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INTERVISTA AI TIRATURA LIMITATA

Dei Tiratura Limitata ci siamo occupati già qualche settimana fa in occasione dell’uscita del loro CD retrospettivo su Area Pirata.

Qua potete leggere la recensione: Ribelli a Vita: RECENSIONE TIRATURA LIMITATA “S/T” (LP + DIGITAL, 2025, AREA PIRATA RECORDS, 3/5)

Oggi torniamo a parlare della band Milanese attraverso un’intervista collettiva al gruppo.

D: Partiamo dal disco uscito di recente su Area Pirata. Se fosse uscito nel 1986 o nel 1987, avrebbe potuto cambiare qualcosa nella storia dei Tiratura Limitata? O eravate comunque una band destinata a bruciare in fretta?

R: La situazione della band nel 1987 era di forti prospettive ma anche piena di tensioni interne.

Il punk rock cominciava a stare stretto a qualche elemento della band che poi confluì nei Casino Royale e negli Investigators.

Sicuramente l'uscita del disco avrebbe portato nuovi stimoli e nuovi concerti anche in zone fuori dal nord Italia. Ma chissà quanto sarebbe durato.

D: Il disco nasce da un’idea di Geno De Angelis maturata nel 2020. Quanto c’è di suo in questo LP e quanto è stato difficile portare a termine il progetto dopo la sua scomparsa?

Il disco è composto quasi tutto da brani che erano stati registrati nel periodo 1985/1987 quindi con Geno al basso.

Qualcosa in studio e una buona parte in sala prove (villa Amantea) e durante i live.

Quando Geno ha proposto il progetto nel 2020, durante il COVID, i brani erano già stati scelti e masterizzati.

Addirittura, la copertina era già pronta.

Per cui quando nel 2025 c'è stato il contatto con Area Pirata Rec l'unica aggiunta è stata la registrazione di “Doesn't make It Alright” che era una delle pochissime cover che proponevamo dal vivo.

D: Secondo te è più un tributo, un documento storico o qualcosa che sentite ancora vivo artisticamente?

Questo disco è la fotografia di quello che eravamo in quegli anni: cinque ventenni con l'urgenza di raccontare la nostra situazione e la nostra città.

Registrato oggi sarebbe diverso; maggiore capacità strumentale e nuove ispirazioni avrebbero portato ad un disco, ma anche una band, diversa.

Per cui siamo contenti del risultato ma i 40 anni passati, specialmente noi che ci abbiamo suonato, li sentiamo tutti.

D: Lo split EP del 1983 con gli Shocking TV resta uno dei pochi documenti ufficiali della vostra prima fase. Che rapporto c’era tra voi? Era una semplice condivisione di etichetta e scena o c’era di più? E oggi, riguardando a quello split, cosa pensi che rappresenti davvero?

Noi eravamo prima di tutto amici, e lo siamo tutt'ora, degli Shockin'TV.

Oltre al disco abbiamo diviso sala prove, concerti e serate divertenti.

Noi Tiratura abbiamo registrato quel disco dopo solo 5 mesi che ci eravamo formati.

Ma in quegli anni (1982/1983) nella scena stavano succedendo cose di cui ancora oggi si parla con ammirazione e un misto di mitologico e dovevamo assolutamente dare il nostro contributo.

Tecnicamente ha delle pecche incredibili ma a livello artistico non ne cambierei una virgola.

La cosa che più ci fa piacere è che a distanza di 40 anni ancora oggi scopro gente "insospettabile" che possiede e apprezza quel vinile.

D: La scelta di rifare “Doesn’t Make It Alright” degli The Specials nel 2025  penso che sia significativa, e sembra confermare che l’anima ska-reggae fosse centrale nel vostro suono, forse più di certa estetica punk. Quanto erano importanti per voi il reggae e il dub rispetto alla componente più strettamente punk/Oi!?

R: Ah, lo ska e il reggae sono sempre stati, insieme al punk rock, la nostra fonte di ispirazione.

Già nel disco 7 pollici Milano 1983 c'era un brano Ska (“Distruggiamo il nucleare”) e ti posso dire che quando lo suonammo al Virus nel nostro primo concerto la partecipazione del pubblico punx fu devastante. Stage dive come nei più potenti brani hardcore. Da non credere..

Doesn't make It Alright”, che fu introdotta nella scaletta anni dopo, era un brano che ci distingueva e giocoforza abbiamo deciso di registrarla per il disco perché non esisteva una versione dell'epoca registrata degnamente.

D: Oggi, nel 2025, cosa sono i Tiratura Limitata? Un progetto chiuso che trova finalmente una forma compiuta, oppure c’è spazio per nuova musica, magari con uno sguardo meno nostalgico e più contemporaneo

R: I Tiratura Limitata attualmente sono un gruppo di amici legati dai ricordi di quegli anni e dalla mancanza di Geno. Le poche cose che riusciamo a fare sono sempre dedicate a lui.

Il nuovo disco e il concerto del Bloom del 2023 ne sono la testimonianza.

Ma non credo ci saranno nuovi brani o un Réunion.

Anche geograficamente gli elementi della band sono disseminati per l'Italia e ciò causerebbe difficoltà nelle prove.

D: Siete stati spesso raccontati come una band “combat punk” debitrice dei Clash, con innesti Oi! e reggae ma mai davvero hardcore.  Non pensi che questa posizione un po’ ibrida vi abbia penalizzato nella scena milanese degli anni ’80, dove l’identità, soprattutto hardcore, era molto marcata?

R: Assolutamente d'accordo. L'hardcore punk, da suonare, non ci è mai piaciuto.

Alcuni di noi apprezzavano le proposte di questo genere che arrivavano dall'Inghilterra e dagli Stati Uniti ma si faceva fatica a scrivere brani così veloci.

Fatica a livello di gusto musicale, non come tecnica strumentale.

Dal giro del Virus siamo usciti abbastanza rapidamente perché alcune contraddizioni del collettivo non le sopportavamo.

Tuttavia, nel concerto di chiusura del Virus, pochi giorni prima che venisse sgomberato e abbattuto, siamo stati l'ultimo gruppo che ha suonato su quel palco.

D: Come sai, sto scrivendo un libro sul GDHC. Quali sono stati i vostri contatti con quella scena, se
ci sono stati?

R: Come band abbiamo avuto pochissimi contatti col GDHC.

Ricordo di aver partecipato ad un concerto dei CCM al Virus, credo fosse il 1983 o 84 ma niente di più.

Io personalmente avevo scritto un articolo per la fanzine Nuove Dal Fronte in cui criticavo un po' di band milanesi del tempo.

Ma ero giovane e col dente avvelenato verso il Virus e le band che vi transitavano.

Anzi approfitto per chiedere scusa a chi ho maltrattato. 😊)

E cogliamo l'occasione per salutare con affetto tutta la scena punk attuale ma specialmente quella dei nostri tempi che ancora oggi, nonostante l'età, tiene botta e poga ai concerti.

(Riki Signorini)



INTERVISTA AD ATARASSIA GROP DA PUNKSTER N. 12 (GENNAIO 2006)

Alcuni anni fa, era gennaio 2006, ebbi l’occasione di intervistare per Punkster gli Atarassia Grop, un gruppo che mi piaceva davvero molto, in occasione dell’uscita del loro album “Non si può fermare il vento”.

L’intervista finì sul numero 12 di Punkster, una rivista che usciva in edicola (!!) e parlava di punk ed hardcore! Una cosa che a pensarla oggi è una follia, ma al tempo almeno per un po’ funzionò.

Ecco l’intervista, con l’aggiunta di alcune domande che al tempo, per mancanza di spazio, non pubblicammo:

 

Atarassia Grop è una band sulla strada da oltre dieci anni, che ha scelto di chiamarsi così per contrapporsi a quello che è davvero l’atarassia, uno stato di alienazione rispetto a ciò che è tangibile, "reale”; tutto il contrario della loro attitudine, molto attenta alla realtà ed alla vita. Di questo e di altro abbiamo parlato con Filippo, il cantante, e quello che segue è il risultato.

Riki: Siete in giro da oltre un decennio, nonostante ciò non siete una delle bands più in vista del panorama punk hardcore Italiano. Ripercorrendo le tappe della vostra storia, dalla nascita ad oggi, riuscite a spiegarci il perché?


Filippo: Uno dei motivi è che non abbiamo mai suonato nell'ottica di ricavarne notorietà. Noi cerchiamo di fare musica giorno dopo giorno, con coerenza e umiltà, senza pianificare un'attività che è e che rimarrà solo un'enorme passione. Questo non lo considero un limite, è molto più semplicemente il nostro modo di essere e di vivere la musica. Inoltre sostenere una band come la nostra vuole dire condividerne le intenzioni e gli ideali e non soltanto fare quattro risate insieme ad un concerto. Non che nelle nostre canzoni non vi sia spazio per il divertimento, anzi, ma la maggior parte dei ragazzi preferisce fermarsi a quello, mentre per noi la musica è un punto di partenza… e spesso ci segue solo chi ha voglia di partire. Penso sia questo il motivo principale.  

R: Per raggiungere un successo ed una visibilità maggiore, firmereste per una major?

F: Assolutamente no, proprio perché la nostra è solo una passione, e come tutte le passioni si disseta di sudore, non di successo.

R: Ad oggi, se non sbaglio, avete prodotto 4 dischi, due demo ed una raccolta ed avete partecipato a svariate compilation. A quale disco siete più legati?

F: Mi ricordo ancora quando mi si è presentato alla porta di casa il corriere che ci consegnava le copie del primo disco autoprodotto: che figata! Ecco, forse più che ai dischi sono legato a momenti come questo. Curare di persona la realizzazione di ogni nostro disco, dalla registrazione alla grafica, ci ha sempre dato grandi emozioni. Siamo cresciuti con la nostra musica, per cui ogni disco ci emoziona prima di tutto perché ci riporta a ciò che eravamo in quel periodo, anche se ad ascoltarli in fila, ora, sento l'esuberanza adolescenziale cedere il passo ad una disillusa incazzatura.


R: E del nuovo CD che mi dite? Siete soddisfatti?

F: Moltissimo. Credo sia il nostro migliore lavoro, soprattutto a livello di contenuti. Ho curato molto la stesura dei testi e ce ne sono alcuni di cui, senza false modestie, vado fiero. E' un disco molto intimo e sincero perché, sebbene tocchi tematiche che non riguardano solo me stesso, è scritto e suonato con la pancia e col cuore.

Inoltre anche la produzione ci ha soddisfatti in pieno, e questo lo dobbiamo alla professionalità e all’amicizia di chi lo ha prodotto.

R: Qual è il vostro brano che preferite?

F: E’ difficile dirlo. Ognuno ha la sua storia. Ultimamente a me piace molto "Canzone di Gennaio", contenuta nel nuovo disco. L'ho scritta per Fabrizio De Andrè, come se fosse una lettera. Mi sarebbe piaciuto farci due chiacchere. Ogni sua canzone è un libro intero.

R: Oggi, nel 2006, con quale gruppo o cantante vorreste fare un concerto?

F: Abbiamo suonato con un mare di gruppi e ci siamo tolti parecchie soddisfazioni negli ultimi anni. Per ora non abbiamo ancora suonato con i Gang. Con loro mi piacerebbe davvero tanto, anche perchè Sandro e Marino, che hanno collaborato con noi sul nuovo disco, sono degli ottimi compositori, oltre che delle grandi persone. Se invece mi è concesso sognare, allora sogno di stare su un palco al porto di Genova, con De Andrè che canta “Guns of Brixton”, io e Joe Strummer che suoniamo la chitarra e sotto il palco nessuno, solo il mare.

R: La vostra musica ha subito un sacco di evoluzioni nel corso degli anni, ma voi la descrivete come “Combat Burdel”. Perché?

F: Perché non c'è altro modo per descriverla: è “combat” per i contenuti, ed è “burdel” (che nel nostro dialetto vuol dire “casino”) perché non siamo musicisti, ma solo suonatori che mischiano sonorità diverse con la stessa viscerale attitudine.

R: Nella homepage del vostro sito (www.atarassiagrop.it, che ormia non esiste più) campeggia una scritta molto significativa: “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”. Potete parlarcene un po’?

F: E' un verso di "Via del Campo" di De Andrè in cui ci riconosciamo in pieno. Tutto e tutti ci invitano a correre dietro alle cose che luccicano, ma lo avete mai visto un diamante al buio? Non serve a niente. I fiori profumano anche di notte, e se le nostre canzoni riusciranno ad essere letame per i fiori, avremo fatto qualcosa di buono.


A seguire la parte di intervista che non trovò spazio su Punkster

R: Visto che avete un bel sito, parliamo di Internet e tecnologia, ed in particolare del File Sharing che rischia di fare perdere occasioni economiche alle bands. Tu cosa ne pensi?

F: Io personalmente ho un rapporto pessimo con la tecnologia, agli sms ed alle mail preferisco l'inchiostro. Peccato che il mondo attuale ti consenta raramente di scegliere cosa fare in questo senso. Comunque devo riconoscere che la tecnologia ha delle potenzialità enormi, non solo per la velocità di informazioni e pubblicità, ma anche per quanto riguarda la possibilità di registrare e migliorare la propria musica. Senza esagerare però, altrimenti si perde in personalità, che è una cosa preziosa.. Quanto al File Sharing, se un ragazzo non ha la capacità critica di capire quali sono le bands da scaricare/masterizzare e quali sono quelle da sostenere comprando il disco originale, allora credo che il problema, più che della tecnologia, sia suo.

R: Che cosa pensate della scena alternativa italiana, e dei cambiamenti avvenuti negli anni? Ci sono dei gruppi o delle situazioni che vi sentite vicini, o che al contrario vorresti non esistessero?

F: Non sono un profondo conoscitore della scena e delle sue dinamiche. Sicuramente non ha niente da invidiare a quelle straniere, tranne forse la partecipazione del pubblico ai concerti, che all’estero è spesso più massiccia e calorosa. Devo dire che nel 1993, quando abbiamo iniziato, si respirava un’aria più genuina e meno competitiva rispetto ad ora. Nonostante questo, siamo in ottimi rapporti con molti gruppi italiani ed esteri e ci sentiamo particolarmente vicini alle bands che portano avanti i nostri stessi discorsi, come Banda Bassotti o Gang, per farti due nomi. Poi ci sono gli amici, ai quali ci lega qualcosa che prescinde dal discorso musicale, come i Los Fastidios; ma questi sono davvero tanti. Da questo punto di vista ci riteniamo molto fortunati! Per il resto non mi permetterei mai di dire che un gruppo non dovrebbe esistere, anche se alcuni sono talmente “montati” da non aiutare certamente l’unità della scena. Quanto alle situazioni, mi infastidisce molto l'invidia ipocrita che in troppi nutrono verso le bands più conosciute. È l'attitudine miserabile di chi sputa negli occhi degli altri solo perché non ha il coraggio di sputarsi in faccia.

R: Quale gruppo ha maggiormente influenzato la vostra band?

F: Uno solo non saprei proprio indicartelo. Sicuramente gli Erode, i Cccp, i Mano Negra, i Clash, ma anche alcuni cantautori; forse nella nostra musica si coglie poco o niente della loro presenza, ma nei testi, soprattutto negli ultimi, credo che il riferimento sia abbastanza esplicito.

R: E un brano non vostro a cui vi sentite particolarmente legati?

F: Ce ne sarebbero così tanti che davvero non riesco a scegliere! Di solito presto attenzione ai testi più che al ritmo o alle note, per cui in generale rimango legato alle parole. Uno che mi viene in mente in questo istante è "Al Volga non si arriva" degli Erode, ma potrei rispondere in mille modi diversi a questa domanda.

R: Per finire, dove saranno gli Atarassia Grop tra dieci anni?

F: Spero che saremo, se non ancora in giro a suonare, almeno nei ricordi di chi ha voluto bene alle nostre canzoni. Questo ci basterà.

7 Ottobre 2017, Pisa, Newroz. Chiacchierando con Raw Power (nuovi e vecchi) and friends

7 Ottobre 2017, Pisa, Newroz.
Quella sera si esibivano sul palco del spazio antagonista di Pisa Straight Opposition, Short Fuse, Sterminia e soprattutto Raw Power, band che non vedevo da una vita e che avevo intervistato per l’ultima volta una ventina di anni fa, poco dopo la prematura scomparsa del grande Giuseppe, a cui ero molto legato.
Per l’occasione assieme al sempre presente Heintz Zaccagnini abbiamo intervistato Mauro Codeluppi (leader della band di Poviglio) e Alessandro Paolucci (che coi Raw Power ha suonato a lungo), con la straordinaria partecipazione di Antonio Cecchi (Cheetah Chrome Motherfuckers) nella duplice veste di intervistatore e intervistato.
Montare il video dell’intervista (grazie a Enrico Cecchi per le riprese...) è stata un’impresa ardua, perché fuori dal Newroz la luce era poca, ed il rumore tanto, ma alla fine la pubblichiamo perché, per dirla con Heintz, nel corso della chiacchierata sono stati messi nero su bianco, per così dire, interessanti meccanismi della musica dal vivo, in Italia e nel mondo.

Per praticità l’intervista è divisa in più parti. Partiamo dalla prima, dove si parla della (immensa) discografia dei Raw Power:



Nella seconda parte si parla invece del ruolo dei Raw Power nella scena Italiana:


La terza parte è dedicata a Raw Power, CCM ed Ale Paolucci….


Quarta parte, ovvero i Raw Power, il thrash americano ed i Guns and Roses…


Parte quinta, i concerti dei Raw Power:


Sesta parte: i Raw Power, il Virus, il Roxy Bar e i reality shows…


Nella settima parte dell’intervista si parla del punk rock show biz…


Ancora sul mondo dei tour e dei promoters…


Nona parte della chiacchierata dedicata ai Raw Power ed ai loro concerti:


Per finire, i saluti e gli arrivederci….



(Riki Signorini)

DAI MIEI POLVEROSI ARCHIVI: INTERVISTA AI RAW POWER DEL 2002

È di questi giorni l’uscita del nuovo disco dei Raw Power, “Inferno”.
Ed allora colgo l’occasione di rispolverare una intervista fatta 15 anni fa esatti a Mauro, che al tempo celebrava già venti anni di vita della sua band.
Ecco l’intervista che fu pubblicata su Flash:
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Parlare dei Raw Power, un pezzo di storia dell’hardcore Italiano e non solo, non è facile. Dopo venti anni sulla strada, migliaia di concerti in Europa e negli Stati Uniti, dopo che hanno condiviso le scene con praticamente ogni gruppo di rilievo nel mondo punk-metal, dopo avere avuto una volta per gruppo di supporto una band allora sconosciuta che si  chiamava Guns and Roses, dopo una valanga di dischi realizzati e venduti in ogni angolo del globo, dopo che negli USA è nata una band dedicata a fare covers dei Raw Power, un po’ come di solito succede  per gente tipo Beatles e U2, beh, dopo tutto questo, non è davvero facile parlare della band emiliana.
Soprattutto per chi i Raw Power li conosce da sempre, o meglio conosce Giuseppe dai tempi del primo demo e del mitico concerto Last White Christmas di Pisa datato fine 1982 o giù di lì. E la cosa è ancora più difficile oggi che Giuseppe non c’è più, stroncato da un infarto il 6 Ottobre 2002 mentre, alla soglia dei quarant’anni, si divertiva come sempre a giocare a calcio.
Oggi dei Raw Power originali è rimasto solo l’altro Codeluppi, il fratello Mauro, protagonista di questa intervista. E adesso bando alle ciance e via alle domande:

1.            Mauro, puoi tracciare una breve storia dei RP?
Siamo in giro dall’81, fino a qualche mese fa eravamo rimasti in due della formazione originale, mio fratello Giuseppe ed io. Ora sono io l’unico rimasto… Abbiamo all’attivo circa 14 album senza contare innumerevoli compilation, bootlegs, collaborazioni varie. Sin dall’inizio la formazione è sempre stata di 5 elementi, quella classica con basso, batteria, due chitarre e una voce. E sempre sin dall’inizio il problema principale del gruppo è stato quello di mantenere una formazione stabile per un periodo abbastanza lungo, questo per vari motivi, il principale penso sia dovuto al fattore soldi (l’inesistenza appunto di soldi), poi chiaramente al fatto che le persone cambiano, vogliono cose diverse da quelle che il resto del gruppo vuole perciò decidono di cambiare e chiaramente a volte è capitato di avere anche litigato, ma molto raramente.

2.            Pensi che Giuseppe apprezzerebbe la vostra scelta di portare avanti i Raw Power senza di lui?
Spero proprio di si, quando Giuseppe è morto la mia prima reazione è stata quella di
piantare tutto e non avere più niente a che fare con la musica. Pensavo che i Raw Power senza di lui non avessero senso di esistere. Poi una sera dopo circa dieci giorni dalla sua scomparsa sono stato ad un concerto e lì ho capito che non sarei riuscito a stare lontano dal palco, non adesso, non ancora. Penso che fino a quando Giuseppe era nella band, lui era la band, era quello che aveva i contatti, che decideva un po’ tutto per noi, e a me stava troppo bene così. Fino ad allora io ero sempre stato quello che se ne sbatteva all’interno dei Raw Power; nel momento invece che lui è mancato mi sono messo a fare tutto quello che prima, quando Giuseppe era vivo, rifiutavo di fare dicendo che non mi interessava. Ora, però, sono io che tengo i contatti, che organizzo le date, e faccio tutto quello che lui aveva sempre fatto sin dall’81. Ultimamente abbiamo suonato parecchio, in Italia con una decina di date (anche da spalla a Dead Kennedys e Anthrax). Siamo appena stati in Spagna, in Francia, pare che avremo ancora una quindicina di date da qui a fine maggio, e ti dirò che ovunque siamo stati siamo piaciuti, la gente ha sempre risposto positivamente ai concerti. E’ chiaro che non è più come prima, purtroppo non lo sarà mai più, ma quello che stiamo cercando di fare è di impegnarci sempre di più per cercare se non altro quello che è sempre stato un certo standard all’interno dei Raw Power, e cioè di andare sul palco non importa se piccolo o grande, con poca gente o tantissima, ma sempre intenzionati a spaccare il culo e divertire il più possibile. Fino a quando riusciremo a coinvolgere il pubblico e divertirci si va avanti, e spero tanto che sia con la benedizione di mio fratello.

3.            Hai vissuto 20 anni di questa storia; un giudizio sull'evoluzione della scena punk hardcore in Italia e fuori dai nostri confini
Penso che in generale sia in Italia che all’estero ci sia un ritorno a quello che erano stati i “bei” tempi dell’hardcore (ti parlo dalla metà degli anni 80 all’inizio dei 90). Dal 92/93 in generale penso che la situazione fosse diventata pessima;  la gente non andava ai concerti o se ci andava non partecipava, rimaneva lì immobile sembrava non ascoltasse nemmeno quello che stavi facendo, poi appena finito il concerto si dileguava senza dire niente. Negli ultimi anni penso che invece la situazione sia migliorata parecchio; i ragazzi partecipano, si fanno coinvolgere,si è tornati dopo il concerto a venire circondati da gante che ti vuole conoscere, vuole sapere, fa domande, insomma un po’ lo spirito che c’era quando abbiamo iniziato. Perciò, riassumendo, al momento sono molto felice che i Raw Power facciano ancora parte nel loro piccolissimo della scena Hardcore.

4.            Parlaci della serata al Maffia del 27 Dicembre scorso, la data che sarebbe stata quella del compleanno di Giuseppe. Si narrano cose grandiose....
Penso il che il 27 sia stata una serata magica, tutto è funzionato alla perfezione, non trattandosi di un normale concerto temevamo che prima di tutto la gente non venisse (fortunatamente ci siamo sbagliati dato che il Maffia era pieno zeppo), temevamo di avere grossi problemi sul palco visto il numero di “musicisti” interessati, (5 batteristi, 4 bassisti, 4 chitarristi ed io), con cambi di line up ogni 4/5 pezzi e così via. E invece tutto è funzionato alla perfezione, sul palco non ci sono stati problemi, tutto è andato liscio (grazie anche all’aiuto di Daniele, stage manager della serata, e dei due fonici, Andrea in sala e Matteo sul palco). Come dicevo il locale era pieno e penso che tutti quelli che erano lì sapessero che non era una serata qualsiasi, che non era solo un concerto dei Raw Power, che eravamo tutti lì per ricordare Giuseppe, per dirci che nonostante tutto lui non verrà mai dimenticato. Ripeto, una serata magica e indimenticabile per noi ma penso per tutti i presenti.

5.            Come ci si sente a fare parte di una band che nel 1999 Flipside ha definito come "una delle ultime leggende Hardcore ancora in circolazione"?
Lusingati, contenti, e ancora più contenti per il fatto di essere ancora in circolazione dopo tutti questi anni. E il bello è che sembra che la cosa sia destinata ad andare avanti, stiamo ricevendo più offerte per suonare in Italia e all’estero che mai (per assurdo, la settimana scorsa mi sono stati offerti 30 giorni con 25 concerti tra Canada e Stati Uniti pagati il doppio di quello che abbiamo sempre preso, con pullman e backline tutto a carico dell’organizzatore, una cosa mai successa prima d’ora, cose da fantascienza!) perciò se veramente Giuseppe ha costruito una leggenda, ben venga e speriamo di continuare ancora per molto.

6.            Un tempo al virus vi staccarono la spina per una cover dei Van Halen, oggi i
gruppi punk sono in Heavy Rotation su MTV. Che ne pensi?
Penso che i tempi siano cambiati e da questo lato siano cambiate in meglio. Ho sempre pensato che ognuno debba potere essere libero di esprimersi e nel nostro caso di poter suonare quello che vuole. Se a qualcuno non piace ha sempre la possibilità di andarsene, nessuno è costretto ad ascoltare una band che non gli piace; ai tempi del Virus certe cose venivano prese troppo seriamente, dopo tutto noi eravamo lì per suonare, per fare divertire e per divertirci, cercare a tutti i costi di trovare una scusa per rompere le palle è stupido. La stessa cosa che sta succedendo ora con i nuovi gruppi punk, non stanno facendo altro che riprendere quello che di buono è stato fatto quando magari loro non erano nemmeno nati e riproporlo un po’ aggiornato e la cosa nella maggior parte dei casi funziona. Io non posso fare altro che fargli i complimenti e augurargli di continuare e la gente poi deciderà se un gruppo vale più di un altro o se vale la pena andarli a vedere o comprare i loro cd, ognuno ha la possibilità di scegliere quello che vuole o non vuole fare.

7.            Quale è un gruppo non Italiano che ricordi con affetto?
Sicuramente i Breakouts di San Francisco e i Dehumanisers di Seattle, due gruppi che hanno diviso con noi le prime uscite americane, con i quali siamo stati on the road per mesi (allora eravamo fortunati e avevamo la possibilità di rimanere via due, tre mesi alla volta).

8.            E in Italia?
per quanto riguarda un gruppo italiano non so sinceramente darti un nome, ne ho conosciuti tanti, ma probabilmente non così bene come gruppi con cui sei stato su un furgone per 5/6 settimane di fila. perciò non riesci mai a conoscere bene, perciò li ricordo tutti con affetto perché insieme ci siamo divertiti tanto ed abbiamo suonato assieme ma non me la sento di darti un nome in particolare.

9.            Dimmi allora un gruppo Italiano ed uno straniero che ricordi con odio
Gruppi che odio? Nessuno, né straniero, né tanto meno italiano. Ci sono gruppi che non mi piacciono, persone che non mi piacciono, che mi stanno antipatiche e/o non sopporto, ma da lì ad odiarle ce ne passa.

10.         Escludendo i presenti, quale è la migliore punk band Italiana di sempre?
Forse i CCM….

11.         Il più bel ricordo nella storia dei Raw Power?
Sicuramente uno dei più belli quando abbiamo suonato alla Wrestling Arena di Los Angeles davanti a migliaia di persone, in occasione del primo festival punk/hard core internazionale organizzato da Gary Tovar per la Goldenvoice, con Dead Kennedy’s, BGK, Solucion Mortal e altri gruppi americani. Altri momenti indimenticabili sono stati tutti quelli quando abbiamo
incontrato gruppi hardcore che erano sempre stati per noi il massimo, ti parlo di gente come Circe Jerks, Suicidal Tendencies, Adolescents, Angry Samoans, Fang, Minor Threat e tantissimi altri.

12.         E il ricordo peggiore?
Uno dei peggiori sicuramente quando alla seconda data del tour di 3 anni fa ci incontrammo con il gruppo che viaggiava con noi a New Brumswick per sentirci dire che il loro furgone era stato aperto e tutte le due Gibson di mio fratello erano state rubate.. Chiaramente dopo la prima mezzora di incazzatura notevole tutto finì con una sbornia gigantesca, però ancora oggi auguro al bastardo che ci fece questo bel regalo di fare una brutta fine.


BOX MAURO RECENSISCE I RAW POWER
Infine due parole per ognuno dei vostri dischi (sperando di non avere tralasciato niente):

·         1983 "You Are The Victim" (Meccano) il primo disco, indimenticabile…
·         1984 "Screams From The Gutter" (Toxic Shock): per noi fondamentale, il disco che ci ha fatto conoscere e ha dato la possibilità a tanti ragazzi di sapere che non esistevano solo gruppi hardcore americani
·         1986 "Wop Hour" (Toxic Shock): un gran bel Ep
·         1986 "After Your Brain" (Toxic Shock): bella copertina, ma l’errore fu di non ri-fare “Screams” di nuovo. Ciò non toglie che alcuni dei pezzi di questo album siano tra i mie preferiti
·         1989 "Mine To Kill" (Southern Studios): stesso discorso di prima. Alcuni dei pezzi sono bellissimi (“Mine To Kill” è decisamente uno dei 5 pezzi nostri che preferisco), altri sono un po’ anonimi, un po’ di metal qua e là, tutto sommato un bel disco….
·         1991 "Live Danger" (T.V.O.R.): il primo live non si scorda mai, serata da paura, per noi e per i presenti…
·         1993 "Too Tought To Burn" (Contempo): tre bei pezzi, il resto non male, certamente non il nostro album migliore, ma come tutti gli altri lo rifarei…
·         1995 "Fight" (Godhead): buona produzione, per un album più curato di altri. Il pezzo che da il titolo al disco, “Fight”, penso sia uno dei nostri pezzi migliori
·         1996 "Burning The Factory" (Grand Theft Audio): questo è un gran bel CD e Brian della GTA è una gran brava persona, un signore. In questo giro di piccole etichette, indipendenti o come si vuole chiamarle, ci vorrebbero più persone come lui
·         1996 "Live From The Gutter @ Maffia" (Godhead): penso che sia superiore a “Live Ranger” come produzione, con suoni diversi ed una formazione diversa. Un gran bel CD live…
·         1998 "Reptile House" (Toxic Ranch): penso sia nell’insieme uno dei nostri dischi più belli, la copertina è una delle mie preferite.
·         1999 "Trust Me" (Hello): uno dei nostri momenti più belli. Line up, tour americano, bei pezzi….

·         2002 "…Still Screaming (After 20 Years)" (Riot): è l’ultimo lavoro di mio fratello,
perciò avrà sempre un posto speciale, e comunque è uno dei CD più belli, che richiama molto quello che erano i Raw Power prima maniera…. 

Marco Maniglia Medici e i Crash Box: Nati per essere veloci!

Lo scorso Venerdì, terminata l’intervista in radio a Marco Maniglia Medici, storico leader dei Crash Box, lo avevo promesso, ed ora eccoci qua con un approfondimento dell’intervista radiofonica su Friday Extreme Rock Adventure che potete comunque ascoltare QUA per sentire anche un bel po’ di bella musica (Crash Box, Cosa Nostra, Fall Out, Bloody Riot, Chronic Sick, Germs, MIA, Frites Modern, Germs...).
E allora partiamo subito con le domande:
1.     Ciao Marco, partiamo da lontano; se non sbaglio i Crash Box si sono formati già nel 1982, e poi tra varie rotture e riunioni sono arrivati se non sbaglio fino al 2014. Adesso la storia si può definire conclusa, o pensi ci sia spazio ancora per una reunion?
No, è finita almeno per quel che mi riguarda. Abbiamo fatto più reunion che
concerti ufficiali quasi...quando arriva e te lo senti che devi smettere, non ci pensare ...fallo e stop.
2.     I vostri inizi sono legati ad un Virus estremamente politicizzato, ma voi eravate, se mi passi il toscanismo, quelli più “scazzoni”, dal look americano che poco sembrava azzeccarci col resto del giro. Eppure eravate integratissimi, almeno a vedere da fuori. Come spieghi questo fatto?
All’interno del Virus esistevano varie "correnti" (passami il termine), ma si conviveva molto bene assieme. Tieni conto che fondamentalmente erano spesso questioni o di look o di musica ascoltata, ma le cose pratiche si facevano comunque tutti assieme
3.     La storia dei CRASH BOX è costellata da un infinito serie di cambi di line up; se non sbaglio Fabrizio è forse l’unico altro membro del gruppo presente per più di un disco. In poche parole tu sembri essere l’unico elemento di continuità del gruppo? È così? E come mai questa cronica instabilità?
Non saprei, ci ho pensato su varie volte e posso solo fare una autoaccusa; non siamo riusciti ad ingranare la marcia giusta quando era il tempo di farlo. E' mancata forse una progettazione più in là delle prove, dovevamo darci dei target da raggiungere...mea (o nos) culpa
4.     A proposito di cambi di formazione, su “Finale” alla chitarra avete addirittura portato Tommy “Extrema”, un chitarrista che non avrei mai definito Hardcore, e che invece sembra(va) ben affiatato con voi sul disco. Come è andata la cosa?
Amico da sempre, Tommy si è prestato volentieri alla cosa e ha imparato pezzi in un giorno, e idem per registrarli.
Nessuno ha pensato al sound metal che avrebbe aggiunto, e col senno di poi se
avessimo registrato con un’altra chitarra base con il nostro sound classico, e poi lui sopra metallico, sarebbe venuto meglio...Infatti a parte lui tutto il resto traballa come sound su quell’album.
5.  I Crash Box hanno anche all’attivo un “quasi” tour negli USA nel 1984. Se le cose fossero andate bene sareste stati i primi hardcorers italiani a girare negli States, prima di Raw Power e CCM. Invece, forse proprio l’instabilità della vostra formazione fu il motivo per cui alla fine il tour non andò avanti, o sbaglio?
Non so se sia stato quello, ma l’organizzazione l’abbiamo fatta alla spera in dio, non  l’abbiamo seguita, non avevamo manco il batterista e li ce ne hanno trovato uno che faceva pena ma proprio tanta. Aggiungiamo sfighe varie (leggete l’articolo relativo su Tvor) e il fatto che quasi tutti noi non avevamo vent'anni... alla fine è andata così, poteva andare molto meglio, ma...ci siamo andati e ci abbiamo provato!
6. Di quel tour hai comunque dei ricordi? Se non sbaglio in quella occasione conosceste i Corrosion Of Conformity, appena formati…
Si esatto. I COC furono molto cordiali, ci hanno ospitato ed abbiamo un attimo anche abusato di casa loro. Anche dei Battalion of Saints ho ottimi ricordi; a Baltimora ci prestarono il loro set per suonare. In generale i ragazzi erano ai concerti curiosi, cordiali... Certo se poi non suonavi più e meglio di loro, era
dura farsi notare.
7. Negli USA avete suonato poco, ma per il resto avete condiviso il palco con molte bands. Ci sono concerti o gruppi di cui hai ricordi particolari?
Solo Baltimora con i Battalion of Saints e altri, mi pare Roach Motel, non sono sicuro.
Norfolk, lasciamo perdere. Io suonavo la batteria e cantavo, immaginatevi un po'. Solo a vent’anni fai cose simili, credimi...
Ah si, mi ricordo quando ci mettemmo a vendere il nostro 7" fuori dal Cgbg's con un Vinnie Stigma curioso e Nunz degli Antidote a parlarci delle loro radici italiane. E poi Allison ragazza conosciuta fuori da un concerto che ci ha ospitati tutti per più giorni a casa sua, ed eravamo in 7...
8. Recentemente avete dato alle stampe “Schegge”, una raccolta che contiene la vostra discografia, ma anche 5 brani inediti registrati nel 2012. Questo vi differenzia da gran parte delle punk bands degli anni 80 che si sono riformate di recente limitandosi a suonare dal vivo senza comporre pezzi nuovi. Perché non ci parli un po’ del disco?
Giulio di FOAD e suoi compari ci hanno proposto la cosa e abbiamo detto sì, tutto qua. Poi avevamo fatto dei pezzi nuovi che abbiamo incluso, registrati da un amico nello studio a casa sua nella Brianza. I pezzi sono venuti molto bene a mio parere (Confermo! NdRiki).
Curioso ritrovare tante foto nel booklet di cui alcune veramente inedite anche per me; il look del booklet è molto curato, per chi non ce l’ha è un ottimo acquisto (hey non prendo royalties su questo, eh!)
9. Perché proprio FOAD Records?
Perché.. perché ce lo han chiesto  loro! Avevamo comunque già fatto in precedenza una mini raccolta di quasi tutto, “Veleno per Voi”, tramite la SOA record di Roma del Paolo Petralia. Questa include più cose e un booklet con foto e testi assai esaustivo. Grazie a entrambi quindi!
10.“Schegge” è più o meno la terza raccolta retrospettiva a voi dedicata; come spieghi questo successo?
ha ha ha... non so se sia un successo, avremmo potuto/dovuto fare un LP inedito, quello sì che avrebbe magari interessato di più'. Chi avrà tutte e tre le copie sentirà i pezzi tre volte di seguito... Bravi!
11.Come ci si sente ad avere scritto un brano, “Nato per essere veloce”, che è diventato un po’ l’inno di una o più generazioni di punk italiani, che canticchia anche mio figlio, ed è stata coverizzata infinità di volte?
Oh molto bene guarda,...la risento sempre volentieri. In radio ho ascoltato la versione dei Cosa Nostra che non conoscevo e mi è piaciuta molto. Poi su
youtube ho sentito le varie cover; quelle troppo veloci non rendono bene a mio avviso. Poi ci sono i MAZE che ogni tanto la fanno e se ci sono mi chiedono sempre il permesso...che per loro (e altri) c’è sempre, ovviamente. Sono contento di averla fatta, è venuta così di getto, una delle prime cose che abbiamo fatto con la prima formazione.
12.Secondo te quale brano, oltre a “Nato per essere veloce”, rappresenta meglio i CRASH BOX?
“Bianco e Nero”, “Veleno per voi”, “Vivi!” e “Non ti resta domani” sono le mie preferite. Ah, anche “Nessuna Colpa” e “Senza Uscita” del primo tape
13.Qual è il vostro disco a cui sei più legato, o quello che consiglieresti di acquistare ad un ragazzo che ancora non vi conosce?
“Nel Cuore”!
14.Oltre che ai Crash Box, il tuo nome si associa indissolubilmente a T.V.O.R., sia la fanzine (ripubblicata in forma di libro da LoveHate 80) che l’etichetta (per la quale sono usciti i vostri dischi e la tape). Come descriveresti questi due aspetti della tua “vita musicale”?
Legati assieme, punk e fanzines erano e credo siano tuttora un elemento imprescindibile del DIY, do it yourself. Gia 'allora si era precursori del fatto che l’informazione te la devi fare e gestire tu e non lasciarla in mano altrui. Ne hanno scritte di cazzate sul punk fin dall'inizio... Gente che giudicava solo i vestiti e non sapeva nulla e niente di chi eravamo e che cosa si faceva. Pensavano alla solita moda usa/uk e non andavano oltre.
15.Concluderei come si faceva sempre ai tempi delle vecchie fanzine cartacee: c’è qualcosa che vorresti aggiungere?


Grazie a voi per questo tuffo nel passato/presente e buoni tuffi dal palco a tutti (per chi ce la fa ancora!) :-)