RECENSIONE LIBRO "FRANTI – PERCHE’ ERA LI’. ANTISTORIA DA UNA BAND NON CLASSIFICATA. "

FRANTI – PERCHE’ ERA LI’. Antistoria da una band non classificata. A cura di Luca Buonaguidi e Cani Bastardi. Pagine 320. Illustrato. DVD allegato in omaggio editore Nautilus Autoproduzioni, €18.00

Qualche mese fa sono stato contattato dai tipi di Cani Bastardi per sapere se ero interessato a leggere e recensire un libro sui Franti, ed io, lo confesso, non ho saputo resistere.
Perché i Franti sono una di quelle band (ma chissà se è giusto chiamarli così, forse dovrei dire collettivo) che hanno davvero fatto la storia del punk Italiano.
Una band storica ed inclassificabile, ed uno spirito eponimo della Torino anni Ottanta, che ha attraversato club, scantinati e cortei, e che resiste nei decenni.
Dei Franti si trova ben poco materiale discografico in giro, ma vale la pena cercarlo, e cercare di conoscerli, perché praticamente tutta la old school italiana deve qualcosa a questi Torinesi, che scelsero di chiamarsi come un personaggio del libro Cuore: quello che rompe i vetri, fa uscire matto il maestro, ride quando il re d’Italia muore.
Un collettivo, come detto, indefinibile, che nel 1987 decise di fermarsi, senza sciogliersi.
Dice Giaccone: “Abbiamo fatto un comunicato dove esplicitamente si diceva Franti non si e sciolto, siamo diventati quello che siamo, ognuno individualmente.”
E per capire chi erano, e sono, i Franti, può essere utile leggere l’intervista (una delle poche) a Stefano Giaccone fatta da The New Noize.
In questa intervista Giaccone afferma: «Noi non abbiamo mai suonato punk, tra l’altro per noi non è mai stato – e credo per altri gruppi che ci circondavano – un genere musicale…… Io “sono” punk, non sono un “punk”»
Oppure può aiutare sapere che i Franti scelsero di non distribuire foto di sé stessi durante gli anni di attività.
In un articolo apparso su Rockerilla, chiesero di pubblicare, al posto delle loro foto, i dati in forma grafica dei morti per droga in Italia tra il 1973 ed il 1982, accanto a quelli sulla salute dei lavoratori di uno stabilimento Barilla in provincia di Parma.
Infine, può essere interessante vedere questo Video Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=-71FTO5Bx-4

Tornando al libro, ovviamente è un libro molto particolare, intorno ai Franti e difficile come i Franti, che raccoglie una serie di testi scritti dal gruppo dei Cani Bastardi, da Luca Buonaguidi, che ha curato l’edizione, e da svariati ospiti d’eccezione, che vanno da Pete Wright dei CRASS a Stefano Giaccone, leader insieme a Lalli (ed anche lei parte del team), del gruppo.
Con loro anche Miro Sassolini dei Diaframma, e, tra gli altri, i disegnatori Fabio Magnasciutti e Angelo Gambetta.
Il libro è diviso in quindici capitoli, o per meglio dire “quindici pietre”.
Le stesse quindici pietre che davano il titolo all’ultimo disco di Franti, “Il Giardino delle Quindici Pietre”, che, a sua volta, si rifaceva alla antica leggenda del “Tempio del Drago della Pace” di Kyoto.
Secondo questa leggenda da qualsiasi angolazione si guardi è possibile vedere solo quattordici delle quindici pietre presenti nel giardino: l’ultima è sempre nascosta dalla nostra pretesa conoscitiva.
Nelle note di copertina dell’omonimo e ultimo disco dei Franti, il più ineffabile, si legge: Certo: volendo (e potendo) salire in alto, si sarebbero visti tutti i massi, ma per gioire di un giardino bisogna camminarci in mezzo, camminarci in mezzo come le formiche, annullando il pensiero, diventando il pensiero, cantando il pensiero che si è e si è annullato al contempo.
Qua le quindici pietre si trasformano in altrettanti capitoli, nei quali si alternano prosa, filosofia, poesia, disegno, fotografia.
Il risultato è un libro (o un saggio?) dissonante, complicato, onnivoro e vorace, nel quale si parla di tutto spaziando ovunque.
L’unico filo conduttore, se proprio ne vogliamo trovare uno, è la costante ricerca di un filo conduttore che unisca musica e politica, la storia dei franti al movimento.
Un libro dedicato ad artisti, band, filosofi ed intellettuali uniti dal loro essere diversi.
Un libro che cita, tanto per ricordarne alcuni, Patti Smith, Brian Eno, David Lynch, Umberto Eco, Buddah, Sonic Youth, Iggy, Torino e Juventus, Alan Booth, Andy Warhol, Francois Berthie, John Cage, Sam Peckinpah, Ian MacKaye, i CCM, Pulici, Pasolini, El Paso, Lotta Continua, Hiroshima Mon Amour ed i Kina.
Il tutto arricchito da citazioni squisite, estrapolate dagli autori più distanti, che danno al testo una forma tentacolare, anarcoide e disomogenea, in puro spirito Franti.
E, in puro spirito Franti, il libro è anche distribuito secondo la formula NOCOPYRIGHT, perché, citando i Franti, “Ogni fotocopia che eviti l’acquisto di un libro favorisce la trasmissione di un modo di diffondere la conoscenza che rischia
di essere appannaggio di pochi. È caldeggiata quindi la riproduzione, anche parziale, con qualsiasi mezzo effettuata, anche a uso interno e didattico. Chi fotocopia un libro, chi mette a disposizione i mezzi per fotocopiare, chi comunque favorisce questa pratica agisce in favore di chi desidera sapere e conoscere, avvantaggia un sapere avverso al censo e opera in favore della cultura di tutti”
In questa ottica, per aiutarvi a capire di che libro si tratta, voglio pubblicare alcuni estratti a me particolarmente cari.

PIETRA N.5
il suono del comunismo
di Stefano Giaccone

Tutto quel che segue e stato scritto per te, che leggi. Mentre scrivevo, in testa e nel fiato corto della fretta di dire, respirare, sputar fuori FRANTI, queste quattro persone si son sedute un po’ più vicino:

MARCO CIARI batterista di Franti
MASSIMO D’AMBROSIO bassista di Franti
LALLI voce cantante di Franti
VANNI PICCIUOLO chitarrista di Franti
STEFANO GIACCONE

Il mio contributo a questo libro, ha per titolo il Suono del Comunismo.
Uso con (finta) disinvoltura la parola “Comunismo. Un libro “sui” Franti, “sul” Punk, i Crass, i Sex Pistols, i mohicani e il Kaos Tag lassù in Germania, potrebbe essere pieno di A cerchiate e la parola Anarchia potrebbe ricorrere spesso. Invece uso la parola “Comunismo”. Voce fuori campo: Ma non era un libro sui Franti? Infatti, proprio per questo la uso e comunque, tra parentesi, questo non è un libro sui Franti. Direi che è un libro alla Franti, frantiano. Almeno lo spero!
Non uso la parola Comunismo in modo ideologico né tantomeno militante. Dal 1982 (in contemporanea con il sorgere del progetto Franti) non sono mai più uscito di casa pensando di contribuire “al lavoro politico, al proselitismo, alla propaganda” di qualunque entità. Ho cessato di militare in qualunque raggruppamento. Non certo per snobismo o mancanza di passione verso la Rivoluzione (nel mio quartiere si diceva “dare il giro alla baracca”): sentivo che, a livello profondo, avevo bisogno di scoprire, di interrogarmi, anche di sbagliare strada. Un gruppo musicale (soprattutto Franti!) era un buon modo per perdersi e io l’ho fatto!
………
Il Comunismo non è la sala d’aspetto dell’Anarchia, questa è una cosa che ha, giustamente, sempre fatto infuriare i Libertari. Sono visioni e tensioni diverse. Altra prassi. Almeno, per quel poco che ho capito. Ma Franti era la nostra nuova pelle e, per fortuna, siamo riusciti a entrare e uscire e rientrare, dalle idee, dalle passioni, dalle morti, dalle rinascite, dalle musiche, dalle lotte, dalle sconfitte, come in un salutare tunnel del vento.
………..
Nel mondo del Punk Anarchico Torinese e Italiano eravamo in mezzo a giovani e meno giovani che, invece di fare militanza politica, VIVEVANO il loro essere Libertari. Vivevano la Musica, gli Spazi, il Presente, l’Anarchia. Franti non avrebbe potuto vivere altrove. Una volta, non ricordo dove, qualcuno ci accuso di aver scelto il nome “Franti” perché in mezzo c’era la lettera A, cosi da poterci mettere un bel cerchio. Invece di mandarlo a cagare (inusuale per me, ora che ci penso), ho risposto: è vero. Ma Franti non e un movimento politico, non è una struttura militante di alcunché. Tantomeno un Partito. E un progetto poetico, di arte e di vita. Il lay out grafico, il logo se vuoi chiamarlo cosi, è importante. Mentivo, ma fino a un certo punto. Franti non ha mai venduto un cazzo (1500 copie per disco, o giù di li) e mettere una A cerchiata o meno non faceva certo alcuna differenza. Infatti non la fece. La faceva per noi: l’Anarchia era (ed è) una tensione. Una “Via dei Canti”, una pista di atterraggio illuminata nel buio degli anni Ottanta, una ingestione rituale di peyote, il Mandala delle Quindici pietre, My Favourite Thing con Trane e Eric Dolphy, una Comune di Parigi Permanente, il sorriso sghembo di Faber. La A

cerchiata era un simbolo di Difesa e di Movimento, non di proclamazione o affiliazione.
Per il resto, a livello profondo, se mi avessero chiesto come la pensavo, credo avrei riproposto il solito Quartetto Cetra: Karl Marx, Antonio Gramsci, Rosa Luxembourg e Che Guevara. Studiare la Storia, Organizzarsi, Fare la Rivoluzione. Mi azzardo a pensare che cosi avrebbero risposto anche gli altri. Non avremmo risposto certo che per noi Bakunin era una marca di Vodka (come fecero i Crass), perché se c’era una cosa che proprio mancava a Franti era l’autoironia. Franti è stato un litigiosissimo, meraviglioso, aperto, serissimo, gioioso, chiusissimo porto di mare Anarco-Beat-Comunista.
…….
Perché, all’inizio del 1987, FRANTI si è fermato? Scrivere di musica non serve a un cazzo, quindi vorrei parlarne. Credo che trovare una (mia) risposta (mi) aiuterebbe a capire non solo perché Franti si sia fermato, ma soprattutto perché era partito. E forse (mi) aiuterebbe a ritrovarne il corpo, perduto nella nebbia come Mallory e Irvine sulla parete nord-est dell’Everest, oppure perduto alla fermata del 14 in Strada delle Cacce, Mirafiori Sud, sotto il solleone d’agosto.
Proposta: Franti si è perso perché aveva la sensazione, fisica e emozionale, individuale e collettiva, di non avere più alcun impatto con la realtà che lo circondava.
…….
Franti si era immerso dentro il mondo Punx, come soggetto individuale, con la medesima “scatola degli attrezzi” della fase precedente (come avrebbe potuto essere diversamente?): capire, organizzarsi, fare la Rivoluzione. Quest’ultima, the
Revolution, sarebbe “iniziata davanti allo specchio”, come ripetevano Bob Mould o Ian McKaye, portavoci del Punk americano? O invece sarebbe scaturita dalla sempre più socialdemocratica Classe Operaia? Ci vorrebbe una analisi storica di cui non sono capace. Posso dire che Franti era un collettivo formato da una mezza dozzina di compagni e compagne assolutamente TIPICI degli anni Settanta, arrivati a una maturità esistenziale (23/26 anni) e musicale nel bel mezzo degli anni Ottanta.
…….
Voce fuoricampo: va bene, ma la Musica, quand’e che si parla di Musica? Basta parlare di Politica! Musica o Politica, Musica vs. Politica. Punk come modo di suonare opposto a Punk come modo di vivere. Una falsa antitesi, a mio parere. Alcuni dell’allora Movimento Punx, in vari libri e memoriali, tendono a sottolineare la rottura totale con tutto cio che ci aveva storicamente preceduto, ad es. la Sinistra Rivoluzionaria: quindi “niente politica, niente futuro, niente compromessi”. Proposta di discussione: credo che questa tesi sia falsa. Il Punx non si è mai indentificato in Franti, Crass, Kina oppure in Negazione, Clash, CCCP (prendo dei nomi a caso, ma non troppo…). Troppo magmatico, troppo veloce per farsi fottere, il Punx ha girato le spalle a vecchie beghe e vecchi tromboni (come il sottoscritto). Le categorie politiche non sono applicabili al Punx, ne quelle degli orfani di Lotta Continua, come Franti, ne quelle di certa memorialistica punk.
…..
Mi sta sul cazzo chi assegna paternità a chi è stato o non è stato Punx; sono contrario alla tesi secondo la quale il vero Punx (?) era a/politico, quasi il Punk
fosse una manifestazione di autogenesi (l’unico che non e stato generato fu Gesù, ma andate a chiederlo a Giuseppe!).
Proposta: Il Punx sfugge alla lente dell’entomologo sociale perché il Punx e vivo. Punx ri/vive ogni volta nella battaglia, irrazionale e lucidissima, per la Liberazione dal Dominio.
……..
Proposta di discussione: il Punx è stato l’ultimo grido di rivolta di una frazione minoritaria ma molto vitale della gioventù Occidentale, di fronte all’orrore dell’omologazione e la trasformazione dell’Umano in Massa di Compratori Video-Dipendenti. La distanza tra Punx e Politica per me e non esistente, è nil, nix, zero. Con S.T., individualità Punx che ha attraversato l’intero specchio di quegli anni a Torino e in Italia, organizzando, promuovendo, ma soprattutto scrivendo e cantando in 3 gruppi potentissimi e senza compromessi quali 5# Braccio, Contra*zione e Panico, si scherzava a volte dicendo, tra una birra e l’altra, il Punk è solo Politica!. Se la Musica si manifesta come Suono, quando quel Suono esprime la tua alterità QUOTIDIANA, TOTALE al Dominio, Suono e Politica coincidono. Quando la tua poetica e la tua consapevolezza politica mettono sullo stesso piano contenuto e forma, le cose che dici e il come le dici, allora Suono e Politica coincidono. Non ti piace la parola “politica”? Preferisci “Attitudine”? “Spirito”? “Scena”? O pensi siano solo parole? Scrivere di musica non serve a un cazzo. Soprattutto se Musica e Vita coincidono, come nel Punx. Franti ha potuto immergersi in quel mondo in quanto veniva da un mondo contiguo. Contiguo non vuol dire il medesimo, ma abbastanza vicino da farci incontrare quelli che Punx lo erano e lo sarebbero stati per molti anni a venire, alcuni per sempre. Un incontro talmente forte da rimettere in discussione proprio quella “scatola degli attrezzi” che Franti si portava appresso dagli anni Settanta.
…..
Siamo stati fratelli e sorelle dei Punx: per capirlo bisogna mettere su quei dischi, leggere i volantini, ascoltare quelle voci. Quella forza ci ha accompagnato sempre, anche e soprattutto dopo, quando ognuno ha preso la sua strada.
Franti ha lasciato della legna nel bosco. Non quanta ne abbia presa ma questo disavanzo, questo vuoto e ri/scoperto da chi cerca, da chi sente, OGGI, che soltanto nella radicalità del proprio Suono/Vita, “buttando tutto all’aria”, e possibile Liberarsi dal Dominio. Vuoto vuol dire anche spazio, silenzio, sogno, possibilità.
………
Franti ha compreso, SUONANDO, che la quindicesima pietra ERA LI. Che il suo Suono, il Suono di Franti, sarebbe venuto soltanto dal tentativo di trovare una Nuova Via, come la Est del Gran Capucin di Walter Bonatti (1951).
………
Franti rinasce ogni volta che lo metti sul piatto. Torna a vivere se metti su i CCM, Minuteman, Jello Biafra e i Dead Kennedys, Can I say dei Dag Nasty, Articles of Faith, Indigesti, Embrace, Ex, London Calling, Dicks, Buzzcocks, Increase the pressure dei Conflict, ogni nota dei Peggio Punx, Kina, Panico, Mirafiori Kidz, Teatro Quotidiano, Wicked Apricots, Eversor, Block of Flats, Tempo Zero, Declino, Kenze Neke, Wops, Hannibal the Cannibal, NIA Punx
………..

PIETRA N.7
Cantare negli anni Ottanta
di Miro Sassolini con Fabio Magnasciutti e Angelo Gambetta:

Ho sempre pensato che Il giardino delle quindici pietre non fosse solo un disco. Lo accostavo con disappunto agli altri dischi che uscivano a quell’epoca. Sembrava pensato per una biblioteca, una galleria, non era solo una operazione musicale e quasi stonava in uno scaffale di vinili. Ma è nel destino di Franti essere fuori posto, una scomodità vistosa e affascinante senza lusinghe, ma con la forza di un’idea, una scintilla a cui ho cercato di accostarmi inizialmente e da cui poi sono stato trasportato. Sorvolare Franti. Guardarlo, da fuori, dall’alto, di lato. Guardarlo quando e carne, poi quando e spirito. E infine, quando è un fantasma.
…….
Non volevo fare un dizionario sulla musica dal vivo negli anni Ottanta, Franti in quanto spirito non può essere una nostalgia.
Non lo è mai stato.
Una forma di rispetto nei confronti di Franti e non intervenire sulla forma di Franti.
Franti è universalità.
Una forza che trasporta.

E l’idea ti porta lontano.


VIDEO COSA NOSTRA LIVE AL VECCHIO SON DI BOLOGNA, 27 SETTEMBRE 2016

Inizio a pubblicare qualche video dei Cosa Nostra ripresi al Vecchio Son nel corso del loro concerto con Siege Stompers e Colonna Infame di cui mi sono occupato con questo articolo.

BOLOGNA BRUCIA



POTERE NELLE STRADE




SCENDEREMO NELLE STRADE





SIEGE STOMPERS - COSA NOSTRA - COLONNA INFAME LIVE AL VECCHIO SON DI BOLOGNA, 27 SETTEMBRE 2016

Gran serata al Vecchio Son, la sala prove Bolognese gestita da Steno, storico leader dei Nabat. Un locale dalla capienza limitata, che sfiora il tutto esaurito per uno show che sin dalla locandina si preannunciava come un massacro.

 Ad aprire le danze, se così si può dire, sono i Siege Stompers. Il loro è un Hardcore molto Old School, tra SSD, Slapshot e Minor Threat, che ai suoi tempi mi avrebbe fatto fare dei gran salti. Pochi brani ma intensi, che iniziano a riscaldare i presenti.






Seguono sul bassissimo palco (ad appena 10 cm da terra!) i Cosa Nostra. In giro dall’inizio di questo millennio, i cinque Bolognesi (ma presto saranno in sei) hanno recentemente fatto uscire un album (“Cani Scioli” – vedi qua la recensione) di cover dei Nabat, e sono la ragione principale della mia presenza al  concerto di stasera. Una dozzina di brani, tra i quali, oltre alle attesissime cover dei Nabat, spiccano anche un paio di nuovissimi pezzi originali, oltre a “Mass Media” degli Indigesti ed una fulminante “Nato Per essere Veloce” dei Crash Box. Questo brano, insieme a “Kill Khomeini”, conquista il gradino più alto del mio personale podio. Il pubblico risponde assai bene alla esplosiva carica di questi veterani, che hanno anche il tempo di cambiare chitarrista e bassista per gli ultimi pezzi. Peccato che alla fine Steno sia sparito e non abbia accompagnato le due voci dei Cosa Nostra per gli ultimi prezzi come inizialmente previsto dalla scaletta. Chiudono la serata i Colonna Infame Skinhead, autentica attrazione della serata, che non a caso portano al Vecchio Son un gran numero di teste rasate.

Paolo Petralia, il cantante, esordisce dicendo che non provano da un paio di mesi, e che probabilmente avrebbero suonato di merda. E invece nisba, neppure dopo due mesi di inattività i Capitolini riescono a deludere la platea. Street Core Oi! Potente, con cori “da paura” ed una partecipazione chiassosa da parte delle prime file, con molte teste rasate che provano a fare crowd surfing nel pochissimo spazio tra le teste del pubblico ed il soffitto. Alla fine tutti distrutti ma felici per una serata che è stata un massacro, ma che spero possa ripetersi presto.
Intanto, in attesa di pubblicare qualche video della serata, ringrazio Marco Pasini per le bellissime foto.










CONTATTI all'inizio degli anni 2000 da membri di Summer League, Ivory Cage, Sumo, Ageing e The Guilt show, COSA NOSTRA dall'inizio ha avuto una missione: suonare brani di gruppi hardcore e punk anni 80 come Crash box, Wretched, Rappresaglia, Raw Power, Nerorgasmo, Negazione, Nabat, Blue Vomit, Ghetto 84, Contrazione e Indigesti. Nelle sue varie incarnazioni i membri di COSA NOSTRA hanno suonato sempre mascherati. Dopo aver registrato nel 2002 Nichilistaggio dei Nabat per una compilation edita da Rumble Fish, fatta eccezione per un concerto nel 2012 insieme a Nabat e Colonna infame, COSA NOSTRA è finita nel dimenticatoio Oggi, COSA NOSTRA, celebra i Nabat, il più grande gruppo bolognese, con un disco composto da 8 pezzi a loro dedicati. Poi forse calerà di nuovo il silenzio all'inizio degli anni 2000 da membri di Summer League, Ivory Cage, Sumo, Ageing e The Guilt show, COSA NOSTRA dall'inizio ha avuto una missione: suonare brani di gruppi hardcore e punk anni 80 come Crash box, Wretched, Rappresaglia, Raw Power, Nerorgasmo, Negazione, Nabat, Blue Vomit, Ghetto 84, Contrazione e Indigesti. Nelle sue varie incarnazioni i membri di COSA NOSTRA hanno suonato sempre mascherati. Dopo aver registrato nel 2002 Nichilistaggio dei Nabat per una compilation edita da Rumble Fish, fatta eccezione per un concerto nel 2012 insieme a Nabat e Colonna infame, COSA NOSTRA è finita nel dimenticatoio Oggi, COSA NOSTRA, celebra i Nabat, il più grande gruppo bolognese, con un disco composto da 8 pezzi a loro dedicati. Poi forse calerà di nuovo il silenzio all'inizio degli anni 2000 da membri di Summer League, Ivory Cage, Sumo, Ageing e The Guilt show, COSA NOSTRA dall'inizio ha avuto una missione: suonare brani di gruppi hardcore e punk anni 80 come Crash box, Wretched, Rappresaglia, Raw Power, Nerorgasmo, Negazione, Nabat, Blue Vomit, Ghetto 84, Contrazione e Indigesti. Nelle sue varie incarnazioni i membri di COSA NOSTRA hanno suonato sempre mascherati. Dopo aver registrato nel 2002 Nichilistaggio dei Nabat per una compilation edita da Rumble Fish, fatta eccezione per un concerto nel 2012 insieme a Nabat e Colonna infame, COSA NOSTRA è finita nel dimenticatoio Oggi, COSA NOSTRA, celebra i Nabat, il più grande gruppo bolognese, con un disco composto da 8 pezzi a loro dedicati. Poi forse calerà di nuovo il silenzio





Adolescents + Kerosene Live @ K100 (Campi Bisenzio)

Non avevo mai avuto la possibilità di vedere gli Adolescents dal vivo, così quando Heintz Zaccagnini mi ha chiamato per dirmi che la sera avrebbero suonato non molto lontano da casa mia ho immediatamente chiamato il buon vecchio Steve Kanti ed in quattro e quattr'otto ci siamo organizzati per andare a vederli la sera a Campi Bisenzio. 
Purtroppo impegni lavorativi vari ci hanno fatto un po' tardare, ragion per cui ci siamo persi i Kerosene. 
Ma quanto abbiamo visto poi, durante lo show dei Californiani, è stato veramente grandioso!
Nonostante il caldo infernale, e l'umidità da bagno turo, abbiamo infatti assistito ad uno show memorabile.
Per i dettagli vi rimando al report di Heintz su Feraradio.blogspot.it , perché lui è molto più bravo di me in queste cose.

Voglio solo dire che i ragazzi dell'Underdogs Collective hanno fatto un lavoro egregio, attirando al K100 un sacco di gente.
E cito Heintz per sottolineare questo passaggio: 
"Pit indiavolato, crowd surfing in continuo.E questo nonostante il calore al limite della sopportabilità, ed un impianto un po' così.
E' in questo modo che viene fuori un grande concerto hc, con una grande band sul palco ed un pubblico altrettanto grande.  Se si aggiunge la data messa su in fretta e furia che raccoglie una quantità inaspettata di gente, l'evento è veramente molto, molto hc nello spirito vecchia scuola."
Colgo poi l'occasione per pubblicare qualche scatto del Palmizio Kanti, e citare la presenza anche di mio figlio, che a dodici anni si è divertito tantissimo al suo primo concerto hardcore. E che concerto....












RECENSIONE VV/AA “40 OR 41 BANDS THAT WEREN’T GOOD ENOUGH TO GO ON THE OTHER COMPILATIONS” (CD, 2015, NOFX TRIBUTE 3/5)

Da Oakville Ontario direttamente sui nostri device un tributo ai No Fx fatto di 42 bands provenienti da 13 paesi diversi, scaricabile gratuitamente da bandcamp semplicemente cliccando qua.
Ascoltando i brani mi rendo conto che il songwriting della band di Fat Mike fa’ davvero la differenza, perché praticamente ogni pezzo risulta al di sopra della sufficienza anche se suonato da gruppi non all’altezza.
Tuttavia una cover per piacermi deve essere capace di emozionare, non deve ripetere pedissequamente, fino a scimmiottarlo, l’originale.
Per questo apprezzo il coraggio dei Norvegesi Livstid, con la loro versione crust di “Dying Degree”, e segnalo gli Svedesi Rebuke (“Drugs Are Good”) e Ryan Yobs (“13 Stiches”). Segnalo anche i Catalani Melting Fast con la velocissima “The Separation Of Church And Skate”, e gli Spitting On Cops con “Six Pack Girls”.


(Riki Signorini)

I brani

1.The Idiots On Parade - I'm Telling Tim 01:54
2.Beat The Smart Kids - Leave It Alone 02:12
3.Rebuke - Drugs Are Good 01:44
4.Swecore - Monosyllabic Girl 00:54
5.NVS - Kill All The White Man 03:37
6.Aaron Gaita - Drop The World 03:48
7.Kyle Brown - Liza 02:42
8.MÜG - Herojuana 02:34
9.Pako Obieta - It's My Job To Keep Punk Rock Elite 01:18
10.The Costanzas - She's Gone 02:55
11.Some Band That Plays NOFX Songs - We're Bros 01:13
12.Xpand Xplore - See Her Pee 00:29
13.Thirst Things First - The Bag 02:33
14.Ryan Yobs - 13 Stitches 02:07
15.69 Enfermos - Murder The Government 00:58
16.The Shidiots - Party Enema 01:12
17.Hoist The Colours - I'm A Huge Fan Of Bad Religion 00:47
18.From Six Till Eight - 72 Hookers 03:43
19.Gnarly Whales - We Ain't Shit 02:06
20.Lucas Owen - All His Suits Are Torn 02:44
21.Livstid - Dying Degree 01:44
22.Maxwell's Dead - Jaw Knee Music 02:25
23.Melting Fast - The Separation Of Church And Skate 03:03
24.MOFX - The Malachi Crunch 02:50
25.Fat By The Gallon - The Man I Killed 01:22
26.The Has Beens - Shitting Bricks 01:45
27.Spitting On Cops - Six Pack Girls 00:36
28.NO! - Stranger Than Fishin' 01:06
29.Hate For State - The Longest Line 02:04
30.Lay Down 2 - The Death Of John Smith 03:17
31.Bible For Robots - Take Two Placebos And Call Me Lame 02:41
32.Canal 46 - Lori Meyers 02:37
33.Pato Eskizofrenia - You're Wrong 02:12
34.Chaos In Control - Stranded 02:20
35.Finton Arthur - Pump Up The Valuum 02:14
36.Nap - My Orphan Year 02:42
37.The Camorra - USA-Holes 02:24
38.Carlos Danger! - Seeing Double At The Triple Rock 02:47
39.Nopamine - Total Bummer 02:14
40.The Messy Jacksons - Reeko 03:45
41.Cruor Hilla - Linoleum (Bodenbelag) 01:44
42.Jesse LeBourdais - The Decline 18:51
43.Some Band That Plays NOFX Songs - Chili Dogs **Bonus Track** 01:36

I contatti

https://nofxtribute.bandcamp.com/
https://www.facebook.com/nofxtribute


RECENSIONE AMERICAN HI-FI “AMERICAN HI-FI ACOUSTIC” (CD, 2016, RUDE RECORDS 0/5)

Mi sono avvicinato a questo acustico degli American Hi-Fi nella segreta speranza di trovarmi di fronte a qualcosa come “MTV Unplugged” dei Nirvana, un disco che adoro.

Questa riedizione del loro omonimo album di debutto di 15 anni fa è invece un disco non solo brutto ma pure inutile (a meno di usarlo come sottobicchiere).
Tredici brani insulsi e melensi, che secondo me non ascolteranno neppure le loro mogli o fidanzate.
Per onore di cronaca, però, devo dire che in giro si trovano recensioni entusiastiche come questa, per cui mi chiedo se la colpa di questa totale mancanza di fiducia in questo CD non sia mia. Dopotutto io non sono certo un loro fan… But this is not punk rock!

(Riki Signorini)

I brani

  1. Surround
  2. Flavor of The Week
  3. A Bigger Mood
  4. Safer On The Outside
  5. I'm a Fool
  6. Hi Fi Killer
  7. Blue Day
  8. My Own Enemy
  9. Don't Wait For The Sun
  10. Another Perfect Day
  11. Scar
  12. What About Today
  13. Wall Of Sound


I contatti


RECENSIONE NO MORE LIES “NESSUN RIMORSO” (CD, 2016, AUTOPRODUZIONE 3/5)

Spinto dall’entusiastico resoconto del loro live set Pisano fatto recentemente da Heintz Zaccagnini, mi sono messo sulle tracce di questa band Romana per recensirne il disco autoprodotto di esordio.
La prima delle otto tracce promette bene, e mi carica facendomi aspettare un bel disco.
Purtroppo però da lì in poi i ragazzoni capitolini si perdono, e non riescono ad entusiasmarmi più di tanto sino all’ultimo brano, che non a caso è una cover, assai possente in vero, di “Potere nelle strade” dei Nabat.
Tra l’Hardcore metalleggiante di Madball e Agnostic Front (coi quali si sono già esibiti in passato e torneranno ad esibirsi il 23 Agosto a Caramagna Piemonte), ed il teppismo dei loro concittadini Bloody Riot, passando per i Sick Of It All e l’Oi di matrice Italiana, i nostri offrono un mix di rabbia e potenza, batteria velocissima e basso possente, ma chitarra troppo smaccatamente Thrash per il sottoscritto.
Lineup a 4 formata da membri ed ex membri di Payback, Southern Drinkstruction e Disgusto.  
Per i più curiosi qua potete ascoltare "Sarà Rivolta".
Invece su Bandcamp trovate l’LP intero.

(Riki Signorini)

I brani

Nessun Rimorso
Ancora Vivo
Brucera' Questa Citta'
Sara' Rivolta
Potere Nelle Strade (Nabat Cover)

I contatti


Intervista ai Cosa Nostra

Dopo avere recensito il CD qua, ed avere avuto modo di intervistarlo in radio (qua), è adesso la volta di una intervista tutta nostra a Giangiacomo De Stefano, una delle voci dei Bolognesi Cosa Nostra. Dunque bando alle ciance e via all’intervista…

1. Ciao. Incominciamo con un po’ di storia: chi sono, e cosa sono, i Cosa Nostra? Voglio dire, quali storie si celano dietro le vostre maschere, e per quale motivo avete deciso di intraprendere proprio la strada del tributo?

La parola tributo mi fa spavento. Cosa Nostra è un progetto nato all'inizio degli anni 2000 da amici che all'epoca si dividevano tra gruppi come Summer league e Sumo, più un paio di altri che prima non avevano mai suonato in una band. Registrammo “Nichilistaggio” dei Nabat per una compilation edita da Rumble Fish, poi, dopo qualche concerto, decidemmo di smettere.
Cosa Nostra non la vedo come una tribute band. E' piuttosto un dar nuova vita a pezzi storici di grandi band che a noi sono sempre piaciuti e che ancora oggi hanno una carica impressionante. Tra le altre cose abbiamo anche un paio di brani nostri.

2. So che non ami molto le reunion, ma sembra che questo sia il trend del momento. Dai Poison Idea agli Indigesti, dai Dag Nasty ai Negative Approach e via dicendo, cosa pensi di questo fenomeno? Possibile che non ci sia nulla di valido nato dopo il 90?

Sicuro la musica estrema, per usare una citazione che viene dalla politica, ha terminato la sua spinta propulsiva e oggi molte persone tendono ad ascoltare più gruppi storici che le novità, le quali va sottolineato, almeno come ricambio generazionale, non sono poche. Se devo dirtela tutta, per certi versi molte cose sono anche migliorate. Penso ad un evento come Venezia Hardcore che, in una situazione completamente autogestita e all'interno di un centro sociale, è qualcosa di mai visto prima in Italia dal punto di vista della partecipazione e della qualità dell'iniziativa.
Mancano forse delle novità a livello di suono e immagine, dato che un po' tutta la musica è ferma a generi ormai vecchi. Se dovessi fare un confronto con la mia esperienza, potrei dirti che a partire dai miei 14 anni ho avuto la fortuna di vedere e vivere in tempo reale cose musicalmente inedite: il thrash metal quando uscivano dischi come “Master of puppets”, “Reign in blood” e “Among the living”, l'esplosione di generi come il crossover(parlo della seconda metà degli anni 80), del rap e poi del rap italiano, la nascita del grind e del death metal, la rinascita dell'hardcore italiano e l'arrivo dello straight edge come forza trainante della scena e mille altre situazioni che quando sono venute fuori erano novità assolute.
Sulle reunion? Boh, non mi fanno impazzire, poi però vado a vederli i gruppi che si riformano. C'è da dire che spesso queste bands, tranne alcune eccezioni, sono una specie di proiezione pallida di ciò che erano nel passato. Nella musica rock e non solo l'hardcore punk, conta anche la fisicità e una certa età chiaramente non aiuta.

3. Sei reduce da un gran weekend in terra Tedesca. Hai visto qualche
concerto?

Sono stato a Berlino qualche giorno per ricaricare le pile prima di un mese infernale a livello lavorativo.
Come puoi immaginare a Berlino c'è l'imbarazzo della scelta praticamente ogni sera. In quei giorni ho visto Youth of Today e Dag Nasty grazie a Walter Schreifels (Gorilla Biscuits/Quicksand/Youth of today) che mi ha fatto entrare nonostante fosse sold out da tempo.
Devo dirti che gli YOT hanno tirato giù il SO36. Il primo maggio invece non ho visto i tradizionali concerti all'aperto che si svolgono davanti a Core tex, ma la sera sono tornato al SO36 per BURN e Terror. I BURN sono uno dei miei gruppi preferiti e i Terror nonostante siano distanti attitudinalmente da quello che per me è l'hardcore, sono dei maestri nel loro genere.

4. Con le tue precedenti band hai avuto modo di vedere molti shows e locali. Di sicuro avrai un sacco di ricordi. Qualcuno da condividere con i lettori?

Credo che tutti quelli che nel passato hanno intrapreso un tour fuori dei grandi circuiti, possono raccontarti tonnellate di storie divertenti. A me anche sono capitate stranezze: con gli Ageing con i quali andai a Stoccarda per un festival, dopo una serie di situazioni rocambolesche che sfiorarono la rissa con gli organizzatori, ci trovammo alla fine nella condizione di non suonare e tornare a casa con il solo rimborso. Altre situazioni, sempre all'estero, questa volta con i Summer League durante un tour del 2004, nel quale ad un certo punto sul palco, durante un concerto a Lipsia, fummo inondati da una cascata ininterrotta di acqua causata da una tubatura rotta da uno dei presenti che, preso dalla foga, aveva distrutto tutto ciò che trovava davanti a sé.
Un tour mette alla prova l'amicizia e la tenuta di un gruppo. Aggiungo che avendone fatti decine all'estero, mi sento di dire che tour di un certo tipo li puoi affrontare solo se sei giovane e motivato. Se adesso mi dicessero di fare 15 giorni in giro su un furgone declinerei l'invito. Non c'ho l'età!!

5. Se tu potessi tornare indietro nel tempo, a quale dei gruppi in cui hai suonato vorresti dedicare qualche sforzo in più per cercare di tenerlo in vita e proseguire quella avventura?

Sono molto drastico quando parlo di musica. Bisogna capire quando è il momento di smettere. Forse avrei continuato con i Summer League che musicalmente seguivano un percorso che mescolava hc old school, melodia e suoni moderni. Devo dire però che va bene così. Purtroppo quando si suona si tende a non capire che arriva sempre il momento di smettere. Chiaramente ci sono mille eccezioni, ma pensa che bel ricordo avremmo dei Metallica se si fossero fermati a “Master of puppets”. I Minor Threat ad esempio, sono una leggenda e rimarranno tali perché si sono fermati in tempo.
Ci tengo a dire che tutti i gruppi nei quali ho militato erano fortemente ancorati all'idea di indipendenza e di essere underground. Ho sempre visto quello che facevo come un piacere e mai come un possibile business.
La musica è stata una passione che definirei pura che nel mio caso non è mai diventata routine. Provo pena per quei gruppi che continuano a ripetere la loro formula fatta di concerti, sala prove e magari pure qualche piccolo tour nella quale però la parabola non è più ascendente, ma se va bene piatta e costante.

6. La gestazione di questo “Cani Sciolti” è stata lunga e travagliata. Già qualche anno fa Steno dei Nabat mi parlava in termini entusiastici di questo progetto, che all’epoca avrebbe voluto produrre lui. Perché tempi così lunghi, e perché poi non è stato il cantante dei Nabat a produrlo?

Nel 2013 ci eravamo riformati per fare qualche concerto e produrre un lp composto da brani nostri e cover di band anni 80, non solo i Nabat.
Poi per tante ragioni ci siamo fermati e non abbiamo più realizzato quel disco che vedeva Steno come principale produttore.
“Cani sciolti” è una cosa diversa. Steno inizialmente e forse durante tutta la gestazione è stato sempre un po' perplesso. Adesso credo che anche lui sia soddisfatto del risultato.

7. Dopo anni di assenza dai palchi, sembra tornato il momento dei live shows. Così, dopo BOLOGNA BRUCIA- Live In Pompei (DOMENICA 8 MAGGIO) sarà la volta del Distruggi La Bassa Fest 2016, nella serata del 15 Luglio assieme ad Adolescents e Weirdos. Cosa dobbiamo aspettarci dal vostro live set? Solo Nabat o cos’altro?

Assolutamente no. Suoneremo i pezzi del disco, ma oltre a qualche brano nostro, anche pezzi di Indigesti, Negazione e Nerorgasmo.
Voglio aggiungere per spiegare che non siamo la cover band dei Nabat, che sulla compilation “Still pounding in” uscita per Assurd, siamo presenti con “Nato per essere veloce” dei Crash Box.

8. Perché proprio i Nabat? Voglio dire, dal momento che dal vivo omaggiate molti gruppi degli anni 80, perché un intero LP dedicato a loro, e non magari un album con cover di vari gruppi?

I Nabat sono una band incredibile. Non sono il mio gruppo preferito, ma quando suoni quei brani capisci quanto sono trascinanti e li senti come tuoi. Forse per quello sono coverizzati da tanti.
Credo che gli originali siano già perfetti e nonostante le registrazioni, suonino ancora pesanti. Noi volevamo però renderli attuali e tirare fuori alcuni elementi
che per noi erano inespressi e che suonati da un gruppo hardcore avrebbero reso ancora di più. Mi permetto di dire che gli stessi Nabat si sono rifatti alla nostra versione di “Nichilistaggio”.

9. E visto che avete scelto i Nabat, perché non avete messo su “Asociale Oi”? Secondo me è il brano più Hardcore della band di Steno (non a caso lo hanno coverizzato i Cripple Bastards) e ben si sarebbe prestato alle vostre cure…

Perché l'hanno già fatta bene i Cripple Bastards. Cosa avremmo aggiunto noi?

10. Nella tua playlist durante l’intervista a FERA hai messo anche gli Isola Posse All Stars, una posse storica della scena Bolognese e non solo. Perché questa scelta? Segui ancora il Rap?

In autunno sono andato al cinema a vedere “Straight outta Compton”, il film sugli N.W.A. All'uscita dal cinema mi sentivo esperto di hip hop solo perché Ice Cube, Dr. Dre e co. al tempo degli N.W.A., li ho ascoltati tantissimo. Il problema è che tranne qualche eccezione tipo i classici Beastie Boys, Common, Assalti frontali, Everlast e pochi altri, non so molto del rap degli ultimi 25 anni. L'altro giorno raccontavo ad uno storico esponente del rap italiano, Lugi, che nei primissimi anni novanta ho avuto modo di vedere un bel po' di concerti hip hop, su tutti i 3dBASS. Poi forse per una distanza attitudinale mi sono allontanato dal genere.
Al tempo del disco dei Cosa nostra che voleva produrre Steno, ragionavamo anche su una rivisitazione hardcore di “Stop al panico” di Isola Posse.
Un brano che nel 1991 ho consumato. L'Isola nel Kantiere è un pezzo della mia formazione. Sono alcuni dei miei cattivi maestri.

11. Giangiacomo, tu oltre che di musica ti occupi anche di video. Perché non ci parli un po’ anche di questa attività?

Ho una casa di produzione che si chiama Sonne film. E' l'attività che oltre al mio essere padre, prende la quasi totalità delle mie forze e del mio impegno. E' una società nata per realizzare i miei documentari e nel tempo, dopo aver prodotto non solo documentari ma anche serie per la televisione, mi vede sia come autore di miei progetti, ma anche e soprattutto produttore di film di altri registi .
Nonostante le difficoltà, posso dire di fare ciò che mi piace nella vita. Tra poco ad esempio andrà in onda su SKY una serie di quattro episodi sulla musica
indipendente in Italia.

12. Inoltre, so che stai lavorando ad un libro sull’hardcore. Puoi anticiparci qualcosa?


Sto lavorando ad un libro con Andrea Ferraris, al tempo chitarrista dei Burning Defeat, uno dei migliori gruppi hardcore italiani. Non ti anticipo nulla perché su tre capitoli previsti, siamo solo all'inizio del secondo. Troppo presto per dare anticipazioni.


Grazie mille Giangiacomo e a presto, sopra o sotto un palco