RECENSIONE OERATION IVY “ENERGY” (LP-CD, 1989, LOOKOUT RECORDS, 5/5)

Uscito il 28 maggio 1989, Energy è l’unico album degli Operation Ivy, una band che ha avuto una vita brevissima, tra il 1987 e il 1989, ma un impatto decisamente superiore alla sua durata.

Questo disco, Energy, è considerato da molti uno dei lavori fondamentali nella storia del punk e, in particolare, nella definizione dello ska punk moderno. In poco più di mezz’ora, gli Operation Ivy condensano energia pura, velocità, melodie immediate e un’attitudine profondamente DIY, contribuendo a plasmare un linguaggio musicale che influenzerà intere generazioni di band successive.

L’album fu registrato poco prima dello scioglimento del gruppo, avvenuto subito dopo un ultimo concerto tenuto al leggendario 924 Gilman Street, luogo simbolo attorno al quale era nata e si era sviluppata la vivacissima scena punk della East Bay. Quel contesto non è solo uno sfondo, ma parte integrante dell’identità della band e del suono che esprime.

La prima edizione di Energy uscì su LP e musicassetta per la Lookout! Records: conteneva 19 tracce e rappresentava perfettamente lo spirito grezzo e diretto della band. Il disco venne stampato esclusivamente su vinile nero, mentre la cassetta fu pubblicata in versione bianca, due oggetti oggi diventati quasi iconici per chi conosce quella stagione musicale.

Tra i brani dell’LP originale, alcuni si elevano in modo particolare per impatto e intensità: "Sound System", "One Of These Days" e "Freeze Up" rappresentano forse al meglio l’equilibrio tra aggressività punk e dinamica ska che definisce l’identità del disco, condensando in pochi minuti l’urgenza espressiva della band.

La successiva versione in CD, pubblicata originariamente nel 1991 sempre da Lookout! Records come raccolta estesa, porta il totale a 27 tracce. Questa edizione unisce le 19 canzoni del vinile originale ai brani dell’EP di debutto “Hectic” e ad altri pezzi comparsi solo su compilation, offrendo così una visione più completa del percorso iniziale del gruppo. Tra questi brani aggiuntivi spiccano "Junkie’s Running Dry" e "Yellin’ in My Ear", che ampliano ulteriormente lo spettro sonoro del progetto senza tradirne lo spirito originario.

Energy non è soltanto un album: è un manifesto. La sua urgenza espressiva, la fusione tra punk e ska e la sua immediatezza lo rendono ancora oggi sorprendentemente attuale. È un lavoro che ha contribuito a ridefinire gli scenari della musica alternativa, dimostrando che si può essere incisivi, politici e viscerali senza compromessi.

Personalmente, lo considero uno dei dischi più importanti mai pubblicati in ambito punk. È stato e continua a essere una fonte di ispirazione costante, un riferimento fisso che da anni non manca mai nella mia rotazione d’ascolto.

(Riki Signorini)

I brani

Lp – Cassetta

Lato A

1.   Knowledge

2.   Sound System

3.   Jaded

4.   Take Warning

5.   The Crowd

6.   Bombshell

7.   Unity

8.   Vulnerability

9.   Bankshot

10.   One of These Days (Cover Nancy Sinatra)

Lato B

11.   Gonna Find You

12.   Bad Town

13.   Smiling

14.   Caution

15.   Freeze Up

16.   Artificial Life

17.   Room Without a Window

18.   Big City

19.   Missionary

CD

Tracce originali di "Energy"

1.   Knowledge

2.   Sound System

3.   Jaded

4.   Take Warning

5.   The Crowd

6.   Bombshell

7.   Unity

8.   Vulnerability

9.   Bankshot

10.   One of These Days

11.   Gonna Find You

12.   Bad Town

13.   Smiling

14.   Caution

15.   Freeze Up

16.   Artificial Life

17.   Room Without a Window

18.   Big City

19.   Missionary

Tracce Bonus (dall'EP “Hectic” del 1988 e dalle compilation “Turn It Around!” e “Thing That Move”):

20. Junkie's Runnin' Dry

21. Here We Go Again

22. Hoboken

23. Yellin' in My Ear

24. Sleep Long

25. Healthy Body

26. Officer

27. I Got No



INTERVISTA AI TIRATURA LIMITATA

Dei Tiratura Limitata ci siamo occupati già qualche settimana fa in occasione dell’uscita del loro CD retrospettivo su Area Pirata.

Qua potete leggere la recensione: Ribelli a Vita: RECENSIONE TIRATURA LIMITATA “S/T” (LP + DIGITAL, 2025, AREA PIRATA RECORDS, 3/5)

Oggi torniamo a parlare della band Milanese attraverso un’intervista collettiva al gruppo.

D: Partiamo dal disco uscito di recente su Area Pirata. Se fosse uscito nel 1986 o nel 1987, avrebbe potuto cambiare qualcosa nella storia dei Tiratura Limitata? O eravate comunque una band destinata a bruciare in fretta?

R: La situazione della band nel 1987 era di forti prospettive ma anche piena di tensioni interne.

Il punk rock cominciava a stare stretto a qualche elemento della band che poi confluì nei Casino Royale e negli Investigators.

Sicuramente l'uscita del disco avrebbe portato nuovi stimoli e nuovi concerti anche in zone fuori dal nord Italia. Ma chissà quanto sarebbe durato.

D: Il disco nasce da un’idea di Geno De Angelis maturata nel 2020. Quanto c’è di suo in questo LP e quanto è stato difficile portare a termine il progetto dopo la sua scomparsa?

Il disco è composto quasi tutto da brani che erano stati registrati nel periodo 1985/1987 quindi con Geno al basso.

Qualcosa in studio e una buona parte in sala prove (villa Amantea) e durante i live.

Quando Geno ha proposto il progetto nel 2020, durante il COVID, i brani erano già stati scelti e masterizzati.

Addirittura, la copertina era già pronta.

Per cui quando nel 2025 c'è stato il contatto con Area Pirata Rec l'unica aggiunta è stata la registrazione di “Doesn't make It Alright” che era una delle pochissime cover che proponevamo dal vivo.

D: Secondo te è più un tributo, un documento storico o qualcosa che sentite ancora vivo artisticamente?

Questo disco è la fotografia di quello che eravamo in quegli anni: cinque ventenni con l'urgenza di raccontare la nostra situazione e la nostra città.

Registrato oggi sarebbe diverso; maggiore capacità strumentale e nuove ispirazioni avrebbero portato ad un disco, ma anche una band, diversa.

Per cui siamo contenti del risultato ma i 40 anni passati, specialmente noi che ci abbiamo suonato, li sentiamo tutti.

D: Lo split EP del 1983 con gli Shocking TV resta uno dei pochi documenti ufficiali della vostra prima fase. Che rapporto c’era tra voi? Era una semplice condivisione di etichetta e scena o c’era di più? E oggi, riguardando a quello split, cosa pensi che rappresenti davvero?

Noi eravamo prima di tutto amici, e lo siamo tutt'ora, degli Shockin'TV.

Oltre al disco abbiamo diviso sala prove, concerti e serate divertenti.

Noi Tiratura abbiamo registrato quel disco dopo solo 5 mesi che ci eravamo formati.

Ma in quegli anni (1982/1983) nella scena stavano succedendo cose di cui ancora oggi si parla con ammirazione e un misto di mitologico e dovevamo assolutamente dare il nostro contributo.

Tecnicamente ha delle pecche incredibili ma a livello artistico non ne cambierei una virgola.

La cosa che più ci fa piacere è che a distanza di 40 anni ancora oggi scopro gente "insospettabile" che possiede e apprezza quel vinile.

D: La scelta di rifare “Doesn’t Make It Alright” degli The Specials nel 2025  penso che sia significativa, e sembra confermare che l’anima ska-reggae fosse centrale nel vostro suono, forse più di certa estetica punk. Quanto erano importanti per voi il reggae e il dub rispetto alla componente più strettamente punk/Oi!?

R: Ah, lo ska e il reggae sono sempre stati, insieme al punk rock, la nostra fonte di ispirazione.

Già nel disco 7 pollici Milano 1983 c'era un brano Ska (“Distruggiamo il nucleare”) e ti posso dire che quando lo suonammo al Virus nel nostro primo concerto la partecipazione del pubblico punx fu devastante. Stage dive come nei più potenti brani hardcore. Da non credere..

Doesn't make It Alright”, che fu introdotta nella scaletta anni dopo, era un brano che ci distingueva e giocoforza abbiamo deciso di registrarla per il disco perché non esisteva una versione dell'epoca registrata degnamente.

D: Oggi, nel 2025, cosa sono i Tiratura Limitata? Un progetto chiuso che trova finalmente una forma compiuta, oppure c’è spazio per nuova musica, magari con uno sguardo meno nostalgico e più contemporaneo

R: I Tiratura Limitata attualmente sono un gruppo di amici legati dai ricordi di quegli anni e dalla mancanza di Geno. Le poche cose che riusciamo a fare sono sempre dedicate a lui.

Il nuovo disco e il concerto del Bloom del 2023 ne sono la testimonianza.

Ma non credo ci saranno nuovi brani o un Réunion.

Anche geograficamente gli elementi della band sono disseminati per l'Italia e ciò causerebbe difficoltà nelle prove.

D: Siete stati spesso raccontati come una band “combat punk” debitrice dei Clash, con innesti Oi! e reggae ma mai davvero hardcore.  Non pensi che questa posizione un po’ ibrida vi abbia penalizzato nella scena milanese degli anni ’80, dove l’identità, soprattutto hardcore, era molto marcata?

R: Assolutamente d'accordo. L'hardcore punk, da suonare, non ci è mai piaciuto.

Alcuni di noi apprezzavano le proposte di questo genere che arrivavano dall'Inghilterra e dagli Stati Uniti ma si faceva fatica a scrivere brani così veloci.

Fatica a livello di gusto musicale, non come tecnica strumentale.

Dal giro del Virus siamo usciti abbastanza rapidamente perché alcune contraddizioni del collettivo non le sopportavamo.

Tuttavia, nel concerto di chiusura del Virus, pochi giorni prima che venisse sgomberato e abbattuto, siamo stati l'ultimo gruppo che ha suonato su quel palco.

D: Come sai, sto scrivendo un libro sul GDHC. Quali sono stati i vostri contatti con quella scena, se
ci sono stati?

R: Come band abbiamo avuto pochissimi contatti col GDHC.

Ricordo di aver partecipato ad un concerto dei CCM al Virus, credo fosse il 1983 o 84 ma niente di più.

Io personalmente avevo scritto un articolo per la fanzine Nuove Dal Fronte in cui criticavo un po' di band milanesi del tempo.

Ma ero giovane e col dente avvelenato verso il Virus e le band che vi transitavano.

Anzi approfitto per chiedere scusa a chi ho maltrattato. 😊)

E cogliamo l'occasione per salutare con affetto tutta la scena punk attuale ma specialmente quella dei nostri tempi che ancora oggi, nonostante l'età, tiene botta e poga ai concerti.

(Riki Signorini)



RECENSIONE RAMONES “RAMONES” (LP, 1976, SIRE RECORDS, 5/5)

A pochi giorni dal cinquantesimo anniversario di “Ramones”, uscito il 23 aprile 1976, è inevitabile fermarsi un attimo e chiedersi cosa resti davvero di quel disco che, in meno di mezz’ora, ha cambiato per sempre la storia della musica.

Io, ovviamente, non c’ero nel 1976. Non ho vissuto l’urto iniziale, quel momento in cui quattro ragazzi del Queens salirono su un palco e riscrissero le regole. Ci sono arrivato qualche anno dopo, ma abbastanza presto da farmi travolgere comunque in pieno.

E da subito non ho avuto dubbi: tra i Sex Pistols e i Ramones, ho scelto i “fratellini” newyorkesi. Meno nichilisti, meno costruiti, forse meno “pericolosi” nell’immaginario… ma infinitamente più diretti, più sinceri, più miei. Le loro Converse contro gli anfibi londinesi: non è mai stata solo una questione estetica.

Dentro questo disco c’è già tutto. C’è l’attacco immortale di “Blitzkrieg Bop”, che ancora oggi è un manifesto più che una canzone. C’è l’ironia disturbante di “Beat on the Brat”, la velocità nervosa di “Judy Is a Punk”, la dolcezza inattesa di “I Wanna Be Your Boyfriend”. E poi ci sono schegge come “Now I Wanna Sniff Some Glue” o “I Don’t Wanna Go Down to the Basement”, che in poco più di un minuto riescono a dire più di interi album di altri.

Non è solo una questione di brani iconici. È la grammatica che cambia: pezzi corti, tre accordi, niente assoli inutili, zero compromessi. Una formula talmente semplice da sembrare banale, e invece rivoluzionaria. Sono 14 brani in circa 29 minuti, praticamente il manifesto perfetto del “less is more” punk.

E poi c’è “53rd & 3rd”, che rompe la superficie e lascia intravedere qualcosa di più oscuro, più reale. Come a dire: sotto quella velocità c’è anche un mondo storto, sporco, umano.

Ed è proprio da qui che si capisce quanto questo disco abbia lasciato il segno. Non solo per le singole canzoni, coverizzate all’infinito, ma per la sua struttura stessa, diventata modello. Negli anni ’90 questa influenza è diventata addirittura un esercizio dichiarato di devozione: gli Screeching Weasel arrivarono a incidere l’intero album “Ramones” nel 1992, riprendendo traccia per traccia il debutto del ’76. Non un omaggio qualsiasi, ma una vera e propria “ri-esecuzione” filologica. E non furono soli: i Queers rifecero “Rocket to Russia”, i Vindictives “Leave Home”, i Mr. T Experience “Road to Ruin”, e Boris the Sprinkler “End of the Century”. Un’intera scena che non si limitava a ispirarsi, ma sceglieva di tornare alla fonte, pezzo per pezzo.

E anche in Italia quel filo non si è mai spezzato: i The Manges, tra le realtà più coerentemente ramoniane in Europa, hanno costruito un’intera carriera su quell’estetica e quel suono, arrivando con “Rocket to You a rendere un tributo esplicito a “Rocket to Russia. Non la copia integrale traccia per traccia, ma qualcosa di forse ancora più significativo: la dimostrazione che quel linguaggio può essere ancora vivo, reinterpretato, suonato come se fosse sempre il 1976.

Riascoltato oggi, “Ramones” non suona come un reperto storico. Suona ancora vivo, urgente, necessario. Forse perché non è mai stato un esercizio di stile, ma un’esplosione spontanea. Un disco che non cercava di essere importante, e proprio per questo lo è diventato.

Per me è stato un punto di partenza. Un modo di capire che la musica non deve essere perfetta per essere vera. E che a volte bastano due minuti, tre accordi e un “Hey ho, let’s go” per cambiarti il modo di ascoltare tutto il resto.

(Riki Signorini)


I brani

 

SIDE A

1.   Blitzkrieg Bop

2.   Beat on the Brat

3.   Judy Is a Punk

4.   I Wanna Be Your Boyfriend

5.   Chain Saw

6.   Now I Wanna Sniff Some Glue

7.   I Don’t Wanna Go Down to the Basement

SIDE B

1.   Loudmouth

2.   Havana Affair

3.   Listen to My Heart

4.   53rd & 3rd

5.   Let’s Dance

6.   I Don’t Wanna Walk Around with You

7.   Today Your Love, Tomorrow the World

ADOLESCENTS “ADOLESCENTS” (LP, 1981, FRONTIER RECORDS, 5/5)

There are albums that aren’t just music, but pieces of your life.

The Adolescents’ self-titled 1981 LP is definitely one of my first hardcore loves. It was one of the first records of the genre I started listening to at 15, together with my friends and partners in (mis)adventure.

A true milestone in my musical upbringing.

It’s a record I literally wore out, to the point of knowing by heart even the crackles of the vinyl between one track and the next.

It includes songs that have become immortal: “I Hate Children,” “Kids of the Black Hole”, “No Way”, “Amoeba” (which even made it into the soundtrack of Grand Theft Auto V, so much so that years later I took my son to see one of their unforgettable live sets in Campi Bisenzio in 2016), and “Democracy.”

And if I have to pick a few favorites, it’s only for the sake of brevity, because even the tracks I didn’t mention, like “L.A. Girl” or “Creatures,” hit just as hard.

A raw, direct, no-frills record. But above all, a real one.

The kind that never leaves you.

And if any of you haven’t listened to it yet, you’d better fix that immediately.

(Riki Signorini)


The tracks

Side A

1.   I Hate Children

2.   Who Is Who

3.   Wrecking Crew

4.   L.A. Girl

5.   Self Destruct

6.   Kids of the Black Hole

Side B

7.   No Way

8.   Amoeba

9.   Word Attack

10.   Rip It Up

11.   Democracy

12.   No Friends

13.   Creatures


RECENSIONE ADOLESCENTS “ADOLESCENTS” (LP, 1981, FRONTIER RECORDS, 5/5)

Ci sono dischi che non sono solo musica, ma pezzi di vita.

L’LP omonimo del 1981 degli Adolescents rientra senza dubbio tra i miei primi amori hardcore.

È stato uno dei primi dischi del genere che ho iniziato ad ascoltare a 15 anni, insieme ai miei amici e compagni di (s)ventura.

Una vera pietra miliare nella mia formazione musicale.

Un disco che ho consumato letteralmente, fino a conoscerne a memoria anche i fruscii del vinile tra una traccia e l’altra.

Dentro ci sono brani diventati immortali: “I Hate Children”, “Kids of the Black Hole”, “No Way”, “Amoeba” (finita addirittura nella colonna sonora di Grand Theft Auto V, tanto che anni dopo ho portato mio figlio a vedere un loro live set memorabile a Campi Bisenzio nel 2016), o “Democracy”.

E se proprio devo citarne alcuni come preferiti, è solo per forza di sintesi: perché anche i pezzi che non ho citato, come “L.A. Girl” o “Creatures”, spaccano allo stesso modo.

Un disco ruvido, diretto, senza filtri. Ma soprattutto, un disco vero.

Di quelli che non ti lasciano più.

E se qualcuno tra voi non lo ha ancora ascoltato, è bene che corra ai ripari e rimedi immediatamente.
(Riki Signorini)

 

I brani

 

Side A

1.   I Hate Children

2.   Who Is Who

3.   Wrecking Crew

4.   L.A. Girl

5.   Self Destruct

6.   Kids of the Black Hole

 

Side B

7.   No Way

8.   Amoeba

9.   Word Attack

10.   Rip It Up

11.   Democracy

12.   No Friends

13.   Creatures