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RECENSIONE CIRCLE JERKS “GROUP SEX” (LP, 1980, FRONTIER RECORDS, 5/5)

Il primo ottobre del 1980 usciva “Group Sex”, un disco di quelli che hanno segnato la storia della musica Hardcore, diventando una pietra miliare a cui, da quel momento, tutti avrebbero dovuto fare riferimento.

Quindici minuti scarsi. Quattordici canzoni. Nessun brano che arriva ai due minuti. Ed è proprio questa essenzialità portata all'estremo a rendere “Group Sex” uno dei dischi fondamentali dell'Hardcore americano.

I Circle Jerks prendono il punk, ne eliminano tutto ciò che non è indispensabile e lo spingono oltre il limite. Chitarre ridotte all'osso, riff semplici ma taglienti, una batteria che corre senza concedere tregua e la voce di Keith Morris che sembra sputare fuori ogni parola con la stessa urgenza con cui la band suona. Non c'è spazio per assoli, arrangiamenti elaborati o inutili pause: tutto è concentrato sull'impatto.

La velocità è naturalmente uno degli elementi caratterizzanti. "What's Your Problem" e "Behind the Door" sono autentiche raffiche sonore, brani che sembrano partire già lanciati e che prima ancora di aver avuto il tempo di prendere forma sono già finiti. Ma l’esordio dei Circle Jerks non è soltanto una corsa senza freni. In mezzo a questa furia trovano spazio anche episodi più strutturati, come "Back Against the Wall" e "Beverly Hills", capaci di mostrare un lato diverso della band senza perdere quella tensione che attraversa tutto il disco.

E poi ci sono "Wasted" e "Don't Care", due pezzi legati alla precedente esperienza di Morris nei Black Flag. Qui si può cogliere ancora meglio la trasformazione che sta avvenendo: le idee sono quelle del primo punk hardcore, ma nei Circle Jerks diventano più veloci, più aggressive, più esasperate. È come se la band prendesse quello che già esisteva e decidesse semplicemente di portarlo qualche passo più avanti.

Musica essenziale e velocissima, sostenuta da un'attitudine precisa: rabbia, frustrazione, ironia, rifiuto delle convenzioni e una buona dose di autodistruzione.

Anche la produzione contribuisce in maniera decisiva al risultato. Il suono è sporco, ruvido, lontanissimo da qualsiasi tentazione di perfezione. La chitarra di Greg Hetson graffia continuamente, mentre la batteria di Lucky Lehrer ha un ruolo quasi dominante e diventa uno degli elementi più riconoscibili dell'intero album, che raggiunge l’apice in “Red Tape”. E sopra tutto questo arriva Morris, con una voce sguaiata, aggressiva e assolutamente personale, destinata a diventare una delle voci simbolo della scena Hardcore.

I testi non cercano certo la profondità poetica. Non ne hanno bisogno. Ci sono la critica e il sarcasmo di "Beverly Hills" e "Paid Vacation", la provocazione di "I Just Want Some Skank", fino al nichilismo di "Live Fast Die Young", vero e proprio anthem di una generazione.

E così i Circle Jerks, nel momento in cui l'Hardcore stava prendendo forma, dimostravano che per fare la storia potevano bastare una chitarra, una batteria, una voce e quindici minuti.

(Riki Signorini)


I brani

Side A

  1. Deny Everything
  2. I Just Want Some Skank
  3. Beverly Hills
  4. Operation
  5. Back Against the Wall
  6. Wasted
  7. Behind the Door

Side B

  1. World Up My Ass
  2. Paid Vacation
  3. Don't Care
  4. Live Fast Die Young
  5. What's Your Problem
  6. Group Sex
  7. Red Tape

RECENSIONE RAMONES “RAMONES” (LP, 1976, SIRE RECORDS, 5/5)

“Ramones” è l’album di debutto della band di New York, ed è anche uno di quei dischi che non dovrebbero mancare nella collezione di qualsiasi amante della musica, in particolare di chi ama il punk.

Quattordici pezzi nella versione originale (otto in più nella versione extended successiva), sette su un lato ed altrettanti sull’altro, che raramente superano i due minuti.

Il tutto si apre con uno dei loro brani più iconici (“Blitzkrieg Bop”), e contiene una bellissima cover di "Let's Dance" di Chris Montez.

Tra gli altri brani indimenticabili del disco anche “53rd & 3rd”, “Beat on The Brat”, “Judy is a Punk”, “Today Your Love, Tomorrow the World” e “Havana Affair”, lato B del primo singolo estratto dall’album (sul lato A c’era proprio “Blitzkrieg Bop”).

Un disco che se non ce l’avete dovete cercarlo, e che se ce l’avete, dovete riascoltarlo per celebrare i fratellini di New York che, forse non lo sapete, presero il loro nome dallo pseudonimo che usava Paul McCartney quando si registrava negli alberghi in incognito.

(Riki Signorini)

I brani 

Lato 1

1.   Blitzkrieg Bop 

2.   Beat on the Brat 

3.   Judy Is a Punk 

4.   I Wanna Be Your Boyfriend 

5.   Chain Saw 

6.   Now I Wanna Sniff Some Glue 

7.   I Don't Wanna Go Down to the Basement 

Lato 2

1.   Loudmouth 

2.   Havana Affair 

3.   Listen to My Heart 

4.   53rd & 3rd 

5.   Let's Dance (Cover di Chris Montez) 

6.   I Don't Wanna Walk Around With You 

7.   Today Your Love, Tomorrow the World