzialmente abbiamo ricevuto grande disponibilità. C’è stata qualche defezione. Alcune poco prima che andasse in stampa il libro, altre perché qualcuno non ha voluto farne parte appena lo abbiamo contattato. Devo dire che queste poche defezioni tradiscono ragioni a mio parere abbastanza sterili e che non mi interessa affrontare ora che il libro è fuori da mesi. Anche nella mia professione, che non è quella di scrittore, dico sempre che se non racconterai tu la tua storia, probabilmente lo faranno altri in modo peggiore. Evidentemente chi non ha voluto concederci l’intervista, la pensa diversamente.

  1. Ci sono stati protagonisti del libro o di quel periodo che non hanno apprezzato quello che avete scritto?

Andrea
GIANGIACOMO- Tra chi ne ha fatto parte in modo attivo direi che per la stragrande maggioranza dei casi c’è stato un riconoscimento totale. Qualche critica ovviamente è arrivata. Aldilà di quelle espresse da persone rancorose che non avevano nulla di sensato da dire, se non scrivere post deliranti che non meritano nessuna replica, c’è stata l’inutile polemica su Milano e su come è stato raccontato l’hardcore milanese di quel periodo. Anche quella l’ho trovata non meritevole di replica. Noi abbiamo riportato l’incontrovertibile realtà. Non sono stati espressi giudizi di valore, ma anche in questo caso abbiamo analizzato le dinamiche e l’interazione tra tutte le varie situazioni prese in esame.

ANDREA - ...per completare quanto detto da Giangiacomo, ti dico che oltre alla supervisione indispensabile di Max della Tsunami e di Andrea Valentini, ci siamo anche confrontati con alcuni di quelli che sono intervistati sul libro, due nomi su tutti Diego Cestino e Giulio Repetto.

  1. Senza temere conflitti di interesse, nel senso che potete citare anche quelli nei quali avete militato in prima persona, quali gruppi degli anni 90 considerate assolutamente da raccomandare ad un neofita?

GIANGIACOMO - Per quel che mi riguarda i gruppi che a mio parere vale la pena

Colonna Infame Skinhead

ricordare sono: Growing Concern, Concrete, Equality, By all means, Eversor, Burning Defeat, Comrades, Frammenti, Reprisal, Colonna Infame e Think Twice. Chiaro che si tratta di una lista dei più significativi, e che per essere completi dovrei citarne almeno un’altra dozzina.

ANDREA - beh di certo non ti parlo di quelli con cui ho suonato perchè sarebbe patetico, a quelli menzionati aggiungerei Headsman, gli ultimi Nuvola Blu, With Love (soprattutto dal vivo), Tempo Zero, Notorius e i Mudhead

  1. Giangiacomo, tu oltre che scrivere libri e suonare, oggi nei Cosa Nostra, realizzi e produci dei gran bei documentari. Quale di queste attività ti appaga di più?

Fichissimi
GIANGIACOMO - Nei Cosa Nostra non suono più già da qualche anno per raggiunti limiti di età e poi perché penso che quel progetto, per quel che mi riguarda, ha già dato tutto quello che doveva dare. E’ una regola che mi sono imposto da sempre. Quando un gruppo ha prodotto qualche disco, va sciolto e si passa avanti. 

Il mio lavoro è un’altra cosa. Ho la fortuna di fare ciò che mi piace e questo è qualcosa è impagabile. E’ un lavoro durissimo che presuppone uno sforzo costante e che fortunatamente mi vede impegnato in progetti sempre più importanti. Ogni giorno ringrazio la vita per quello che ho ottenuto in termini professionali e di relazioni affettive.

  1. Anche se il libro parla dei 90, per uno come me, con qualche anno in più sulle spalle, è inevitabile pensare anche al decennio precedente, e fare paragoni. Quali gruppi Italiani del periodo che vi ha preceduto conoscete, quale stimate e con quale avreste voluto suonare insieme?

GIANGIACOMO - Anche in questo caso è difficile fare una classifica. Raw Power, 

CCM

Indigesti, Wretched, Negazione, Crash Box, Nerorgasmo e poi Nabat, Bloody Riot, ma anche Franti e poi CCM o Declino, sono alcuni dei gruppi che ho più ho ascoltato. Probabilmente Negazione quelli che ho sempre considerato come i nostri fratelli maggiori.

ANDREA - chiaramente quelli che ha menzionato Gian per me sono stati fondamentali ma aggiungerei Bed Boys, Juggernout, i primissimi Fall Out, i Peggio Punx...e i Kina, in particolare "se ho vinto se ho perso". Infine anche se non sono un gruppo propriamente hardcore (...e i CCM invece sì?!)..i Panico.

  1. A vostro parere cosa differenzia la scena degli anni 80 da quella del decennio successivo? Personalmente, non me ne vogliate, negli anni 90 ho visto una eccessiva settarizzazione, con conseguente divisione tra generi musicali, che a volte portava all’estremismo. 

GIANGIACOMO - Non so se dirti se ci sia stato più o meno settarismo rispetto agli anni 80’. Quelli del Virus erano così tolleranti, oppure anche loro applicavano una serie di regole che possiamo definire oltranziste? Io penso che il radicalismo attitudinale dell’hardcore sia una delle cose più belle di questo genere di musica. Negli anni 90’ abbiamo dovuto inventarci la nostra scena e quello che può essere scambiato per settarismo, è la risposta di un gruppo ristretto di persone che fronteggia la scarsa considerazione della stampa musicale, oppure di realtà come i centri sociali che, pur sentendo nostri, ad un certo punto ci hanno snobbato.

ANDREA - a conferma di quanto detto da Giangiacomo, se leggi i diversi libri che

sono usciti sui gruppi degli anni 80, in particolar modo "Dritto contro un muro" di Giorgio Senesi, ti accorgi che di divisioni e settarismi ce n'erano eccome. Poi se andiamo nello specifico dei 90, soprattutto all'inizio, c'erano meno compartimentazioni perchè c'era anche meno gente e meno tour. Quando sono arrivati i primi tour di Agnostic Front, Gorilla Biscuits e Down By Law avresti potuto vedere lo stesso pubblico per tutti e tre i gruppi, solo dopo, allargandosi il bacino di utenza ed il numero dei concerti e di band è accaduto che si creassero delle sotto-classificazioni, sotto-generi, micro-scene, etc. Comunque questa cosa succede in tutti i generi musicali, lo vedi anche nella musica industriale, nell'elettronica, persino nel jazz e nell'hip hop...secondo te l'ascoltatore medio di Rava o Bollani si ascolta Zorn o Peter Brötzmann? Ed i fan di Capo Plaza hanno la più pallida idea di chi siano i Run DMC e Grandmaster Flash?

  1. Un altro genere che mei 90 ha spopolato è quello del punk, rappresentato da gente come la Banda Bassotti, i Los Fastidios, ma anche, che so, Impossibili, Manges, Deh Pills ecc. A proposito della settarizzazione di cui parlavo prima, secondo me nei 90 sarebbe stato difficile vedere sullo stesso palco Raw Power e Nabat come invece avveniva nel decennio precedente. Quali sono stati i vostri rapporti con questa scena?

GIANGIACOMO - La scena hardcore nei 90’ è stata un qualcosa che obbligatoriamente si è mossa su canali paralleli. Devo confessarti che con un paio dei gruppi da te citati nella domanda non dividerei il palco manco ora.

ANDREA - come dicevo prima, aumentando il pubblico, i gruppi ed i tour è quasi inevitabile che i generi si vadano diramando in direzioni diverse. Sarebbe bello chiedere a Lalli e a Stefano Giaccone se i punk che andavano per massacrarsi a suon di Wretched o Negazione erano così aperti a quello che suonavano i Franti. 

  1. Gli anni 90 sono passati alla storia anche per la nascita delle posse, fiorite un po’ in tutta Italia, ma senza dubbio molto legate in particolare a Roma ed a Bologna. Come vi rapportate con questa esperienza fondamentale?

GIANGIACOMO - Beh l’Isola nel Kantiere a Bologna è stata la culla sia della nascente scena hip hop italiana, che della scena hardcore anni 90’. In quel posto abbiamo vissuto questo legame tra le due scene. A Roma, al di là di personaggi come Chef Ragoo che hanno fatto parte di entrambe le realtà, c’è stato un rispetto e un'ammirazione reciproca tra hardcore e hip hop.

ANDREA - Guarda io all'epoca ho visto più volte gli Assalti Frontali, Neffa, i

Casino Royale (che in quel periodo avevano in line up Alessiomanna e Dj Gruff), Otr, Esa, 99 Posse etc. e Corrado di Riot records l'ho conosciuto quando suonava nei Lion Horse Posse. Credo che in molti oltretutto avessimo i dischi dei Pubblic Enemy, per non parlare dei Beastie Boys. Ad altri invece faceva proprio cagare l'hip hop, a volte per partito preso, o per gusti loro o anche solo per il fatto che si trattava di un genere più "mainstream". All'epoca se volevi organizzare una posse, anche nei centri sociali era subito "sì" mentre per un gruppo hc trovavi sempre delle opposizioni, cosa che avrà anche contribuito ad aumentare la distanza fra i due generi. 

  1. Per la sera dell’intervista in radio avevo tirato fuori questi dischi anni 90 a cui sono molto legato, che vi avrei chiesto di commentare al volo se ci fosse stato tempo. La serata però passò veloce, e chiacchierammo così tanto che non ci fu tempo. Me li commentereste adesso?

GIANGIACOMO - Alcuni sono dischi nei quali ho suonato e che non rinnego affatto. Altri come Growing Concern, Fichissimi, Open Season e Eversor, sono pietre miliari della scena anni 90. 

  1. La scena degli anni 80 ha avuto una risonanza mondiale, che è stata assai minore per quella successiva, che pure sarebbe stata favorita da una evoluzione tecnologica non indifferente. Quali sono le ragioni a vostro parere?

GIANGIACOMO - A mio parere è il momento di sfatare alcuni miti ed essere oggettivi. Tutta la scena italiana anni 80’ è stata importante e influente all’estero? A mio parere la risposta è no. Esistono libri in inglese dedicati alla scena italiana di quegli anni? Anche qui la risposta è no. Va invece detto che sono stati influenti alcuni gruppi di quella scena e il tributo che ancora oggi sentiamo di dovere a certe realtà è dovuto a questo. Mi vengono in mente Raw Power e CCM in America e in Europa Negazione. Dobbiamo cercare di capire che quello che è successo negli anni 80’ e che noi reputiamo importante, è nella memoria di quelli che l’hanno vissuto e di un numero ristretto di fanatici. La scena degli anni 90’ ha avuto gli stessi rapporti con l’estero di quello di tante realtà anni 80’. Forse sono mancati i gruppi influenti come i Raw Power.


ANDREA - aggiungerei anche alcune considerazioni, purtroppo infatti, a differenza degli svedesi e dei nord europei in genere, ci sono vari fattori fra i quali le registrazioni spesso mediocri, una pessima conoscenza dell'inglese ed una scarsa propensione a seguire/leggere quello che succedeva al di fuori dell'Italia che hanno fatto molti gruppi italiani non avessero la rilevanza adeguata al di fuori delle Alpi. Quello che conferma ciò che dice Giangiacomo e di come la memoria storica spesso sia destinata all'oblio, lo puoi constatare se solo pensi a nomi che sul finire degli 80 erano parecchio conosciuti e che per di più erano anglofoni come, ad esempio, i Jingo De Lunch, gli Spermbirds e gli Instigators. Quanti sotto ai quarant'anni se li ricordano in Europa?...ed in America? ...oltretutto, nel caso dei Jingo De Lunch parliamo di un gruppo che all'epoca aveva una buona fama e che ad un certo punto è comparso persino su giornali metal come Kerrang 

  1. Quali sono le principali differenze tra le due “ere” secondo voi? E come si demarcano i due periodi storici? 

GIANGIACOMO - Il nostro libro in realtà si concentra prevalentemente tra il 1987 e il 1998. Quali sono le differenze tra anni 80’ e 90’? Penso che le tematiche

dei testi e il suono mutano in modo significativo, pur mantenendo un ovvio legame a livello di etica e attitudine. Anche in questo caso però bisogna evidenziare alcune cose importanti. Non si può parlare di anni 90’ come di un blocco omogeneo. Tra il 1990 e il 1994 c’è un abisso, così come c’è un abisso tra la scena italiana del 1982 e quello che è successo ad esempio nel 1986. Noi parliamo di anni 80’ o 90’, ma poi questi sono stati ricchi di mille sfumature e contraddizioni che vanno raccontate nella loro specificità. 

ANDREA - Spesso dividiamo e classifichiamo i periodi storici per comodità, ma il più delle volte la Storia si muove su flussi non sempre così compartimentati che si sovrappongono.

  1. Elemento di continuità tra le due epoche sono stati sicuramente i Kina. Ci avete mai suonato assieme?

GIANGIACOMO - A mio parere i Kina e la Blu Bus, sono stati tra i pochi a parlare il linguaggio dei ragazzi che hanno animato la scena nel decennio successivo. Non tutto quello che hanno prodotto ha avuto riscontri significativi, anche perché per me non tutti i ragazzi della scena anni 90’ erano in grado di capire l’attitudine e la grandezza di gente come i Kina. Purtroppo non ho mai avuto modo di suonare con loro.

ANDREA - non abbiamo suonato con loro, ma con i Burning Defeat abbiamo partecipato a delle compilation della Blu Bus. A breve (..speriamo) dovrebbe uscire una biografia dei Kina per A Rivista Anarchica, a Gianpiero è piaciuto molto il nostro libro e ci ha proposto di fare qualche presentazione assieme, non è la stessa cosa, ma è come se "suonassimo assieme" a distanza di anni. 

  1. Finiamo con la domanda classicona… Perché chi legge questa intervista dovrebbe acquistare e leggere “Disconnection”?

GIANGIACOMO - Perché è un libro interessante che inquadra l’hardcore italiano con una profondità nuova e poi perché è stato un successo inaspettato. Questo ha fatto storcere il naso a qualche “barone” del giornalismo musicale. Gli stessi che ci hanno snobbato nei 90’ e che magari facevano inutili paragoni con gli anni 80’. 

Finita l'intervista, mi permetto di aggiungere che "Disconnection" è un bel libro edito da Tsunami, pieno zeppo di foto ed interviste con personaggi che hanno preso parte alla storia di quel periodo. Lo potete acquistare da Tsunami a questo Link

Siccome il libro merita davvero l'acquisto, aggiungo la presentazione:

“Quello degli anni Novanta è stato un periodo di grande cambiamento per l’hardcore in Italia. In seguito al declino o all’evoluzione delle band storiche, una ventata di novità ha dato il via allo sviluppo di una scena che, seppur ancora in qualche modo legata a quella precedente, è stata in grado di affrontare tematiche inedite e portare in sé differenti sfaccettature e modi di pensare. L’epopea dell’hardcore italiano anni Ottanta è già stata documentata con dovizia di particolari in diversi libri e documentari, ma sino a oggi il decennio successivo era rimasto esclusivo appannaggio di chi l’ha vissuto in prima persona. Ora, grazie alle voci dei componenti di gruppi dell’epoca come Growing Concern, Concrete, By All Means, Eversor, Tear Me Down, With Love, Sottopressione, Burning Defeat, Colonna Infame Skinhead e tantissime altre realtà che in quegli anni sono fiorite da Aosta fino alla Sicilia, questo volume va finalmente a ricomporre l’anello mancante nella storia dell’hardcore punk italiano”.



DRITTI CONTRO UN MURO ED ALTRI RACCONTI


Chi mi conosce sa quanto mi è piaciuto il libro “Dritti Contro Un Muro, (e non solo perché sono uno degli intervistati… ;-).
Per questo mi fa molto piacere pubblicare questo messaggio dell’autore, Giorgio Senesi.

Ciao a tutti

Ancora disponibili le ultime 100 copie di

DRITTI CONTRO UN MURO
L’hardcore punk italiano degli anni ‘80 raccontato da 140 protagonisti
a cura di Giorgio S. Senesi
Prefazione di Stiv “Rottame” Valli
L’origine. Le città e i centri nevralgici. Le band. La politica, l’autogestione, i posti occupati. L’autoproduzione e le etichette indipendenti. Le fanzine. I raduni, le contestazioni, i concerti. Le forze dell’ordine e i tamarri. La violenza, le droghe, gli eccessi nichilisti. Il rapporto conflittuale tra punk e stampa. L’apice: dall’Europa all’America. Il declino: la fine delle grandi band italiane.
12 capitoli per 140 protagonisti della prima ondata hardcore punk italiana. 512 pagine dirette, velocissime, distorte, sudate. Oltre 100 band. Tantissime immagini inedite, fotografie, manifesti, volantini, copertine e articoli di giornali dell’epoca. 
Costo: 25 euro

In aggiunta ancora disponibili pochissime copie del libro TVOR e del film in DVD "Italian punk hardcore 1980-1989".

Mega offerta pacchetto due libri + dvd totale 60 euro (compresa spedizione in prioritaria) oppure 62 euro (compresa spedizione in raccomandata)  

Per qualsiasi ordine info: giorgiolh80@gmail.com


RECENSIONE SHAMELESS “SHAMELESS” (EP 7”, 2016, D.I.Y. Conspiracy, voto 4/5)

Secondo EP per i Calabresi Shameless, che arrivano a questo “Fourth Floor” dopo l’omonimo esordio del 2015 (qua in free download) e la partecipazione alla compilation “Kidz Against Renzi” dello stesso anno.
Qua ci troviamo di fronte a 4 pezzi sparati a palla, all’insegna del vecchio glorioso hardcore Italico senza fronzoli, quello che ha spopolato negli anni 80 lasciando poi il posto all’hardcore pop melodico degli anni a seguire. A dispetto del nome i tre cantano in Italiano, e ci offrono testi non banali o sloganistici, che parlano di temi importanti.
Ritmi serrati e batteria inarrestabile per un disco da ascoltare senza tregua, tra Impact, Declino e (batteria a parte) Peggio Punx.
Lo potete scaricare da Bandcamp o acquistare sotto forma di sette pollici in vinile in edizione limitata a 500 copie (300 nere, e le restanti gialle).
Le etichette coivolte nella cospirazione sono, salvo dimenticanze: Black Fire Rec., Chosen Few,  Distrozione,  Impeto Records, Passione Nera, Prejudice Me Rec., Rumagna Sgroza, Rumori In Cantina, Sirboni Rec., Smegma Rec. e SN – Rex (e perdonatemi se ne ho dimenticata qualcuna….)

Riki Signorini

I brani

1. Quarto Piano
2. A Stento
3. La Resa
4. In Prospettiva

I contatti
shamelesshc.bandcamp.com

Intervista ai Cosa Nostra su Garage Radio

Per chi non avesse avuto modo di seguirci in diretta radio, cliccando qua potrete ascoltare il podcast con l'intervista integrale a Giangiacomo De Stefano, uno dei cantanti dei Cosa Nostra.
Grazie ad Heintz Zaccagnini per avermi ospitato in Radio per parlare della musica che amo con un personaggio di questo calibro.
E a breve anche una intervista scritta.

Riki Signorini


FINALMENTE IN USCITA "ITALIAN PUNK HARDCORE 1980-1989, IL FILM | THE MOVIE" (DVD)

È ufficiale: finalmente il 7 settembre 2015 esce "ITALIAN PUNK HARDCORE 1980-1989, IL FILM | THE MOVIE" (DVD).

Lovehate80.it in collaborazione con FOAD Records presenta:

Il film lungamente atteso sulla scena italiana Hardcore/Punk nel decennio 1980-1989, l'unico e solo! Quasi 2 ore di interviste esaustive, foto, volantini e rare immagini dal vivo da più di 50 gruppi e 62 protagonisti (etichette, editori di fanzine, ecc). Un "monsterwork" realizzato nel corso degli anni con passione febbrile.....

Costo: 13 euro + spese postali

Preordini dal 25 agosto 2015. Per qualsiasi info: foadrecords@gmail.com - ordini@lovehate80.it
  
Prima assoluta mondiale!!!
  
ITALIAN PUNK HARDCORE 1980-1989, IL FILM | THE MOVIE venerdì 4 settembre 2015 a BARI MULTICINEMA GALLERIA, corso Italia, 15/17 (nei pressi della stazione centrale) ore 20:30 - ingresso 3 euro

ATTENZIONE!!! Sarà possibile acquistare il DVD in anteprima!!!

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Lovehate80.it in collaboration with FOAD Records presents:

The longly awaited movie about the first wave of Italian Hardcore/Punk (1980-1989), the one and only! Almost 2 hours of exhaustive interviews, photos, flyers and rare live footage from more than 50 bands and 62 characters (labels, zine editors, etc.) of Italy's legendary furious years! A monsterwork put together over the years with feverish passion.. simply the most detailed and quality-focused video source about the roots of Italian Hardcore/Punk you can think of!

Official release date: September 7th 2015.

Retail price: 13 euro + postage.

Preorders will start August 25th 2015 via www.scareystore.com, foadrecords@gmail.com and ordini@lovehate80.it
   


  
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RECENSIONE NO FOR AN ANSWER “IT MAKES ME SICK” (7” EP, 2011, TKO 184)

Evvai di reunion!! Continuiamo a farci del male.

Nel 1993 i NFAA approcciarono il loro unico tour europeo a ben 4 anni dalla pubblicazione del loro unico LP “A Thought Crusade”. Già in quell’occasione si parlò di ragioni opportunistiche per quella strana tournee, dove per opportunistiche si legga economiche. E con una mossa tanto geniale quanto spiazzante, i NFAA girarono l’Europa con l’incisione “Money for an answer” sulla grancassa della batteria!!! Questo solo per far capire la caratura di un personaggio come Dan O Mahoney, una mente “superiore” del giro storico straight edge! Per la cronaca, il concerto a cui assistetti all’epoca fu stellare! Da brividi!!
Ora questo nuovo EP, ad appena 22 anni dal loro ultimo disco… Chi va piano…
Non sto a profondermi in filologie potenzialmente interminabili sulla storia della band e delle sue innumerevoli (spesso pregevoli) derivazioni. Qui si parla di mostri sacri; ogni membro della band lo è!
I brani qui presenti non sono nuove creature, bensì tracce originali dell’epoca (parliamo del 1988/89) ma mai incise prima.
Mi lasciano un po’ l’amaro in bocca, perché non spiccano particolarmente per bellezza. A pensar male, mi sorge la considerazione che se questi brani erano originariamente rimasti nel classico cassetto, una ragione deve ben esserci… La band c’è, per carità, le canzoni sono quelle che ti aspetti, la voce di Dan è rimasta piacevolmente immutata, però non ti rimangono in testa.
Certo che se questa uscita discografica fosse la scusa per una nuova tournee, non potrei esserne più contento!
In chiusura, è d’obbligo una segnalazione riguardo l’etichetta del lato B del disco: c’è rappresentato l’omone simbolo della band, che nell’LP dell’89 campeggiava in posa plastica superomista, e qui invece è rappresentato in piedi sostenuto ad un deambulatore per anziani!!! Sempre grande Dan!
Il sito della TKO riporta che sono state stampate appena 500 copie dell’ep. Non so se crederci. Vinile nero, testi stampati all’interno della copertina.

Gianni Bandini (gianni@ngi.it)


I BRANI:


1) Man Against Man
2) It Makes Me Sick
3) In The Beginning

I CONTATTI:


http://www.tkorecords.com/
http://www.myspace.com/nfaaxxx

RECENSIONE GORILLA BISCUITS “CATS AND DOGS (A COLLECTION OF GB RARITIES)” (LP, 2010, bootleg)


Questo bootleg è praticamente la versione in vinile del CD, sempre bootleg, che uscì una decina d’anni fa in Germania e conteneva i due demo, qui presenti, e la versione embrionale dell’album “Start Today”, qui presente, cantata interamente da Walter Schreifels. IL CD conteneva in più, non presente in questa stampa su vinile, i bootlegs di Moondog 7” (mai uscito ufficialmente) e i “Live In Germany” 7” e “live At The Safari Club” 7”. Per completare il quadro sulle differenze tra le due edizioni, questa stampa in vinile include, non presenti invece nel CD, tutti i brani che i GB hanno ceduto a varie compilations dell’epoca.
Si tratta di un LP documentale molto importante vista la statura dei Gorilla B., una delle 10 band più importanti di sempre nella storia dell’HC a mio giudizio, che durante la sua breve esistenza ha inciso in studio un numero davvero esiguo di tracce. Davvero non mi spiego del perché la Revelation non si prenda l’onere di dare una stampa ufficiale e dignitosa a materiale tanto prezioso… Una delle ragioni forse è che la qualità media delle registrazioni di questi demo è davvero scarsa e forse poco presentabile. E i brani già tutti praticamente noti. Ma se esiste una band per cui valga la pena dar fondo agli archivi questa è proprio i GB.
Molto bella la versione di “Start Today” cantata da Walter, che non si pone in competizione con quella sempre bellissima di CIV, ma semplicemente si propone come versione alternativa altrettanto valida! Peccato solo per la registrazione davvero da fogna…
Un disco comunque non solo per completisti.
Vinile nero, nessun inserto.

Gianni Bandini (gianni@ngi.it)

I brani:

DEMO (1987)
        1) No Reason Why
        2) Big Mouth
        3) Better Than You
        4) GB
        5) Do It Yourself
        6) Finish What You Started
REHEARSAL (1988)
        7) Instrumental
        8) Hold Your Ground
        9) Breaking Free
        10) Cats And Dogs (Instrumental)
        11) Things We Say
        12) Slut
START TODAY DEMO (Walter Sings 1989)
    13) New Direction
    14) Two Sides
    15) Degradation
    16) Forgotten
    17) Start Today (Instrumental)
    18) Stand Still
    19) Time Flies
    20) Competition
    21) Cats And Dogs
    22) Good Intentions
    23) Biscuits Power
    24) First Failure
Da varie compilations:
    25) Better Than You
    26) Forgotten
    27) Biscuits Power
    28) Sitting Round At Home
Bonus Tracks:
    29) Short End Of The Stick
    30) Hold Your Ground