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RECENSIONE FUZZTONES “LIVE AT THE DIVE 85” (LP/CD, 2023, AREA PIRATA, 4/5)

Area Pirata giunge alla uscita numero 100 e festeggia questa pietra miliare del proprio catalogo con un gioiellino garage di quelli con fiocchi e controfiocchi, che cattura l’energia live dei New Yorkesi Fuzztones al Dive, definito “il CBGB della scena garage di New York degli anni ’80”

In pratica, un locale molto piccolo (capienza massima cento persone) dove hanno suonato tutte le migliori garage band della grande mela, dai Mosquitos (dei quali parleremo di nuovo tra qualche settimana) ai Vipers, passando dagli Outta Place, per finire, ovviamente, ai Fuzztones.

In questa registrazione, finora inedita e realizzata in modo non eccezionale ma comunque più che sufficiente, i Fuzztones suonarono per l’ultima volta al Dive (che di lì a poco avrebbe chiuso) per promuovere “Lysergic Emanations”, quello che all’epoca definivano il loro “brand new album” e che qualunque persona dotata di un minimo di gusto musicale dovrebbe avere nella propria collezione.

Live set molto energico e partecipato, che cattura benissimo l’atmosfera del locale e l’entusiasmo dei presenti,molto coinvolti da Rudi e c.

Oltre a classici del gruppo, da segnalare la presenza di alcune chicche notevoli, suonate una sola volta, al massimo due, dai Fuzztones. Innanzitutto, tre cover di altrettante band “rivali”, vale a dire "Help You Ann" dei Lyres, "She Told Me Lies" dei Chesterfield Kings e "Run Better Run" dei Cheepskates. Poi la cover di “Numbers” di Terry Knight and The Pack.

Grazie Area Pirata!!

(Riki Signorini)

I brani

A1 Intro

A2 1-2-5

A3 Cinderella

A4 13 Women

A5 Cellar Dweller

A6 One Girl Man

A7 She's Wicked

B1 Journey To Tyme

B2 We're Pretty Quick

B3 Numbers

B4 Green Slime

B5 She Told Me Lies

B6 Run Better Run

B7 Help You Ann

B8 Love At Psychedelic Velocity

B9 1523 Blair

 I contatti

https://areapiratarec.bandcamp.com/album/live-at-the-dive-85

www.facebook.com/areapirata/


Svetlanas, Nick Oliveri Death Electric e Dwarves Live al Freakout di Bologna (21 Febbraio 2018)

Arrivo al Freakout intorno alle 21.30, quando Olga mi ha detto che avrebbero iniziato a suonare gli Svetlanas, ed il locale è desolatamente vuoto.
Le poche persone presenti attendono in disparte sbirciando il proprio smartphone, e sono assalito dalla sensazione di imminente serata-disastro.
Poi però Olga e c. salgono on stage, e chissà da dove cominciano a radunarsi sotto il palco un bel numero di persone, catalizzate dalla presenza scenica degli Svetlanas che, capitanati da Olga, dimostrano di saper davvero tenere benissimo la scena, tanto da sembrare una band USA.
Ed è bello vedere come Nick Olivier, ex bassista di Kyuss e Queens of the Stone Age, aiuta i suoi compari Milanesi; quando al secondo brano si rompe il microfono di Olga è lui che prende quello del chitarrista e
supporta la front woman con la sua incredibile voce, e poi sale sul palco in più di una occasione per cantare con lei.
Anche se Olga ce la mette tutta il pogo non parte, ma il pubblico apprezza molto la performance della band, e partecipa comunque molto nei momenti topici, tipo “Tell Me Why”, “This Is Moskow Not LA” e “Vodka’n’Roll”.
Poco più di mezz’ora (ma che mezz’ora!) e dopo un breve break sale sul palco Nick Oliveri con i suoi Death Electric. Come direbbero gli Americani, “not my cup of coffee”, ed infatti mi defilo per fare due chiacchere con gli amici fuori, nonostante pioggia e freddo pungente. Del set segnalo sicuramente la gran cover di “Endless Vacation” dei Ramones, e soprattutto la voce DEVASTANTE di Nick che non si sa da dove riesca a tirare fuori la forza per cantare così per tre concerti consecutivi (dopo Svetlanas e Death Electric canterà anche coi Dwarves), ma spesso l’efetto Kyuss è troppo marcato per i miei gusti e non riesco a scaldarmi.
Pochi minuti di pausa e Nick veste i panni di Rex Everything e torna coi Dwarves.
Li avevo visti suonare nel 92 a San Francisco, e ricordavo uno show devastante. Visto che da allora è passato un quarto di secolo, avrei dato per scontato un naturale rilassamento, e se non fosse stato per Olga
Svetlana, che in una intervista su Ribelli A Vita di qualche tempo fa (la trovate qua) mi aveva detto che il loro live set continua ad essere fenomenale, forse non mi sarei fermato ad aspettarli e avrei ripreso la strada di casa.
Ed invece, proprio come previsto da Olga, i Dwarves continuano a spaccare, come si addice alla band più politicamente scorretta di oltreoceano. Un gran numero di pezzi punk’n’roll sciorinati ad alta velocità (ma il cantante Blag Dahlia sembra non accorgersene neppure, tanto riesce a cantare con calma
in quel marasma, ottimamente coadiuvato da Nick che presta le corde vocali anche qua), e pochissime soste tra un pezzo e l’altro. Difficile scegliere i momenti migliori del concerto, anche se senza dubbio con “Let’s fuck”, “Forget Me Not” e “Astro Boy” sono tra questi.

Insomma, una gran bella serata e tre gran bands.

(Riki Signorini)






SIEGE STOMPERS - COSA NOSTRA - COLONNA INFAME LIVE AL VECCHIO SON DI BOLOGNA, 27 SETTEMBRE 2016

Gran serata al Vecchio Son, la sala prove Bolognese gestita da Steno, storico leader dei Nabat. Un locale dalla capienza limitata, che sfiora il tutto esaurito per uno show che sin dalla locandina si preannunciava come un massacro.

 Ad aprire le danze, se così si può dire, sono i Siege Stompers. Il loro è un Hardcore molto Old School, tra SSD, Slapshot e Minor Threat, che ai suoi tempi mi avrebbe fatto fare dei gran salti. Pochi brani ma intensi, che iniziano a riscaldare i presenti.






Seguono sul bassissimo palco (ad appena 10 cm da terra!) i Cosa Nostra. In giro dall’inizio di questo millennio, i cinque Bolognesi (ma presto saranno in sei) hanno recentemente fatto uscire un album (“Cani Scioli” – vedi qua la recensione) di cover dei Nabat, e sono la ragione principale della mia presenza al  concerto di stasera. Una dozzina di brani, tra i quali, oltre alle attesissime cover dei Nabat, spiccano anche un paio di nuovissimi pezzi originali, oltre a “Mass Media” degli Indigesti ed una fulminante “Nato Per essere Veloce” dei Crash Box. Questo brano, insieme a “Kill Khomeini”, conquista il gradino più alto del mio personale podio. Il pubblico risponde assai bene alla esplosiva carica di questi veterani, che hanno anche il tempo di cambiare chitarrista e bassista per gli ultimi pezzi. Peccato che alla fine Steno sia sparito e non abbia accompagnato le due voci dei Cosa Nostra per gli ultimi prezzi come inizialmente previsto dalla scaletta. Chiudono la serata i Colonna Infame Skinhead, autentica attrazione della serata, che non a caso portano al Vecchio Son un gran numero di teste rasate.

Paolo Petralia, il cantante, esordisce dicendo che non provano da un paio di mesi, e che probabilmente avrebbero suonato di merda. E invece nisba, neppure dopo due mesi di inattività i Capitolini riescono a deludere la platea. Street Core Oi! Potente, con cori “da paura” ed una partecipazione chiassosa da parte delle prime file, con molte teste rasate che provano a fare crowd surfing nel pochissimo spazio tra le teste del pubblico ed il soffitto. Alla fine tutti distrutti ma felici per una serata che è stata un massacro, ma che spero possa ripetersi presto.
Intanto, in attesa di pubblicare qualche video della serata, ringrazio Marco Pasini per le bellissime foto.










CONTATTI all'inizio degli anni 2000 da membri di Summer League, Ivory Cage, Sumo, Ageing e The Guilt show, COSA NOSTRA dall'inizio ha avuto una missione: suonare brani di gruppi hardcore e punk anni 80 come Crash box, Wretched, Rappresaglia, Raw Power, Nerorgasmo, Negazione, Nabat, Blue Vomit, Ghetto 84, Contrazione e Indigesti. Nelle sue varie incarnazioni i membri di COSA NOSTRA hanno suonato sempre mascherati. Dopo aver registrato nel 2002 Nichilistaggio dei Nabat per una compilation edita da Rumble Fish, fatta eccezione per un concerto nel 2012 insieme a Nabat e Colonna infame, COSA NOSTRA è finita nel dimenticatoio Oggi, COSA NOSTRA, celebra i Nabat, il più grande gruppo bolognese, con un disco composto da 8 pezzi a loro dedicati. Poi forse calerà di nuovo il silenzio all'inizio degli anni 2000 da membri di Summer League, Ivory Cage, Sumo, Ageing e The Guilt show, COSA NOSTRA dall'inizio ha avuto una missione: suonare brani di gruppi hardcore e punk anni 80 come Crash box, Wretched, Rappresaglia, Raw Power, Nerorgasmo, Negazione, Nabat, Blue Vomit, Ghetto 84, Contrazione e Indigesti. Nelle sue varie incarnazioni i membri di COSA NOSTRA hanno suonato sempre mascherati. Dopo aver registrato nel 2002 Nichilistaggio dei Nabat per una compilation edita da Rumble Fish, fatta eccezione per un concerto nel 2012 insieme a Nabat e Colonna infame, COSA NOSTRA è finita nel dimenticatoio Oggi, COSA NOSTRA, celebra i Nabat, il più grande gruppo bolognese, con un disco composto da 8 pezzi a loro dedicati. Poi forse calerà di nuovo il silenzio all'inizio degli anni 2000 da membri di Summer League, Ivory Cage, Sumo, Ageing e The Guilt show, COSA NOSTRA dall'inizio ha avuto una missione: suonare brani di gruppi hardcore e punk anni 80 come Crash box, Wretched, Rappresaglia, Raw Power, Nerorgasmo, Negazione, Nabat, Blue Vomit, Ghetto 84, Contrazione e Indigesti. Nelle sue varie incarnazioni i membri di COSA NOSTRA hanno suonato sempre mascherati. Dopo aver registrato nel 2002 Nichilistaggio dei Nabat per una compilation edita da Rumble Fish, fatta eccezione per un concerto nel 2012 insieme a Nabat e Colonna infame, COSA NOSTRA è finita nel dimenticatoio Oggi, COSA NOSTRA, celebra i Nabat, il più grande gruppo bolognese, con un disco composto da 8 pezzi a loro dedicati. Poi forse calerà di nuovo il silenzio





RECENSIONE LESS THAN JAKE “LIVE FROM ASTORIA” (CD, 2016, Rude Records, voto 2/5)

Less Than Jake, vale a dire Ska-Punk sulle strade da oltre venti anni.
Venti anni durante i quali i nativi di Gainesville, Florida, hanno girato il mondo in lungo ed in largo, visitando più volte anche il Belpaese.
Sicuramente dunque i loro fans avranno avuto modo di vederli suonare dal vivo in una o più occasioni.
Ma se così non fosse, questo CD potrebbe servire a colmare la lacuna.
Oltretutto il disco ha il merito di farci ascoltare i LTJ dal vivo in un momento musicalmente più felice per loro, dal momento che i 22 brani furono registrati nel 2001, nella terza delle tre serate previste al London Astoria, quando la band era sicuramente più fresca ed ispirata di oggi.
Brani che raramente superano i tre minuti, una buona interazione con il pubblico, una sezione fiati eccezionale e la presenza di alcuni brani raramente eseguiti dal vivo, come ‘Ask The Magic 8 Ball’ e ‘Pete Jackson Is Getting Married’: questi sono i principali punti a favore del CD, che però è penalizzato da un suono un po’ troppo cupo che non si addice al budget a disposizione dei nostri per registrare un live.


(Riki Signorini)

I brani

1. My Very Own Flag
2. Ask the Magic 8 Ball
3. Kehoe
4. Sugar in Your Gas Tank
5. Magnetic North
6. Just Like Frank
7. Help Save the Youth of America
8. Nervous in the Alley
9. Look What Happened
10. How’s My Driving Doug Hastings
11. Happy Man
12. 9th at Pine
13. Johnny Quest Thinks We’re Sellouts
14. Never Going Back to New Jersey
15. Pete Jackson’s Getting Married
16. All My Best Friends Are Metalheads
17. Anchor
18. Suburban Myth
19. Automatic
20. Gainesville Rock City (Encore)
21. Last One out of Liberty City (Encore)

I contatti


Jello Biafra and the Guantanamo School of Medicine Live In Bologna @ Locomotiv Club

Per la recensione dell'evento, vi consiglio di leggere il report di Heintz su Friday Rock Adventures, precisa e puntuale come sempre. 
Da parte mia, mi limito ad aggiungere un brano ripreso dalla prima fila del pit, a testimonianza di un set devastante!
California Uber Alles!

  

Intervista agli INDIGESTI (grazie a Steve per le foto ed il video!!)

Ho avuto modo di conoscere Rudy, il cantante degli Indigesti, nel lontano 1983, pochissimi mesi dopo la loro formazione, in quel di Biella.

Ero da quelle parti, e lo incontrai in galleria, dove mi consegnò il demo tape, e la loro fanzine fotocopiata su una carta acetata puzzolentissima, di quella che usciva dalle fotocopiatrici delle macchinette fotografiche, roba che molti di voi non avranno nemmeno mai visto.

Da allora, in quei fantastici anni 80, quando l’Italia era conosciuta nel mondo per il suo Hardcore, di cui gli Indigesti erano gli alfieri, ho avuto modo di vederli suonare tre volte (qui godetevi “Mai” e “Mass Media” al Victor Charlie di Pisa nell’85: http://www.youtube.com/watch?v=W3bwP7MuwDY ; nel pit ci sono anche io!!!!).

Purtroppo per 25 anni ho rimpianto di essermi perso il loro ultimo concerto Italiano, al Casalone di Bologna, quel 20 Giugno 1987 che precedeva di un giorno la trasferta del mio Pisa a Cremona, e di due giorni il mio esame di analisi II ad Ingegneria.

Quella volta detti la precedenza al Pisa (che peraltro vincendo a Cremona riconquistò la serie A), e, complice la cronica mancanza di pecunia tipica degli studenti, saltai quel concerto con Indigesti, CCM e Negazione. Un concerto che segnò uno spartiacque tra il prima e il dopo, al termine del quale (ma allora non ce ne rendevamo conto) nulla fu più come prima.

Per questo, quando a 25 anni e tre figli di distanza da quell’evento, Rudy mi ha fatto sapere che avrebbe suonato di nuovo a Bologna, ho chiamato Steve Kanti a rapporto (lui al Casalone ci andò, invece…) e in un nanosecondo abbiamo deciso di salutare mogli e figli e partire senza alcuna ombra di dubbio.

E gli Indigesti hanno ripagato il nostro entusiasmo con una performance memorabile.

Oltre un’ora di hardcore velocissimo e stacchi furiosi, accompagnati da un pogo selvaggio e stage diving spettacolosi da parte di un pubblico entusiasta, fatto di giovanissimi meravigliosamente mescolati a noi più anziani (tra il pubblico, tra gli altri, anche Steno e Dumbo aka Speaker Dee Mo….).

E prima del concerto, io e il buon Steve ci siamo intrattenuti con i 4 Indigesti per una breve chiacchierata che cerco di condividere con voi.

Partendo con le presentazioni della attuale line up, fatta da Rudy Medea alla voce, Enrico Giordano alla chitarra, Mattia Ferrari al basso e Massimo Corradino alla batteria che da subito ci annuncia di non voler partecipare alla intervista per non sovraccaricarci di minchiate (promessa che poi non manterrà, facendoci fare delle gran risate...)

Riki: “Partiamo dal Casalone, 25 anni fa…”

Rudy: “quella fu l’unica volta che gli Indigesti suonarono a Bologna, e coincise anche con il nostro ultimo concerto Italiano. Dopo quella data facemmo un tour Europeo, che si concluse a Lucerna”

Riki: “da quel giorno sono passati 25 anni, in un matrimonio saremmo già alle nozze di argento. Cosa vi ha fatto decidere di rimettervi in gioco così prepotentemente, dopo l’intermezzo ‘In Disparte’ del 2002?”

Rudy: “l’abum ‘In Disparte’, in realtà, era più un progetto mio, che lo avevo realizzato insieme ad altri ragazzi. C’era Mungo, ed Enrico aveva fatto delle parti di chitarra, però adesso, con questo tour, gli Indigesti tornano sulla strada con la formazione praticamente originale.”

Riki: “Oggi qua a Bologna abbiamo gli indigesti, ma in giro vediamo tornare gente tipo Basta, Nabat, Erode, Klaxon, Peggio Punx e svariate altre vecchie glorie. Come mai questo prepotente ritorno sulla ribalta di bands che hanno fatto la storia?”

Enrico: “a me fa molto piacere che ci sia questa specie di ritorno alle origini, perché secondo me questa musica non è finita, e anzi può dare ancora molte cose. L’ambiente è ancora molto bello e vivace; forse non è più la stessa cosa di 20 anni fa’, ma è ancora molto divertente. A me fa solo piacere vedere che dei vecchi gruppi si riformano, ed al tempo stesso vederne di nuovi che continuano a nascere. Io amo questa musica, non sopporto Lady Gaga e c,; per questo mi piace questa scena così viva, indipendente e vera. Secondo me c’è ancora un grandissimo interesse per l’Hardcore, dopo tutti questi anni di musica tecnica e fredda.”

Steve: “ma vi rendete conto di come la scena HC Italiana degli anni 80 sia stata qualcosa di incredibile, che tutti noi forse abbiamo vissuto come se fosse normale, senza renderci conto appieno di vivere un periodo forse irripetibile?”

Enrico: “verissimo. Io posso aggiungere che sulla base di queste reunion di gruppi per così dire ‘storici’, mi auguro che gente con voglia di suonare e di sbattersi decida di formare una band, e anche con pochi mezzi provare a ripetere quella storia, suonando una musica che per me è il massimo”

Rudy: “io per tanti anni sono stato titubante sul ritornare in pista. Poi però la gente ci vedeva in giro, e ci diceva ‘perché non tornate a suonare?’. Considera che noi oltre ad avere suonato insieme per un bel po’, siamo anche amici che in tutti questi anni hanno continuato a frequentarsi. Usciamo a cena, facciamo i capodanno insieme e così via, per cui non sono mancate in questi anni le occasioni per parlare di questa reunion, che comunque non abbiamo affrontato a cuor leggero…”

Enrico: “a dire il vero gli ho rotto le palle per più di dieci anni, e alla fine ce l’ho fatta a convincerlo… Nemmeno fosse stata una bella donna. Dieci anni per convincere Rudy!!!!! Ma in giro ci sono un sacco di gruppi che si ispirano ancora agli Indigesti, per cui mi sembrava naturale provare a tornare sui palchi.”

Riki: “considera che io sono uno di quelli che dopo trent’anni continuo ad usare gli Indigesti come termine di paragone…”

Enrico: “rimettere in moto il gruppo non è stato comunque semplice. Come sai, purtroppo per motivi anche extra musicali i nostri due primi bassisti, Roberto Vernetti e Silvio Bernelli, al momento non sono della partita, ma per noi hanno significato molto. Come ha significato molto per noi Massimo Ferrusi, il nostro batterista per il tour USA. In compenso, abbiamo recuperato il nostro batterista storico, Massimo Corradino, con noi sullo split con i Wretched; ed a noi tre, membri fondatori degli Indigesti, si è aggiunto un bassista giovane, Mattia Ferrari, che ha portato una ventata di freschezza all’interno del gruppo. Tra l’altro lui è anche un fonico, per cui ci aiuta molto dal punto di vista del suono. Avevamo proprio bisogno di un personaggio così. Quanto al non avere preso a cuor leggero questa reunion, considera che dietro al concerto di stasera, o a quello del Lo Fi di Milano quindici giorni fa’, c’è un anno di prove, durante le quali abbiamo provato con dieci sottozero o quaranta gradi e 100% di umidità , perché credevamo e crediamo molto in questa cosa. Per questo a chi ci chiede cosa avete da dire oggi voi Indigesti, possiamo rispondere che noi vogliamo riprendere da dove avevamo lasciato, perché quel messaggio è ancora attualissimo. Cantare oggi “Mass Media (Potere Negativo)”, “No al sistema”, “Nessuna Ragione”, continua ad essere più che mai attuale. Ovviamente stiamo anche pensando a fare qualcosa di nuovo, perché il gruppo è vivo. Ma era giusto anche per rispetto dei nostri amici, come a me piace chiamare i nostri fans, riproporre anche questi pezzi storici. E noi ce la stiamo mettendo tutta per non deludere i nostri amici, anche alla soglia dei cinquant’anni”

Riki: “e tu Mattia, che hai trent’anni, come ti trovi in mezzo a questi signori un po’ attempati?”

Mattia: “alla grande!!! Sono meravigliosi, e mi diverto tantissimo a suonare con loro”

Rudy: “pensa che io a trent’anni avevo già smesso di suonare con gli Indigesti….”

Riki: “a proposito dei vecchi tempi, sai che è incredibile, venendo qua in auto io e Steve abbiamo rispolverato il demo, e ci siamo ritrovati a cantarlo pezzo dopo pezzo, ricordandolo a memoria. Sai, devo averlo ascoltato almeno un migliaio di volte….”

Massimo: “questo è un onore, sapere che ci sono dei ragazzi (grazie del “ragazzi”, NdRiki) che conoscono a memoria i nostri pezzi. Ed è uno dei motivi per cui sono forse più emozionato stasera che venti anni fa’. Venti anni fa’ ero un incosciente, adesso meno”

Enrico: “a me piace da morire questa storia, di potere incontrare ai nostri concerti vecchi amici e nuovi amici. C’è una atmosfera di festa che mi piace davvero molto.”.

Rudy: “una cosa veramente bella è che a Milano abbiamo trovato sia amici dei vecchi tempi, sia figli dei nostri amici di allora che sono passati a salutarci ed a mandarci i saluti dei loro genitori. Pazzesco!!!”

Riki: “pensa che con noi avrebbe dovuto esserci anche Antonio, il vecchio bassista dei CCM, con suo figlio….”

Rudy: “davvero? Dai, salutami Antonio, e poi magari ci rivediamo a Pisa se riusciamo ad organizzare una data (ed ora la data c’è: 2 Febbraio al Newroz. NdRiki)”

Enrico: “ci vorrebbe di suonare al Victor Charlie….”

Steve: “Ne parlavamo in auto. Ricordate il palco altissimo del Victor Charlie? Al Syd (cantante dei CCM, NdRiki) piaceva da morire, perché diceva che era una altezza ottima per fare stage diving da paura”

Rudy: “io invece lo odiavo quel palco. Troppo alto. I ragazzi sotto il palco vedevano le nostre scarpe davanti agli occhi…”

Steve: “per il Syd era l’altezza giusta per fare stage diving da paura. In pratica era un trampolino olimpionico...”

Riki: "tornando a voi. Le etichette Vacation House e Soul Craft continuano ad esistere, o sono ormai un capitolo chiuso?

Rudy:"no no, continuano ad esistere. Ora più o meno su VHR pubblico gruppi stranieri, mentre SCR è dedicata a quelli Italiani"

Riki: "produrrai anche gli Indigesti?"

Rudy: "solo se non troviamo una etichetta capace di produrre stampare e distribuire bene l'eventuale nuovo disco; altrimenti ci penseremo noi da soli, magari legandoci ad una distribuzione importante. Ora come ora mi piacerebbe lavorare magari con una etichetta estera, ma vediamo"

Riki: “tornando ad oggi. Gli indigesti da oltre 20 anni sono considerati un caposaldo della musica Hardcore, stimatissimi ovunque. Ora che siete di nuovo on the road, qualcuno vi ha cercato dall’estero, ed in particolare dagli USA?”

Rudy: “per ora no, perché stiamo lavorando molto attraverso Facebook, e purtroppo non è che abbiamo poi molti contatti con gli States da quella via. Adesso sto cominciando a promuovere il ritorno degli Indigesti anche con la mailing list dell’etichetta, e magari, visto che si tratta di una lista molto più ampia, qualcosa comincerà a muoversi anche fuori Italia.”

Riki: “raccontateci un po’ del vostro tour negli USA di 25 anni fa…”

Rudy: “fu una cosa stranissima, molto difficile….”

Massimo: “io non c’ero, per cui se le cose non andarono bene non è certo colpa mia….”

Rudy: “certo, adesso è tutto chiaro… A parte gli scherzi, si faceva tutto alla buona, in modo totalmente Do It Yourself. Non avevamo un tour manager che ci consigliasse come comportarci, o di avere una backline che ci servisse per gestire le emergenze. Molte date venivano organizzate due giorni prima, perché magari ne saltava una e si doveva trovare un rimpiazzo al volo…. Si viaggiava per ore, si dormiva a casa di amici, i concerti un giorno erano in un posto bellissimo, il giorno dopo in un cantiere dove giravano i camion e le betoniere. Una volta abbiamo suonato in un fast food, un’altra volta abbiamo suonato ad un party in casa di un tipo, però poi abbiamo suonato anche al Metro con i Seven Seconds, o a Los Angeles con gli Uniform Choice… Si alternava veramente molto. Era molto ruspante, senza management. A quel tempo erano davvero pochi i gruppi capaci di muoversi in modo professionale, con un management e cose del genere”

Riki: “rimpianti per avere suonato negli anni 80, e non oggi, quando tutto è oggettivamente più facile, ed i gruppi possono registrare e farsi conoscere ovunque molto più facilmente?”

Rudy: “rimpianti forse no. Magari, guardando indietro, avrei voluto curare un po’ di più l’aspetto professionale in quel periodo là. Sempre con la stessa passione, ma curando di più gli aspetti tecnici. Ma quelli erano proprio tempi che non te lo permettevano. Mi ricordo proprio che anche quando parlavamo con gli ‘addetti ai lavori’ in USA, dicevano che anche i gruppi Americani ‘professionisti’ si contavano sulle dita di una mano. C’erano i Dead Kennedys, i Black Flag, gli Husker Du ed un paio di altri gruppi Hardcore. Tutti gli altri, anche negli States, a quel tempo erano ruspanti come noi. I concerti si organizzavano per passaparola, ed avevamo i telefoni a disco, altro che Internet….”

Riki: “però è stata senza dubbio una gran bella epoca…”

Tutti: “senza dubbio!!!!”

In bocca al lupo ragazzi, di cuore!!!!!


PS: questo sito iniziò con una recensione dei Kina, ed è per me molto importante e bello che la prima intervista sia stata quella degli Indigesti, il gruppo che più ho amato assieme ai Kina appunto.....     Nonostante crolli di amplificatori, corde rotte e grovigli di carne sul palco........



E per finire, un VIDEO, DEDICATO a chi era li in mezzo e a chi ha partecipato con MASSIMO ENTUSIASMO!

extreme rock'n'roll!!!!.

RAW POWER AL CBGB'S, AGOSTO 2005

Probabilmente oggi non importerà più un cazzo a nessuno di questo report che scrissi insieme a Mauro dei Raw Power al rientro di uno show che la band Emiliana fece per sostenere il mitico CBGB's di New York.
Oggi quel locale nonostante gli sforzi fatti non esiste più, e sono passati altri sette anni. 
Però mi dispiaceva che questa testimonianza non fosse mai stata pubblicata dalle riviste per cui scrivevo al tempo, ed allora voglio levarmi lo sfizio di pubblicarla oggi, indipendentemente dalle logiche commerciali delle riviste.
RAW POWER!!!!!!!

Dal 1973 a New York, al numero 315 di Bowery Street, ha sede un locale dal nome pressoché impronunciabile, il CBGB & OMFUG. Per oltre 30 anni questo club ha rappresentato uno spazio unico, a New York, per la creatività artistica e musicale cittadina e non solo, ospitando i concerti di un po’ tutti i i grandi del rock e dintorni (Ramones, Blondie, B52s, Talking Heads, e Police per citarne alcuni). Oggi i proprietari dell’edificio che da sempre ospita il club non intendono rinnovare il contratto di affitto, portando di fatto alla sua chiusura. Nell’ambito di una campagna di sensibilizzazione chiamata “Save CBGB”, dall’Italia sono stati invitati a suonare i nostri Raw Poower, autentico mito Hardcore negli States. Quello che segue è il racconto fatto da Mauro Codeluppi di questa singolare esperienza.

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Il 13 Agosto siamo partiti da Bologna alle 6.45, destinazione finale New York con tappa a Bruxelles. Una volta arrivati, dopo aver passato abbastanza facilmente la dogana che dopo l’11 Settembre è diventata quasi impossibile, riusciamo ad uscire dal JFk per trovarci sotto un sole e un caldo insopportabile. Non ci resta che fermare un taxi e saltare su, destinazione Hotel 31 sulla trentunesima strada. Se all’aeroporto l’afa era da paura qui in midtown è insopportabile, perciò non ci resta che fiondarci in hotel e beccarci la nostra prima razione di aria condizionata a palla. Qui chiaramente è il contrario dell’esterno: temperatura polare. 


Il CBGB ha prenotato 3 camere, 2 doppie e una singola; chiaramente il più vecchio (io) si prende la singola. Pochi minuti per rinfrescarsi e si parte alla scoperta del vicinato, spedizione che si ferma a poche centinaia di metri, nel primo pub (o tavern) che incontriamo. Come sempre una birra tira l’altra e usciamo dal locale tre ore più tardi. A questo punto per smaltire quello che è l’inizio di una bella sbornia non ci resta che continuare la nostra esplorazione, ma evidentemente oggi non è giornata e dopo poche centinaia di metri la tentazione di farci un'altra birra è troppa. Verso le otto riusciamo ad arrivare al CBGB dove questa sera si esibiscono alcuni gruppi del VANS Warped tour. Dopo aver salutato un po’ di vecchi amici c’è giusto il tempo di fermarci al CBGB Gallery per un paio di birre ed iniziare la camminata di rientro, non prima però di esserci fermati per un fetta di buonissima pizza Newyorkese. Raggiungiamo il 31 a pezzi e come dei bravi bambini ci fiondiamo a letto presto. La mattina della domenica dopo una colazione a base di uova, pancetta, prosciutto, pankcakes e porcherie varie, il tutto innaffiato da una broda nera che qui chiamano coffee, entriamo in metropolitana, destinazione Coney Island. Visita al parco divertimenti, che ha visto tempi migliori (almeno 30 anni fa), camminata lungo la passeggiata interminabile del lungo mare, e poi inizia nel quartiere russo la ricerca di un posto dove bagnarci la gola, cosa che dopo mezz’ora di ricerca sembra impossibile. Finalmente riusciamo a trovare un ristorante dal nome francese, Paris, ma che di francese non ha niente a partire dal personale che parla solo russo. A fatica riusciamo a fargli capire cosa vogliamo e dopo una attesa lunghissima si presenta uno dei mattacchioni dei camerieri con una borsa di birre di vari tipi comperate al liquor store un isolato più indietro. Inutile dire che la birra ci costa come Champagne. Ormai si sono fatte le due e non ci resta che tornare a Manhattan, riprendiamo il treno e dopo 40 minuti scendiamo a Chinatown per un po’ di shopping e cazzeggiare un po’. La sera ci presentiamo al CBGB con l’intento di vedere i grandi Gorilla Biscuits ma ci viene detto che non si sa per quale motivo il concerto della sera non ci sarà, l’unica loro performance è stata quella del pomeriggio, porca….. cosa dobbiamo fare a questo punto?? Entriamo nel bar e anneghiamo i dispiaceri, un paio d’ore più tardi il Ronko ed io, la vecchia guardia, ci dirigiamo verso l’albergo mentre i giovani rimangono fuori a tentare la fortuna. Sono le 11 di lunedì quando Lupus e Fabio riescono ad alzarsi dal letto con un leggero mal di testa. Questa mattina la destinazione è l’Empire State Building, 2 o 3 blocchi di distanza da noi,. Finalmente dopo una fila di un’ora riusciamo a salire sul primo ascensore che ci porta all’80esimo piano, e un secondo ascensore ci accompagna per gli ultimi 6 piani. Come sempre la vista dall’alto è mozzafiato; peccato che la cappa grigia che copre New York non ci permetta di vedere lontano, ma lo spettacolo è pur sempre unico. Cominciamo ad avere fame e sete, scendiamo questa volta velocissimi ed entriamo da Foley’s, un famoso pub irlandese, dove presto facciamo amicizia con June, la simpatica barista che ci racconta di avere origini irlandesi e che due ore dopo, dopo averci spennato per bene ci promette che questa sera verrà a vederci. Rientro in albergo per una pennichella veloce ed è tempo di andare al CBGB, finalmente si suona!. Prima sorpresa appena arrivati è che mentre facciamo il check un tipo dal volto famigliare mi si avvicina, e dopo esserci scambiati complimenti a vicenda riesco finalmente a capire che è Phil Anselmo (Pantera), che è qui per suonare la chitarra con i suoi amici Eye hate God. Più tardi nel back stage dove scopro che lui è di discendenza italiana mi dice che questa è la sua prima uscita in 8 mesi, parliamo di musica, politica un po’ di tutto, si fanno le solite foto, insomma un ragazzo davvero simpatico e per niente la rock star che magari uno si immagina. Un tipo che non ti fa pesare i dischi d’ora e platino che ha in soggiorno, solo uno che questa sera è qui come tutti gli altri per suonare e divertirsi. Il concerto inizia con un gruppo a sorpresa di cui non conosco il nome. Poi vanno sul palco gli Uppercut, non male ma niente di esaltante. Finalmente dopo di loro è la volta degli EHG, e qui la musica cambia; pezzi pesanti con una chiara influenza alla Pantera, momenti veloci che si alternano a pezzi lenti, si capisce subito che Phil non è un chitarrista provetto ma lui per primo e poi il pubblico e tutti noi sembra fregarsene, si vede chiaramente che lui si sta divertendo e la gente si diverte al solo vederlo lì ancora tra di loro, è un momento molto bello e speciale. 



Sono le 11 quando finalmente tocca a noi. I ragazzi presenti si accalcano davanti al palco e quando iniziamo con “Power” scoppia il finimondo, succede di tutto davanti al palco. Qui lo stage diving è proibito ma alcuni temerari decidono di sfidare i bouncers del locale e si buttano, una figata! I pezzi passano uno dopo l’altro velocissimi, Fabio il nuovo batterista sta andando da Dio, non sbaglia un colpo, Lupus con la Les Paul e Ronko con un bellissimo Fender Precision (tutti gli strumenti sono stati noleggiati per la serata) continuano a macinare senza sosta, 40 minuti passano in un secondo e siamo già a bis, “Mine to kill”, “Factory”, “Fuck Authority”, ma è quando inizia il primo accordo di “State Oppression” che tutti i presenti, anche quelli che un minuto prima sembravano sfiniti, iniziano a saltare e pogare, c’è persino chi urla il nome Giuseppe, il capo o The Chief come dicono qui, vorremmo non finisse mai, ma purtroppo due minuti passano velocissimi, così veloci che decidiamo di fare ancora tre pezzi, da paura. 60 minuti, non di più, ma ci guardiamo tutti con un sorriso stampato in faccia come se fossimo dei bambini piccoli, valeva la pena farsi questa tirata per un solo concerto, tornare qui dopo quasi 10 anni. 
Peccato non esserci tutti, ma sicuramente chi non è qui con noi ci ha guardati e suonato anche lui con noi. E’ ormai l’una quando usciamo dal CBGB, prendiamo un taxi e andiamo ad una festa a Brooklyn, sono quasi le 5 quando rientriamo in albergo, ormai è quasi ora do tornare a casa. Il martedì è una giornata triste, si torna a casa. Ci alziamo verso mezzogiorno, alcuni di noi vanno a vedere Ground Zero altri rimangono in zona, poi alle 3 il taxi viene e ci riporta all’aeroporto, L’aereo della American Airline parte preciso alle 18.45, arriviamo dopo esserci fermati di nuovo a Bruxelles, alle 11,00 di mercoledì, siamo distrutti, ma sappiamo tutti benissimo che saremmo disposti a rifarlo subito. Grande, un Ferragosto indimenticabile.     

RIKI SIGNORINI E MAURO CODELUPPI


 PS: Il CBGB ha chiuso il 30 settembre 2006 a causa di una lunga battaglia legale con i proprietari dell'immobile di Bowery. Il proprietario Hilly Kristal comunicò la notizia che avrebbe riaperto il CBGB a Las Vegas nel 2008 annunciando "Ho preso tutto, i bar, il palco, i cessi dove Joey Ramone ha fatto la pipì insieme a me. Ho preso tutto ciò che ha fatto di questo posto il CBGB'". Hilly Kristal non potrà mantenere la sua promessa: morirà il 28 agosto 2007[2]. Attualmente all'ex CBGB è presente un negozio d'abbigliamento ma, una parte dell'allestimento originale è rimasto intatto, compreso parte del bagno e dei sanitari.