Recensione Imodium “And so: dodgem songs” (Vacation House 2005)


Dopo un periodo di silenzio, riprendo da una recensione preparata per Flash e, se non sbaglio, mai pubblicata, riferita a “And so: dodgem songs”, il secondo lavoro sulla lunga distanza per gli Imodium, quello della maturità stilistica. Ecco quello che dicevo: “Indie Rock? Emo? New Wave Of Melodicore? Chiamatelo un po’ come volete, ma non perdete d’occhio la sostanza, dato che qua ce n’è parecchia. Un disco dedicato ai fans di My vitriol, Sense Field e Sunny Day Real Estate, arricchito di nerbo e sonorità molto personali, con 14 tracce tutte in Inglese tranne la cover di “Facce Sconosciute” degli Angeli di Tax Farano, cantata in italiano a tre voci”. E tra poco recensione in arrivo per il nuovo “Drive”…….

I Brani:

1 Nostrils
2 Do you know (and so)?
3 Stewie song
4 [Unhappy ending]
5 Peter's hands
6 [Deep down]
7 Cntr
8 First me, then you
9 [...]
10 Hypnagogic
11 Use rearview mirrors
12 I'll find you
13 Facce sconosciute
14 Dn

Contatti:

info@imodium.it

Recensione Okkupato + Virginia Madison “Split CD” (Indie Box)

“L’Hardcore melodico non è morto, è solo nuovo!!”. E’ con questo slogan accattivante che queste due bands si presentano per la prima volta sulla lunga distanza, dividendosi equamente le 12 tracce proposte sul CD. Iniziano i Vicentini Okkupato, con una prova matura ed elaborata, fin troppo elaborata, tanto che spesso si perde un po’ il filo. Ad esempio la opening track, “La Nuova Stagione”, mi piace assai, con ritmi veloci, riffs taglienti e melodia a pacchi, ma si perde quando nel finale propone un rallentamento semi-acustico che fa venire il latte alle ginocchia…. Per il resto, l’andamento è sempre più o meno questo, e mano a mano che si prosegue nell’ascolto si perde un po’ di appeal. Non è un caso che il secondo brano che preferisco è proprio il secondo brano, “Non sei più tu”, e che da lì in poi la discesa prosegue inesorabile fino alla conclusiva “Ancora in viaggio”, tutta arpeggi e melodia, che francamente non so cosa ci azzecchi. Io me la sarei davvero risparmiata. In poche parole, se posso dare un consiglio a questi giovinotti, direi di seguire la strada iniziale, non quella del finale. Seguono i Veronesi Virginia Madison, che sono tre, cantano in Inglese, e mi piacciono di più. Anche qua HC melodico evoluto, ma con una voce urlata che lascia il segno. Tuttavia segnalare un brano piuttosto che un altro non è semplice, visto che c’è una certa omogeneità di suono e stile. Faccio comunque uno sforzo e raccomando “Bad Suicidal Bathroom Trip".

I brani

OKKUPATO
01 La nuova stagione
02 Non sei più tu
03 Quando le cose cambiano
04 Niente ci resta
05 Il tempo non si ferma
06 Ancora in viaggio

VIRGINIA MADISON
07 Opus Dei
08 Bad Suicidal Bathroom Trip
09 Independency Addicts
10 Casualty
11 Madame Apathy
12 Paranoid Parade

Contatti

Indiebox: www.indiebox.org

Okkupato: www.okkupato.it

Virgina Madison: www.myspace.com/virginiamadison

Recensione Bone Machine “La vita finisce la strada no” (Billy’s Bones)

Continuando nel mio tour USA (purtroppo dovuto al lavoro, e non alla musica), mi dedico da Miami alla Bone Machine. Come si sarà certamente capito dalle due recensioni tratte da Flash che ho nuovamente postato in questi giorni, io ho senza dubbio un debole per la perversa miscela tra Garage punk, Rock, surf, rockabilly, e compagnia cantando proposta dalla band dell’Agropontino. Ed anche questo nuovo lavoro, lasciatemelo dire, spacca per tutta la sua durata. E come potrebbe essere altrimenti per un disco che si introduce con un sontuoso "dagli abissi di un inferno agghiacciante attraverso il mare di cadavere e fango"? Oltretutto per una etichetta, la Billy's Bones, il cui slogan è "Dischi cattivi per feste all'inferno". L’iniziale “Rock'n'Roll Zombie” apre le danze con un ispirato Punk Surf vagamente Country Western, e subito dopo ci deliziano con “Siamo la band che spacca le tue ossa”, che, lo ripeto, spacca molto più di quanto suggerisca il titolo, e da sola vale il prezzo del CD. Con “Una cassa da morto foderata di rosso” si prosegue nel territori del r’n’r selvaggio ed ispirato che ti fa muovere il culo anche se provi a fermarlo, mentre la successiva “Forse sei già morto” è un grandissimo rockabilly selvaggio e demoniaco. Su “Sono un cane” non ho molto da aggiungere rispetto a quanto detto recensendo la compilation “Stay Punk”, dove il brano è proposto: rockabilly e rock’n’roll, comunque pulcioso e come sempre sporco e marcio. Poi tocca a “Big river”, cover di Johnny Cash, un country blues malato e fradicio di alcool. “Sono uscito fuori dalla grazia di Dio” è invece uno dei (pochi) colpi a (quasi) salve del lotto: carina, ma sotto la media. “Sono Selvaggio” mi ricorda “Great Balls of Fire” come la potrebbe riproporre un Jerry Lee Lewis resuscitato dalle fiamme dell’inferno. Anche “Sarai Mia” ha uno stile simile, selvaggio e primitivo r’n’r. “Blue Moon Baby”, cover di Dave Diddle Day, è una cavalcata tra country surf e honky tonky, che ricorda “Rawhide” e che, come sempre in questo caso, mi annoioa. Ma questo è un mio limite, che forse i veri cultori del genere non condivideranno, né mi perdoneranno, dato che è vero che è nei brani strumentali che le band di questo genere mostrano tutta la loro maestria, ma è anche vero che questi pezzi mi annoiano e non li apprezzo a dovere. Ci avviciniamo così alla fine con “Sono morto”, che non si può ascoltare da fermi, e la conclusiva title track. In poche parole, un disco che sarebbe la colonna sonora ideale per uno splatter horror di serie Z, genere cinematografico al quale i nostri si ispirano chiaramente sia nell’ottima grafica che nelle maschere che indossano on stage.

I Brani

1. Rock'n'Roll Zombie

2. Siamo la banda che suona le tue ossa

3. Una cassa da morto foderata di rosso

4. Forse sei già morto

5. Sono un cane

6. Big River

7. Sono uscito fuori dalla grazia di dio

8. Sono selvaggio

9. Sarai mia

10. Blue Moon baby

11. Sono Morto

12. La vita finisce la strada no

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Archivio: The Bone Machine, La Diabolica Perversione Del Rock'n'Roll

Da Green Bay, Wisconsin, dove mi trovo adesso, rispolvero invece una recensione apparsa su Flash nel Luglio 2005, che, a proposito dell’album dei Bone Machine a titolo “La Diabolica Perversione Del Rock'n'Roll”, diceva: “Dei The Bone Machine ci eravamo occupati un po’di tempo fa parlando della compilation a sette pollici “Come Cani Arrabbiati”, esaltando il pezzo “La Banda Che Suona Le Tue Ossa”. Oggi ritornano con un disco che ce li mostra di nuovo alle prese con un cocktail esplosivo e depravato di selvaggio Rockabilly psicotico alternato a garage punk primitivo. Dodici tracce tratte da 7”, compilations, e sporche registrazioni in studio, tra cui spicca il pezzo dello split 7” diviso con i Melt Banana e cantato in lingua Giapponese da “Dynamite Anna”. Testi in Italiano, violenza, demoni e allucinazioni alcoliche per una band che dichiara “Se il Rock’n’Roll è morto noi siamo zombies!”.

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Archivio: “Come Cani Arrabbiati”

Tanto per cambiare un po’ la struttura di questo blog, e preparare il terreno ad una prossima recensione dei Bone Machine, ho deciso di recuperare dai miei polverosi archivi del materiale che può servire da introduzione al mondo di tale band. Ecco allora dalla mia rubrica Hard To The Core Speciale Italia, pubblicata su Flash nel Marzo 2004, la recensione di “Come Cani Arrabbiati” (Valium Records, Billy's Bones, Eteria, Spaghetti Records e Somala Crew). “Si tratta di compilazioncina in cui quattro bands nostrane si spartiscono equamente le altrettante tracce di un sette pollici, supporto fonografico magari vetusto ma dall’insostituibile sapore D.I.Y. che continua ad esercitare un irresistibile fascino sul sottoscritto. Copertina in stile anni di piombo e titolo rubato ad un oscuro poliziesco Italiano del 1976. Su entrambi i lati una band di estrazione Oi! si alterna ad una più atipica e di difficile classificazione. Sul lato A troviamo l’irresistibile anthem nichilista dei Rebelde (degni dei migliori Nabat!) a fianco del delirante ed anti clericale punkabbestia di Gozzilla e le Tre Bambine Coi Baffi (“Fatti Una Bevuta… Il Vaticano Brucia”). Invece sulla side B incontriamo prima gli Youngang da Torino, con un brano Oi! poco interessante, e poi il brano più rock'n’roll del lotto, “La Banda Che Suona Le Tue Ossa” dei Bone Machine, oscura band che si presenta in completo scuro e maschera da teschio nella foto dentro al libretto".

Recensione The Panino's "S/T" (Pederasta Records)

Di questi Panino's, e della loro intensa attività live, avevo sentito parlare molto, ma non mi ero mai imbattuto in una qualsiasi loro testimonianza. Finalmente, con questo CD che esce grazie allo sforzo di Pederasta Records, riesco a colmare questo gap. Innanzitutto parliamo della band, che si professa formata da Messicani di origine o di nascita, anche se secondo me si tratta di una trovata per così dire "pubblicitaria", perché io di Messicani che parlano così bene l'Italiano non ne ho mai conosciuti /e da quelle parti ho vissuto e ci torno anche spesso....). Comunque. la loro biografia parla di elementi provenienti da El Dorado (Messico) e fuggiti in Italia per problemi con la legge nel loro paese d'origine, e questo vi riporto. Questa immagine malavitoso-latitante si sposa con le maschere nere tra Zapata e lucha libre che i nostri indossano sul palco per non farsi riconoscere, e con il chiamarsi tutti XXX più un numero. E adesso la parte musicale, se di musica si può parlare. Nove brani (uno dei quali è una intro) per appena quattordici minuti di frenetico hardcore veloce ed assolutamente senza fronzoli, così marcio che più marcio non si può, cantato in italiano e posizionato tra Cripple Bastards, Dwarves e Oi!. Testi assolutamente scorretti dal punto di vista politico e non solo, che definire irriverenti e volgari è un eufemismo. Tanto per fare un esempio, i nostri cantano roba tipo “viva le vecchie senza denti, ti fanno i pompini e non ti fanno male”. Le tracce che preferisco sono "Eldorado", cover riadattata di "Torino è la mia città" dei Rough, assieme a "Brindo con la merda", ma personalmente alla lunga trovo il disco un po' troppo ripetitivo e poco originale (anche se almeno i Chicanos hanno avuto il buon gusto di fermarsi a 9 pezzi). Il disco dei Panino's volutamente registrato lo-fi, è c ed è consigliato a chi ha stomaco forte. Come dicono loro, "questi sono i Panino's, prendere o lasciare".....

I Brani

1. Intro
2. The Panino's
3. Ossa rotte
4. El dorado
5. Brindo con la merda
6. Malox
7. Urina
8. Terza età
9. Mio padre è uno sbirro

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Recensione Razzapparte “Il drago e il leone!” (Anfibio Records)


Questo è uno di quegli ormai sempre più rari dischi che mi fanno rimpiangere di non avere più venti anni e quell’agilità che mi permetteva di lanciarmi dal palco e partecipare a poghi furiosi…. Si, perché, lo devo dire, “Il Drago e il Leone” è un gran bel disco di Oi-Core, maturo ed evoluto al punto giusto, senza tuttavia perdere la primitiva carica ribelle dell’Oi! Le 13 tracce ufficiali (ce ne sono anche due nascoste) includono pezzi del tutto inediti, come “Casuals”, dedicata alla cultura Oi! o almeno a ciò quello che doveva essere prima delle infiltrazioni fasciste, accanto a nuove versioni di vecchi anthems come “M.C.S.” alias “Razzapparte al Maurizio Costanzo Show” in versione ska e “Un posto per noi”, e a due piccoli tributi ai Klaxon e ai Clash. Da segnalare la presenza di indubbie influenze street rock, reggae e hardcore, e che, per la prima volta, i Viterbesi inseriscono strumenti come tromba e tastiere. Molto belle le liriche, e produzione sopra la media.Per quanto riguarda i singoli brani, oltre alla già citata “Casuals”, cito volentieri “Non piegarti mai”, riproposta anche in Spagnolo nelle tracce nascoste, così come l’HC tiratissimo di “Ribelli nel weekend”. “M.C.S.” è un pezzo ska memorabile, e anche se non ho mai avuto l’onore di vederli dal vivo, sono convinto che un pezzo così scatena il delirio sotto il palco, e mi tufferei volentieri anch’io nel mucchio. Per quanto riguarda le cover, la prima è “Solo una guerra”, dei primi Klaxon, la seconda è “Dirty punk”, degli ultimi Clash, entrambi brani meno noti ma ben resi, soprattutto per quanto riguarda quello della band di Joe Strummer, arricchito dalla voce femminile di Cristina. Tanto per trovare il classico pelo nell’uovo, non mi esalta la puntata dub-reggae di “Drago e il leone”, il penultimo brano, ma è proprio perché sono incontentabile.

I brani

1. Intro,

2. Casuals,

3. Non piegarti

4. Su di te

5. L'Oi! è vivo

6. M.C.S.

7. Ribelli del week-end

8. Un posto per noi

9. Solo una guerra

10. Non voglio lezioni

11. Solitudine

12. Il Drago e il Leone

13. Dirty punk.

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Recensione Last Killers “3 Bombs over Berlin” (Area Pirata)


Stavolta tocca ai Romagnoli Last Killers che si presentano al debutto sulla lunga distanza con un CD formato lussuoso digipack, che non mi ha colpito più di tanto al primo ascolto, ma è via via cresciuto a mano a mano che lo riascoltavo. Selvaggio garage rock’n’roll anni 60 che piacerà sicuramente agli amanti del genere (certo non altrettanto a chi predilige l’hardcore tout court), ed in particolare a chi apprezza bands come Oblivians, Fuzztones, primi Chesterfield Kings, ma anche Sonics e Seeds. Dodici brani, non tutti all’altezza, tra fuzz, rhythm and blues di quello grezzo assai e, appunto, garage anni 60. Segnalo con piacere “Another day”, che in qualche modo mi ricorda Iggy Pop e “Lust For Life”, il garage punk tostissimo di “The Night of The Last Killers” e il rock incalzante di “Do It Right”, ma soprattutto "Teenage Kicks" degli Undertones, un portento. In definitiva un buon seguito, seppur non esaltante del precedente sette pollici con i Directors.

I brani

1. Old Killer Cadillac

2. Another day

3. Let Me Goin'

4. Worry 'Bout U Baby (Cristine)

5. The Night of The Last Killers

6. Shake!!

7. All YourWords Are Lies

8. She's Allright

9. You Got My Girl

10. Do It Right

11. Teenage Kicks

12. Get Out of My Blues

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Recensione Reazione “Best Of!” (Anfibio Records)


Recensione Reazione “Best Of!” (Anfibio Records)
La già abbastanza nutrita discografia dei Reazione si arricchisce di un nuovo capitolo, un “best of” che, lo dico subito così non ci penso più, è godibile, ma non imprescindibile, ma farà comunque contenti i loro molti fans sparsi per mezzo mondo. Se infatti è vero che il CD in questione aspira a raccogliere il meglio dei Reazione dal 1993 al 2006, inclusi brani rarissimi tratti dal primo demo “Contro il muro”, altrettanto vero è che la Oi! Band della Riviera forse non ha nel suo repertorio 26 brani degni di essere riproposti in veste antologica, col risultato che alla fine l’ascoltatore corre il rischio di annoiarsi un po’. In breve musica Oi! da Rimini, con un occhio di riguardo per i Dioxina e per i Nabat, senza però esserne all’altezza. Come sempre i Reazione non brillano per qualità compositive o orecchiabilità, ma si concentrano semmai sul messaggio proposto dai testi, che quasi sempre parlano della difficoltà della vita di strada, passando per argomenti tipicamente Oi! come birra, stadio, anfibi e tatuaggi. Spesso si inneggia ad un atteggiamento apolitico, anche troppo, e per questo sorprende positivamente un brano come “Un popolo che non si arrende” dedicato ai Palestinesi ed alla loro lotta. Contrariamente a quanto dico di solito, poi, un pezzo come “12 years of Reazione” mostra che i Reazione rendono più in Inglese che in Italiano, forse perché quando usano la madre lingua la metrica è troppo spesso zoppicante. Mi piacciono comunque parecchi anche l’anthem “Rimini brucia” e lo ska di “Dalla parte giusta”, ma continuo a ritenere la band più adatta all’attività live che a quella in studio. Un disco.

I brani

Troppi per scriverli tutti!!!!! Ci proverò in futuro, promesso…..

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www.reazione.it

Recensione MOB “Santi Senza Dio” (Anfibio Records)


Album di debutto per i Perugini Mob, che si posizionano in quella fascia che sta tra Oi, Punk ed Hardcore, con qualche spruzzatina metallica qua e là. Testi tra l’apolitico ed il nichilista, con qualche momento di profondo antifascismo, che preferisco, I 4 ragazzi in scarponi inneggiano anche alla birra, che vorrebbero “gratis per i lavoratori”, ma abusano un po’ di quella che io chiamo “apologia del cameratismo skinhead”,dove il cameratismo non si deve interpretare in senso fascista, ma comunque di gruppo chiuso ed indissolubile che si difende ad oltranza, con tutti gli aspetti deleteri che da questo atteggiamento derivano. Più vicini a Erode e Woptime che ai Nabat, è proprio nei momenti in cui più ricordano gli Erode che più mi piacciono. Mi riferisco in particolare a “Bastardo Americano” e, soprattutto, a “Odio Il fascismo”, dove i Perugini danno il meglio di sé. Purtroppo dei nove brani non molti sono quelli che ti rimangono subito in mente, quelli fatti per essere urlati a squarciagola mentre li ascolti allo stereo o meglio ancora mentre sei sotto il palco. Ottima la grafica, curata dal Garageland Graphic Studio, ed ottima l’idea di rendere tributo a Alkoolnauti e Basta, rispettivamente con la già citata “Birra Gratis (per i lavoratori)” e “Non Cambierò Mai” (quella di "Porterò nella bara la mia testa pelata… Porterò nella bara anfibi & bretelle… Porterò nella bara il mio odio per voi…"). . Molto meno buona l’idea di non evidenziare che i due brani sono in realtà cover, e non pezzi originali.

I brani

1. Il mio stile

2. Bastardo Americano

3. Reietto

4. Odia il fascismo

5. Birra Gratis (per i lavoratori)

6. Santi senza Dio

7. Vendetta

8. Non Cambierò Mai

9. Amore e odio

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