Alcuni di voi ricorderanno che qualche
mese fa Stefano Ballini ha dedicato una puntata (che potete rivedere
QUA) alla presentazione del libro “Disconnection” di Giangiacomo
De Stefano ed Andrea “Ics” Ferraris. Alla serata oltre agli
intervistatori partecipammo anche io, Antonio Cecchi (CCM) e Rino
Valente.
Il risultato fu una chiacchierata lunga
ed interessantissima, che mi lasciò però con alcune domande ancora
da porre agli autori del libro che, come sapete, parla dell’hardcore
italiano anni ’90, partendo da qualche anno prima.
Per questo ho voluto approfondire con
Andrea e Giangiacomo le domande che mi erano rimaste in sospeso.
Devo ringraziare i due autori per le
loro risposte, e mi scuso con loro per i tempi biblici da me
impiegati per completare l’intervista. Per restare in tema, io sono
andato avanti con tempi da anni 80, quando si faceva tutto per
lettera, mentre loro sono stati velocissimi, quasi millennials....
Ecco qua le domande:
Quanto è stato
complicato scrivere un libro a due teste e quattro mani?
GIANGIACOMO
- Io Andrea ci conosciamo da moltissimo tempo. Per un periodo
 |
| Giangiacomo |
abbiamo
anche suonato assieme e quindi c’è una sintonia che ci permette di
essere estremamente sinceri nei rapporti e di dotarci di una
disciplina comune.
ANDREA-
..poi aggiungi che pur essendo due personalità parecchio diverse,
siamo piuttosto complementari, il nostro focus nel contestualizzare
in modo corretto il periodo storico e le persone che ne hanno lo
hanno attraversato ha senz'altro aiutato nell'amalgamarci.
Per chi e perché
lo avete scritto?
GIANGIACOMO
- Per un lettore interessato alle sottoculture e alla musica in
generale. Il libro specialmente nella parte iniziale, cerca di
contestualizzare cosa è l’hardcore e cosa c’è stato prima di
quello che abbiamo raccontato noi. A noi poi interessavano le
dinamiche e l’evoluzione tra le varie situazioni. Che fossero
etichette, gruppi, o semplici frequentatori della scena hardcore.
ANDREA
- ...anche per lasciare una foto collettiva ed una sorta di tributo
ad alcune persone che secondo noi meritavano di essere ricordate.
Il libro è bello
perché unisce alle vostre analisi, molto interessanti, anche
interviste e punti di vista di band del periodo. Hanno partecipato
tutti volentieri o qualcuno ha preferito defilarsi?
GIANGIACOMO-
Tendenzialmente abbiamo ricevuto grande disponibilità. C’è stata
qualche defezione. Alcune poco prima che andasse in stampa il libro,
altre perché qualcuno non ha voluto farne parte appena lo abbiamo
contattato. Devo dire che queste poche defezioni tradiscono ragioni a
mio parere abbastanza sterili e che non mi interessa affrontare ora
che il libro è fuori da mesi. Anche nella mia professione, che non è
quella di scrittore, dico sempre che se non racconterai tu la tua
storia, probabilmente lo faranno altri in modo peggiore.
Evidentemente chi non ha voluto concederci l’intervista, la pensa
diversamente.
Ci sono stati
protagonisti del libro o di quel periodo che non hanno apprezzato
quello che avete scritto?
 |
| Andrea |
GIANGIACOMO-
Tra chi ne ha fatto parte in modo attivo direi che per la stragrande
maggioranza dei casi c’è stato un riconoscimento totale. Qualche
critica ovviamente è arrivata. Aldilà di quelle espresse da persone
rancorose che non avevano nulla di sensato da dire, se non scrivere
post deliranti che non meritano nessuna replica, c’è stata
l’inutile polemica su Milano e su come è stato raccontato
l’hardcore milanese di quel periodo. Anche quella l’ho trovata
non meritevole di replica. Noi abbiamo riportato l’incontrovertibile
realtà. Non sono stati espressi giudizi di valore, ma anche in
questo caso abbiamo analizzato le dinamiche e l’interazione tra
tutte le varie situazioni prese in esame.
ANDREA
- ...per completare quanto detto da Giangiacomo, ti dico che oltre
alla supervisione indispensabile di Max della Tsunami e di Andrea
Valentini, ci siamo anche confrontati con alcuni di quelli che sono
intervistati sul libro, due nomi su tutti Diego Cestino e Giulio
Repetto.
Senza temere
conflitti di interesse, nel senso che potete citare anche quelli nei
quali avete militato in prima persona, quali gruppi degli anni 90
considerate assolutamente da raccomandare ad un neofita?
GIANGIACOMO
- Per quel che mi riguarda i gruppi che a mio parere vale la pena
 |
Colonna Infame Skinhead
|
ricordare sono: Growing Concern, Concrete, Equality, By all means,
Eversor, Burning Defeat, Comrades, Frammenti, Reprisal, Colonna
Infame e Think Twice. Chiaro che si tratta di una lista dei più
significativi, e che per essere completi dovrei citarne almeno
un’altra dozzina.
ANDREA
- beh di certo non ti parlo di quelli con cui ho suonato perchè
sarebbe patetico, a quelli menzionati aggiungerei Headsman, gli
ultimi Nuvola Blu, With Love (soprattutto dal vivo), Tempo Zero,
Notorius e i Mudhead
Giangiacomo, tu
oltre che scrivere libri e suonare, oggi nei Cosa Nostra, realizzi e
produci dei gran bei documentari. Quale di queste attività ti
appaga di più?
 |
| Fichissimi |
GIANGIACOMO
- Nei Cosa Nostra non suono più già da qualche anno per raggiunti
limiti di età e poi perché penso che quel progetto, per quel che mi
riguarda, ha già dato tutto quello che doveva dare. E’ una regola
che mi sono imposto da sempre. Quando un gruppo ha prodotto qualche
disco, va sciolto e si passa avanti.
Il mio lavoro è un’altra cosa.
Ho la fortuna di fare ciò che mi piace e questo è qualcosa è
impagabile. E’ un lavoro durissimo che presuppone uno sforzo
costante e che fortunatamente mi vede impegnato in progetti sempre
più importanti. Ogni giorno ringrazio la vita per quello che ho
ottenuto in termini professionali e di relazioni affettive.
Anche se il libro
parla dei 90, per uno come me, con qualche anno in più sulle
spalle, è inevitabile pensare anche al decennio precedente, e fare
paragoni. Quali gruppi Italiani del periodo che vi ha preceduto
conoscete, quale stimate e con quale avreste voluto suonare insieme?
GIANGIACOMO
- Anche in questo caso è difficile fare una classifica. Raw Power,
 |
| CCM |
Indigesti, Wretched, Negazione, Crash Box, Nerorgasmo e poi Nabat,
Bloody Riot, ma anche Franti e poi CCM o Declino, sono alcuni dei
gruppi che ho più ho ascoltato. Probabilmente Negazione quelli che
ho sempre considerato come i nostri fratelli maggiori.
ANDREA
- chiaramente quelli che ha menzionato Gian per me sono stati
fondamentali ma aggiungerei Bed Boys, Juggernout, i primissimi Fall
Out, i Peggio Punx...e i Kina, in particolare "se ho vinto se ho
perso". Infine anche se non sono un gruppo propriamente hardcore
(...e i CCM invece sì?!)..i Panico.
A vostro parere
cosa differenzia la scena degli anni 80 da quella del decennio
successivo? Personalmente, non me ne vogliate, negli anni 90 ho
visto una eccessiva settarizzazione, con conseguente divisione tra
generi musicali, che a volte portava all’estremismo.
GIANGIACOMO
- Non so se dirti se ci sia stato più o meno settarismo rispetto
agli anni 80’. Quelli del Virus erano così tolleranti, oppure
anche loro applicavano una serie di regole che possiamo definire
oltranziste? Io penso che il radicalismo attitudinale dell’hardcore
sia una delle cose più belle di questo genere di musica. Negli anni
90’ abbiamo dovuto inventarci la nostra scena e quello che può
essere scambiato per settarismo, è la risposta di un gruppo
ristretto di persone che fronteggia la scarsa considerazione della
stampa musicale, oppure di realtà come i centri sociali che, pur
sentendo nostri, ad un certo punto ci hanno snobbato.
ANDREA
- a conferma di quanto detto da Giangiacomo, se leggi i diversi libri
che

sono usciti sui gruppi degli anni 80, in particolar modo "Dritto
contro un muro" di Giorgio Senesi, ti accorgi che di divisioni e
settarismi ce n'erano eccome. Poi se andiamo nello specifico dei 90,
soprattutto all'inizio, c'erano meno compartimentazioni perchè c'era
anche meno gente e meno tour. Quando sono arrivati i primi tour di
Agnostic Front, Gorilla Biscuits e Down By Law avresti potuto vedere
lo stesso pubblico per tutti e tre i gruppi, solo dopo, allargandosi
il bacino di utenza ed il numero dei concerti e di band è accaduto
che si creassero delle sotto-classificazioni, sotto-generi,
micro-scene, etc. Comunque questa cosa succede in tutti i generi
musicali, lo vedi anche nella musica industriale, nell'elettronica,
persino nel jazz e nell'hip hop...secondo te l'ascoltatore medio di
Rava o Bollani si ascolta Zorn o Peter Brötzmann? Ed i fan di Capo
Plaza hanno la più pallida idea di chi siano i Run DMC e Grandmaster
Flash?
Un altro genere
che mei 90 ha spopolato è quello del punk, rappresentato da gente
come la Banda Bassotti, i Los Fastidios, ma anche, che so,
Impossibili, Manges, Deh Pills ecc. A proposito della
settarizzazione di cui parlavo prima, secondo me nei 90 sarebbe
stato difficile vedere sullo stesso palco Raw Power e Nabat come
invece avveniva nel decennio precedente. Quali sono stati i vostri
rapporti con questa scena?
GIANGIACOMO
- La scena hardcore nei 90’ è stata un qualcosa che
obbligatoriamente si è mossa su canali paralleli. Devo confessarti
che con un paio dei gruppi da te citati nella domanda non dividerei
il palco manco ora.
ANDREA
- come dicevo prima, aumentando il pubblico, i gruppi ed i tour è
quasi inevitabile che i generi si vadano diramando in direzioni
diverse. Sarebbe bello chiedere a Lalli e a Stefano Giaccone se i
punk che andavano per massacrarsi a suon di Wretched o Negazione
erano così aperti a quello che suonavano i Franti.
Gli anni 90 sono
passati alla storia anche per la nascita delle posse, fiorite un po’
in tutta Italia, ma senza dubbio molto legate in particolare a Roma
ed a Bologna. Come vi rapportate con questa esperienza fondamentale?
GIANGIACOMO
- Beh l’Isola nel Kantiere a Bologna è stata la culla sia della
nascente scena hip hop italiana, che della scena hardcore anni 90’.
In quel posto abbiamo vissuto questo legame tra le due scene. A Roma,
al di là di personaggi come Chef Ragoo che hanno fatto parte di
entrambe le realtà, c’è stato un rispetto e un'ammirazione
reciproca tra hardcore e hip hop.
ANDREA
- Guarda io all'epoca ho visto più volte gli Assalti Frontali,
Neffa, i
Casino Royale (che in quel periodo avevano in line up
Alessiomanna e Dj Gruff), Otr, Esa, 99 Posse etc. e Corrado di Riot
records l'ho conosciuto quando suonava nei Lion Horse Posse. Credo
che in molti oltretutto avessimo i dischi dei Pubblic Enemy, per non
parlare dei Beastie Boys. Ad altri invece faceva proprio cagare l'hip
hop, a volte per partito preso, o per gusti loro o anche solo per il
fatto che si trattava di un genere più "mainstream".
All'epoca se volevi organizzare una posse, anche nei centri sociali
era subito "sì" mentre per un gruppo hc trovavi sempre
delle opposizioni, cosa che avrà anche contribuito ad aumentare la
distanza fra i due generi. Per la sera
dell’intervista in radio avevo tirato fuori questi dischi anni 90
a cui sono molto legato, che vi avrei chiesto di commentare al volo
se ci fosse stato tempo. La serata però passò veloce, e
chiacchierammo così tanto che non ci fu tempo. Me li commentereste
adesso?
GIANGIACOMO
- Alcuni sono dischi nei quali ho suonato e che non rinnego affatto.
Altri come Growing Concern, Fichissimi, Open Season e Eversor, sono
pietre miliari della scena anni 90.
La scena degli
anni 80 ha avuto una risonanza mondiale, che è stata assai minore
per quella successiva, che pure sarebbe stata favorita da una
evoluzione tecnologica non indifferente. Quali sono le ragioni a
vostro parere?
GIANGIACOMO
- A mio parere è il momento di sfatare alcuni miti ed essere
oggettivi. Tutta la scena italiana anni 80’ è stata importante e
influente all’estero? A mio parere la risposta è no. Esistono
libri in inglese dedicati alla scena italiana di quegli anni? Anche
qui la risposta è no. Va invece detto che sono stati influenti
alcuni gruppi di quella scena e il tributo che ancora oggi sentiamo
di dovere a certe realtà è dovuto a questo. Mi vengono in mente Raw
Power e CCM in America e in Europa Negazione. Dobbiamo cercare di
capire che quello che è successo negli anni 80’ e che noi
reputiamo importante, è nella memoria di quelli che l’hanno
vissuto e di un numero ristretto di fanatici. La scena degli anni 90’
ha avuto gli stessi rapporti con l’estero di quello di tante realtà
anni 80’. Forse sono mancati i gruppi influenti come i Raw Power.
ANDREA
- aggiungerei anche alcune considerazioni, purtroppo infatti, a
differenza degli svedesi e dei nord europei in genere, ci sono vari
fattori fra i quali le registrazioni spesso mediocri, una pessima
conoscenza dell'inglese ed una scarsa propensione a seguire/leggere
quello che succedeva al di fuori dell'Italia che hanno fatto molti
gruppi italiani non avessero la rilevanza adeguata al di fuori delle
Alpi. Quello che conferma ciò che dice Giangiacomo e di come la
memoria storica spesso sia destinata all'oblio, lo puoi constatare se
solo pensi a nomi che sul finire degli 80 erano parecchio conosciuti
e che per di più erano anglofoni come, ad esempio, i Jingo De Lunch,
gli Spermbirds e gli Instigators. Quanti sotto ai quarant'anni se li
ricordano in Europa?...ed in America? ...oltretutto, nel caso dei
Jingo De Lunch parliamo di un gruppo che all'epoca aveva una buona
fama e che ad un certo punto è comparso persino su giornali metal
come Kerrang

Quali sono le
principali differenze tra le due “ere” secondo voi? E come si
demarcano i due periodi storici?
GIANGIACOMO
- Il nostro libro in realtà si concentra prevalentemente tra il 1987
e il 1998. Quali sono le differenze tra anni 80’ e 90’? Penso che
le tematiche
dei testi e il suono mutano in modo significativo, pur
mantenendo un ovvio legame a livello di etica e attitudine. Anche in
questo caso però bisogna evidenziare alcune cose importanti. Non si
può parlare di anni 90’ come di un blocco omogeneo. Tra il 1990 e
il 1994 c’è un abisso, così come c’è un abisso tra la scena
italiana del 1982 e quello che è successo ad esempio nel 1986. Noi
parliamo di anni 80’ o 90’, ma poi questi sono stati ricchi di
mille sfumature e contraddizioni che vanno raccontate nella loro
specificità.
ANDREA
- Spesso dividiamo e classifichiamo i periodi storici per comodità,
ma il più delle volte la Storia si muove su flussi non sempre così
compartimentati che si sovrappongono.
Elemento di
continuità tra le due epoche sono stati sicuramente i Kina. Ci
avete mai suonato assieme?
GIANGIACOMO
- A mio parere i Kina e la Blu Bus, sono stati tra i pochi a parlare
il linguaggio dei ragazzi che hanno animato la scena nel decennio
successivo. Non tutto quello che hanno prodotto ha avuto riscontri
significativi, anche perché per me non tutti i ragazzi della scena
anni 90’ erano in grado di capire l’attitudine e la grandezza di
gente come i Kina. Purtroppo non ho mai avuto modo di suonare con
loro.
ANDREA
- non abbiamo suonato con loro, ma con i Burning Defeat abbiamo
partecipato a delle compilation della Blu Bus. A breve (..speriamo)
dovrebbe uscire una biografia dei Kina per A Rivista Anarchica, a
Gianpiero è piaciuto molto il nostro libro e ci ha proposto di fare
qualche presentazione assieme, non è la stessa cosa, ma è come se
"suonassimo assieme" a distanza di anni. Finiamo con la
domanda classicona… Perché chi legge questa intervista dovrebbe
acquistare e leggere “Disconnection”?
GIANGIACOMO
- Perché è un libro interessante che inquadra l’hardcore italiano
con una profondità nuova e poi perché è stato un successo
inaspettato. Questo ha fatto storcere il naso a qualche “barone”
del giornalismo musicale. Gli stessi che ci hanno snobbato nei 90’
e che magari facevano inutili paragoni con gli anni 80’.
Finita l'intervista, mi permetto di aggiungere che "Disconnection" è un bel libro edito da Tsunami, pieno zeppo di foto ed interviste con personaggi che hanno preso parte alla storia di quel periodo. Lo potete acquistare da Tsunami a questo LinkSiccome il libro merita davvero l'acquisto, aggiungo la presentazione:
“Quello
degli anni Novanta è stato un periodo di grande cambiamento per
l’hardcore in Italia. In seguito al declino o all’evoluzione
delle band storiche, una ventata di novità ha dato il via allo
sviluppo di una scena che, seppur ancora in qualche modo legata a
quella precedente, è stata in grado di affrontare tematiche inedite
e portare in sé differenti sfaccettature e modi di pensare. L’epopea
dell’hardcore italiano anni Ottanta è già stata documentata con
dovizia di particolari in diversi libri e documentari, ma sino a oggi
il decennio successivo era rimasto esclusivo appannaggio di chi l’ha
vissuto in prima persona. Ora, grazie alle voci dei componenti di
gruppi dell’epoca come Growing
Concern, Concrete, By
All Means, Eversor,
Tear Me Down, With Love, Sottopressione,
Burning Defeat, Colonna Infame Skinhead e
tantissime altre realtà che in quegli anni sono fiorite da Aosta
fino alla Sicilia, questo volume va finalmente a ricomporre l’anello
mancante nella storia dell’hardcore punk italiano”.