WIDESPREAD 01, APRILE 1998. UN EDITORIALE CHE RIPROPONGO OGGI CHE IN CILE LA DEMOCRAZIA MUOVE PASSI IMPORTANTI

Nel 1997 trascorsi quasi un anno per motivi di lavoro in Cile.

Al rientro gli amici di Imola che pubblicavano Widespread, una fanzine super del periodo, mi chiesero di scrivere una column in cui dare sfogo alla mia vis polemica.

Colsi l’occasione per parlare proprio del Cile e del clima di terrore lasciato da Pinochet che in quei giorni aveva lasciato l’incarico di Comandante delle Forze Armate, senza però mollare la presa sul controllo e la repressione delle libertà individuali.

Oggi ho letto con immenso piacere che in Cile, con una votazione definita "storica" dai media, la Camera dei deputati ha convertito in legge un progetto riguardante il 'matrimonio egualitario', ossia fra persone dello stesso sesso, che contempla anche il diritto di avere figli. 

Quanta acqua è passata sotto i ponti da quel 1997, e da questa column che scrissi nella primavera del 98 per Widespread, che non ricordo neppure se poi fu pubblicata, ma che oggi voglio riproporre per celebrare una vittoria della democrazia.

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Seconda stesura di questa column, ed il tutto in poco meno di 36 ore. Di fatto avevo gia’ praticamente terminato il tutto (nonostante che quel simpatico ragazzo di Gianni Bandini, pur avendo avuto a disposizione tre o quattro mesi dall’uscita di Widespread #0, mi abbia dato un preavviso di appena 3 giorni oltretutto approfittando del fatto che ero appena rientrato da 15 mesi trascorsi all’estero, e dunque in piena tempesta da “trasloco-cerco casa-lavoro e mezzo di locomozione”...) quando al Tg delle ore 20 mostrano le immagini degli scontri a Santiago del Cile per la cerimonia di addio del Generale Augusto Pinochet. E allora il dilemma: parlare del Generale oppure lasciare la mia colonna di commenti a WS0 tanto per fare incazzare Gianni e Giangiacomo? Alla fine, nonostante il mio carattere polemico, non posso che scegliere il Cile, pur concedendomi di elencare brevemente tre note al margine del numero inaugurale di Widespread, ovvero: UNO, perché cazzo ci sarà stato bisogno di dedicare 9 pagine ai problemi esistenziali del pur bravissimo Moscarelli? Non è forse scontato ciò che il buon Massimo ha impiegato tutto quello spazio per spiegarci, e che invece a parer mio fa parte del bagaglio culturale di tutti quelli un po’ più grandicelli che si sono resi già conto di quanto anche la scena straight e/o Hardcore siano una merda, ben distante dal paradiso che ci immaginavamo ai sedici anni!? DUE, quando sul giornale appaiono le fatidiche lettere ndr, chi è il redattore che le pone? TRE, e qua mi riferisco alla recensione del demo dei BURNING BARBIE da Pescara (che recita testualmente: “...sono presenti elementi screamish, emo, metal di scuola Gravity/Ebullition. Meritano una chance, ma anche un consiglio: il loro è un genere che sta già passando, quindi muoversi!”): ehi ragazzi, ma voi non siete quegli stessi che si scagliano contro tutta la merda modaiola in stile Epitaph o giù di lì? Ed allora dove è la differenza con tutta quella merda modaiola in stile screamish, emo, metal di scuola Gravity/Ebullition?

Ed a questo punto, dopo avere tirato un po' di merda in giro, bando alle ciance e passiamo al Cile. “Ma che cazzo te ne freghera’ del Cile e di Pinochet?”, mi direte voi... E forse avete anche ragione, ma dopo tutto in un mondo in cui ci spariamo delle gran pippe a discutere se è giusto o meno mangiare carne, ed in cui molti sarebbero disposti a menar le mani contro chi si fa delle canne senza rompere le palle a nessuno, perché non parlare anche di un Generale che per più di 20 anni ha governato uno dei Paesi più ricchi dell’America Latina dopo essere salito al potere attraverso un Colpo di Stato, ed in questi anni ha tolto dalla circolazione Dio sa’ quanti suoi connazionali (e non solo...) solo perché colpevoli di non pensarla come lui e come il suo regime. E spero che mi permettiate di parlarne senza pensare che sono le solite pippe da comunista del cazzo che parla dei problemi di posti tanto distanti solo perché fanno chic, perché in realtà io in Cile, a Santiago per la precisione, ho vissuto per quasi un anno. E sebbene in questo anno per motivi di lavoro abbia perlopiù vissuto a contatto con la borghesia medio alta (dopotutto sono un fottuto Ingegnere Elettronico mandato in America Latina a dirigere un ufficio!), ho ugualmente avuto modo di conoscere un sacco di gente interessante (la prossima volta se mi girerà dritta vi parlerò della vitalissima scena Straight Cilena, e sono sicuro che sarete più interessati...) che mi ha raccontato le proprie esperienze di vita. Purtroppo descrivere e riportare certe immagini non è semplice; manca il supporto delle facce, che portano segnate anni di brutte esperienze. Mai sarei in grado di descrivervi l’espressione di Luis Llanos, sposo di una mia collega di lavoro, a cui il Generale e la sua banda hanno portato via vari parenti, colpevoli di essere stati sindacalisti o comunque “a sinistra”. E soprattutto mai sarei in grado di ripetervi le storie raccontatemi da Alejandra, simpaticissima psicologa Cilena un tempo fidanzata con un Livornese e, vi giuro, assolutamente non di sinistra, che una volta alla settimana fa’ del volontariato ed assiste i familiari dei desaparecidos o, peggio, quei pochi “fortunati” che dopo essere stati sequestrati e torturati nelle galere del Pinocho (come lo chiamano la’, giocando sull’assonanza col nome Ispanico del nostro Pinocchio...) sono stati risparmiati ed anziché essere buttati a mare sono stati fatti miracolosamente riapparire in qualche discarica pieni di lividi e svuotati di vita. Se qualcuno di voi ha letto “Un Nome da Torero”, di Sepulveda, si ricorderà che la ragazza del protagonista era proprio riapparsa in una discarica dopo svariati anni, e, a 6 o 7 anni di distanza dal ritrovamento, ostinatamente si rifiutava di parlare e di tornare in vita. Bene, a quel che mi raccontava Alejandra, di persone rese “catatoniche” dall’esperienza nelle carceri del regime ce ne sono tante, e per lei il rientro a casa ogni Giovedì sera dopo questa giornata di volontariato significa sempre tremendi mal di testa e pianti solidali. E quello che ti fa’ incazzare, quando sei in Cile, è vedere come le nuovissime generazioni già abbiano perso la memoria storica, e grazie al lavaggio del cervello quotidianamente operato da una Tv di stato schieratissima, già rimpiangano gli anni “ordinati” di “quando c’era lui”. Il bello è che, anche se ufficialmente il regime militare è terminato quando 5 anni fa’ il Generale ha rinunciato alla carica di Presidente, cosa che ha permesso a tutte le “democrazie” occidentali di ripulirsi l’immagine e smettere di trattare con un Dittatore sanguinario, di fatto Pinochet è sempre rimasto Capo delle Forze Armate Cilene, che in Cile hanno un potere immenso, e che possono contare su una presenza territoriale capillarissima grazie al fatto che i famigerati “Carabineros” sono perlappunto militari fedelissimi al Generale. Ed ancora più bello è stato vedere come quando ai primi di Marzo, al termine di un tira e molla ai limiti dell’irresistibilmente comico (della serie “voi dite cosa vi pare, che tanto io continuo a fare ciò che voglio”!!!), il caro Pinochet ha finalmente lasciato il comando delle Forze Armate, si è tranquillamente nominato Senatore a vita senza che né il presidente fantoccio Frey, né le “democrazie” occidentali, abbiano avuto niente da ridire (beh, probabilmente erano troppo occupate a seguire quel cattivone di Saddam). Per questo io quelli che rimpiangono la dittatura proprio non li capisco.... Come non capisco tutti quelli che dicono che con Pinochet il Cile ha svoltato. Signori, questa è una bufala di dimensioni cosmiche, che più o meno equivale a far competere un trattore rattoppato con una fiammante Ferrari in una gara di velocità. Certo che quando nel 1973 Pinochet, eletto dal Presidente Salvador Allende capo delle Forze Armate da appena 19 giorni, a ragione della sua fedeltà (!!!), rovesciò con un sanguinoso golpe il “Comunista Allende” (che in quell’occasione fu anche rovesciato da una finestra della Moneda, il Palazzo presidenziale), il Cile era allo stremo, e la gente doveva fare la fila anche per comprare il pane. Ma è altrettanto vero che il Cile era stretto d’assedio da un embargo economico rigidissimo, reso più forte dal fatto che la regione era tutta in mano a dittature fasciste fedeli agli USA che non lasciavano passare un chiodo verso il Cile. E così l’unico appoggio a Allende veniva ovviamente da Cuba, a sua volta embargata. Al contrario quando Pinochet salì al potere mi hanno raccontato che a Santiago iniziò ad arrivare di tutto dagli USA, paese che ebbe così modo grazie alla fedeltà del Pinocho di sperimentare in questo “Mondo Alla Fine Del Mondo” (titolo di un altro raccomandatissimo romanzo di Sepulveda) il liberismo economico più sfrenato, in barba alle più elementari norme antitrust e sindacali, realizzando il sogno di tanti economisti illustri che in patria venivano frustrati da leggi che in tutela dei lavoratori e degli uomini impedivano questo tipo di sviluppo. Ma adesso non addentriamoci troppo in questi territori, altrimenti Gianni la prossima volta non mi lascia più scrivere nulla. Termino solo con una raccomandazione, che poco o nulla ha a che vedere con il Cile, ma molto con la libertà: se dalle vostre parti passa Dario Fo con il suo nuovo spettacolo “Adriano Libero, Adriano Innocente!”, per una volta nella vita compratevi un CD in meno ed i vostri soldini investiteli in teatro. E’ una cosa che accrescerà la vostra cultura, e che potrebbe aiutare una causa giusta quale la riapertura del processo Sofri....

 

RIKI SIGNORINI

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