Recensione Last Killers “3 Bombs over Berlin” (Area Pirata)


Stavolta tocca ai Romagnoli Last Killers che si presentano al debutto sulla lunga distanza con un CD formato lussuoso digipack, che non mi ha colpito più di tanto al primo ascolto, ma è via via cresciuto a mano a mano che lo riascoltavo. Selvaggio garage rock’n’roll anni 60 che piacerà sicuramente agli amanti del genere (certo non altrettanto a chi predilige l’hardcore tout court), ed in particolare a chi apprezza bands come Oblivians, Fuzztones, primi Chesterfield Kings, ma anche Sonics e Seeds. Dodici brani, non tutti all’altezza, tra fuzz, rhythm and blues di quello grezzo assai e, appunto, garage anni 60. Segnalo con piacere “Another day”, che in qualche modo mi ricorda Iggy Pop e “Lust For Life”, il garage punk tostissimo di “The Night of The Last Killers” e il rock incalzante di “Do It Right”, ma soprattutto "Teenage Kicks" degli Undertones, un portento. In definitiva un buon seguito, seppur non esaltante del precedente sette pollici con i Directors.

I brani

1. Old Killer Cadillac

2. Another day

3. Let Me Goin'

4. Worry 'Bout U Baby (Cristine)

5. The Night of The Last Killers

6. Shake!!

7. All YourWords Are Lies

8. She's Allright

9. You Got My Girl

10. Do It Right

11. Teenage Kicks

12. Get Out of My Blues

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Recensione Reazione “Best Of!” (Anfibio Records)


Recensione Reazione “Best Of!” (Anfibio Records)
La già abbastanza nutrita discografia dei Reazione si arricchisce di un nuovo capitolo, un “best of” che, lo dico subito così non ci penso più, è godibile, ma non imprescindibile, ma farà comunque contenti i loro molti fans sparsi per mezzo mondo. Se infatti è vero che il CD in questione aspira a raccogliere il meglio dei Reazione dal 1993 al 2006, inclusi brani rarissimi tratti dal primo demo “Contro il muro”, altrettanto vero è che la Oi! Band della Riviera forse non ha nel suo repertorio 26 brani degni di essere riproposti in veste antologica, col risultato che alla fine l’ascoltatore corre il rischio di annoiarsi un po’. In breve musica Oi! da Rimini, con un occhio di riguardo per i Dioxina e per i Nabat, senza però esserne all’altezza. Come sempre i Reazione non brillano per qualità compositive o orecchiabilità, ma si concentrano semmai sul messaggio proposto dai testi, che quasi sempre parlano della difficoltà della vita di strada, passando per argomenti tipicamente Oi! come birra, stadio, anfibi e tatuaggi. Spesso si inneggia ad un atteggiamento apolitico, anche troppo, e per questo sorprende positivamente un brano come “Un popolo che non si arrende” dedicato ai Palestinesi ed alla loro lotta. Contrariamente a quanto dico di solito, poi, un pezzo come “12 years of Reazione” mostra che i Reazione rendono più in Inglese che in Italiano, forse perché quando usano la madre lingua la metrica è troppo spesso zoppicante. Mi piacciono comunque parecchi anche l’anthem “Rimini brucia” e lo ska di “Dalla parte giusta”, ma continuo a ritenere la band più adatta all’attività live che a quella in studio. Un disco.

I brani

Troppi per scriverli tutti!!!!! Ci proverò in futuro, promesso…..

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Recensione MOB “Santi Senza Dio” (Anfibio Records)


Album di debutto per i Perugini Mob, che si posizionano in quella fascia che sta tra Oi, Punk ed Hardcore, con qualche spruzzatina metallica qua e là. Testi tra l’apolitico ed il nichilista, con qualche momento di profondo antifascismo, che preferisco, I 4 ragazzi in scarponi inneggiano anche alla birra, che vorrebbero “gratis per i lavoratori”, ma abusano un po’ di quella che io chiamo “apologia del cameratismo skinhead”,dove il cameratismo non si deve interpretare in senso fascista, ma comunque di gruppo chiuso ed indissolubile che si difende ad oltranza, con tutti gli aspetti deleteri che da questo atteggiamento derivano. Più vicini a Erode e Woptime che ai Nabat, è proprio nei momenti in cui più ricordano gli Erode che più mi piacciono. Mi riferisco in particolare a “Bastardo Americano” e, soprattutto, a “Odio Il fascismo”, dove i Perugini danno il meglio di sé. Purtroppo dei nove brani non molti sono quelli che ti rimangono subito in mente, quelli fatti per essere urlati a squarciagola mentre li ascolti allo stereo o meglio ancora mentre sei sotto il palco. Ottima la grafica, curata dal Garageland Graphic Studio, ed ottima l’idea di rendere tributo a Alkoolnauti e Basta, rispettivamente con la già citata “Birra Gratis (per i lavoratori)” e “Non Cambierò Mai” (quella di "Porterò nella bara la mia testa pelata… Porterò nella bara anfibi & bretelle… Porterò nella bara il mio odio per voi…"). . Molto meno buona l’idea di non evidenziare che i due brani sono in realtà cover, e non pezzi originali.

I brani

1. Il mio stile

2. Bastardo Americano

3. Reietto

4. Odia il fascismo

5. Birra Gratis (per i lavoratori)

6. Santi senza Dio

7. Vendetta

8. Non Cambierò Mai

9. Amore e odio

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Recensione Staypunk Compilation Vol. 02 (Staypunk)

Questa compilation di bands Italiane scaricabile aggratisse dal sito www.staypunk.it che la ha prodotta, si segnala per la gran varietà di suoni e gruppi proposti, per cui consiglio si n d’ora di scaricarla al volo per conoscere meglio alcune realtà dell’underground Italico. Volendo essere pignoli, segnaliamo alcune sbavature in fase di produzione, ed una certa non omogeneità di livello sonoro (inclusa la fine brusca di alcuni pezzi), ma non dimentichiamoci che è gratis, per cui non possiamo aspettarci la perfezione. Ecco di seguito l’elenco dei brani ed un breve commento per ciascuna delle 20 tracce:
  1. RETARDED - bye bye baby: apertura alla grande, con pop punk melodico che non lascia altra alternativa che agitarsi all’ascolto e seguire i cori.
  2. TOUGH - radio pop: idem con patatine.
  3. HEARTQUAKES - chocolate: ottima prosecuzione di CD con questo combo che ricorda il pop punk Giapponese.
  4. GERSON - Lucifero culo: Punk rock super tarro, da una band micidiale come sempre.
  5. SKUMA - submission: troppo new wave per i miei gusti.
  6. THE TURTURROS - I'm not: punk rock abbastanza anonimo ed elementare che scivola addosso senza lasciare traccia.
  7. STILETTOS - get ready: un salto indietro nel tempo fino a giungere nella San Francisco del 77.
  8. LOBELLO - solo me (fabe): Uno dei pezzi migliori della compila, punk rock deciso con vena melodica, chitarre possenti, ed un coro da pogo selvaggio.
  9. DRESSED TO KILL - pow wow: sembrano i Dead Kennedys, sia per la voce incredibilmente Biafrana, che per l’eccentricità dell’Hardcore.
  10. BLOOD'77 - i've got no place to go: pop punk anni 70 da perdenti sfigati con attitudine nichilista, sound grezzo ma un po’ troppo elementare.
  11. CUMMIES - not like you: incredibile ma vero, un'altra band che in qualche modo si ispira ai Dead Kennedys, non tanto per la voce qunto per il suono, che comunque ricorda anche il Melodicore di tante bands Epitaph di qualche anno fa.
  12. THE FLOWERS - another fuckin job: già dal nome lo si può intuire, ci si rifà al cosiddetto Flower Punk di qualche anno fa, con melodie bubblegum-ose, o a bands Lookout, in particolare i Lookouts più melodici (e, detto da me, che per la band di L. Livermore sbavavo, non è un complimento da poco….).
  13. DISSUADERS - emergency nurse: deludenti sia per la qualità audio che per il sound veramente povero di idee.
  14. WILD WEEK END - paralyzed: altro gruppo che non si segnala certo per la qualità sonora, veramente scarsa. Punk rock settantasettino troppo incasinato e diretto per piacermi.
  15. SORELLE KRAUS - shit factory: mi ricordano un po’ Kamala and The Carnivores, band della Bay Area dei primi anni 90 che mi piaceva da morire. Non le conosco di persona, ma me le immagino come delle fatine (a giudicare dalle voci) belle fuori e marce dentro, che sul palco si trasformano in orribili orchi che cantano roba pesa tipo “I love Shit”.
  16. KILLDADDIES - don't let me down: Punk Rock-and-rolleggiante, una specie di Ramones accelerati
  17. PAY ELETTRO 80 - pet sematary: la nota stonata della raccolta, ci propongono un’inutile cover elettronica e new wave del brano dei Ramones, che già nell’originale lasciava a desiderare.
  18. BONE MACHINE BAND - sono un cane: rockabilly e rock’n’roll, comunque pulcioso e come sempre sporco e marcio, dalla B.M.B., che non sbaglia mai un colpo.
  19. LEECHES - king kong: tra Stiff little Fingers e Clash, un po’ aggiornati, ma senza fare colpo.
  20. S.P.D. - 'mbriaco: A metà tra il R’n’R e lo stornello romano, i Sabaudia Punk Department ci raccontano una storia di ordinaria perquisa, in modo divertente e scanzonato, chiudendo ottimamente un’ottima compilation.

Per finire, parafrasando una celebre pubblicità della Loren di qualche anno fa', un consiglio: "scaricatevillo......"

Recensione Dome La Muerte and the Diggers “S/T” (Area Pirata)


Dome La Muerte è un personaggio di quelli che tutti dovrebbero conoscere, e che una volta conosciuto nessuno potrebbe dimenticare. Artista poliedrico, e virtuoso della chitarra, Dome ha suonato tra gli altri nei C.C.M. e nei Not Moving, da anni si occupa di promuovere la cultura dei nativi americani, collaborando a diversi progetti con Lance Henson e John Trudell, ed ha anche scritto musiche per spettacoli teatrali e colonne sonore per film come “Nirvana” di Salvatores. Questo per introdurlo. Con lui stavolta suonano anche musicisti provenienti da Liars, Not Right e Thunder Rod Company, a formare una band che giunge al primo lavoro sulla lunga distanza a poche settimane dal precedente, ottimo, sette pollici sempre su Area Pirata. Rock’n’roll sporco e marcio, garage punk che spesso sfocia nel punk tout court, ma conserva evidenti radici beat e fuzz. Non è un caso che con Dome ed i Diggers collabori, tra gli altri, anche Rudi Protrudi, che omaggia la band con la sua raffinata armonica in “Blue Strange Ranger”, e cantando su “Heart Full of Soul” e nel manifesto “Sorry, I’m a Digger”. Dieci i brani presentati, tra i quali, senza nulla togliere agli altri sette, segnalo senza dubbio le già citate “Blue Strange Ranger”, marcissimo blues, e “Sorry, I’m a Digger”, più punk, come pure “Gimme Some” che cita anche i Rolling Stones. Ottimo garage punk’n’roll!

I brani
1. Get Ready
2. Blue Stranger Dancer
3. Demons
4. Sorry I’m A Digger
5. "Bad Trip" Blues
6. Fire of Love
7. Heart Full of Soul
8. You shine on me
9. Gimme Some
10. Cold Turkey

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Recensione Frontiera “Sulle Impronte Dei Giganti” 4/5

Mi piace iniziare questa nuova avventura con i Frontiera, perché forse non tutti sanno che per un periodo della mia vita ho vissuto in Sud America, dove mi ero portato, chiaramente, una serie di dischi punk da ascoltare nel momento del bisogno. Tra questi, spiccava la discografia completa dei Kina, band Aostana alla quale mi legava, oltre all’amicizia con Sergio e Giampiero, anche una certa vicinanza anagrafica ed un’innegabile affinità emotiva. I Frontiera sono la naturale evoluzione dei Kina, essendo formati per due terzi dagli stessi componenti, e dai Kina prendono la stessa verve punk rock melodica che ha fatto di loro una leggenda della musica indipendente Italiana, e che spero riesca a rendere grandi anche la loro discendenza. Questo secondo lavoro, “Sulle Impronte Dei Giganti”, sin dal titolo parafrasa l’esperienza dei nostri “Huskers From The Mountains”, e si segnala per la solita esplosiva miscela di potenza e melodia à la Dag Nasty, unita ad una immutata capacità di creare atmosfere che uniscono atmosfere incredibili ed introspezione più cantautoriale di un tempo. Il tutto in modo assai più disincantato di un tempo, ma, si sa, gli anni passano, ed è dura trovarsi ancora a “Parlare con se stessi/ guardandosi allo specchio/ impugnare alta l'anima/ di una lotta senza fine/ Parlare con se stessi/dei molti fallimenti/come pazzi che non sono più malati/ma nemmeno perdonati". Il mio brano preferito è quello di apertura, "In altre sere come questa", che miscela sapientemente vecchia e nuova scuola, Hardcore (non nel senso di velocità estreme e riffs frenetici) ed intimismo, ma poi tutto il disco si dipana più o meno sulla stessa via senza soluzione di continuità, aiutandoci a dare una voce a certi sentimenti di disincanto che si alternano alla passione e alla voglia di proseguire a ribellarsi e lottare per qualcosa. Molto bello anche il brano finale, “Omp Sul Confin", scritta e cantata dal cantautore friulano Fabiano Riz, in un dialetto del nord, molto blues, che permette una volta di più ai Frontiera di mostrarci che con gli strumenti sanno farci. Insomma, un disco sconsigliatissimo, che, se ha un difetto, è solo quello di durare troppo poco, cinque brani appena, e di lasciarci con la voglia di più Frontiera. A presto ragazzi……

I brani
01 - In Altre Sere Come Questa 02 - Deve Scaldare 03 - Parlare Con Se Stessi 04 - Col Tempo Perso 05 - Omp Sul Confin



CONTATTI:
www.smartzrecords.org
www.frontiera-kina.org
www.myspace.com/frontiera

Qui comincia l'avventura... Mi presento.

Mi presento: mi chiamo Riki Signorini, nato nel lontano 1966, da una vita ascoltatore di musica Hardcore e Punk (iniziai nel lontano 1981.....).

Ho iniziato a "scribacchiare" di musica più o meno nel 1982, prima con le fanzine (Brains Out Granducato Skunkzine, Screams from the Gutter e svariate altre), poi collaborando a Maximum Rock and Roll, poi, per oltre 15 anni, scrivendo articoli recensioni ed interviste su Flash, dove avevo una rubrica assai seguita, Hard To The Core.

Ho collaborato anche a Dynamo, Punkster e Sonic. le uniche tre riviste punk rock mai uscite in edicola in Italia (soprattutto la prima), per poi, da un anno a questa parte, ritirarmi.

La passione per la musica è però sempre tanta, ed allora ho deciso, spinto da esempi illustri, e da e-mail di miei vecchi lettori, di riprendere a recensire musica su un blog, senza dovere rendere conto ad alcun editore.

Il via me lo ha dato qualche mese un disco dei Frontiera, troppo bello per non recensirlo da nessuna parte, e da lì, a breve, inizierò. Per ora, basta.

Love