Visualizzazione post con etichetta Pisa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pisa. Mostra tutti i post

INTERVISTA A FRANCESCO STEA, AUTORE DI "CENTRO SOCIALE MACCHIA NERA 1988-1999” (INTERNO4 EDIZIONI, SV)

Francesco Stea, medico (e storico) grossetano ormai trapiantato da anni a Pisa, è l’autore di "Centro Sociale Macchia Nera 1988-1999”, il libro dedicato al CSOA di Pisa che, ereditando in qualche modo l’esperienza del Victor Charlie, diventò un autentico tempio dell’underground per oltre un decennio.

Dopo averne parlato QUA, oggi intervistiamo l’autore

Riki: Ciao Francesco e ben trovato per questa chiacchierata sul tuo libro, dedicato al Centro Sociale Macchia Nera di Pisa, ed a 11 anni di controcultura (1988-1999) a Pisa e non solo.

Inizierei con parlare un attimo di te, e di come ti sei imbattuto nel Centro Sociale di Pisa, tu che sei un medico laureato in Storia, arrivato nella città della Torre nel 1997 o giù di lì.

Francesco: La mia biografia è tutt'altro che interessante, ma è utile per contestualizzare: sono originario di Grosseto, al momento del diploma ero indeciso se intraprendere gli studi in Storia - che già allora mi piaceva: i miei mi regalarono "Il secolo breve" di Hobsbawm, fu subito amore - o in Medicina. Pensai che potevo fare Medicina e poi semmai fare Storia successivamente per hobby, mentre non sarebbe mai stato possibile fare il contrario; oggi infatti lavoro come medico e nel 2022 mi sono laureato anche in Storia (con 110 e lode, scusa ma l'impulso di dirlo è insopprimibile!).

Arrivo a Pisa dalla mia piccola città di provincia, nel 1997 se non sbaglio; non
avevo mai sentito mai parlare del Macchia Nera, la prima volta che ne lessi fu un accenno nella guida per gli studenti che Sinistra Per distribuiva al concerto dei 99 Posse in piazza Carrara nel 1997 (dal palco Zulù fece riferimento alla vicenda Sofri; un altro collegamento con vicende trattate nel libro). Ma non ricordo di aver mai visto locandine in giro, e non ci sono mai stato: all'epoca pensavo a tirar via con gli esami, inoltre le Piagge per me erano già zona un po' periferica, e nessuno che conoscevo lo frequentava.

Poi negli anni mi è capitato spesso di sentire qualche breve accenno al Macchia Nera, principalmente per i concerti. Nel tempo mi è cresciuta la curiosità di saperne di più, ma non ne sentivo mai racconti veri e propri né trovavo niente da leggere. Al di là che ci avessero suonato i Soundgarden - un po' un mantra - cos'era il Macchia Nera? Com'è nato? Cos'ha fatto in undici anni di esistenza? Se lo volevo sapere, mi dovevo mettere a fare un po' di ricerche. Poteva essere un bell'argomento per la tesi di laurea… o forse una cazzata? Mi hanno (ben) consigliato di parlarne con il prof. Alberto Mario Banti, che io conoscevo come studioso del Risorgimento, ma che, specie negli ultimi anni, si è dedicato principalmente alla storia culturale (vedi il suo "Wonderland. La cultura di massa da Walt Disney ai Pink Floyd", con Jimi Hendrix in copertina). "That escalated quickly", potremmo dire… ed eccoci qui.


R
: Infatti il tuo approccio da storico si vede molto bene, e devo complimentarmi per come sei riuscito a mettere nero su bianco molti fatti che rischiavano di andare dimenticati dopo molti anni da quando sono avvenuti. Però toglimi una curiosità: perché la scelta di non nominare gli intervistati, citando solo il numero della intervista, ma non la persona a cui tale intervista è collegata?

F: Scherzando potrei rispondere: ribaltiamo la prospettiva, perché invece sarebbe importante sapere i nomi? A parte scherzi, ho preso la decisione di tutelare la riservatezza di tutti. Magari qualcuno non avrebbe avuto piacere a vedere scritto il suo nome, magari ad altri invece non sarebbe importato, magari qualcuno avrebbe avuto proprio piacere, io ho detto: facciamo che di nomi non ne metto nessuno. Anche quando (rari casi) erano riportati negli articoli di giornale che cito, ho scelto di ridurli alle sole iniziali. Il che peraltro credo si sposi bene con l'argomento del libro: il Macchia Nera è stato un collettivo, di nomi di singole persone se ne leggevano molto pochi. Inoltre, in occasione delle interviste le persone si sono sentite più libere: esordivo sempre con "il tuo nome non comparirà, raccontami cosa ti pare, quello che non hai voglia di raccontarmi non me lo racconti, se c'è qualcosa che mi racconti ma non devo scrivere me lo dici e non lo scrivo" (e così ho fatto). Lasciamo a chi vuole la possibilità di dire "questo sono io", poi ovviamente i nomi di tutti gli intervistati sono sparsi nei ringraziamenti finali.

R: Grazie Francesco. Un'altra curiosità. Dopo l'enciclopedico sforzo fatto per completare la tua tesi, come è nata di farne un libro per Interno4?

F: Ho pensato che quello che avevo scritto potesse essere di interesse anche per

qualcun altro: la conferma me l'ha data anche l'iniziativa all'Ortaccio, in cui in una sera di metà settimana la sala si è riempita di gente venuta fino a Vicopisano a sentir parlare e a parlare del Macchia Nera. Ho quindi inviato il "manoscritto" a diverse case editrici: ho però scoperto che la prassi è "tu inviaci il tuo testo, se dopo sei mesi non hai sentito nulla vuol dire che non ci interessava". Capisco che adesso con internet riceveranno forse dieci proposte editoriali al giorno, ma non è incoraggiante. Infatti, la maggior parte non ha neanche risposto. Avevo letto di recente "Prendiamoci la città", il libro di Guido Viale su Lotta Continua uscito per Interno4, e ho pensato che potesse essere l'editrice giusta: Massimo ha fissato una videochiamata meno di un'ora dopo che gli avevo mandato l’e-mail e ha deciso di pubblicare il libro già prima di leggere il testo! Poi, siccome c'erano già diverse altre uscite in programma prima della mia, ho avuto tempo, modo e voglia di continuare il lavoro, trovare altro materiale, scartabellare più giornali, intervistare altre persone, migliorare alcuni capitoli, e il testo del libro è in effetti molto più lungo e più completo di quanto non fosse la tesi, che usando un'analogia informatica possiamo dire ne rappresenti una versione beta. Interno4 ha poi fatto un bel lavoro di editing - processo che di certo non si limita a correggere i refusi! - con preziosi e competenti suggerimenti, principalmente da parte di Caterina Zamboni, che quando ci ho parlato mi ha raccontato che in precedenza aveva fatto un po' di editing a libri di suo padre, sai scrive anche lui… Con una certa lentezza di riflessi ho scoperto di avere avuto la stessa editor di Massimo Zamboni, l'ex chitarrista dei CCCP, di cui avevo appena letto "La trionferà", trovandolo entusiasmante! Alla fine, il libro come è uscito mi piace anche esteticamente, mi sembra confezionato proprio nello spirito giusto; questo rende evidente che dalla casa editrice chi ha gestito tutto il processo di pubblicazione ne sa, a maneggiare questa roba è a suo agio. Direi che sono cascato proprio bene, anche perché non tutte le case editrici indipendenti lavorano così.


R
: a proposito di Ortaccio e risposta del pubblico, farai un tour promozionale per il libro? Oppure ti limiterai a presentarlo a Pisa? Per quello che può valere, spero che tu abbia modo di girare molto per l’Italia….

F: Intanto pensiamo al 6 dicembre al Caracol: devo dire che, per il mio carattere, organizzare e fare una presentazione pubblica è davvero molto faticoso. In effetti ci può essere interesse per il libro anche fuori Pisa: non solo per l'attrattività che avevano i concerti del Macchia Nera che richiamavano pubblico anche da lontano (ad esempio nel libro c'è il gustoso racconto di un gruppo di milanesi in trasferta per vedere i Bad Religion), non solo perché gli appassionati di musica di ogni età 


potrebbero trovarci cose interessanti, ma anche perché la storia del Macchia Nera potremmo vederla anche come il capitolo pisano della storia dei centri sociali, che erano una rete e un fenomeno di respiro nazionale. Credo che del resto anche l'interesse di Interno4 al libro si inserisca in questo discorso, ecco perché esce per una casa editrice "nazionale" e non per qualche pur rispettabilissima casa editrice pisana (quando cercavo un editore mi ero detto: puntiamo in alto, poi semmai a Pisa qualcuno che me lo pubblica lo troverò…). Ma sulla storia dei centri sociali italiani non sono granché preparato, ne so poco sia per motivi personali e anagrafici, sia perché, anche qui, poco è stato scritto (e del poco che è stato scritto, qualcosa l'ho trovato molto noioso, io spero invece di aver scritto qualcosa di piacevole da leggere!) Comunque, già diverse persone fra le tante che mi hanno dato una mano per il libro mi hanno proposto di fare presentazioni qui nei dintorni e quelle penso che con calma le farò, anche per ringraziarli. Però alla fine io il mio l'ho fatto scrivendo, quindi alle presentazioni preferirei che parlassero i veri protagonisti dell'epoca, così - nella mia curiosità di saperne di più, da cui tutto è cominciato - ascolto qualcosa di interessante anch'io: la serata all'Ortaccio (trovate la registrazione qua) fu divertente e istruttiva, ha contribuito molto al libro, ci sono anche alcuni interventi che ho riportato pari pari.

R: Dopo tutto quello che hai letto e scritto sull’argomento, che impressione ti sei fatto del Macchia dall’esterno?

F: Giustamente dici "impressione": è il termine che uso anch'io, perché non mi azzardo a trarne più che questo (sebbene ormai sia un'impressione abbastanza informata, me lo concederete!). L'impressione è che il Macchia Nera sia stato uno spazio e un collettivo - un centro sociale, infatti, è entrambe le cose - che ha tratto la sua forza dal tenere insieme tante persone e attività diverse, al contempo mantenendo un rapporto con tutta la città, se non altro perché era un luogo dove

tutti o quasi andavano almeno a passare qualche serata. È bello anche che fosse un posto dove, anche al di là delle attività promosse direttamente da chi lo portava avanti, potevi trovare spazio e modo per fare un'assemblea, una riunione, un'iniziativa pubblica o una performance artistica. Poi magari questo mix e questo equilibrio non hanno più retto, ma su questo non mi ci fisserei, direi più che tutti i fenomeni umani hanno un inizio e una fine, è un ciclo normale, anzi forse per un centro sociale vivere undici anni è oltre la longevità media. E io non sono neanche un grande esperto di musica, ma avere concerti di livello a prezzi popolari ogni settimana dev'essere stato fantastico, una vera ricchezza per la città, che appunto è durata anni.

R: tra tutte le testimonianze che hai raccolto, c’è qualche aneddoto particolarmente interessante che ti ha colpito?

F: Se ci limitiamo agli "aneddoti" propriamente detti, ce ne sono tanti legati ai concerti: da Linton Kwesi Johnson che nel pomeriggio sale al piano di sopra, entra nella sala prove e si mette a improvvisare con chi stava strimpellando lì - provo a immaginarmi le facce! - alla delirante serata delle Tribe 8, anche perché, delirio nel delirio, l'allora cantante delle Tribe 8 mi ha risposto dopo un anno a un messaggio che le era finito nello spam, con il pdf definitivo del libro ormai chiuso, per raccontarmi il suo ricordo del concerto pisano: siamo riusciti a inserirlo in extremis. Di aneddoti ce ne sono tanti e gustosi; al contempo uno degli obiettivi del libro era anche andare oltre agli aneddoti (per quanto sia già cosa buona averli fissati per scritto e aver separato realtà e leggenda), altrimenti la storia del Macchia Nera si ridurrebbe a una specie di sit-com. Se allarghiamo il discorso alle testimonianze in generale, ascoltarle è stato sempre interessante e istruttivo, al di là di quanto poi ho riportato direttamente. Una che mi è sembrata particolarmente importante è quella che racconta il Macchia Nera come un "safe space" - oggi si direbbe così - per le donne: ricordiamoci che parliamo di una trentina d'anni fa, certe cose non sono scontate neanche oggi, figuriamoci allora, neanche in certi ambienti. Il Macchia Nera è stato un posto all'avanguardia sotto tanti punti di vista.

(Comunque, ripensandoci, una sit-com ambientata in un centro sociale sarebbe una bomba!)

R: Beh, effettivamente, potrebbe essere una figata…. Magari potrebbero essere coinvolti alcuni frequentatori del Centro che poi hanno avuto una carriera folgorante senza dimenticare Pisa ed il Macchia Nera. Magari regia di Roan Johnson e colonna sonora di Zen Circus e Gatti Mèzzi… A proposito di questi ultimi, molto interessante il capitolo dedicato alla loro canzone “Macchianera”, che mi ha sempre emozionato molto, con parafrasi di Tommaso Novi. Come ti è venuta questa idea?

F: Mi pareva il minimo: è una delle poche cose scritte sul Macchia Nera e una sorta di ode a quel luogo; o, meglio, a come si sono vissuti quel luogo e quell'esperienza da parte di quella comunità di ragazzi negli ultimi anni del centro sociale (immagino che magari i primi occupanti possano ritrovarcisi poco e domandarsi se la canzone parla dello stesso centro sociale che conoscevano loro…). Al contempo fatti, cose e persone di cui si parla, anzi si canta, oggi possono non essere tutti chiari per chi non c'era: di qui l'esigenza - e l'utilità, nel mio caso - di farseli raccontare. Poi, al di là della parafrasi in sé, Tommaso è stato molto gentile ad aprirmi casa sua e i suoi ricordi dell'epoca, mi ha aiutato molto a capire il contesto. Ecco, siamo praticamente coetanei, ma lui l'adolescenza l'ha passata al Macchia Nera, io nella provinciale e sonnolenta Grosseto: direi che lui in questo è stato molto più fortunato di me, e con lui tutta quella generazione di pisani. Tutti si "vorrebbe torna' bimbetti", ma il ruolo particolare di formazione e crescita di "quer posto che era un mondo" lo sottolineano in tanti.

R: A proposito di Grosseto, un off topic. Hai visto il film “Margini”, dedicato proprio alla tua città?

F: Off topic neanche tanto: ci stavo proprio pensando mentre rispondevo; e poi anche per la storia e per l'ambiente che tratta direi che siamo in tema, anche se il film è ambientato nel 2008, quando il Macchia Nera non c'era più da un pezzo e anch'io non abitavo più a Grosseto da anni. Lo ritengo uno dei film migliori che ho visto negli ultimi anni. Ben fatto, tutto torna, addirittura gli attori parlano un discreto maremmano (evitando l'effetto "aaah i toscani simpatici che parlano tutti fiorentino"); soprattutto, descrive bene l'atmosfera di una città di provincia che più provincia non si può, evitando tuttavia di cadere nel macchiettistico, nel caricaturale, ma anche nell'autocompiacimento del disagio o in una sorta di esotismo paraculo tipo "mostriamo agli italiani un po' di terzo mondo per un'oretta e mezzo". Grosseto - mi baso su ricordi abbastanza lontani, ma non credo che nel frattempo ci sia stata una rivoluzione - è (era?) esattamente così; non è né il Bronx né Quarto Oggiaro né un paesino montano del Molise né una tana di bifolchi, però è (era?) un posto dove non c'è nulla o quasi ed è sempre un'impresa

organizzare qualcosa, davvero ti senti ai margini di tutto. Venendo da lì, nel 1997 arrivo a Pisa e improvvisamente mi sembra di essere capitato in un posto a metà tra Las Vegas e la Pietrogrado del 1917. Se "Margini" fosse stato ambientato a Pisa, sarebbe stato un cortometraggio di cinque minuti in cui tre amici decidono di organizzare un concerto, lo propongono a qualcuno dei posti dove si potrebbe fare (nel 2008 ti direi tipicamente Rebeldìa), il concerto si fa, loro si divertono un sacco senza neanche bisogno di sbattersi a cercare l'impianto, i soldi e tutto; fine, titoli di coda! Però neanche questo è una cosa scontata: se parte della vivacità di Pisa deriva dall'essere una città universitaria con migliaia di studenti, altre città analoghe sono ben diverse. Quello che c'è oggi poggia anche su basi gettate in passato, e probabilmente in questo il Macchia Nera ha fatto la sua parte. Altrimenti forse Pisa sarebbe solo una Grosseto con l'università e con due popolazioni separate tipo il Sudafrica dell'apartheid; rischio che peraltro è sempre un po' presente.

R: Ti faccio un’ultima domanda: perché consiglieresti di leggere il libro?

F: Non sono bravo ad autopromuovermi, ma una cosa la posso dire: io mi sono divertito tantissimo a scriverlo (divertito in senso lato, chiaramente, perché non è una raccolta di barzellette); se a leggerlo ci si diverte anche solo un decimo di quanto mi sono divertito io a scriverlo, ne vale la pena. Marc Bloch, grande storico

ucciso dai nazisti, diceva appunto che la storia, anche se per assurdo non servisse a nulla, è divertente; e questa, senza volerla fare più grossa di quella che è e senza prendersi troppo sul serio, è comunque un pezzetto di storia di Pisa, e direi d'Italia. Magari conoscere un pezzetto di passato può aiutare a comprendere meglio il presente, e magari a pensare un pezzetto di futuro; oppure si può anche semplicemente passare qualche ora - spero piacevole - a leggere una storia, che però ha un valore aggiunto perché è vera e non un'invenzione letteraria.

R: Vuoi aggiungere qualcosa prima di salutarci?

F: Solo che forse ci sono tante altre storie, pisane e non, che aspettano qualcuno che si diverta a scriverle e qualcun altro che si diverta a leggerle prima che vadano perse. Sarebbe bello se il libro fosse anche di incoraggiamento per altri.

R: Grazie mille Francesco! Lo spero davvero


I CONTATTI 

RECENSIONE DEL LIBRO DI FRANCESCO STEA "CENTRO SOCIALE MACCHIA NERA 1988-1999” (INTERNO4 EDIZIONI, SV)

"Centro Sociale Macchia Nera 1988-1999” è il libro che Francesco Stea, medico e storico Grossetano che a breve intervisteremo, ha dedicato al CSOA di Pisa, nato nel luglio del 1988 per riempire il vuoto lasciato dalla chiusura del Victor Charlie e per dare voce ai punk ed ai militanti dell’area.

Il Macchia negli anni successivi diventò un autentico tempio dell’underground per la sua programmazione di concerti di respiro internazionale, punk e non solo, che attiravano pubblico da tutta Italia pescando anche ben al di fuori dei circuiti militanti.

Qua però l’autore non si limita a parlare solo dell’aspetto musicale, ed anzi, forse si focalizza di più su quello politico e sociale, il tutto con una precisione storica da studioso quale Francesco è.

Perché fin dalle sue origini, il Centro Sociale si segnalò per la lotta contro la speculazione edilizia, l’eroina, il razzismo, contro vecchi e nuovi fascismi, contro il berlusconismo imperante nella società e nelle menti, intercettando e promuovendo le nuove forme di espressione, aggregazione e contro-cultura, dall’hip hop al giro dei rave e della musica elettronica, passando dall’ECN e dai movimenti antiproibizionisti.

Nel corso della sua ultradecennale attività il Macchia ha ospitato nei suoi spazi, non sempre senza difficoltà, una moltitudine di persone e attività, la politica dal basso, la socialità, l’arte, il teatro, la musica, la controinformazione.

Stea, attraverso 270 pagine zeppe di interviste ai protagonisti e simpatizzanti dell’epoca, immagini, fotografie, volantini e manifesti, ci racconta in modo preciso tutto questo, e mi riporta in mente episodi e concerti dei quali avevo perso memoria, pur avendovi partecipato.

Per questo lo ringrazio, per essere riuscito a scrivere la storia di un centro che ha fatto parte della mia storia, chiuso definitivamente quando, nella primavera del 1999, due misteriosi incendi in successione, ovviamente rimasti impuniti, hanno messo la parola fine a questa importante esperienza.

Per finire, mi piace sottolineare come quasi in chiusura del libro Francesco abbia inserito il testo (commentato da Tommaso Novi dei Gatti Mezzi) di “Macchianera”, una commovente canzone che i Pisani Gatti Mezzi dedicarono al Centro ed ai bei tempi andati, quelli dell’ultimo periodo, che magari ho vissuto un po’ meno, ma che nondimeno suscitano sempre emozioni indissolubili.

Ah, dimenticavo, Stea devolve la sua parte di proventi del libro, che costa 20 euro, a Staffetta Sanitaria, un punto di riferimento per solidali ed associazioni a supporto delle esigenze sanitarie dell’Amministrazione autonoma del nord est della Siria.

 

Staffetta sanitaria Aps

Sede operativa c/o Centro Sociale Ararat Largo Dino Frisullo, 1 00144 Roma

CF 96530810587

IBAN IT65K0501803200000017261777

www.staffettasanitaria-rojava.it

Fb e Ig: staffettasanitaria

(Riki Signorini)

 

I contatti

 

https://www.facebook.com/Interno4edizioni

https://www.instagram.com/interno4edizioni

https://www.facebook.com/profile.php?id=100090073346860

RECENSIONE LE MUFFE “YOU FLY AWAY / BIF” (EP7”, 2023, AREA PIRATA RECORDS, 4/5)

Delle Muffe ci siamo già occupati qualche mese fa recensendo QUA (in termini entusiastici) il loro ultimo album, “Down Down Down”, sempre su Area Pirata.

Adesso tornano con un vinile molto retro, con due soli pezzi, uno per lato.

E che pezzi!

Sul lato A troviamo “You Fly Away”, un brano che ricorda in qualche modo i Monks e che mi piace molto.

Ma è il lato B quello che mi esalta senza se e senza ma.

Bif” è infatti una bomba sonora, cantata in italiano, che enfatizza le caratteristiche del gruppo di Bergamo. Un brano garage che sfocia nell’hardcore punk, con una sezione ritmica da paura ed un basso che farà tremare le pareti di casa vostra se avrete il coraggio di alzare il volume ai livelli che un pezzo del genere merita.

Il tutto, anche stavolta, senza chitarra, ma con un organo Farfisa che spacca.

(Riki Signorini)

I brani

Lato A: You Fly Away  

Lato B: Bif!

I contatti

areapiratarec.bandcamp.com/album/you-fly-away-bif 

https://www.facebook.com/lemuffe/?locale=it_IT

RECENSIONE VVAA “URLA DAL GRANDUCATO VOL. 3” (CD, AREA PIRATA, 2023, 4/5)

Sarò onesto. Non è per niente facile, per me, recensire questo terzo volume che si propone di chiudere il cerchio e finire di proporre le ultime perle del Granducato Hardcore rimaste ancora sepolte.

Troppi legami emotivi verso quel periodo mi rendono difficile essere un recensore imparziale di un disco del quale ho oltretutto scritto le note di copertina.

Ma non parlarne non sarebbe affatto giusto.

Anche perché in questo disco appaiono delle rarità da leccarsi i baffi.

Ci sono i Soviet Sex, una band su cui da sempre aleggiava un alone di mistero.

Alla voce Gipi (oggi famosissimo disegnatore), Dome (CCM e Not Moving tra gli altri) come seconda (!) chitarra, Ale (poi CCM pure lui) alla batteria. Pochissimi concerti agli albori della scena di cui si era persa ogni traccia, fino a che la registrazione di un loro concerto (probabilmente il primo a cui abbia mai partecipato) non è riapparsa in mezzo alla bobina che conteneva i pezzi delle Teste Marce.

Perché infatti ci sono anche le Teste Marce, spesso ingiustamente indicati come “l’altro gruppo” di Ale Paolucci (Raw Power) e Antonio Cecchi (CCM). In realtà ci troviamo di fronte ad una formazione decisamente ispirata dall’anarco-punk di Crass e c., sia da un punto di vista ritmico-musicale che per i testi politicamente molto impegnati.

Ma ci sono anche gli Sweet Baby Oi!, una meteora nel panorama del GDHC dato che sono durati pochissimo, suonando anche meno dal vivo, ma lasciando il segno. Anche il loro demo è stato ritrovato quasi per caso, e grazie ai ragazzi di Area Pirata è stato sottratto al mondo del collezionismo ferticista. Degli SBO! facevano parte Vetra e Petri (rispettivamente batterista e chitarrista dei mitici Wardogs) oltre a Aglio e Roberto “Pinguino”, che erano stati bassista e cantante dei Brontosauri.

Poi ci sono i Lanciafiamme, ed il loro punk cazzutissimo, dei quali si ripropone l’EP su Belfagor Records, ma anche i Dements, già presenti nella raccolta “Last White Christmas” perché, appunto, presero parte a quel concerto che segnò una pietra miliare nell’evoluzione del GDHC. Ed infine troviamo i Dia-Triba, probabilmente i meno famosi del lotto, ma non per questo meno interessanti, in virtù del loro sound post-punk, o forse new wave, o forse no wave, sicuramente diverso nel mondo del GDHC.

Il tutto è arricchito da un elegante booklet di 4 pagine, e dalla cover art di Winston Smith.

Diciannove pezzi sul vinile, più nove bonus track nella versione digitale che viene col disco, tutti rimasterizzati in modo egregio dal solito Alessandro 'Ovi' Sportelli for the mastering!

(Riki Signorini)

I brani

1. Soviet Sex - Italian Decline  
2. Soviet Sex - Monkey Joke  
3. Soviet Sex - Enemy  
4. Soviet Sex - Reagan Dance  
5. Soviet Sex - We Are Sick  
6. Soviet Sex - You Must Cry  
7. Lanciafiamme - Ama La Loro Morte  
8.
Lanciafiamme - Cavalcata  
9. Lanciafiamme - Nei Tuoi Occhi  
10. Lanciafiamme - No Guerra No Politica  
11. Lanciafiamme - Victor Charlie  
12. Dements - I Am Not  
13. Testemarce - Braille  
14. Testemarce - Voltafaccia  
15. Testemarce - Asker Du  
16. Testemarce - Mazzadas (Senza Tregua)  
17. Testemarce - Ultimo Giorno Di Gloria  
18. Sweet Baby Oi - Sweet Baby Oi  
19.
Dia-Triba - Echoes In My Mind     

I contatti

 https://areapiratarec.bandcamp.com/album/urla-dal-granducato-vol-3

RECENSIONE BARMUDAS “EVERY DAY IS SATURDAY NIGHT” (CD, 2021, AREA PIRATA, 4/5)

Devo essere onesto, quando il mio pusher di dischi mi ha proposto i Barmudas, suggerendomi con l’aria di chi la sa lunga che mi sarebbero piaciuti, non ci credevo mica tanto.

E invece Area Pirata ha fatto centro anche stavolta, proponendoci il debutto sulla lunga distanza dei Barmudas da Firenze, fatto da 10 brani pesantemente influenzati dal rock degli anni ’70, sia quello glam di New York Dolls ed Heartbreakers che quello punk dei Ramones, con reminiscenze (ascoltare “Spring Roll Boogie” e “Shake A Shaker” per credere) dei migliori Devo.

Da segnalare le apparizioni di ospiti come Tonino Carotone che introduce Every day is Saturday night”, uno dei brani più accattivanti e glitterosi del disco (a cui contribuisce anche il grand-piano di Christian “Skandi” Perrotta), o come Nick the Ape dei The Apes Party in “Don’t Shake my coffee”, o ancora come Lurch degli Ultra Twist che presta la sua voce alla già citata “Shake a Shaker”.

Insomma, scommessa vinta a man bassa dal mio amico spacciatore di vinili, il disco mi è piaciuto assai...

(Riki Signorini)

I brani 

A1     Every Day Is Saturday Night

A2     Dry January

A3     Bar-Mus-Ass

A4     Zombi Teacher

A5     Spring Roll Boogie

B1     Don’T Shake My Coffee

B2     Rock The Barmudas

B3     Spit Room Party

B4     Shake A Shaker

        B5    Lock In

I contatti

https://www.facebook.com/areapirata

https://areapiratarec.bandcamp.com/album/every-day-is-saturday-night

RECENSIONE TONI CRIMINE “TONI CRIMINE” (AREA PIRATA RECORDS, 4/5)


Quindici anni fa, mese più mese meno, scomparvero all’improvviso dalle scene i Toni Crimine, formazione irriverente e divertente che aveva fatto parte della comunità musicale underground Pisana di fine anni 90.
Per presentarli penso che non ci sia modo migliore che usare le parole dei loro concittadini Zen Circus: “Sul finire degli anni ‘90 a Pisa c’era una comunità di ragazzi e ragazze, musicisti, writers, pazzi, scappati di casa, dj e rappusi che orfani del Csoa Macchia Nera imperversava per la sonnolente cittadina universitaria inventandosi luoghi e modi per comunicare, fare casino e scrollarsi di dosso la malinconia di una provincia che crea dipendenza. Fra questi c’eravamo anche noi, certo, ma non solo. I Toni Crimine di sicuro erano quelli più fuori di testa di tutti: ai concerti finiva sempre in casino totale e spesso buttavano fuori il gruppo e/o il pubblico (noi compresi) dai locali. Poi un giorno il nulla, scomparsi. Le cose della vita, succede.”
Ma dopo quindici anni i Toni Crimine sono tornati, prima con un singolo digitale e poi con un vero e proprio album, anticipato dal video di “Tappeto”, uno dei brani culto dei TC, cantato da Andrea Appino degli Zen Circus (lo potete ammirare qua in tutto il suo splendido splendore).
Quattordici pezzi, tutti abbastanza brevi, di devastante ed irriverente garage punk rock, con influenze del primo Hardcore Californiano, che piaceranno agli amanti di New Bomb Turks e Gaunt, ma anche di Turbonegro, RKL e Zeke.
Raccomando “Pisa Brucia”, “Collezione di Vizi”, “Amo Farmi Male” ed il finale di “Urlo Disperato”.
Ma soprattutto, adesso che i nostri hanno riposto la vanga per riprendere in mano gli strumenti, vi raccomando di non perdere i loro live, perché non fanno presagire niente di buono e metteranno a ferro e a fuoco i palchi di tutta Italia.

(Riki Signorini)

I brani

1.   Linoleum 01:55       
2.   Auto Pirata 03:32    
3.   Discostereoradio 01:53     
4.   Donnaiolo 01:59      
5.   Amo Farmi Male 01:43     
6.   La Guerra Per Il Kebab 02:17    
7.   Collezione Di Vizi 03:11    
8.   Tocco Il Fondo 02:30        
9.   Pisa Brucia 02:35    
10.  Saltai Su Di Lei 02:10     
11.  Lo Spaventapasseri 01:31        
12.  Tappeto 03:45       
13.  Ti Sei Legato Da Te 01:56        
14.  Urlo Disperato 01:53

I contatti

RECENSIONE SBS “GRANITE EYES” (Autoprodotto, 2015, CD, 3/5)


Hardcore? Nu metal? Crossover? Hardcore evoluto? Boh, io direi nu-core, perché di fatto i tre Pisani ci propongono un cd che parte dal punk ma con un tasso di complessità indubbiamente superiore alla media. Addirittura talvolta anche troppo complesso per un gruppo di giovanissimi come gli SBS, che infatti preferisco nei momenti più furiosi.
Ma procediamo con ordine. 
Otto i brani presentati, tre i componenti della band al momento dell’incisione del CD,  in una classica impostazione basso (Adriano Leonardi), batteria (Tiziano Carosi) e chitarra (Enrico Cecchi, degno erede della Strato che negli anni Ottanta suonò suo padre Antonio sui palchi di mezzo mondo come chitarrista dei Cheetah Chrome Motherfuckers, gruppo di punta della scena hardcore del tempo). I tre si alternano alla voce, e questo è forse uno dei limiti del disco, superato nel frattempo con l’aggiunta di un vocalist in pianta stabile che permette ai tre bravissimi colleghi di dedicarsi full time ai loro strumenti.
Mi piace molto la complessità di “Big Brother”, o la granitica “Streets Of P.”, ma i pezzi che più mi piacciono di questo esordio sulla lunga distanza dei miei concittadini sono “Inception #3” e soprattutto “Another HC song”, un pezzo che è una vera e propria istigazione allo stage diving estremo. 
Bravi ragazzi, continuate così!

I brani

  1. Big Brother
  2. Streets of P.
  3. Another HC song
  4. He reads the law
  5. Inception#3
  6. Monster
  7. Hairy maths
  8. A song